Economia & Lobby

Fuori erario: cose mai viste

Ormai è diventato un appuntamento stagionale fisso, come la vendemmia, le castagne e l’influenza: la messinscena della pièce pidiellina “Il condono” anche quest’anno non si è fatta mancare e, per gli aficionados del genere, ha riservato un pomeriggio zampillante di colpi di scena e di psicodrammi sparsi. Una vera e propria botta di Viagra nel dormitorio di palazzo Madama, generosamente offerta dal senatore Paolo Tancredi, primo firmatario del cosiddetto “emendamento condono edilizio”, che “ab origine” si proponeva di rinverdire i suntuosi fasti del condono edilizio, esteso nientepopodimeno che agli abusi compiuti nelle aree sottoposte a vincoli paesaggistici. Ma il guizzo geniale di Tancredi, supportato con gran plauso dai colleghi Latronico e Pichetto Fratin, ha avuto brevissima vita, rivelandosi un feroce harakiri e scatenando il dissenso dei restanti membri del partito dell’amore.
Il caso, infatti, deflagra in tutta la sua virulenza nel primo pomeriggio, dando la stura a dure polemiche e a febbricitanti smentite. Bonaiuti, seguendo fedelmente i “topoi” della commedia dell’arte arcorese, invoca con tragico pathos il complotto comunista, il cast pidiellino urla il proprio sdegno, la sinistra pedofaga scalcia come un bardotto impazzito, Tancredi chiede scusa e rilascia interviste sparse con furia frenetica, proprio come l’aeronauta Giannozzo scaricava zavorra dalla navicella prima di schiantarsi a terra.  Ma mentre il povero senatore si dimena come un’anguilla disperata per salvare il salvabile, sopraggiunge la cinica legge del contrappasso nella sua forma più crudele. Nel tardo pomeriggio si staglia con devastante precisione e agghiacciante puntualità la notizia di una nuova birichinata griffata sempre “Tancredi”: un condono fiscale, finalizzato a riaprire i termini per aderire alla sanatoria fiscale del 2002.
L’appassionante feuilleton, nel frenetico balletto di smentite e di mea culpa di Tancredi, trova il suo epilogo soltanto alle 19.11. Con il magistrale tocco lirico del ministro Tremonti che assicura la non riapertura dei termini per il condono fiscale ed edilizio e chiude il sipario su questo fibrillante pomeriggio di ordinaria follia.


Signore e signori, buonanotte. (cit.)