Brooklyn Beckham dice addio alla sua famiglia: Capodanno in un nightclub con la sua Nicola Peltz. Papà David non perde le speranze e posta una foto col figlio

Il figlio ribelle di David e Victoria ha deciso di tagliare i ponti con la famiglia. Come svelato dal Mirror, Brooklyn è in contatto solo con i nonni
Icona dei commenti Commenti

Brooklyn Beckham chiude definitivamente il rapporto con la famiglia. Il maggiore dei figli di David e Victoria ha tagliato i ponti con mamma, papà e i fratelli. In base ai contenuti pubblicati sul suo profilo Instagram (dove ha tolto il follow ai genitori e ai fratelli), Brooklyn ha deciso di intraprendere un percorso a parte con la moglie Nicola Peltz.

La coppia ha celebrato l’arrivo del 2026 in un nightclub della Florida insieme al rapper 50Cent. David Beckham non ha ancora perso le speranze. Negli scorsi giorni l’ex calciatore ha pubblicato una foto insieme a Brooklyn. Una fonte del Mirror vicino alla famiglia Beckham ha svelato che il ragazzo non ha chiuso i rapporti con tutti i membri della famiglia.

Il 26enne, infatti, vuole molto bene ai nonni. Durante le festività Sandra e Jackie, i due anziani, hanno cercato di far tornare sui suoi passi il nipote, senza successo. Di recente, Brooklyn ha disertato i momenti familiari più importanti come il 50esimo compleanno e l’investitura da Sir del padre.

La stessa fonte ha svelato anche che i genitori non smetteranno mai di cercare di riconciliarsi con il figlio. La conferma era arrivata nelle scorse settimane dal fratello minore Cruz. Il ragazzo, dopo aver scoperto che Brooklyn aveva unfollowato la famiglia su Instagram, si era scagliato contro il fratello, difendendo i genitori che “non smetterebbero mai di seguire il loro figlio sui social network”.

Strage di Crans-Montana, l’ipotesi dei pannelli fonoassorbenti: “Sono composti da materiale infiammabile e rilasciano gas tossici”. Ecco cosa affermano gli studi scientifici

Secondo le prime ricostruzioni, i rilievi tecnici si starebbero concentrando sui pannelli fonoassorbenti, dai quali sembrerebbe essere partito l’incendio. Si tratta di prodotti spesso composti da poliuretano, un materiale descritto come “facilmente innescabile” e “altamente infiammabile”
Icona dei commenti Commenti

Sarebbe partito tutto da una “fontanella” – una specie di candelina scintillante – attaccata al collo di una bottiglia e inavvertitamente posizionata forse troppo vicino ai pannelli fonoassorbenti posti sul controsoffitto del locale, che avrebbero preso fuoco rapidamente. Sarebbe questa una delle prime ipotesi degli investigatori sul drammatico incendio che ha devastato “Le Constellation”, noto disco-bar di Crans Montana, in Svizzera, durante il quale hanno perso la vita almeno 47 persone, forse quasi tutte giovanissime, che stavano festeggiando il Capodanno.

“È stato un incidente”, ha precisato Frederic Gisler, comandante della polizia cantonale del Vallese, che avrebbe quindi escluso “qualsiasi atto doloso”, riporta il portale informativo svizzero “Ticinonline”. Al momento sono ancora in corso le indagini da parte delle autorità competenti, che stanno tentando di ricostruire che cosa abbia scatenato l’incendio e di capire se eventualmente quella tragedia potesse essere evitata.

L’ipotesi dei pannelli fonoassorbenti: “Composti da materiale infiammabile, rilasciano gas tossici”

Secondo quanto riporta Tgcom24, i rilievi tecnici si starebbero concentrando in particolare sui pannelli fonoassorbenti presenti sul tetto del locale. È da lì che potrebbe essere partito l’incendio. Una ricostruzione che sembrerebbe essere confermata da diversi video e foto circolate online nelle ultime ore, nelle quali si vede proprio uno dei pannelli prendere fuoco prima che si generasse il caos all’interno della sala.

