L’annessione illegale israeliana della Cisgiordania è cosa fatta

Secondo Peace Now, quasi il 58 per cento delle terre dell’Area C della Cisgiordania occupata non è registrato. Lo Stato ebraico ne ha già confiscato oltre la metà
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Dallo scorso dicembre le autorità israeliane hanno adottato una serie di misure illegali, deliberatamente concepite per espropriare la popolazione palestinese della Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est, e rendere irreversibile l’annessione del suo territorio.

Queste decisioni rappresentano un’escalation senza precedenti, per portata e rapidità, nel progetto di espansione degli insediamenti illegali da parte di Israele. Hanno facilitato l’acquisizione di ulteriori terre palestinesi, autorizzato un numero record di nuovi insediamenti – oltre all’ampliamento di quelli esistenti – e formalizzato la registrazione di terreni in Cisgiordania come proprietà dello stato israeliano. Sebbene, infatti, i governi israeliani che si sono succeduti nel tempo abbiano portato avanti politiche volte ad ampliare gli insediamenti e a consolidare l’occupazione e il sistema di apartheid, le più recenti misure dimostrano come l’attuale governo le abbia ulteriormente intensificate, anche all’ombra del genocidio nella Striscia di Gaza e del recente attacco all’Iran.

Ricapitoliamo. Il 10 dicembre 2025 l’Autorità fondiaria israeliana ha pubblicato un bando per 3401 unità abitative nell’area E1, a est di Gerusalemme, nella Cisgiordania occupata. Il piano, congelato dagli anni Novanta a causa delle pressioni internazionali, mira ad ampliare l’insediamento illegale di Ma’ale Adumim e a creare una continuità territoriale con Gerusalemme Est occupata. Ciò dividerebbe in due la Cisgiordania, interrompendo in modo permanente la continuità urbana palestinese tra Ramallah, Gerusalemme Est occupata e Betlemme. Insieme alla costruzione di un bypass (una strada esterna di collegamento, i cui lavori dovrebbero iniziare questo mese), il piano comporterà anche il trasferimento forzato delle comunità palestinesi che vivono nell’area.

L’11 dicembre 2025 il gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato piani per la creazione di 19 nuovi insediamenti, portando a 68 il totale di quelli approvati dall’attuale coalizione di governo in soli tre anni e a circa 210 il numero complessivo di insediamenti ufficiali. Attualmente 750.000 coloni israeliani vivono illegalmente in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est.

I nuovi insediamenti comprendono la “legalizzazione” retroattiva di avamposti costruiti in violazione persino della normativa interna israeliana. Almeno tre di questi siti sorgono su terreni da cui comunità palestinesi, come quelle di Ein Samia e di Ras Ein al-Ouja, sono state recentemente trasferite con la forza a seguito di violenze dei coloni appoggiati dallo Stato. Secondo Peace Now, organizzazione non governativa israeliana che monitora l’espansione degli insediamenti, nel solo 2025 sono stati creati 86 nuovi avamposti, un numero record, in prevalenza agricoli o di pastorizia, che hanno contribuito in modo significativo all’aumento della violenza dei coloni sostenuta dallo stato israeliano e al trasferimento forzato di comunità palestinesi.

Protetti dall’esercito israeliano e finanziati dal ministero dell’Agricoltura israeliano, questi avamposti hanno reso estremamente difficile la vita di agricoltori e pastori palestinesi, in particolare nell’Area C. I coloni impediscono in modo aggressivo ai pastori palestinesi di accedere ai terreni di pascolo, privandoli della loro principale fonte di sostentamento, oltre a occupare terre con la forza, danneggiare proprietà, sottrarre bestiame e attaccare persone e abitazioni palestinesi. Secondo un’altra organizzazione non governativa israeliana per i diritti umani, B’Tselem, l’anno scorso 21 comunità palestinesi sono state completamente o parzialmente sradicate a causa della violenza dei coloni sostenuta dallo Stato.

Andiamo avanti. Una dichiarazione dell’amministrazione civile israeliana del 5 gennaio di quest’anno, che designa 694 dunam (circa 694 ettari) di terreni appartenenti alle città palestinesi di Deir Istiya, Bidya e Kafr Thulth, nel nord della Cisgiordania, come “terre statali”, insieme a una serie di misure annunciate dal gabinetto di sicurezza l’8 febbraio per ampliare il controllo sulla Cisgiordania, ha segnato un’ulteriore escalation nell’espropriazione dei terreni.

Tali misure comprendono l’abrogazione della legislazione giordana ancora in vigore per consentire ai coloni israeliani di acquistare terreni palestinesi senza adeguati controlli, l’aumento del controllo amministrativo civile israeliano sulla pianificazione e sull’edilizia nella città di Hebron e presso la Tomba di Rachele a Betlemme, nonché il conferimento alle autorità israeliane di nuovi poteri di applicazione della legge nei siti archeologici e in materie relative all’acqua e all’ambiente nelle Aree A e B.

