Spagna

Cosa nostra, Camorra, 'ndrangheta e perfino la Sacra corona unita. La Spagna è l’unico Paese al mondo in cui è stata registrata la presenza di tutte le quattro organizzazioni criminali italiane, secondo il rapporto Gli investimenti delle mafie, realizzato nel 2013 dal centro di ricerca Transcrime dell’Università Cattolica di Milano per il ministero dell’Interno italiano.

L’organizzazione che per prima sbarca nella penisola iberica è Cosa nostra. Dal rapporto della Direzione investigativa antimafia sul primo semestre del 2016 emerge come gli emissari dei clan siciliani abbiano progressivamente radicato la loro presenza nel Paese, principalmente per favorire il riciclaggio di capitali illeciti e il traffico di droga. Ampio il ventaglio di settori in cui i clan mafiosi investono: si va dalle strutture turistiche, alle attività immobiliari fino all’agricoltura e alla pesca. Sempre secondo Transcrime, in Spagna la camorra investe anche nella vendita all’ingrosso e dei trasporti, mentre la 'ndrangheta gestisce numerosi alberghi e ristoranti.

In Spagna è stato realizzato uno dei pochi esempi di confisca passato in giudicato all’estero, ricorda la Dia: sei immobili e tre imprese di produzione e compravendita di olio confiscate ai fratelli Diego e Ignazio Agrò, originari di Racalmuto, in provincia di Agrigento. È però il traffico di stupefacenti il principale “motore” economico delle organizzazioni criminali. Ancora la Dia segnala l’importanza logistica del Paese, usato come sponda con il Sud America, considerati anche i contatti diretti tra espressioni di Cosa nostra e 'ndrangheta e le organizzazioni di narcotrafficanti sud-americane e nord-americane presenti nella penisola iberica. Caratteristiche che assegnano alla Spagna il primo posto del mondo per utilizzo procapite di cocaina secondo i dati di Unodc, l'organizzazione antidroga dell'Onu.

Tra le cosche di ‘ndrangheta, la Dia individua i Maesano Pangallo, originari di Roccaforte del Greco (Reggio Calabria), che si sono stabiliti a Majorca e a Madrid, città dove opera anche il gruppo di Roberto Pannunzi, narcotrafficante internazionale in contatto diretto con i narcos colombiani, condannato nel 2015 dal Tribunale di Locri (Reggio Calabria) a trent'anni di carcere. A Barcellona, invece, si sono registrate presenze di soggetti contigui ai clan Piromalli-Molè di Gioia Tauro e ai Mancuso di Limbadi (Vibo Valentia): clan fondamentali nell’organizzazione dei grandi traffici di sostanze stupefacenti. Un settore in cui si sono ritagliati negli ultimi tempi un ruolo fondamentale anche gli albanesi

Presenti in maniera massiccia nella penisola iberica sono anche esponenti della camorra. Nel gennaio del 2016 la Dia ha lanciato un’operazione contro il clan Nuvoletta. L'accusa: traffico internazionale di stupefacenti, parte dei quali venivano trasportati da Marano (Napoli) in Sicilia e rivenduti nelle province di Palermo e Siracusa. Dalle indagini è emerso il cambiamento degli equilibri nella gestione del narcotraffico proveniente dalla Spagna, transitato dal clan Polverino allo storico alleato Nuvoletta. Tra il gennaio e l’aprile del 2016 sono ben due i latitanti provenienti da Barcellona arrestati all’aeroporto di Fiumicino e legati rispettivamente al gruppo Mariano dei quartieri Spagnoli e ai clan dell’area Flegrea di Napoli.

L’operazione “Passion fruit”, invece, ha colpito il gruppo Moccia che mirava ad espandersi in Spagna, nel mercato ortofrutticolo di Barcellona. È a Madrid, invece, che la procura di Napoli l’8 febbraio del 2016 ha ordinato l’arresto di alcuni soggetti campani, da anni residenti nella capitale iberica dove gestivano un ristorante, diventato punto di riferimento del clan Contini. Basi logistiche di esponenti della camorra sono stati individuate dalle indagini nelle aree della Costa del Sol e la Costa Brava. Oltre a quelli citati, i dati di analisi raccolti nel tempo dalla Dia confermano la presenza in Spagna dei clan Amato-Pagano, Mazzarella e del gruppo Gallo-Limelli-Vangone.

Poi ci sono le organizzazioni criminali non italiane. Come gli albanesi che in Spagna sono diventati dei veri e propri broker della cocaina proveniente dal Sud America.  "Nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti, tali gruppi criminali sono riusciti a stabilire propri referenti di fiducia in Spagna, nei Paesi del nord Europa (Olanda, Belgio, Germania) e del Sud America, riuscendo ad assicurarsi un ruolo da protagonisti nella gestione di tali traffici delittuosi, secondo una specifica strategia che gli consente di gestire agevolmente l’acquisto, il trasferimento, la custodia e la vendita di notevoli quantitativi di cocaina proveniente direttamente dai predetti Paesi”, annota la Dna nella relazione del 2017. “L’assunzione di una posizione di rilievo nello scenario internazionale ha consentito alla mafia albanese di stringere accordi in tutti gli ambiti del narcotraffico, con la più importante organizzazione criminale europea del settore, la‘Ndrangheta,di cui è divenuta uno dei partner più affidabili e, quindi, con gli stessi cartelli sudamericani”.

La Spagna, però, è anche territorio in cui sono presente i gruppi criminali russi. Si chiamano Vory v Zakone, che significa ladri nella legge, cioè il nome che hanno dato alla loro organizzazione i capi dei capi della mafia russa.  “I russi riciclano molto. Le mafie italiane sono arrivate molto prima, già negli anni '90 ma è la mafia russa che è entrata davvero nell'economia spagnola grazie a investimenti significativi, tutti compiuti nell'arco di 10 anni”, spiegano Jose Grinda Gonzales e Juan Jose Rosa Alvarez, due magistrati della Fiscalia contra la corruption e la criminalidad organizada di Madrid.

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