Questi pannelli fonoassorbenti sono spesso diffusi nei locali, specialmente quelli notturni, dal momento che assorbono le onde sonore e contribuiscono a ridurre l’impatto acustico percepito all’esterno. Possono essere prodotti in diversi materiali – tra cui il legno e le fibre di vetroresina -, ma uno dei più comuni è la schiuma poliuretanica. Si tratta di una schiuma in poliuretano, un materiale ampiamente studiato per la sua elevata infiammabilità e per la produzione di gas tossici in caso di combustione.

Secondo uno studio, intitolato “Innesco, combustione, tossicità e ritardo di fiamma delle schiume poliuretaniche: una revisione completa” e pubblicato nel 2008 sulla rivista scientifica “Journal of Applied Polymer Science”, “le schiume poliuretaniche sono facilmente innescabili e altamente infiammabili, sostengono la combustione e bruciano piuttosto rapidamente”. Ed è per questo che andrebbero trattati con ritardanti di fiamma, che “riducono l’infiammabilità” anche se non la eliminano del tutto.

Molti dei testimoni, inoltre, parlano della presenza, all’interno e all’esterno del locale, di un fumo molto denso ed estremamente difficile da respirare. “C’era tantissimo fumo e non si respirava, più di cinque secondi e ho tossito per ore”, spiega infatti Lorenzo, un testimone, ai microfoni di “Quarto Grado”. Anche questo fenomeno potrebbe essere attribuito ad alcuni componenti chimici che, nella letteratura scientifica, sono spesso associati al poliuretano.

Secondo quanto riporta un altro studio, pubblicato nel 2016 con il titolo “La tossicità da incendio delle schiume poliuretaniche” sulla rivista scientifica “Fire Science Reviews”, “i poliuretani generano monossido di carbonio (CO), acido cianidrico (HCN) e altri prodotti tossici durante la decomposizione e la combustione”. Questi hanno un effetto asfissiante, cioè “provocano una riduzione dell’ossigeno fornito ai tessuti dell’organismo, causando una depressione del sistema nervoso centrale, con perdita di coscienza”, scrivono gli autori. Lo studio conclude, inoltre, che l’acido cianidrico venga prodotto in grandi quantità “durante la combustione in condizioni di scarsa ventilazione”. Un ambiente quindi simile al seminterrato de “Le Constellation”, dove era presente una sola via d’uscita: “Era una scala stretta e angusta”, ha detto ancora Gisler.

Al momento, non è chiaro se i pannelli presenti del locale fossero composti da poliuretano o da altro materiale. Si attende infatti l’esito dei rilievi, che permetterà di stabilire con certezza scientifica le cause dell’incendio e come si sia diffuso fino a coinvolgere l’intera stanza.

L’incendio e poi l’esplosione: “L’apertura delle finestre ne ha aumentato l’intensità di dieci volte”

Stando ai primi accertamenti delle autorità, quella che sarebbe dovuta essere una festa si sarebbe trasformata in un inferno forse in poche decine di secondi. Nel locale, infatti, si sarebbe generato un “flashover”, che accade quando il fuoco si espande all’improvviso e con violenza in ambienti chiusi. Se il calore si accumula sul soffitto – come in questo caso – risulta più difficile fermare la propagazione dei fumi e dei vapori, con un conseguente aumento della temperatura. Questo fenomeno può causare l’accensione simultanea di altri oggetti infiammabili e la rapida propagazione delle fiamme, che riduce drasticamente la quantità di ossigeno presente nella sala.