L’escalation è proseguita il 15 febbraio, giorno in cui il governo israeliano ha adottato una decisione che equivale a un’annessione secondo la legislazione israeliana. Sono stati stanziati oltre 244 milioni di shekel (circa 66 milioni) per istituire un meccanismo governativo volto a facilitare la registrazione delle terre nell’Area C, trasferendo le competenze in materia dall’amministrazione civile al ministero della Giustizia.

Attualmente, secondo Peace Now, quasi il 58 per cento delle terre dell’Area C della Cisgiordania occupata non è registrato. Israele ha già confiscato oltre la metà di tale area attraverso la designazione di “terre statali”. La popolazione palestinese s’imbatte in ostacoli quasi insormontabili per dimostrare la proprietà dei terreni, a causa dell’interpretazione restrittiva da parte di Israele delle leggi fondiarie ottomane, che richiedono la presentazione di una serie di documenti, mappe e altri registri cui molte persone palestinesi non hanno accesso.

La registrazione delle terre è un eufemismo per indicare espropriazioni e spoliazioni. L’obiettivo è l’annessione totale e Israele ha già posto gran parte delle basi per realizzarla. I ministri dell’attuale governo non avvertono neanche più la necessità di nascondere le proprie intenzioni.

In conclusione, uno Stato guidato da un primo ministro ricercato dalla Corte penale internazionale per accuse di crimini di guerra e crimini contro l’umanità continua a ostentare apertamente il proprio disprezzo per il diritto internazionale. Nonostante centinaia di risoluzioni delle Nazioni Unite, pareri consultivi della Corte internazionale di giustizia e condanne a livello globale, Israele continua ad ampliare in modo palese gli insediamenti illegali, rafforzando il suo sistema di apartheid e compromettendo la vita e i mezzi di sostentamento della popolazione palestinese.

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I Maga hanno trovato il loro nemico esistenziale: le persone che “si credono gatti”

In Texas la destra presenta il Furries Act, legge anti-studenti che si 'identificano come animali'. Talarico smonta la bufala in aula
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di Serena Poli

Mentre soffiano venti di guerra in Medio Oriente e il mondo affronta una delle sue ore più buie, oltreoceano i MAGA hanno finalmente trovato il vero pericolo esistenziale per l’Occidente: le persone che “si credono gatti”. Non è una barzelletta, ma l’ultima frontiera del surrealismo repubblicano. In Texas, il movimento che sostiene Trump ha portato in aula il “Furries Act”, una proposta di legge nata da una bufala: l’idea che nelle scuole pubbliche gli insegnanti stiano installando lettiere per gatti nei bagni, per assecondare gli studenti che si “identificano” come animali.

Per meglio comprendere l’assurdità, vediamo chi sono questi Furries: si tratta di appassionati di animali antropomorfi presenti in videogiochi, fumetti e cartoni animati. Un hobby che esiste da decenni: la gente crea disegni, scrive storie o, nei casi più costosi, indossa tute di peluche in occasione di fiere o manifestazioni varie.

Nessun ‘furry’ crede di essere biologicamente un animale, né tantomeno chiede di usare una lettiera. Eppure, per la destra americana sono diventati un bersaglio. Forse perché i MAGA non hanno dimenticato le immagini, circolate qualche settimana fa in Minnesota, di manifestanti in costumi da volpe e da lupo che sbeffeggiavano gli agenti dell’ICE. Tale affronto deve aver segnato profondamente qualche repubblicano, tanto da spingerlo a inventare un parallelismo surreale con l’identità di genere: “Se permettiamo a un ragazzo di dire che si sente una ragazza, domani un bambino dirà che si sente un gatto e dovremo mettergli la sabbietta in classe”.

In un video diventato virale, James Talarico, democratico ed ex insegnante, ha affrontato il promotore della legge, il repubblicano Stan Gerdes: “Senatore, mi faccia il nome di un solo distretto scolastico in Texas dove questo stia accadendo. Uno solo”. Davanti al silenzio di Gerdes, che ha solo balbettato di averne avuto notizia dai social, Talarico ha proseguito: “Stiamo sprecando il nostro tempo su una vostra proposta di legge chiamata ‘The Furries Act’ e onestamente, Gerdes, questa cosa è pazzesca e inquietante”.

Ma la parte più cinica è il trucco dietro la maschera di peluche. “Il governatore Abbott ha sfruttato questa bufala”, ha aggiunto Talarico, “per dipingere le nostre scuole nel peggiore dei modi. Ne ha approfittato per portare avanti la sua agenda sui voucher scolastici, per togliere fondi al pubblico e innalzare le rette delle sue scuole private”.

