Sarebbe partito tutto da una “fontanella” – una specie di candelina scintillante – attaccata al collo di una bottiglia e inavvertitamente posizionata forse troppo vicino ai pannelli fonoassorbenti posti sul controsoffitto del locale, che avrebbero preso fuoco rapidamente. Sarebbe questa una delle prime ipotesi degli investigatori sul drammatico incendio che ha devastato “Le Constellation”, noto disco-bar di Crans Montana, in Svizzera, durante il quale hanno perso la vita almeno 47 persone, forse quasi tutte giovanissime, che stavano festeggiando il Capodanno.
“È stato un incidente”, ha precisato Frederic Gisler, comandante della polizia cantonale del Vallese, che avrebbe quindi escluso “qualsiasi atto doloso”, riporta il portale informativo svizzero “Ticinonline”. Al momento sono ancora in corso le indagini da parte delle autorità competenti, che stanno tentando di ricostruire che cosa abbia scatenato l’incendio e di capire se eventualmente quella tragedia potesse essere evitata.
L’ipotesi dei pannelli fonoassorbenti: “Composti da materiale infiammabile, rilasciano gas tossici”
Secondo quanto riporta Tgcom24, i rilievi tecnici si starebbero concentrando in particolare sui pannelli fonoassorbenti presenti sul tetto del locale. È da lì che potrebbe essere partito l’incendio. Una ricostruzione che sembrerebbe essere confermata da diversi video e foto circolate online nelle ultime ore, nelle quali si vede proprio uno dei pannelli prendere fuoco prima che si generasse il caos all’interno della sala.
Questi pannelli fonoassorbenti sono spesso diffusi nei locali, specialmente quelli notturni, dal momento che assorbono le onde sonore e contribuiscono a ridurre l’impatto acustico percepito all’esterno. Possono essere prodotti in diversi materiali – tra cui il legno e le fibre di vetroresina -, ma uno dei più comuni è la schiuma poliuretanica. Si tratta di una schiuma in poliuretano, un materiale ampiamente studiato per la sua elevata infiammabilità e per la produzione di gas tossici in caso di combustione.
Secondo uno studio, intitolato “Innesco, combustione, tossicità e ritardo di fiamma delle schiume poliuretaniche: una revisione completa” e pubblicato nel 2008 sulla rivista scientifica “Journal of Applied Polymer Science”, “le schiume poliuretaniche sono facilmente innescabili e altamente infiammabili, sostengono la combustione e bruciano piuttosto rapidamente”. Ed è per questo che andrebbero trattati con ritardanti di fiamma, che “riducono l’infiammabilità” anche se non la eliminano del tutto.
Molti dei testimoni, inoltre, parlano della presenza, all’interno e all’esterno del locale, di un fumo molto denso ed estremamente difficile da respirare. “C’era tantissimo fumo e non si respirava, più di cinque secondi e ho tossito per ore”, spiega infatti Lorenzo, un testimone, ai microfoni di “Quarto Grado”. Anche questo fenomeno potrebbe essere attribuito ad alcuni componenti chimici che, nella letteratura scientifica, sono spesso associati al poliuretano.
Secondo quanto riporta un altro studio, pubblicato nel 2016 con il titolo “La tossicità da incendio delle schiume poliuretaniche” sulla rivista scientifica “Fire Science Reviews”, “i poliuretani generano monossido di carbonio (CO), acido cianidrico (HCN) e altri prodotti tossici durante la decomposizione e la combustione”. Questi hanno un effetto asfissiante, cioè “provocano una riduzione dell’ossigeno fornito ai tessuti dell’organismo, causando una depressione del sistema nervoso centrale, con perdita di coscienza”, scrivono gli autori. Lo studio conclude, inoltre, che l’acido cianidrico venga prodotto in grandi quantità “durante la combustione in condizioni di scarsa ventilazione”. Un ambiente quindi simile al seminterrato de “Le Constellation”, dove era presente una sola via d’uscita: “Era una scala stretta e angusta”, ha detto ancora Gisler.
Al momento, non è chiaro se i pannelli presenti del locale fossero composti da poliuretano o da altro materiale. Si attende infatti l’esito dei rilievi, che permetterà di stabilire con certezza scientifica le cause dell’incendio e come si sia diffuso fino a coinvolgere l’intera stanza.
L’incendio e poi l’esplosione: “L’apertura delle finestre ne ha aumentato l’intensità di dieci volte”
Stando ai primi accertamenti delle autorità, quella che sarebbe dovuta essere una festa si sarebbe trasformata in un inferno forse in poche decine di secondi. Nel locale, infatti, si sarebbe generato un “flashover”, che accade quando il fuoco si espande all’improvviso e con violenza in ambienti chiusi. Se il calore si accumula sul soffitto – come in questo caso – risulta più difficile fermare la propagazione dei fumi e dei vapori, con un conseguente aumento della temperatura. Questo fenomeno può causare l’accensione simultanea di altri oggetti infiammabili e la rapida propagazione delle fiamme, che riduce drasticamente la quantità di ossigeno presente nella sala.
A quel punto, qualcuno, forse terrorizzato dallo scenario apocalittico che si era venuto a creare, potrebbe aver provato a rompere le finestre così da tentare una fuga o, quantomeno, provare a respirare ossigeno. Ma ciò avrebbe permesso invece “all’ossigeno di entrare nello spazio ristretto, aumentando l’intensità dell’incendio di dieci volte” e generando una “conflagrazione diffusa”, cioè una forte esplosione che alcuni testimoni hanno detto di aver sentito, ha concluso il comandante della polizia cantonale del Vallese.