Società

Non è un Paese per “Silvio”

Agli italiani il nome del presidente del Consiglio non piace più: pochissimi neonati vengono chiamati come lui. Negli anni '30 invece ci fu il boom dei "Benito"

Chissà se Berlusconi si è mai accorto che agli italiani il nome Silvio non piace mica tanto. Già, perché ormai, di Silvio, ne nascono proprio pochi. Nemmeno uno, nei primi cinque mesi di quest’anno a Milano. Zero. Nessuno cui abbiano dato il nome del presidente. Genitori ingrati. Non che l’anno scorso sia andata meglio: uno solo a Milano su 11.842 bimbi maschi, due a Roma su 13.412. In un anno intero.

Nell’ultima classifica Istat sui nomi più diffusi per neonati, tra i primi cento Silvio non c’è. Mamma e papà preferiscono chiamare il pargolo Umberto (posizione numero 100), Massimo (72) o Dario (67). Ad amici e nemici di Berlusconi va dunque meglio: viva Bossi, D’Alema e Franceschini. Bilancio sconsolante per il premier. Ma non è sempre stato così: a Milano nel 1980 i Silvio appena nati erano una ventina. Un po’ di calo demografico non giustifica certo il crollo che c’è stato.

Il nostro Berlusconi, a Milano, c’è nato. Ma già da un po’ vive nella villa di Arcore. Crescerà qualche suo omonimo, almeno lì? Macché. Nel 1994, a dire il vero, a un bimbo è stato dato il nome Silvio. Forse per festeggiare la vittoriosa discesa in politica dell’imprenditore compaesano. Poi basta: solo un Silvio nel 2002, ma di secondo nome.

Se il presidente sapesse tutto questo, certo penserebbe “meno male che Silvio Berlusconi c’è”. Silvio Berlusconi Boahene, si intende. Il figlio di quell’Anthony venuto dal Ghana che crede di dovere al premier il suo permesso di soggiorno e spiega: “Volevo dare al mio bambino il nome di un grande capo politico”. Silvio Berlusconi, appunto. Tutto intero. Magari così non vale per le statistiche, ma è sempre meglio di niente.

“Oso citare le parole di qualcuno che era considerato un grande dittatore – ha detto Berlusconi qualche settimana fa, paragonandosi al Duce – dicono che ho potere, ma non è vero, lo hanno i gerarchi”. Sarà. Ma almeno Mussolini, se non il potere, aveva la soddisfazione che di suoi omonimi ne nascessero un bel po’. Prendiamo Milano: negli anni Trenta ci fu un vero boom, tanto che nel 1937 vennero al mondo ben 156 piccoli Benito.

A questo punto un appello è d’obbligo. Che il sottosegretario Carlo Giovanardi, quello con delega alla Famiglia, faccia il ddl Giovanardi. Lo chiami disegno di legge contro l’estinzione dei “Silvio” e dentro ci scriva più o meno così: “E’ fatto obbligo alle italiche famiglie di dare ai loro primogeniti maschi il nome Silvio”. Sia questa la quarantesima legge ad personam. Meno male che Silvio è salvo, potremmo così dire. Anche questa volta.