In tutto questo, la storia della sabbia a scuola non è di per sé una bufala ma, nella sua dirompente realtà, è ancora più terrificante: quelle famose “lettiere”, in alcune scuole, esistono davvero, ma servono come kit di emergenza per i lockdown. Sono secchi che contengono sabbia e servono ai bambini in caso debbano restare chiusi in classe per ore mentre qualcuno con un fucile d’assalto fa strage nei corridoi. Un’autentica tragedia, figlia della mancata regolamentazione delle armi, trasformata in una lotta al temibile gender, talmente diabolico da essersi celato, stavolta, dietro un costume da gatto antropomorfo.

In sintesi: nel pieno di un conflitto, i senatori MAGA fanno le barricate contro la sabbietta profumata.
Strategia politica: delirio e fuga dalla realtà.

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Estupinan regala il derby al Milan e prolunga il campionato. Ma che brutta la sfida di San Siro

Il Diavolo vince il derby contro l'Inter grazie al gol di Estupinan. Rossoneri a -7 dai nerazzurri che interrompono la striscia di otto vittorie consecutive
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Campionato riaperto sarebbe troppo: si può dire prolungato. Perché la vittoria del Milan a San Siro nel derby contro la capolista Inter ha l’effetto di bloccare la fuga dei nerazzurri, che però conservano sempre ben sette punti di vantaggio sui cugini rossoneri. Potevano essere 10, certo, e sarebbe significato campionato virtualmente chiuso. Così – almeno per ora – non è. Merito di un Diavolo coriaceo e di un protagonista inatteso, Estupinan, autore del gol vittoria in una partita che non passerà alla storia per bellezza (eufemismo). Molto pregevole, invece, la rete del laterale ecuadoriano, comprato per fare il titolare di Allegri e poi relegato in panca dall’esplosione del gioiellino Bartesaghi. Ma tant’è: l’ex terzino del Brighton si è tolto una bella soddisfazione, la più grande della sua esperienza in Italia. Tre punti d’oro per Allegri, che avvicina Chivu e blinda di fatto la partecipazione alla prossima Champions League. Per l’Inter una lezione da tenere a mente: non tanto per come è arrivata (l’ennesima sconfitta nel derby fa comunque male), ma per l’incapacità di creare pericoli alla porta di Maignan e di imporre un parvenza di gioco.

A decidere la sfida del Meazza, come detto, è un gol al 35′ di Estupinan che permette ai rossoneri di salire a quota 60 in classifica e di portarsi a -7 dai cugini nerazzurri capolista che interrompono una striscia di otto vittorie di fila in Serie A. In avvio di partita rossoneri subito pericolosi con Modric. Al 3′ errore in impostazione di Sommer che non trova Zielinski, break immediato del Milan e pallone servito al limite dell’area per il centrocampista croato che conclude fuori di poco. Al 7′ Discesa di Luis Henrique che cerca il cross sporcato da Estupinan, facile la presa alta di Maignan. Al 10′ possesso prolungato dell’Inter, poi l’apertura di Barella non trova l’aggancio in area di Bonny. Dall’altra parte la ripartenza del Milan viene vanificata da un cross preciso di Rabiot, innescato da Pulisic. Al 24′ buona copertura di Estupinan, che sfrutta il corpo per fermare l’iniziativa in area di Bonny. Al 34′ chance enorme per l’Inter sui piedi di Mkhitaryan, che trova un corridoio centrale e lo percorre dalla linea di centrocampo all’altezza del dischetto di rigore: salva tutto Maignan. Un minuto dopo passa il Milan con Estupinan. L’esterno ecuadoriano, su assist di Fofana, scocca un sinistro sotto la traversa imparabile per Sommer. Al 39′ alto un tiro di Saelemaekers su assist di Pulisic. Al 42′ Fofana perde lo spunto in area facendosi soffiare il pallone da Dimarco.

Al 3′ della ripresa Barella serve Zielinski, che da posizione defilata cerca il primo palo: Maignan non si fa sorprendere. Dall’altra parte fa tutto bene Pulisic che serve Leao, il portoghese va al tiro ma manda a lato. Al 7′ fa tutto da solo Fofana, che resiste al ritorno di Barella e calcia col sinistro, si oppone Sommer. Al 10′ Barella sradica il pallone dai piedi di Estupinan e crossa sul secondo palo: Mkhitaryan lo lavora bene e appoggia a rimorchio per Dimarco, ma il suo sinistro da ottima posizione è alto. Al quarto d’ora e prime mosse di Chivu: dentro Dumfries e Sucic, fuori Luis Henrique e Mkhitaryan. Al 18′ cross di Dumfries per il colpo di testa di Bonny che termina alto. Al 20′ giallo a Bastoni che ferma la ripartenza di Rabiot. Al 23′ altro doppio cambio per Chivu, escono Bastoni e Barella, entrano Carlos Augusto e Frattesi. Poco dopo giallo a Dumfries per una trattenuta su Pavlovic. Arrivano al 28′ le prime sostituzioni di Allegri, con Ricci e Fullkrug al posto di Fofana e Leao. Al 35′ l’ultimo cambio per l’Inter è Diouf per Bisseck. Poco dopo giallo a Rabiot per un’entrata troppo energica su Dumfries. Il francese, diffidato, salterà il match con la Lazio di domenica prossima. Al 38′ scocca l’ora di Nkunku, esce Pulisic. Al 43′ ammonizione per Modric per un fallo su Sucic suo compagno nella nazionale croata. Nel recupero protesta Esposito per un contrasto in area con De Winter: si prosegue col corner affidato a Dimarco. Dall’angolo gol annullato a Carlos Augusto, perché Doveri non aveva fischiato la ripresa del gioco. Protesta l’Inter ma si torna dalla bandierina: nulla di fatto dagli sviluppi. E’ l’ultima emozione della stracittadina meneghina, poco dopo arriva il triplice fischio di Doveri e può scattare la festa rossonera.

