Cronaca

Business dell’eolico. I pm: 5 milioni versati al piduista Carboni

E quegli 800mila euro finiti a una società di Verdini

Cinque milioni di euro. A tanto, secondo quello che risulta al Fatto Quotidiano, ammonta il flusso impressionante che parte da alcune società emiliane impegnata nel business dell’energia eolica in Sardegna e che finisce su conti riferibili, secondo l’accusa, al piduista Flavio Carboni. Nello stesso periodo, un collaboratore dell’imprenditore sardo 78enne coinvolto nel caso Calvi, versa alla società editoriale del coordinatore del Pdl, Denis Verdini, circa 800 mila euro in buona parte in assegni circolari. Per questa ragione sono stati perquisiti sia il Credito Cooperativo di Firenze che il Giornale di Toscana, le ali del sistema Verdini nell’editoria e nella finanza. Il collaboratore di Carboni versa una serie di assegni circolari nel 2009, con un’accelerazione nell’autunno. I soldi finiscono alla Società Toscana di Edizioni Srl, che ha come azionista importante Denis Verdini. Nello stesso periodo le società emiliane che hanno generosamente finanziato Carboni cercano in tutti i modi di convincere la Regione Sardegna a dare il via libera al primo parco eolico off-shore d’Italia. Proprio in quel periodo, annotano gli investigatori, Verdini chiede al presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, di nominare alla presidenza dell’Arpas, l’agenzia ambientale regionale che si occupa di energia, un amico di Carboni: Ignazio Farris.

Nelle conversazioni telefoniche intercettate Carboni dice esplicitamente che la sua nomina è una condizione fondamentale per l’attività del gruppo. Tra l’estate del 2009 e i primi mesi del 2010 i carabinieri del Nucleo operativo di Roma, su delega della Procura di Roma, ascoltano in diretta le conversazioni tra i protagonisti dell’inchiesta. E scoprono così che Marcello Dell’Utri si interessa insieme a Verdini alla lobby eolica di Flavio Carboni. Secondo l’ipotesi investigativa del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, e dei pm Ilaria Calò e Rodolfo Sabelli, quei flussi milionari tra le società del nord e Carboni devono essere letti insieme agli assegni circolari che arrivano al giornale di Verdini dall’amico di Carboni. Le due operazioni vanno inquadrate in una tela che include gli incontri tra Verdini e Carboni, le raccomandazioni del coordinatore del Pdl a Ignazio Farris e soprattutto la predisposizione da parte degli uffici della Regione Sardegna di un piano che, va detto, poi non è stato portato avanti da Cappellacci. Anche se gli investigatori non si spiegano il perché di quei progetti che poi non si concretizzeranno ma che avevano illuso la lobby eolica prima dello stop. I protagonisti della trama sono indagati. Oltre a Flavio Carboni e Denis Verdini, ci sono l’ex giudice tributario Pasquale Lombardi e il costruttore ed ex politico Arcangelo Martino.

È finito sul registro degli indagati anche il presidente Cappellacci che ha ammesso di avere parlato con Carboni di energia eolica ma ha sempre sostenuto di avere risposto picche alle sue richieste. Intanto gli indagati attraverso i giornali fanno giungere agli inquirenti segnali sulle rispettive posizioni difensive. Il presidente Cappellacci, consapevole dell’esistenza di intercettazioni telefoniche che lo riguardano, ha ammesso di avere nominato Ignazio Farris su precisa indicazione di Denis Verdini. Il coordinatore del Pdl, rischia di restare così con il cerino in mano e tramite il suo avvocato Marco Rocchi spiega i flussi che lo riguarderebbero: “I soldi versati al Giornale di Toscana sono circa 800 mila euro e sono stati versati da due persone che i giornalisti denominano ‘collaboratore di Carboni’”, spiega Rocchi, “ma che per noi è un soggetto autonomo. Gli assegni provengono da questo signore, del quale non ricordo il nome, e dalla signora Pau”.

Per l’avvocato Rocchi, “si trattava di un versamento per entrare nella società e non certo di un pagamento a Verdini. I due nuovi soci del giornale”, continua il legale di Verdini, “avevano siglato un preliminare. Le dirò di più: entro la fine del 2010 dovranno versare ancora fino a una cifra di circa 2 milioni”. Altro che prestanome, insomma, siamo davanti a due imprenditori che, in un momento nero per l’editoria, investono su un giornale in crisi. La società editrice vanta debiti per 11 milioni di euro nel 2008, dei quali 2,3 milioni verso i fornitori. Su 3,2 milioni di fatturato presenta un margine operativo lordo negativo per 1,7 milioni e una perdita di 217 mila euro. Eppure gli amici di Carboni hanno scelto di versare 2 milioni proprio per entrare in società con Verdini. Nelle visure camerali ovviamente non risulta nulla ma l’avvocato Rocchi spiega: “il preliminare non è stato registrato e non c’è nulla di male. Se gli investigatori sono convinti che si tratti di un’operazione fatta apposta per coprire il versamento di una tangente si sbagliano”.

Da il Fatto Quotidiano del 16/05/2010