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Conti che non tornano

Una strana intervista di Blanc a Le Monde Mourinho ormai iscritto al partito dell’odio.

Dicono che l’unico argomento calcistico che in tema di marketing parolaio regga il confronto con il calcio giocato sia quello del mercato. E adesso ci siamo con quello di riparazione: intendiamoci,a contare sulle dita vengono alla memoria tre, quattro nomi di calciatori comprati in inverno che abbiano cambiato in positivo la fisionomia di una squadra (il resto viene dimenticato per mancanza di prove). Per me Stanic, un factotum del Parma che abbinava qualità e quantità come pochi,andando indietro ancora un Francesco Romano autunnale, che aggiustò in regia il Napoli di Maradona, e ieri almeno in parte Beckham. Che arriva anche oggi al Milan. Come forse Toni alla Roma e il primo dei laziali “liberti” per mancanza di Lotito, cioè Pandev, all’Inter. Che lo aveva smarrito dalla Primavera di dieci anni fa spendendo e spandendo per altri e privilegiando, sul falangista macedone molto ma molto offensivo, il velocissimo Oba Oba Martins, oggi sperduto. Ma fin qui saremmo ai “vocalizzi” della stampa sportiva, o quasi (a proposito: sportiva o tifosa? Reclamasi sondaggio…).

E invece, mentre dopo l’esodo bruciacchiato dei nostri Vip a Malindi parte per la Coppa d’Africa la guarnigione dei calciatori “africani”, avvengono altre interessanti faccende in riferimento all’Italia del pallone. Come succede ai nostri politici più importanti ormai da parecchio, infatti, anche figure di spicco della rotondocrazia italiota hanno cominciato a esternare all’estero, sia pur con la stampa di casa loro. Per esempio il Mister Mourinho ha specificato al quotidiano portoghese Publico che “il feeling con l’Italia non può esser finito, non essendo mai iniziato”. Affermazione netta, lungi da ogni ipocrisia, che lo schiaffa di diritto nel “partito dell’odio”…Ma non è sortita memorabile.

E’ invece indimenticabile e preziosa quella di Jean-Claude Blanc, presidente, amministratore delegato e direttore generale della Juventus, una specie di triade in un unum, nel corpo di un’intervista al prestigioso Le Monde. Tralasciamo “la simpatia e l’umanità” che la Juve riscuoterebbe oggi per essere andata in B con Calciopoli, e veniamo invece a un flatus vocis davvero illuminante. Dice Blanc che John Elkann ha voluto conoscerlo il 31 dicembre del 2004, a Marrakech, quasi un anniversario, per poi cooptarlo nel Consiglio di Amministrazione della Juve dal marzo successivo, con incontro a Parigi e necessità (parola di Blanc) di “rinnovare la dirigenza”.

Faccenda delicata, come poi si saprà. Infatti,facendo un po’ di conti, ci si può ricordare che lo scandalo sarebbe scoppiato solo agli inizi di maggio del 2006, con le intercettazioni della Procura di Napoli sulla falsariga di quelle della Procura di Torino, con inchiesta poi archiviata per mancanza di elementi di rilevanza penale. La stagione intercettata è – ma tu dimmi – proprio quella 2004-2005,quelladurantelaquale la Juve vince (con i metodi condannati dalla giustizia sportiva e in discussione presso il Tribunale di Napoli) e la proprietà, orfana degli Agnelli “veri”, “vuole cambiare dirigenza” andandosi a cercare con il lanternino un Montezemolo alla francese.

La domanda lubranesca sorge spontanea: dunque Elkann o chi per lui sapeva dei “metodi” di Moggi e compagnia (ricordo la composizione della a quel tempo triade in ter, con Giraudo e Bettega)? E allora perché non li ha denunciati tempestivamente a giustizia sportiva e ordinaria? E se non sapeva, è stata una pura coincidenza? Perché dunque voleva “rinnovare una dirigenza” all’epoca vincente anche se chiacchierata? E perché non poteva rinnovarla dal di dentro? E tutto ciò non getta nuova luce sul fosco quadro di Calciopoli?

Nel frattempo è stato ripreso in casa Juventus Roberto Bettega come vicedirettore generale, quindi sotto la triade in unum di Blanc: perché, è stato spiegato, si riannoda la storia juventina con quello dei tre che non ha avuto incidenti con la giustizia, ed è quindi “pulito”. Sembrerebbe discutibile ma da un certo punto di vista sensato, una scelta tra l’immagine e la competenza in un club che ne ha dimostrata poca negli ultimi tre anni, spendendo e spandendo male, alla Moratti prima, seconda, terza, quarta, quinta ecc. maniera. C’è un minimo particolare che però non torna neppure qui. La Juventus di Blanc ha presentato una querela per cattiva amministrazione, falsi in bilancio, insomma “doping amministrativo” presso il Tribunale di Torino, prima contro la vecchia “triade” dunque anche contro Bettega, poi, di fronte alla richiesta di archiviazione, contro “ignoti”: e chi potevano essere questi “ignoti” del doping amministrativo, in un procedimento che poi ha visto comunque assolta l’intera “triade” benché la Juve di Blanc si fosse detta disponibile davanti al giudice a versare in forma di patteggiamento 70 milioni di euro? E il fatto che volesse patteggiare non deporrebbe a favore dell’idea di colpevolezza della vecchia gestione, di cui faceva parte anche Bettega?

Ditemi dunque una sola cosa che torni alla logica, senza penosi derbies tra “giustizialisti” e “garantisti”, fronti entrambi spazzati via dalle contraddizioni. E ditemi anche perché dopo vent’anni il caso Bergamini, quello di un calciatore del Cosenza di 27 anni che si evidenzia come palesemente assassinato anche solo leggendo il suo incartamento agli occhi di un bambino delle elementari, giaccia presso la Procura di Castrovillari come un’inchiesta archiviata come “suicidio”.

Una vergogna per tutti. Che si aspetta a rispondere alla richiesta di verità e giustizia, che domenica scorsa è stata riproposta da una manifestazione a Cosenza? La politica (c’è un’interrogazione del Pd Bratti), l’informazione, il Cosenza, la Lega, la Federcalcio dove sono? Hanno colpevolmente dormito per vent’anni,è troppo chiedere che finalmente si sveglino?


Da Il Fatto Quotidiano del 29 dicembre