Germania, Merz perde il primo test regionale: Verdi primi davanti alla Cdu, terza Afd che quasi raddoppia i consensi

I Verdi - al governo da 15 anni - vincono nel Baden-Württemberg con il primo presidente di origini turche della storia tedesca. Crollo Spd. Estrema destra la seconda più votata tra i 16-24enni
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Verdi in testa (di poco), Cdu seconda. Terza l’estrema destra di AfD che quasi raddoppia il risultato. Il partito del cancelliere Friedrich Merz ha perso le elezioni nella regione del Baden-Württemberg. Nonostante l’ampio vantaggio degli scorsi mesi, il partito dei Verdi è riuscito nella rimonta arrivando davanti alla Cdu: 30,3 contro il 29,7 per cento dei consensi con uno scontro voto su voto fino alla fine dello scrutinio.

Come già previsto dai sondaggi, AfD festeggia guadagnando almeno 9 punti percentuali rispetto alla scorsa tornata e arrivando al 18,8. Crollo disastroso dei socialisti della Spd che erano dati sotto al 10 e stanno a malapena sopra la soglia di sbarramento del 5%. Restano fuori sia i liberali che la sinistra della Die Linke che puntava a uno storico primo ingresso nel Parlamento regionale. Niente da fare. La coalizione che governerà il land sarà di nuovo composta da Verdi e Cdu, con l’estrema destra prima forza di opposizione.

La terra delle auto, patria delle case automobilistiche Porsche e Mercedes, sceglie di premiare i Verdi già al governo da 15 anni. Finita l’era di Winfried Kretschmann al governo dal 2011, ora tocca all’ex ministro dell’Agricoltura Cem Ozdemir che diventa il secondo presidente ecologista della regione nella storia tedesca e il primo in assoluto di origini turche. Il suo nome è riuscito a permettere la risalita del partito, già al governo in coalizione con la Cdu. A dargli un ulteriore spinta, lo scandalo che ha colpito l’avversario Manuel Hagel nelle ultime settimane: la diffusione di un video, vecchio di nove anni, in cui pronunciava frasi sessiste su una classe di ragazzine dove era appena stato a parlare. E’ stata una botta nella corsa del giovane candidato, a cui si è unita l’incapacità di convincere l’elettorato più a destra.

Per Merz è una sconfitta, in una terra di grande ricchezza, ma anche di grandi preoccupazioni per il futuro economico tra licenziamenti, crisi geopolitiche e competizione con la Cina. Ma al tempo stesso, è anche un segnale interno al partito: il 38enne Hagel è considerato molto vicino a uno dei possibili avversari di Merz, Hendrick Wust presidente del Nord-Reno Westfalia.

Chi stasera può dirsi soddisfatta è sicuramente l’AfD che, come previsto dai sondaggi, fa un altro balzo in avanti e consolida la sua presenza anche nella zona Ovest della Germania. “Siamo i vincitori della serata, il nostro è un grande successo”, ha commentato il co-leader del partito Tino Chrupalla alla Zdf. Il partito non ha raggiunto la soglia del 20%, superata da tempo nei Laender dell’Est, ma si accredita come una delle opzioni in campo anche in una delle zone dove meno erano presenti. E soprattutto, si conferma molto forte tra i giovani: secondo gli exit poll trasmessi in queste ore, AfD è il secondo partito più votato nella fascia tra i 16 e i 24 anni, subito dietro i Verdi. Proprio questa era la prima tornata in cui gli under 16 potevano votare alle elezioni del Baden-Württemberg.

Nuovo attacco di Meloni ai magistrati: “Ci impediscono di governare”. E sulla famiglia nel bosco annuncia l’invio degli ispettori

La premier dice di essere "senza parole" per la decisione dei giudici di allontanare la madre dai figli. Sul referendum: "Sono convinta che la riforma interviene anche su immigrazione e sicurezza"
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Se sull’attacco contro l’Iran preferisce non schierarsi “per mancanza di elementi a disposizione”, su un argomento invece Giorgia Meloni non esita a prendere posizione. E cioè sul referendum. In un’intervista a Fuori dal coro, su Rete 4, la presidente del Consiglio torna a scagliarsi contro i magistrati tirando nuovamente in ballo due temi: migranti in Albania e la vicenda della famiglia nel bosco, sottolineando di essere “senza parole” per la decisione dei giudici di allontanare la madre dai figli. E sul punto annuncia che il ministro Carlo Nordio sta mandando gli ispettori.

