Politica

Telepapi & Telepapa

“Sono un paziente come tutti gli altri”, ha detto Benedetto XVI
nell’ospedale di Aosta mentre gli ingessavano il polso fratturato.
Purtroppo i telegiornali pubblici e privati non l’hanno accontentato:
ieri “aprivano” tutti con la notizia del sacro polso rotto. Oggi invece
nessun giornale apre con quella notizia. Eppure chi dirige i
telegiornali, almeno in teoria, fa lo stesso mestiere di chi dirige i
giornali: quello di giornalista. Delle due l’una: o hanno sbagliato
valutazione tutti i direttori dei telegiornali, o l’hanno sbagliata
tutti i direttori dei giornali. Ma c’è anche una terza ipotesi: che i
direttori dei telegiornali non siano lì per fare i giornalisti. Dunque
non valutino le notizie in base all’importanza, ma alla convenienza. Il
polso fratturato del Papa è una curiosità, che un giornale serio relega
fra le notizie brevi, ignorando bellamente il solito teatrino di
scappellamenti istituzionali (Napolitano: “Desidero esprimere i miei
auspici di pronta guarigione”; Alemanno: “Devota e filiale vicinanza
della Città di Roma”; cardinal Poletto: Mi auguro che la frattura non
procuri sofferenze”…). Non per un accanimento vetero-anticlericale, ma
perché le conseguenze di quella frattura sono pressochè nulle sulla
vita del Pontefice e totalmente nulle sulla nostra vita. Eppure i
telegiornali hanno ritenuto che il polso ingessato di Ratzinger fosse
molto più importante dello scudo fiscal-criminale del governo, dei
giornalisti ammazzati nella Russia dell’amico Putin, della rivolta in
Iran, delle tessere gonfiate del Pd, del pacchetto razzial-securitario
del governo promulgato con riserva da Ponzio Pelato, delle sconvolgenti
novità sui mandanti occulti delle stragi di mafia e sul filo diretto
Provenzano-Ciancimino-Dell’Utri-Berlusconi, degli alti lai di
Mastella per il misero stipendio di 6 mila euro al mese riservato ai
parlamentari europei e alle proteste degli ex parlamentari italiani che
dovranno addirittura pagarsi il ticket in autostrada come i comuni
mortali.

Le disavventure del vaticanista del Tg3, rimosso per una
battutaccia sul Papa e i suoi “quattro gatti”, hanno certamente
influito. Così come hanno influito le nomine in arrivo nel secondo e
nel terzo canale Rai, con relativi tg. Ma soprattutto ha influito
l’eterna impermeabilità della televisione, pubblica e privata, alle
regole minime dell’informazione: ormai è cosa assodata che i
telegiornali non siano al servizio dei telespettatori, ma del governo e
dell’opposizione, della Confindustria e del Vaticano, della Banca
d’Italia e del Quirinale, delle Forze Armate e dell’Esercito della
salvezza. Una specie di Camera dei Fasci e delle Corporazioni addetta
permanentemente a smarchettare per chiunque possegga un grammo di
potere, anche quando scoreggia o starnutisce, e a occultare qualunque
notizia dia fastidio a lorsignori.

Oggi, alle 13.30, il Tg1 di Augusto
Menzognini
era un rosario di cronache nere, interrotte di tanto in
tanto dalle ultime novità sul polso pontificio e sulle vacanze di
Fiorello. Le ingerenze vaticane nella politica e nell’informazione al
seguito non bastano più a spiegare tanto servilismo, se non si tien
conto dell’innata predisposizione di politici e mezzibusti a obbedire,
anzi a prevenire gli ordini superiori. Viene in mente una leggendaria
vignetta di Altan su Linus di qualche anno fa. Raffigura un signore di
mezza età, vestito di tutto punto in completo e lobbia, con alle spalle
un prete in abito talare. Il prete spalanca un ombrello e, mentre
glielo infila aperto proprio lì, domanda educato: “Disturbo?”. Il
signore risponde rassegnato: “Si figuri, lei sfonda una porta aperta”.

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