Cronaca

Al Via a Palermo la tre giorni per <br/>ricordare Paolo Borsellino

Il presidente dell'Anm distrettuale Nino di Matteo: "Spezzare la catena dei giudici
che frequentano i salotti per avere benefici"

Un’ovazione per i magistrati che questa mattina sono entrati nell’aula magna del Palazzo di giustizia di Palermo. Così si è aperta “Via D’Amelio. Strage di Stato”, la tre giorni di commemorazione per Paolo Borsellino, il giudice ucciso assieme a cinque membri della scorta nella strage del 19 Luglio 1992. L’incontro è stato organizzato dalla direzione distrettuale dell’Associazione nazionale magistrati. Presenti, nella sala gremita di gente, alcuni rappresentanti dell’associazione, come il presidente Antonino di Matteo e altri magistrati come Antonio Ingroia e Francesco Messineo. Pochi magistrati, secondo Salvatore Borsellino, fratello di Paolo. Un’assenza però compensata dalla massiccia partecipazione della società civile, a partire dai sostenitori del movimento delle Agende rosse e di Antimafia 2000, le organizzazioni promotrici della tre giorni.
Al centro degli interventi la figura del giudice, lo stato dell’arte delle indagini sulla strage e gli ultimi istanti della sua vita quel 19 luglio di 18 anni fa. Particolarmente commuovente l’intervento di Salvatore, che fa sciogliere in lacrime l’affollata sala del Tribunale di Palermo: “Quel giorno mio fratello ha voluto prendere in braccio mia madre chiudendole gli occhi per non farle vedere l’orrore che c’era in via D’Amelio. Subito dopo l’esplosione – ha proseguito Salvatore – mia madre scalza scese per le scale che erano piene di vetro, per le finestre che si erano infrante ma non si ferì. Un vigile del fuoco la prese in braccio e la porto’ in ospedale. Passo’ proprio accanto al tronco di Paolo, cioè di quello che restava di mio fratello ormai carbonizzato, senza dire nulla. Non può averlo visto. Ecco perché sono ancora convinto che è stato mio fratello a chiuderle gli occhi con la mano”.

A parlare dello stato dell’arte delle indagini sulla strage è il procuratore di Palermo Francesco Messineo, che ha detto che “si sono aperti squarci importanti anche se – continua il magistrato – non so se sarà possibile raggiungere la verità”. In attesa di scoprire come andarono le cose, ciò che conforta i magistrati è il calore della gente, una solidarietà che non passa inosservata e che fa aggiungere a Messineo che questa è un’importante “Esortazione ad andare avanti”, nonostante le mille difficoltà e “Una legislazione che non sempre ci aiuta o ci agevola nelle indagini”. Sicuramente non aiuta a fare chiarezza su quel periodo insanguinato la recente decisione del Governo di non rinnovare il sistema di protezione a Gaspare Spatuzza, il pentito che, con le sue rivelazioni, ha contributo a fare luce sui rapporti di alcuni apparati dello Stato e Cosa nostra a cavallo del biennio delle stragi fra il 1992 e il 1993. Lo ha ribadito nel suo intervento il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia che ha aggiunto che “Quando si nega la protezione a pentiti che con le loro dichiarazioni stanno aprendo squarci importanti sulle stragi, si ha l’impressione che si vogliano imbavagliare i collaboratori quando parlano di cose di cui non si vuole che parlino”.

Borsellino era “Alieno da ogni forma di condizionamento dal potere”. Con queste parole il presidente della giunta distrettuale dell’associazione dei magistrati Nino di Matteo, ha voluto ricordare la figura di Paolo. Chiaro il riferimento all’attualità di questi giorni, dove le indagini sulla P3 stanno rivelando un sistema oscuro che coinvolge anche alcune toghe. Su questo punto il presidente dell’Anm palermitana non ha dubbi: “Oggi bisogna spezzare la catena dei giudici che frequentano i salotti e i circoli e dei magistrati che vanno a braccetto con la politica per avere benefici come un incarico”. Al contrario, come dice Ingroia, il modello deve essere proprio Borsellino, la sua “Sete di verità e la sua fede incrollabile nel trovarla”.
L’unica nota negativa dell’apertura di questa tre giorni di commemorazioni è un episodio avvenuto nella nottata fra venerdì e sabato, quando in Via Libertà alcuni ignoti hanno devastato due statue intitolate ai giudici Falcone e Borsellino. Le due opere in gesso, installate proprio alla vigilia del diciottesimo anniversario della strage di Via D’Amelio, riportavano la scritta: “Giovanni e Paolo, due uomini liberi con le loro idee, nel sole,  nell’allegria, nell’amicizia, fra la loro gente”. Unanime la condanna del gesto da parte della politica. Martin Schulz, leader del gruppo dei socialdemocratici al Parlemento europeo ha visitato assieme a Rita Borsellino il luogo dove erano istallate le statue di gesso e ha detto che l’assemblea di Bruxelles contriburà alla ricostruzione del monumento intitolato ai giudici. La sorella del magistrato, e parlamentare europa, ha invece lanciato un appello alla cittadinanza perchè si raccolgano i fondi necessari per la ricostruzione delle opere, ma questa volta in bronzo.

L’incontro della mattinata è solo il primo di una serie di appuntamenti che interesseranno Palermo. Questa sera presso la Facoltà di Giurisprudenza, è in programma l’incontro dal titolo “Sistemi Criminali. Quanto sono ‘deviati’ gli apparati dello Stato?” dove parteciperanno, tra gli altri, Salvatore Borsellino, Antonio Ingroia, Roberto Scarpinato, Antonino Di Matteo e i nostri colleghi del Fatto Quotidiano Sandra Rizza e Giuseppe Lo Bianco.
Domenica mattina invece, già dalle otto del mattino, si svolgerà la “Marcia delle Agende Rosse”, che sono ormai diventate il simbolo dei troppi misteri che avvolgono la strage di Via D’Amelio. In serata, all’ex cinema Edison, in zona Ballarò, verrà proiettato il film “19 luglio 1992: una strage di Stato”.
A seguire un incontro con Antonio Ingroia, Salvatore Borsellino, Marco Travaglio, Gioacchino Genchi e Nicola Biondo.
Lunedì, il giorno esatto dell’anniversario della strage, dalle otto di mattina, partirà un presidio in via D’Amelio: alle 16 e 55 un minuto di silenzio ricorderà il magistrato e gli agenti della scorta. Alle 18, infine, partirà il corteo verso l’albero Falcone, la magnolia cresciuta davanti alla casa di Giovanni Falcone diventato negli anni , assieme a Paolo, un simbolo della lotta alla mafia.