Il nuovo attacco alle toghe

“Se non partiamo dalla base, non possiamo risolvere i problemi. Sono convinta che la riforma della giustizia interviene anche su materie come immigrazione e sicurezza“, dice Meloni. Nonostante la riforma costituzionale voluta da Nordio non riguarda i due argomenti, la premier afferma comunque di essere convinta di questo. I due temi – continua – viaggiano su tre livelli: le leggi “messe a disposizione” anche dal governo, il lavoro delle forze dell’ordine e la “magistratura che faccia rispettare le leggi”. “Se uno dei tre livelli non funziona – ha aggiunto – il meccanismo si inceppa e io conosco moltissimi casi nei quali il meccanismo si è inceppato”. Meloni ha citato così le “devastazioni dei centri sociali a Roma e a Torino”, dove “non c’è stato nessun seguito giudiziario” e “addirittura i giudici hanno annullato il Daspo fatto agli antagonisti”. Sulla seconda materia, ha aggiunto: “Non devo ricordare le continue interpretazioni forzate delle norme per impedirci di governare il fenomeno dell’immigrazione”.

I centri in Albania

E tira fuori nuovamente l’argomento dei centri in Albania: “La novità che le racconto stasera è che ora i giudici non hanno convalidato il trattenimento in Albania di un altro immigrato stupratore di minore, condannato per violenza sessuale su un minore. Cioè a un pedofilo che entra illegalmente in Italia, e stupra un minore, io non lo posso trattenere, non lo posso rimpatriare, e rischio perfino che i giudici gli diano la protezione internazionale. Gli stessi che sono così comprensivi con i criminali stranieri magari poi usano il pugno duro con chi si difende da una rapina in casa”, ha dichiarato Meloni.

Su famiglia nel bosco “Nordio sta mandando ispezione”

Infine torna nuovamente sul caso della famiglia nel bosco. Dice nell’intervista di essere “senza parole” di fronte alle ultime decisioni dei magistrati: “Una decisione che non penso faccia stare meglio i bambini, gli infligge un pesantissimo trauma. Penso che siamo oltre, dobbiamo assistere inermi a queste decisioni figlie di una lettura ideologica, ma lo Stato non ti può togliere i figli perchè non condivide il tuo stile di vita”. Nordio, ha concluso la premier, “sta mandando una ispezione, ho parlato con il ministro”.

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Meloni sull’attacco Usa contro l’Iran: “Non condanno né condivido, non ho gli elementi per prendere una posizione”

"Al netto del premier spagnolo, nessun altro ha condannato l’iniziativa", ha detto Meloni in tv. Parla anche dei rischi per la sicurezza interna e caro prezzi carburanti
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Nessuna condanna, anche questa volta, all’attacco unilaterale di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Giorgia Meloni – durante la registrazione al programma Fuori dal coro, in onda su Rete 4 – alla domanda se condivida o condanni l’intervento militare contro l’Iran, e con la premessa fatta dal giornalista Mario Giordano sul fatto che la premier italiana non sia afona, risponde così: “Proprio perché non sono afona, risponderei nessuno dei due“. Un’intervista nella quale la premier torna anche ad attaccare i magistrati sul tema dell’immigrazione e la vicenda della famiglia nel bosco.

“Non ho elementi per prendere una posizione”

Sul sua “non condanna” all’attacco contro l’Iran, Meloni spiega anche i motivi della sua risposta: “Perché io non ho oggettivamente gli elementi necessari, come non ce li ha quasi nessuno in Europa, anzi nessuno, per prendere una posizione che sia da questo punto di vista categorica“, sottolinea la premier ricordando che “al netto del premier spagnolo, nessun altro ha condannato l’iniziativa così come nessuno sta partecipando al conflitto”.

Ribadisce il collegamento con la guerra in Ucraina

La presidente del Consiglio ricalibra così la posizione del governo decidendo di non prendere posizione, mentre pochi giorni fa il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha parlato di un attacco “al di fuori delle regole del diritto internazionale”. Meloni dice però di condividere le sue affermazioni sottolineando “che noi dobbiamo fare i conti con un quadro nel quale sono oggettivamente saltate le regole del diritto internazionale“. E anche questa volta collega il conflitto in Iran con l’invasione russa: “Io non penso che siano saltate con questo episodio” dell’attacco a Teheran perché dice “esistono moltissimi precedenti ma sicuramente il quadro è di grande caos”. “Secondo me – ha ribadito – la crisi è diventata strutturale, in particolare con l’invasione dell’Ucraina perché chi è che dovrebbe far rispettare il diritto internazionale? In teoria sono le Nazioni Unite, però noi abbiamo l’anomalia di un membro del Consiglio di sicurezza dell’Onu che quattro anni fa ha invaso un suo vicino per provare ad annetterlo”.