A quel punto, qualcuno, forse terrorizzato dallo scenario apocalittico che si era venuto a creare, potrebbe aver provato a rompere le finestre così da tentare una fuga o, quantomeno, provare a respirare ossigeno. Ma ciò avrebbe permesso invece “all’ossigeno di entrare nello spazio ristretto, aumentando l’intensità dell’incendio di dieci volte” e generando una “conflagrazione diffusa”, cioè una forte esplosione che alcuni testimoni hanno detto di aver sentito, ha concluso il comandante della polizia cantonale del Vallese.

“La storia d’amore con Barbara D’Urso? Avevo 20 anni più di lei, anche se non li dimostravo. Mia moglie mi aveva buttato fuori di casa”: lo confessa Memo Remigi

A "Ciao Maschio" il cantante racconta la relazione con la D'Urso quando lei aveva 19 anni: "Un amore pulito durato quattro anni"
Icona dei commenti Commenti

Tra gli ospiti di “Ciao Maschio” condotto da Nunzia De Girolamo, in onda sabato 3 gennaio alle 17.05 su Rai 1, c’è anche Memo Remigi che ha raccontato una vita sentimentale complessa, segnata da relazioni importanti e decisioni mai facili.

Parlando del suo rapporto con sua moglie Lucia, ricorda come la loro storia sia stata spesso oggetto di commenti e giudizi: “Sì, una vita complessa. Quando le chiedevano ‘Lucia, come va il matrimonio?’, lei rispondeva sempre: ‘Fra alte e basse'”.

E ancora: “Sono sempre stato molto responsabile. Non ho mai fatto soffrire le compagne che ho avuto vicino a me, soprattutto con loro non ho mai formato una famiglia”.

Spiega come, di fronte alla prospettiva del matrimonio, spesso abbia fatto un passo indietro: “Nel momento in cui mi chiedevano di sposarmi, io non riuscivo a ‘quagliare’. Avevo già un figlio che per me era ed è tuttora la cosa più importante. E c’era Lucia, che mi ha sempre lasciato una porta aperta“.

Una delle relazioni più delicate della sua vita, è stata quella con Barbara d’Urso, conosciuta quando lei aveva diciannove anni: “Parliamo di periodi giurassici, più di quarant’anni fa. È stato un grande amore, sì, un amore vero, bello e anche molto pulito. Io avevo vent’anni più di lei, anche se non li dimostravo”. Un rapporto vissuto “con rispetto e intensità”, durata quattro anni, nata a Milano, poco dopo l’arrivo di lei da Napoli: “Ci siamo incontrati lì, a Milano, e io stavo iniziando a farmi una strada. È nata così questa storia”.

Una decisione presa non senza qualche conseguenza: “In quel periodo mia moglie mi ha buttato fuori di casa…”.

Ucraina. Zelensky nomina Budanov, capo del servizio segreto militare, alla guida dell’ufficio presidenziale

Trentanove anni, numero uno del Hur dal 2020, il tenente generale prende il posto di Andriy Yermak, fidatissimo consigliere costretto a dimettersi per il coinvolgimento nell'inchiesta "Midas" su un presunto giro di tangenti da 100 milioni di dollari
Icona dei commenti Commenti

A oltre un mese dal passo indietro, Andriy Yermak ha un erede alla guida dell’Ufficio del presidente dell’Ucraina. Volodymyr Zelensky ha nominato il capo dell’intelligence militare Kyrylo Budanov al posto di del fidatissimo consigliere costretto a dimettersi il 28 novembre per il coinvolgimento nell’inchiesta “Midas” su un presunto giro di tangenti da 100 milioni di dollari nei settori di energia e difesa. “In questo momento, l’Ucraina necessita di maggiore attenzione alle questioni di sicurezza, allo sviluppo delle Forze di Difesa e di Sicurezza ucraine, nonché al percorso diplomatico dei negoziati, e l’Ufficio del Presidente servirà principalmente all’adempimento di questi compiti del nostro Stato”, ha annunciato Zelensky su X.

