GIUSTIZIA: COSTRUTTIVI SÌ, IMPUNITI NO. Un’ora di faccia a faccia questa mattina tra il premier, Mario Draghi, e il suo predecessore, Giuseppe Conte, nuovo leader dei 5Stelle. Riforma della giustizia, transizione ecologica ed evoluzione della situazione epidemiologica i temi trattati nel colloquio. Ma naturalmente è sul testo Cartabia che si concentrano le attenzioni politiche. “Ho assicurato il contributo e l’atteggiamento costruttivo del M5s – ha spiegato Conte all’uscita –. Anche durante i lavori parlamentari, daremo il nostro contributo per migliorare e velocizzare i processi, ma saremo molto vigili nello scongiurare soglie di impunità. Il governo ha a cuore tempi rapidi, ma c’è una dialettica parlamentare. Non abbiamo parlato di fiducia, ma di eventuali interventi migliorativi”. Il riferimento è alla fretta dell’esecutivo, dimostrata ancora una volta oggi – proprio durante l’incontro Draghi-Conte – dalla Guardasigilli che, nel corso di un intervento a Firenze, ha voluto ricordare ai parlamentari del Movimento che la riforma “è stata approvata da tutti in Consiglio dei ministri”. Ufficialmente, invece, Draghi non ha fatto sapere nulla rispetto all’esito del tanto atteso colloquio, ma sul Fatto di domani vedremo quali potrebbero essere le modifiche chieste da Conte, la possibilità che queste vengano discusse e approvate le reazioni all’incontro, specialmente da parte di un centrodestra sulle barricate.

CINQUE CERCHI E UN CORONAVIRUS. Mancano quattro giorni all’apertura dei Giochi olimpici di Tokyo e, come purtroppo era nell’aria, insieme con gli atleti di tutto il mondo sta viaggiando anche il Covid. Oggi, all’arrivo nella capitale nipponica, è risultato positivo un giornalista italiano che aveva appena viaggiato in aereo con la Nazionale di basket e con gli azzurri del nuoto, dei tuffi e del ciclismo. Il Giappone, tra l’altro, è ancora in pieno stato di emergenza e l’evento si disputerà senza pubblico, con limitazioni rigidissime (alcune addirittura assurde). È atteso nei prossimi giorni il ritorno a Tokyo del direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus. Sul giornale di domani vedremo a chi giovano le Olimpiadi e quanti soldi ci sono dietro la loro organizzazione.

SI LITIGA SUL GREEN PASS, MA IL COVID AVANZA. Restando sul fronte pandemia, dobbiamo registrare i dati ancora una volta sconfortanti sulla circolazione del virus. L’impennata comincia a preoccupare le borse, che oggi hanno messo il segno negativo da Wall Street a Milano. Ma lo sconforto non riguarda solo i dati sanitari (qui i numeri di giornata, che tengono conto dei pochi tamponi effettuati di domenica ma dove il tasso di positività è al 2,3%): se la Gran Bretagna (dove oggi si è celebrato il controverso “freedom day” con la fine di tutte le restrizioni) si schiera contro le vaccinazioni degli under 18, uniformandosi a Germania, Olanda, Belgio e Irlanda, da noi si litiga ancora sul green pass, con la Lega in ordine sparso. Si è inserito nel dibattito anche il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, che ha anticipato che si starebbero studiando “intensificazioni dell’utilizzo del green pass a seconda della situazione delle regioni”. Filtrano anche le prime ipotesi sui criteri di rischio delle Regioni: si andrà in zona gialla se l’occupazione delle terapie intensive supererà il 5% dei posti letto a disposizione e quella dei reparti ordinari andrà oltre il 10%. La cabina di regia del governo dovrebbe tenersi mercoledì. E forse c’è anche un problema di controlli. Il consigliere del ministero della Salute Walter Ricciardi ha denunciato su Twitter un “viaggio con Trenitalia da Roma per Milano, ragazzi senza mascherina o con mascherina sotto il mento, nessun controllo da parte del personale”. Faremo il punto sul giornale di domani.

L’ASSE GIORGETTI-CINGOLANI CONTRO IL PIANO GREEN UE. Il programma europeo per la decarbonizzazione “Fit for 55”, presentato dalla Commissione Ue la settimana scorsa, fa paura agli industriali. Negli ultimi giorni due ministri del governo Draghi si sono fatti portavoce di queste preoccupazioni. Il primo è stato Roberto Cingolani: “Così la Motor Valley la chiudiamo”, ha detto il ministro della Transizione ecologica riferendosi alle fabbriche di auto di lusso dell’Emilia-Romagna e alla parte del piano europeo che prevede lo stop alla vendita di automobili a combustibili fossili dal 2035. Ieri gli ha fatto eco il leghista Giancarlo Giorgetti, titolare dello Sviluppo economico, che si è scagliato contro “la retorica green a ogni costo” e ha riproposto la classica opposizione tra lavoro e ambiente: “Temo che la politica italiana ritenga il futuro green tutto rose fiori, ma cosa faremo quando chiuderanno le aziende che non saranno in grado di riconvertire la produzione?”. Nel suo discorso di insediamento, Mario Draghi aveva detto che il suo sarebbe stato “un governo green”. Cingolani e Giorgetti, però, sembrano schierare l’Italia sul fronte dei nemici della transizione ecologica. I limiti del piano europeo ci sono, ma vanno cercati altrove, sul fronte della gestione privata degli strumenti: lo analizzeremo nel dettaglio sul Fatto di domani.


LE ALTRE NOTIZIE CHE TROVERETE

Si continua a licenziare. Dopo Whirlpool, Gianetti e Gkn, adesso anche Timken manda a casa 106 lavoratori dello stabilimento di Brescia.

Indro e il 900. A vent’anni dalla morte di Montanelli, esce domani per Rizzoli un libro di Marco Travaglio con ricordi e fotografie inedite.

Il Cile dei giovani. Sono in corso nel Paese le primarie per le presidenziali previste novembre, e tutti i partiti schierano candidati molto giovani.


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