“L’Italia non è parte del conflitto”

Anche oggi – dopo l’ok agli Usa per l’utilizzo delle basi militari e l’invio di una fregata a Cipro – la premier tiene a precisare che “l’Italia non è parte del conflitto” e “non intende esserne parte”. “Noi, come lei sa, ci stiamo limitando – ha aggiunto nel corso dell’intervista – a rafforzare la nostra presenza nei paesi del Golfo che sono stati attaccati dall’Iran con missili, con droni, ma solo a scopo difensivo. Ed è chiaramente anche una decisione che nasce dal bisogno che noi abbiamo di proteggere le decine di migliaia di italiani che sono presenti nell’area, oltre che i nostri contingenti militari. Lei sa – ha continuato – che noi abbiamo circa duemila soldati dislocati in quella regione. Dopodiché quelle sono anche nazioni con le quali noi abbiamo sicuramente ottimi rapporti, che sono anche vitali per i nostri interessi energetici. Però non intendiamo entrare in guerra, non ci entreremo”.

Rischi per la sicurezza interna e caro prezzi

Non nasconde comunque che “chiaramente l’Italia rischia comunque di essere coinvolta soprattutto dalle conseguenze del conflitto, sia sul piano della sicurezza interna soprattutto, sia ovviamente sul piano economico“. Per quanto riguarda il primo aspetto “non ci sono particolari allarmi in questo momento, ma sicuramente noi a scopo di prevenzione siamo mobilitatissimi, sia il Comitato Antiterrorismo, sia il Comitato Nazionale Difesa e Sicurezza sono praticamente convocati a oltranza, si riuniscono continuamente, perché in ogni caso su queste cose è sempre meglio prevenire, no?”, ha aggiunto Meloni. In merito al caro prezzi afferma che la priorità del governo è quella di “impedire che la speculazione faccia esplodere i prezzi”. Ricordando che l’autorità dell’energia ha attivato una task force, ha fatto presente “che già domani avremo i primi report per monitorare il prezzo dell’energia, soprattutto quello sul gas”. “Siamo determinati – ha aggiunto ancora – a combattere la speculazione. E approfitto per ribadire che consiglio a tutti prudenza, perché io non escludo, quando dovessimo avere evidenza di atteggiamenti che sono speculativi, neanche di aumentare le tasse alle aziende che fossero responsabili di rimettere i soldi sulle bollette in particolare”.

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DEMOCRAZIA DEVIATA

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Dalla promessa di nozze al rimprovero del papà: gli slogan grotteschi della campagna per il Sì al referendum

A due settimane dal voto sulla riforma della giustizia, la propaganda elettorale pro-governo tocca nuovi, altissimi picchi, paragonando situazioni di vita quotidiana all'esito delle urne. Il risultato è sotto gli occhi di tutti
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Alla faccia di Cesare Beccaria, uno dei padri dell’Illuminismo italiano, il cui volto figura nel logo dell’Unione delle Camere Penali, l’Ucpi, con scritte in bella evidenza le parole “libertà, legalità, giustizia”. Ebbene ora il volto dell’autore del libro Dei delitti e delle pene, che ogni studente di giurisprudenza deve mandare a memoria, viene mescolato a un paio di manifesti lanciati dalle Camere Penali comparsi addirittura, in formato gigante, sul retro degli autobus. Uno peggio dell’altro. Ilfattoquotidiano.it li pubblica per documentare come la “guerra” del Sì sulla separazione delle carriere possa giungere a livelli incommentabili. Evidentemente spaventati dai sondaggi che continuano a dare il No in vantaggio, gli avvocati italiani ricorrono a tutto. Anche a una propaganda che stupisce per la sua genericità, nonché, nel caso del manifesto con il bambino, lasciano esterrefatti per l’improprio paragone tra un padre che rimprovera il figlio e l’inesistente (a detta dei penalisti) giustizia disciplinare del Csm.

Ecco il manifesto, fotografato a Roma, che giganteggia dietro un pullman. Guardiamolo. Si commenta da solo. Dovrebbe propagandare il Sì al referendum sulla separazione delle carriere. Ma cosa c’entra il giovane uomo con in mano un astuccio al cui interno figura la bilancia della giustizia che viene mostrata a una ragazza pronta a dire “Oddio, non so che dire”, mentre lui replica secco “dì di Sì e basta”? Davvero gli avvocati italiani pensano che si possa ridurre a questo la campagna sulla legge costituzionale di Carlo Nordio e Giorgia Meloni? I cittadini italiani devono dire “Sì, e basta”? Sorprende che il post si concluda con un’altra frase: “Vuoi una giustizia finalmente giusta? Sì. Sicuramente”. Cesare Beccaria si sta rivoltando nella tomba.