“Kyrylo ha esperienza specialistica in questi settori e la forza sufficiente per produrre risultati”, ha aggiunto Zelensky. “Ho inoltre incaricato il nuovo Capo dell’Ufficio del Presidente, in collaborazione con il Segretario del Consiglio per la Sicurezza Nazionale e la Difesa dell’Ucraina (Rustem Umerov, anch’egli citato nelle carte dell’inchiesta, ndr) e altri leader e istituzioni competenti, di aggiornare e sottoporre all’approvazione le basi strategiche della difesa e dello sviluppo del nostro Stato, nonché le fasi successive”, ha concluso il leader ucraino.

Budanov, 39 anni, guida l’intelligence militare ucraina (Hur) dal 2020. Sotto la sua direzione, l’agenzia è diventata una forza di rilievo durante l’invasione su larga scala della Russia. Il capo dei servizi segreti è ormai un volto noto in Ucraina. “Considero la posizione del capo dell’Ufficio del Presidente come un’altra linea di responsabilità nei confronti del Paese – ha commentato Budanov su Telegram -. Per me è un onore e una responsabilità – in un momento storico per l’Ucraina concentrarsi su questioni critiche della sicurezza strategica del nostro Paese”. Il principale candidato a prendere il suo posto alla guida della Direzione principale dell’intelligence del Ministero della Difesa è Oleg Ivashchenko, capo del Servizio di intelligence estero.

DEMOCRAZIA DEVIATA

di Alessandro Di Battista 17.00€ Acquista

Terremoto di magnitudo 6.5 in Messico. Avvertito anche nella capitale

Icona dei commenti Commenti

Una forte scossa di terremoto ha scosso il Messico centro-meridionale ed è stata avvertita anche nella capitale. L’attivazione degli allarmi sismici ha causato l’interruzione della prima conferenza stampa del nuovo anno della presidente Claudia Sheinbaum.

Lo U.S. Geological Survey ha reso noto che il sisma si è verificato a una profondità di 35 chilometri, 2,5 miglia a nord-nord-ovest di Rancho Viejo, nello stato di Guerrero, sulle montagne a circa 57 miglia a nord-est della località turistica di Acapulco, sulla costa del Pacifico Acapulco. Sheinbaum ha ripreso la conferenza stampa poco dopo e ha dichiarato di aver parlato con il governatore di Guerrero, Evelyn Salgado, che le ha riferito che finora non sono stati segnalati danni gravi. I residenti e i turisti di Città del Messico si sono precipitati in strada quando sono iniziate le scosse e in diverse zone della capitale, secondo il quotidiano El Universal, si sono registrate anche interruzioni della fornitura di elettricità.

Articolo in aggiornamento

“C’è stato un periodo in cui il sesso è stato una droga per me, andavo anche con 3/4 donne in poche ore. In fondo cercavo mia mamma”: lo confessa Walter Nudo

A "Ciao Maschio" ha ripercorso un’infanzia segnata da fragilità e incomprensioni
Icona dei commenti Commenti

Tra gli ospiti di “Ciao Maschio” condotto da Nunzia De Girolamo, in onda sabato 3 gennaio alle 17.05 su Rai 1, c’è anche Walter Nudo che ha ripercorso un’infanzia segnata da fragilità e incomprensioni.

“Balbettavo quando avevo cinque anni, sono dislessico – ha affermato – e l’ho scoperto solo dieci anni fa. Da piccolo pensavo solo di essere un po’ più stupido degli altri. Non socializzavo, venivo preso in giro. La mia infanzia è stata tosta, una vera sfida”. Un disagio che, a soli dodici anni, lo porta a pensieri estremi: “C’è stato un momento in cui credevo che il mondo fuori sarebbe stato migliore anche senza di me”.

A segnare profondamente la sua crescita è soprattutto il rapporto con la madre, una donna che, racconta Nudo, aveva rinunciato ai propri sogni: “Col tempo ho capito che era un’artista mancata, che forse non ha fatto la vita che voleva. Ma allora ero solo un bambino che voleva essere visto da sua madre. Le ferite più forti arrivano dai genitori. Dal non essere visti. Quando mamma o papà omettono, vuol dire che non esistiamo”.

