Ambiente & Veleni

Our daily bread, il nostro pane quotidiano

Negli anni 50 circa il 30% del reddito di ogni famiglia europea veniva speso in cibo. Oggi siamo attorno all’8%. Un dato che dovrebbe farci riflettere, non solo sul cibo. Come è stato possibile questo miracolo e a che prezzo?

Ce lo mostra OUR DAILY BREAD (Unser täglich Brot), documentario di osservazione del regista austriaco Nikolaus Geyrhalter sull’industria alimentare europea. Il titolo fa ovviamente riferimento alla nostra tradizione religiosa, il verso successivo sarebbe: “E rimetti a noi i nostri peccati”; l’effetto di questa associazione diviene assolutamente volgare se si considera come trattiamo le nostre risorse e gli altri esseri viventi. Ma il titolo si riferisce anche alla possibilità di guadagnarsi il pane quotidiano, a come le persone fanno il loro lavoro e come questo è cambiato. Chi gestisce le macchine, chi controlla i processi e chi scava nel terreno con le mani nude o raccoglie lattuga? E come è distribuito il nostro pane quotidiano oggi in Europa?

OUR DAILY BREAD è un film nel quale alcuni vedranno un orribile atto di accusa alla crudeltà dell’industria alimentare, altri una rappresentazione realistica dell’agricoltura meccanizzata, e altri ancora un pacato omaggio al lavoro manuale. Nel frattempo, inquadrature straordinariamente composte accompagnate da un audio altrettanto prezioso creano momenti di sublime bellezza, anche mentre viene mostrata la macellazione meccanizzata di animali.

Il regista fa una scelta in apparenza molto rischiosa: lasciare che le immagini parlino da sole, senza aggiungere nessun genere di intervista, commento o informazione.

Geyrhalter: “E’ irrilevante per questo film se una società che produce pulcini si trovi in Austria, Spagna o Polonia, o quanti suini siano trattati ogni anno nel grande macello mostrato nel film. A mio parere questo è il compito dei giornalisti e della televisione, non di un lungometraggio. Penso anche che quando le informazioni mi vengono servite col cucchiaino le cose siano rese troppo semplici per me come spettatore. Tutto ciò brevemente mi commuove, mi fa indignare, ma poi può essere messo rapidamente in prospettiva, e funziona come tutte le altre notizie sensazionalistiche che ci bombardano ogni giorno, perché questo genere di cose fa vendere giornali ma attutisce la nostra percezione del mondo. In questo film è permesso uno sguardo dietro le strutture, viene fornito il tempo necessario per assorbire suoni e immagini, ed è possibile pensare al mondo dove si producono i nostri prodotti alimentari di base, un mondo che è normalmente ignorato.”

“Avevo la sensazione che non appena qualcuno comincia a parlare, anche se si tratta di interviste, il pubblico si aspetta spiegazioni e qualcuno da biasimare, e siccome cibo ha a che fare con tutti, non volevo dare al pubblico una possibilità di fuga, perché hanno tutti la responsabilità di quello che acquistano.”


Come molte delle scene, queste due si concludono con un lavoratore seduto, in pausa pranzo. Anche questo riporta lo spettatore a se stesso. In due sensi: da un lato perché lo si vede in faccia, ci si interroga sul suo lavoro, su cosa pensi e su che ruolo giochi in questo sistema. Dall’altro, in un senso filmico, il flusso del racconto è stato interrotto durante questa pausa e si ha il tempo di riflettere. Senza qualche ulteriore informazione che ce lo impedisca. Queste pause, questa pace, rendono ancora più chiara la misura in cui le persone sono bloccate in questo tipo di lavoro ripetitivo, come sia estenuante, rumorosa, e rapida una catena di montaggio.

http://www.youtube.com/watch?v=GZ67i5-oYBw
“Vedo questo film come un luogo, un luogo utopico nel quale si entra all’inizio e si lascia alla fine – e il fatto che questo luogo utopico sia la nostra realtà attuale diventa chiaro più e più volte nel corso del film.”

Se si desidera chiamare tutto quello che OUR DAILY BREAD mostra uno scandalo, cosa più che giustificata, allora si deve fare ulteriore passo avanti, perché diventa allora lo scandalo del nostro modo di vivere, perché questa efficienza  economica, “senz’anima” è in un rapporto di reciprocità con lo stile di vita della nostra società. Non c’è niente di sbagliato nel dire: “Acquistate prodotti biologici! Mangiate meno carne!”. Ma allo stesso tempo è poco meno di una scusa, perché tutti ogni giorno godiamo dei frutti dell’automazione, dell’industrializzazione e della globalizzazione, che incidono molto di più che sul solo cibo.

questo il sito del film
http://www.ourdailybread.at

il dvd invece si trova qui. Non essendoci una sola parola nel film, per una volta il problema dei sottotitoli in italiano non si pone.
http://www.amazon.co.uk/Our-Daily-Bread-Nikolaus-Geyrhalter/dp/B001CHG06S/ref=sr_1_1?ie=UTF8&s=dvd&qid=1277987545&sr=1-1