Va ancora peggio con il secondo manifesto. Quello del padre con suo figlio. Dice il bambino “non è giusto che ogni volta che sbaglio becco una punizione”. Il padre, con l’aria severa, replica: “Questa casa non è il Csm, chiaro?“. Sotto la scritta “la giustizia si fa responsabile”. Con quel Sì in rosso, tanto per colpire chi guarda il manifesto. Le Camere Penali hanno duramente protestato, come tutto il centrodestra, contro i manifesti dell’Anm comparsi anche alla stazione centrale di Milano dove giganteggiava la scritta “Vorresti giudici che dipendono dalla politica?“. Accanto una ragazza sorreggeva un cartello con un “No”. L’immagine esprimeva esattamente il mood della grandissima maggioranza delle toghe italiane. Qui invece le due pubblicità stradali del comitato Camere Penali per il Sì puntano solo su quel Sì, senza che vi sia alcun collegamento logico, né una corrispondenza, tra quello che raccontano le immagini e il contenuto della riforma della giustizia. Per non parlare della semplificazione fuor di misura nel paragonare il Csm a una casa in cui si rimprovera un figlio. C’è da augurarsi che quel bimbo non esita e sia solo frutto di un’invenzione dell’intelligenza artificiale.

In entrambi i manifesti figura l’hashtag #lepiùbellefrasidiOsho, al secolo Federico Palmaroli, che sulla sua pagina Facebook ripropone il manifesto con il giovane che dice alla ragazza “Dimmi di Sì”. Con l’obiettivo di aumentare i propri like e i propri Sì, si può ridurre così la battaglia sulla giustizia? Di fronte a un caso del genere bisogna dire di No.

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È morto Walter Martino, con i Gablin compose la colonna sonora di “Profondo Rosso”. I compagni di band: “Perdiamo un amico e un grande musicista”

Il batterista, figlio di Bruno Martino - il crooner di "Estate" -, è morto il 7 marzo. La notizia è stata data dai profili social della band
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È morto Walter Martino, musicista e co-fondatore dei Goblin, band nota noto per la realizzazione di colonne sonore e soprattutto per la collaborazione ad alcuni film di Dario Argento. Ne dà notizia la band stessa sui social.

Le parole della band

“Con grande dolore annunciamo la scomparsa improvvisa di Walter Martino, batterista, co-fondatore dei Goblin e tra i compositori della colonna sonora di Profondo Rosso” recita la nota condivisa online. “Walter è stato una figura fondamentale nella storia della band e della musica che ha accompagnato alcune delle pagine più iconiche del cinema italiano. Il suo talento, la sua sensibilità musicale e il suo spirito creativo hanno contribuito in modo determinante a definire il suono dei Goblin”. I compagni di band piangono la scomparsa del collega e amico: “Oltre a un grande musicista, perdiamo un amico e un compagno di viaggio, con cui abbiamo condiviso musica e momenti importanti del nostro percorso. In questo momento di grande tristezza ci stringiamo alla sua famiglia e a tutte le persone che gli hanno voluto bene”.

Chi era Walter Martino

Walter Martino è morto il 7 marzo all’ospedale di Livorno. Nato a Milano il 18 aprile 1953, era figlio di Bruno Martino, pianista, cantante e compositore, crooner dalla voce inconfondibile, famoso in Italia negli anni ’50 e ’60 e molto apprezzato nel mondo jazzistico internazionale per aver composto “Estate”, unico brano italiano ad essere inserito nel “Real Book”, il libro degli standards jazz mondiali.

Walter Martino ha fatto parte di importanti gruppi storici del rock italiano come Il Ritratto di Dorian Gray, Seconda generazione, Banco del Mutuo Soccorso. Ha composto con i Goblin la colonna sonora del film di Dario Argento “Profondo Rosso” nel 1975, mentre tre anni dopo ha scritto con i Libra le musiche di “Shock”, ultimo film di Mario Bava.

“Tu vedi lo stesso ‘pippo’ da 26 anni, io da 8”, “Se devo essere sincera non lo vedo più”: l’esilarante gag tra Elettra Lamborghini e Mara Venier a “Domenica In”

La cantante ancora una volta senza freni nel salotto di Rai 1, tra l'amore con il marito Afrojack, la paura di mettere al mondo un figlio in tempi come questi e un dubbio: "Credo di avere l'ADHD"
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Settimana scorsa ha dato spettacolo con lo smartphone rimasto incastrato nella tuta, ma anche questa volta Elettra Lamborghini a “Domenica In” non si è risparmiata. Ospite di Mara Venier nella puntata dell’8 marzo, la cantante si è raccontata inanellando battute (e qualche gaffe) una dopo l’altra.