E ancora: “Con tutte le donne che ho avuto, io cercavo mia mamma. C’è stato un periodo in cui il sesso è stato una droga per me. Andavo con una donna e poi non volevo più vederla. Anche con tre o quattro donne in poche ore. Era un rifiuto”.

Un modo, oggi lo riconosce, per riprendere un potere perduto: “È come se i nostri genitori ci avessero tolto il potere di essere noi stessi. Io cercavo di riprendermelo così. Ho chiesto scusa a tutte le donne che ho avuto nella mia vita. Erano un mezzo per compensare quella ferita. Quando realizzi una cosa, hai il dovere di alzarti in piedi e dirlo”.

Raid ucraino sulla villa di Putin, il Cremlino fornisce agli Usa le presunte rotte seguite dai droni di Kiev

Il ministero della Difesa ha mostrato un video su Telegram in cui Igor Kostyukov, capo della Direzione generale dello stato maggiore, consegna i presunti dati di navigazione di un drone che sarebbe stato utilizzato da Kiev. Gli Usa hanno accolto il materiale ma restano scettici
Icona dei commenti Commenti

L’accusa era stata netta, ma senza prove a sostenerla. La Russia, lunedì scorso, aveva puntato il dito contro l’Ucraina denunciando il tentativo di colpire la residenza del presidente Vladimir Putin, nella regione di Novgorod, con 91 droni a lungo raggio. Kiev aveva smentito, e da più parti era stato rilevato che non c’erano basi sufficienti per sostenere la tesi del Cremlino.

Giovedì, il ministero della Difesa russo ha riferito di aver consegnato agli Stati Uniti i dati ottenuti dagli strumenti di navigazione di uno dei droni che sarebbero stati utilizzati dall’aviazione ucraina: “La decodifica della memoria dei controllori di navigazione del drone, eseguita da specialisti dei servizi speciali, conferma inequivocabilmente che l’obiettivo dell’attacco era il complesso della residenza presidenziale” ha detto Igor Kostyukov, capo della Direzione generale dello stato maggiore. Per dare forza a questa azione, lo stesso ministero ha pubblicato un video sul suo canale Telegram, per mostrare Kostyukov nell’atto della consegna delle “prove” ad un funzionario americano.

I primi a non credere alla versione russa però sono proprio gli americani. Mercoledì, il Wall Street Journal ha riferito che i funzionari della sicurezza nazionale degli Stati Uniti hanno smontato la ricostruzione del Cremlino: l’Ucraina non ha preso di mira Putin o una delle sue residenze. Il presidente Trump, come spesso accade, ha mutato opinione nello spazio di pochi giorni; lunedì, sulle prime, ha raccontato ai giornalisti che Putin lo aveva informato dell’attentato fallito, dicendosi “molto arrabbiato” per questa iniziativa di Kiev. Mercoledì, il capo della Casa Bianca si è mostrato scettico, condividendo sui social un editoriale del New York Post in cui si accusa la Russia di bloccare i tentativi di dialogo per giungere alla pace in Ucraina.

Dal canto suo, Kiev ha mantenuto il punto sin dall’inizio, negando di aver compiuto l’attacco e sostenendo che le informazioni russe erano frutto di una campagna di disinformazione volta a creare una frattura tra Kiev e Washington, dopo l’incontro del fine settimana tra Trump e il presidente ucraino Zelensky. Quest’ultimo oggi ha denunciato sil social X “un attacco russo feroce su Kharkiv” segnalando che “due missili hanno colpito una normale area residenziale” e “il numero esatto delle vittime è ancora sconosciuto”. Il presidente ucraino ha scritto anche: “È solo la Russia che non vuole che questa guerra finisca, e ogni giorno fa di tutto per garantirne la continuazione”.

