Politica

Milano, la riscossa del garofano

Le poltrone che contano vanno ai craxiani

di Simonetta Marchi

All’ombra della Madonnina i socialisti craxiani hanno davvero trascorso l’ultimo Natale con Letizia. Dopo la decisione del sindaco Moratti di dedicare una strada a Bettino Craxi, il garofano milanese ha subito avuto la prova di come l’aria sia davvero cambiata. E in attesa di festeggiare la nuova via intitolata all’ex latitante, ha ricevuto in regalo da Palazzo Marino ben due poltrone nel Consiglio generale della Fondazione Fiera di Milano. La prima è quella del nuovo presidente, andata all’attuale senatore del Pdl, Giampiero Cantoni, indimenticato numero uno della Banca Nazionale del Lavoro all’epoca di Bettino e poi protagonista di due patteggiamenti per corruzione e bancarotta.
La seconda, passata sotto silenzio, e invece quella da semplice consigliere assegnata a un altro ex Psi, Tiziano Mariani, pure lui molto vicino alla famiglia Craxi, pure lui al centro di un inchiesta per tangenti (da cui è uscito per prescrizione) e infine condannato dalla Corte dei Conti.

Originario di Cesano Maderno, nella vita assicuratore di successo e fondatore nel 1975 di Radio Lombardia, Mariani grazie ai legami con il leader socialista e i suoi eredi negli anni Ottanta era stato messo al vertice della municipalizzata dei servizi pubblici di Seregno, in Brianza.
Allora tra i collaboratori della sua radio figurava il sindaco-cognato (di Craxi) Paolo Pillitteri.
Oggi invece è Letizia Moratti in persona, cioè il primo cittadino che lo ha designato in Fiera, a rispondere alle domande dei milanesi da un microfono dell’emittente. Tanta disponibilità verso i potenti, fa così passare in secondo piano il fatto che Mariani come amministratore pubblico si sia dimostrato un mezzo disastro.

Le tangenti. A dirlo non sono gli avversari politici. Ma una sentenza d’appello della Corte dei Conti (la numero 429 del 15 ottobre 2008) che lo obbliga a pagare 103.291,38 euro di risarcimento danni al comune di Seregno. Il capo d’imputazione: procurato danno d’immagine allo stesso ente pubblico. La vicenda risale ai primi anni Novanta. Allora il presidente della municipalizzata, secondo i pm, aveva “taroccato” una gara pubblica prendendo “una tangente in occasione dell’affidamento, nel 1990, dell’appalto del servizio di nettezza urbana del comune alla ditta Igm Spa, in violazione dei doveri di correttezza ed imparzialità della Pubblica amministrazione”.

L’inchiesta su Mariani era scattata dopo un esposto presentato da un democristiano seregnese che oggi milita pure lui nel Pdl. Il procedimento penale si era poi chiuso con la prescrizione, ma quello della Corte dei Conti no. Erano stati proprio i giudici brianzoli a inoltrare la documentazione ai magistrati contabili che due anni fa hanno sancito l’obbligo al risarcimento dopo una assoluzione in primo grado.
Questi ultimi, anzi, hanno rimarcato che dal fascicolo penale emergevano elementi “che attestano il coinvolgimento nella vicenda tangentizia quale soggetto investito di importanti funzioni istituzionali di garanzia nella corretta aggiudicazione del contratto d’appalto”.

A incastrarlo, gli interrogatori di tre garofani doc come Gianmario Cazzaniga, Gianstefano Milani e Loris Zaffra, un ex assessore processato per Mani Pulite (ha patteggiato) e oggi tornato anche lui in gioco come presidente dell’Aler Milano. Dei soldi che Mariani deve al comune di Seregno, finora, non si è comunque visto un centesimo. Nonostante la carriera imprenditoriale, le consistenti finanze e una dilazione nei pagamenti, il risarcimento è rimasto solo sulla carta. Da un anno. E il bello è che l’altro condannato in solido sta così pagando per tutti e due.

Dopo le inchieste, Mariani si è ributtato in politica alla guida di una lista civica, Amare Seregno, e ha diversificato gli interessi. Da presidente di una onlus benefica ha sostenuto la Lega acquistando su alcuni giornali intere pagine pubblicitarie. E naturalmente mettendo tutto sul conto della onlus. La sua penultima avventura, sfortunata, è invece legata alla nascita della nuova provincia di Monza e Brianza.

A poche settimane dalle elezioni, Mariani aveva annunciato la sua futura nomina a vicepresidente in caso di vittoria del candidato da lui sostenuto. Giornali, televisioni e la sua radio gli avevano fatto da grancassa. Una fuga in avanti, appoggiata da Stefania Craxi e Letizia Moratti, conclusa in una débâcle: il candidato di Mariani ha vinto, ma poi ha scelto come vice un altro. Uno smacco che la poltrona in Fiera farà presto dimenticare. Come tutto il resto.

Da Il Fatto Quotidiano del 12 gennaio