Alla conduttrice che le chiede come stia dopo il Festival la cantante risponde: “Cado a pezzi, non ne posso più, però mi sono divertita come una matta. Io ho la mia routine salutista: mangiare vegano, allenarmi, andare a cavallo, stare con mio marito, non sto facendo esattamente quello che vorrei”. “Beh ma Sanremo è finito” le fa notare Venier, “No Sanremo dura, perché se vuoi stare in classifica devi andare da un programma all’altro” ribatte Lamborghini. “Non è come 20 anni fa che una canzone andava da sola… Bisogna spingere le classifiche”.

“Credo di avere l’ADHD”

“Se so di essere simpatica? Io mi sento molto normale” continua la voce di “Voilà”, “però mi è venuto il dubbio che forse ho l’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività, ndr), perché mi sono riguardata i miei video e ho detto: ‘Ma non sono molto normale’, cioè credo di esserlo, però è vero che ho sempre bisogno di stare in movimento. Finito Sanremo sono stata a casa un giorno e stavo male. Io devo fare cose”. E ancora: “Che faccio quando sono a casa? Niente, nell’ultima settimana prima di Sanremo non sono uscita di casa, mangiavo solo uova perché avevo bisogno di fare fiato”.

L’amore con Afrojack

La conversazione si sposta poi sul marito Afrojack, con il quale sta da 8 anni. “Ci siamo conosciuti a un Festival” racconta Elettra, “a me non me ne fregava di fidanzarmi, ero nella mia ‘era Pem Pem’, io volevo solo sbattere il mio bum bum ovunque andassi. Lui suonava dopo di me. Io non sapevo neanche chi c***o fosse“. Tra di loro, almeno da parte di lui, è stato colpo di fulmine. “Il manager ci ha presentati, e da lì è nato l’amore, però non gliel’ho data subito se è questo che vuoi sapere, ho aspettato, ne è valsa la pena, anzi è il trucco per tenerseli stretti”.

La gag ‘piccante’ con Mara Venier

La padrona di casa chiede cosa l’abbia fatta innamorare di lui: “Ma guardalo!” risponde Lamborghini con gli occhi dell’amore. “Beh non è che sia tutta ‘sta meraviglia” la spiazza Mara Venier. Elettra elenca tutte le qualità del consorte: “Ti assicuro è stupendo dentro e fuori. È buono, fedele, quindi non inzuppa…”. La cantante dice di fidarsi ciecamente di lui: “Donne che le corteggiano? No no, non si avvicinano”, e lo stesso vale per lei, che dice di non avere corteggiatori: “Non me ne frega niente tesoro”, risponde, prima di dare vita a uno scambio di battute ‘hot’ con la conduttrice. “Tu da quanto sei impegnata?” chiede Lamborghini, “Io da 26 anni” sono le parole di ‘zia’ Mara, “Ecco tu vedi lo stesso ‘pippo’ da 26 anni, io da 8, tesoro quello è…” replica Lamborghini. “Guarda se devo essere sincera non lo vedo più” replica la presentatrice scoppiando a ridere. “Tesoro a ‘na certa quello è” ribadisce la cantante.

Elettra Lamborghini e il desiderio di maternità

Infine un passaggio più serio sull’eventuale voglia di maternità: “Credo di essere un po’ traumatizzata da quel che sta succedendo nel mondo” confida l’artista, “Forse ti potrei dire che amo talmente mio figlio che in questo momento non ho il coraggio di metterlo al mondo. Ho bisogno del mio tempo”.

Trovato il corpo di una donna assassinata a coltellate a Genova nel quartiere di Molassana. Fermato il figlio

Il cadavere è stato ritrovato nel pomeriggio di domenica 8 marzo in via San Felice. A dare l'allarme il figlio maggiore della donna
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Nel pomeriggio di domenica 8 marzo una donna è stata trovata morta a Genova, in via San Felice, nel quartiere di Molassana. La donna di 86 anni è stata trovata trafitta da alcune coltellate e a ucciderla sarebbe stato il figlio minore di 52 anni. L’omicidio è avvenuto nel primo pomeriggio al culmine di una lite con una serie di coltellate. Il figlio della donna, un soggetto psichiatrico, è stato portato in questura. Sul posto il pubblico ministero Luca Scorza Azzarà oltre alle volanti della polizia, la polizia scientifica e i carabinieri.

A dare l’allarme era stato il figlio maggiore della donna, Maria Marchetti. Le volanti della questura, giunte sul posto, hanno trovato all’interno della sua abitazione la donna priva di vita con ferite da arma da taglio su varie parti del corpo. Nell’abitazione, oltre al corpo della madre, è stato trovato anche il figlio della donna che aveva i vestiti sporchi di sangue. “È stato trovato un coltello sporco di sangue, in casa che è stato sequestrato. Ci saranno accertamenti su telefono. Arriverà il medico legale per individuare l’ora del decesso e si farà una perizia perché il soggetto potrebbe avere problemi di carattere psichico”, ha dichiarato il magistrato.