TRUMP POWER

di Furio Colombo 12€ Acquista

Crans Montana, il padre di uno dei ragazzi: “Mio figlio sta male ma è vivo, è questa la cosa più importante”

Il racconto di Umberto Marcucci, padre di uno dei ragazzi rimasti feriti nell'incendio di Capodanno a Crans-Montana
Icona dei commenti Commenti

“Mio figlio sta male, però è vivo e questa è la cosa più importante per noi”. Così Umberto Marcucci, padre di uno dei ragazzi rimasti feriti nell’incendio di Capodanno a Crans-Montana, ha risposto ai cronisti, riguardo alle condizioni del figlio. “Il ragazzo ha ustioni sul 30-40% del corpo – ha detto Marcucci – Ringraziando il cielo sono su braccia, schiena e capelli. È stato colpito dalle fiamme mentre scappava dal locale”, ha raccontato il padre, che quella notte è riuscito a parlargli durante le prime operazioni di soccorso. “Il ragazzo si trova ora in coma farmacologico ed è già stato sottoposto a interventi” ha spiegato il padre. Il racconto dell’uomo ha ripercorso quanto accaduto dopo l’incendio: “C’era una cinquantina di persone in piazza con le ambulanze che cercavano di raccogliere più feriti possibile e altrettante all’interno del locale, dove faceva più caldo ma la situazione era la stessa, con i paramedici impegnati a tamponare i casi più gravi”. Quando è riuscito a raggiungere il figlio, ricorda, il ragazzo gli ha detto: “Papà sto male, mi fanno male le mani”. “Le aveva come nelle foto della bambina del Vietnam e così le avevano tutti – ha detto Marcucci – Le ragazze purtroppo stavano peggio perché avevano la gonna con le calze, mentre i ragazzi avevano i jeans che proteggevano di più le gambe”. Tre amici di Manfredi, presenti con lui quella notte, risultano al momento irreperibili. Il padre del ragazzo ha spiegato che a Cras-Montana ci sono i familiari di un giovane romano coinvolto nell’incendio di cui non sono ancora pervenute notizie: “Stanno aspettando, sperano che sia tra i feriti non riconoscibili. E vi assicuro che c’erano tanti feriti che non erano riconoscibili”.

Spopola il fenomeno “eteroflessibilità”: dai giovani agli over 60 sulle app di dating la nuova frontiera del sesso. Ecco di cosa si tratta

Il dottor Luke Brunning ha dichiarato che “la crescita esplosiva dell'eteroflessibilità suggerisce che la curiosità sta diventando culturalmente accettabile, soprattutto tra gli utenti più giovani"
Icona dei commenti Commenti

“Eteroflessibile”. In Gran Bretagna, questa parola è diventata ormai di uso comune, tanto da entrare a far parte di alcuni dizionari. Ma che cosa significa? Una persona eteroflessibile è eterosessuale e, al tempo stesso, aperta a esperienze con persone del proprio sesso. Il termine è nato nel gergo statunitense nel 2022 e racchiude un’ampia gamma di preferenze sessuali, che va dalle persone che non escludono un incontro omosessuale ad altre che si considerano quasi bisessuali.

I responsabili dell’app Feeld, destinata agli utenti che esplorano la non monogamia etica, il poliamore e il kink, non rivelano esattamente quante persone siano iscritte alla piattaforma, ma confermano che la quota di utenti che si considerano eteroflessibili è aumentata del 200%. Due terzi di questi sono Millennial (nati tra i primi anni ’80 e il 1996), mentre il 18% appartiene alla Generazione Z.

Non solo i giovani

Non sono solo i giovani ad avventurarsi in nuove pratiche sessuali. L’azienda fondatrice dell’app di dating sostiene che il 15.5% degli utenti appartiene alla generazione dei “Boomer“, le persone nate tra il 1965 e il 1980. Tra le persone che hanno lavorato all’app c’è il dottor Luke Brunning, docente presso l’Università di Leeds, specializzato in filosofia dell’amore, del sesso e delle relazioni.

