Lavoro & Precari

La protesta No-Tav si sposta su Facebook

Tafferugli reali e virtuali mentre le trivelle scavano.

Torino L’ultimo capitolo dell’infinita telenovela della Tav Torino-Lione è andato in scena nella notte tra l’8 e il 9 febbraio vicino a Susa: ancora una trivella (la quarta in Valle dall’inizio dei sondaggi, la diciannovesima delle 91 totali previste dal piano preliminare di progettazione) difesa dalle forze dell’ordine e fronteggiata da circa trecento manifestanti, radunatisi poco lontano nell’ormai permanente presidio No-Tav dell’Autoporto di Susa. La situazione è tornata alla calma dopo qualche tafferuglio e il temporaneo blocco dell’autostrada Torino- Bardonecchia, ma la tensione si respira e la preoccupazione che gli eventi possano prima o poi degenerare, è più che un grattacapo.

TAVATAR. A distendere gli animi non ha certo contribuito Facebook. Lo scorso 5 febbraio il social network, per cause ancora non del tutto chiare, ha bloccato l’account Ambiente valsusanotav, che quotidianamente informava oltre quattromila persone sull’evolversi degli eventi: “È probabile che il blocco sia dovuto a lavori di manutenzione in corso in California –dichiara Oscar Margaira, curatore del sito ambientevalsusa.it – ma il sospetto che qualcuno abbia voluto metterci per un attimo a tacere è forte”. Ora esiste un nuovo gruppo, Tavatar, evidente parallelismo tra il pianeta Pandora del film di James Cameron e la Valle di Susa: “Stiamo cercando di recuperare tutti gli iscritti – ancora Margaira – sarà dura, ma ce la faremo. Proseguiremo la nostra battaglia d’informazione, perché la Torino-Lione è un’opera economicamente inutile e dannosa”.

670 MILIONI. Le trivelle non sono mulini a vento, ma poco ci manca. L’avvio delle indagini geognostiche sul territorio, infatti, non significa affatto che i lavori siano iniziati: si tratta di un passaggio obbligato che l’Osservatorio tecnico sulla Tav (l’organismo governativo incaricato della progettazione) ha dovuto mettere in atto per non perdere i 670 milioni di euro promessi dall’Unione europea, il cui termine scadeva lo scorso 31 gennaio. L’Osservatorio ha definito gli “indirizzi operativi per la progettazione preliminare” indicando ai tecnici un elenco di “invarianti” e di “varianti” (tra cui tre ipotesi di attraversamento tra i comuni di Torino e Venaria Reale) ancora da mettere a punto, sulla base delle quali – nei prossimi cinque mesi – dovrebbe essere proposto un progetto preliminare vero e proprio. La tabella, quindi, prevede un progetto definitivo, con annessa Valutazione di impatto ambientale, entro il 31 dicembre 2012. Via ai cantieri nel 2013 che, nella migliore delle ipotesi, dureranno un paio di decenni.

ALLEANZE. Un’opera che definire futuribile è già un azzardo, ma che sembra essere l’unico punto fermo della politica piemontese, in particolare del Partito democratico, che sull’assunto Sì-Tav decide le proprie alleanze (la rottura con la Federazione delle Sinistre, esclusa dalla coalizione Pd-Udc che sosterrà Mercedes Bresso contro il candidato leghista Roberto Cota, si è consumata formalmente anche su questo punto) e non perde occasione per attaccare il centrodestra sul campo del pedigree Sì-Tav. Il 21 gennaio ci aveva pensato Umberto Bossi, dichiarando che “più che della Tav il Piemonte ha bisogno di restare collegato con la Lombardia”, poi è arrivato il turno del ministro Claudio Scajola: “Se per mancanza di risorse economiche – ha detto a Genova tre giorni fa – si dovesse giungere a una scelta tra il Corridoio 5 Torino-Lione e il Terzo valico ferroviario sulla linea Genova-Rotterdam, quest’ultimo sarebbe prioritario”. Parole che hanno fatto sobbalzare il presidente Mercedes Bresso: “Le affermazioni del ministro Scajola sono sconcertanti e, una volta di più, confermano che del Piemonte a questo governo non importa nulla”. Pronta la marcia indietro del ministro dello Sviluppo economico: “Le due opere sono nel programma del governo e vanno fatte entrambe perché necessarie allo sviluppo del paese. La strumentalizzazione della sinistra non ha limiti”. Almeno sulla carta – dunque – tutti d’accordo.

da Il Fatto Quotidiano dell’11 febbraio 2010