Il professore ha dichiarato che “la crescita esplosiva dell’eteroflessibilità suggerisce che la curiosità sta diventando culturalmente accettabile, soprattutto tra gli utenti più giovani”. Il dottor Brunning ha parlato dell’esistenza dell’omoflessibilità, che consiste nell’essere attratti principalmente dal proprio sesso, ma con il potenziale di provare un’attrazione anche per una persona di sesso opposto.

La Russia accusa l’Ucraina di “terrorismo” contro i civili nel raid di Capodanno. Kiev: “Colpiamo solo obiettivi militari”

Gli ordigni hanno centrato un hotel, provocando 24 morti e più di 50 feriti. Il Cremlino invia una richiesta di condanna ufficiale alle Nazioni Unite
Icona dei commenti Commenti

Tragiche continuità. L’anno nuovo, in Russia e Ucraina, comincia esattamente come quello vecchio: con panorami di macerie, incursioni di droni esplosivi, vittime civili e incessanti scambi di accuse. E nuove ombre che si addensano e si allungano sulle trattative di pace in corso. Oltre alle ondate di scambi d’accuse per l’attacco con droni tentato contro la residenza presidenziale russa, il 2026 nella Federazione si inaugura con rivendicazioni per la strage sul Mar Nero.

Il primo giorno dell’anno, mentre il presidente Zelensky tacciava il Cremlino di aver colpito il suo Paese con oltre 200 droni d’attacco, Mosca ha puntato l’indice contro Kiev, accusandola di aver “deliberatamente” colpito un hotel di Kherson mentre erano in corso i festeggiamenti per l’arrivo del 2026. Resoconti e bilanci delle fonti locali riferiscono di almeno 50 feriti e 24 morti, tra loro un bambino. Vladimir Saldo, governatore della regione sotto controllo russo, ha riferito che la struttura, sita nel villaggio di Khorly, è stata colpita con tre droni ucraini carichi di liquido esplosivo. Secondo un comunicato del dicastero degli Esteri di Mosca, che chiama in causa anche l’Occidente tacciandolo di complicità, “non c’è dubbio che l’attacco sia stato pianificato in anticipo, con i droni che hanno deliberatamente preso di mira le aree in cui i civili si erano radunati per festeggiare il Capodanno”. Senza entrare nel merito delle accuse, un portavoce delle forze armate ucraine ha dichiarato il primo gennaio che Kiev limita le proprie operazioni esclusivamente a “obiettivi militari nemici, impianti di rifornimento di carburante ed energia e altri obiettivi legittimi”.

Mentre si continua ancora a scavare tra le macerie e il bilancio delle persone che hanno perso la vita rimane provvisorio, Svetlana Petrenko, rappresentante del Comitato investigativo russo, ha annunciato l’apertura di un procedimento penale per attacco terroristico, con Mosca che ha inviato la sua richiesta alle Nazioni Unite. “L’Alto Commissario per i diritti umani Onu, Volker Turk, e l’ufficio da lui presieduto dovrebbero condannare senza indugio l’atto terroristico dell’esercito ucraino nella regione di Kherson, in cui sono stati uccisi 24 civili”. Lo pretende Gennady Gatilov, rappresentante permanente russo a Ginevra: “Nascondere questa tragedia equivarrebbe a dichiarare la propria complicità”, ha aggiunto. Se l’ex presidente Medvedev ha promesso subito che Mosca risponderà sul campo – la rappresaglia è “inevitabile” – la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, questa mattina ha tuonato direttamente contro chi “dubita” della presenza delle vittime di Kherson: “Direi non avete coscienza, ma non lo farò – so che non ce l’avete”.

DEMOCRAZIA DEVIATA

di Alessandro Di Battista 17.00€ Acquista