Sicurezza, Meloni accusa i giudici. Ma a Roma e a Bologna gli aggressori avrebbero dovuto essere già espulsi

Come il killer del capotreno Alessandro Ambrosio, anche il 18enne fermato per il pestaggio a un dipendente ministeriale aveva ricevuto il foglio di via a inizio gennaio
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Avrebbe dovuto essere espulso dall’Italia il 18enne tunisino fermato per l’aggressione di un funzionario ministeriale alla stazione Termini di Roma. Come avrebbe dovuto esserlo Marin Jelenic, il 36enne croato senza fissa dimora che ha accoltellato a morte il capotreno Alessandro Ambrosio a Bologna. Mentre Giorgia Meloni accusa i magistrati di “mettere a repentaglio la sicurezza con le loro decisioni, gli ultimi casi di cronaca dimostrano come i soggetti responsabili (o presunti tali) di aggressioni nelle città fossero a piede libero per l’inerzia del governo. Sabato sera, vicino a Termini, un 57enne dipendente del ministero delle Imprese è stato accerchiato da sette-otto persone, picchiato violentemente e lasciato in una pozza di sangue: ricoverato al Policlinico Umberto I, è intubato in terapia intensiva in prognosi riservata. Per il pestaggio sono stati fermati in due, tra cui un 18enne egiziano con precedenti per rapina, ricettazione, porto di armi ed oggetti atti ad offendere, era irregolare e a inizio gennaio era stato colpito da provvedimento di espulsione ancora non eseguito. Poco dopo, sempre intorno a Termini, è stato aggredito anche un rider: anche in questo caso i fermati sono due, entrambi tunisini, uno con precedenti e l’altro irregolare.

Anche Jelenic, fermato a Desenzano del Garda mentre fuggiva dopo l’aggressione ad Ambrosio, aveva ricevuto il 23 dicembre un foglio di via dal prefetto di Milano dopo essere stato trovato in possesso di un coltello. Aveva dieci giorni per fare ricorso o lasciare il Paese: scaduto quel termine, avrebbe dovuto essere arrestato per poi venire rimpatriato coattivamente. Il 5 gennaio, invece, era ancora Bologna, dove ha ucciso il capotreno che nei giorni precedenti lo aveva trovato senza biglietto e fatto scendere alla prima stazione. A sentire Meloni, però, sono “le decisioni dei magistrati” a “vanificare il lavoro delle forze dell’ordine e del Parlamento”, come ha detto alla conferenza stampa di inizio anno citando (a sproposito) i casi dell’imam di Torino e di un uomo che sversava rifiuti tossici nella Terra dei fuochi.

Così le opposizioni possono infierire: “L’Italia è un paese insicuro, gli ultimi episodi avvenuti alla stazione Termini di Roma lasciano senza parole”, accusa Raffaella Paita, capogruppo di Italia viva al Senato. “È chiaro che qualcosa non sta funzionando: tutti i fermati hanno precedenti o decreti di espulsione sulle spalle, sarebbero dovuti stare in carcere o fuori dal territorio nazionale. Meloni riporti in Italia gli agenti che ancora si trovano inutilmente in Albania, perché la retorica e la faccia feroce non bastano”. E il presidente M5S Giuseppe Conte attacca: “C’è chi attende che le promesse su maggiore sicurezza fatte per anni vengano attuate. E ancora ieri si è ritrovato un un far west a Roma, nei pressi della stazione Termini, con un rider ferito e un 57enne aggredito e finito in terapia intensiva.

Delitto di Garlasco, Sempio in tv: “Mi aspetto il rinvio a giudizio. Sono il colpevole desiderato”

L'indagato nella nuova inchiesta sull'assassinio di Chiara Poggi intervistato a Verissimo: "C'è gente che vuole festeggiare una mia condanna. L'ha uccisa Stasi"
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Andrea Sempio, indagato in concorso per l’omicidio di Chiara Poggi, si aspetta una richiesta di rinvio a giudizio nella nuova inchiesta condotta dalla procura di Pavia. “Rinvio a giudizio – ha spiegato intervistato alla trasmissione Verissimo su Canale 5 – nel senso che ci aspettiamo di arrivare ad una udienza preliminare. Vediamo poi in udienza preliminare, puntiamo ovviamente al proscioglimento. Non ci sembra ci siano elementi per andare avanti al processo”.

“Sono il colpevole desiderato”

Si tratta della terza volta in cui l’amico del fratello della vittima si trova indagato e “questa è la volta più difficile e spero sia l’ultima”, ha aggiunto definendo il 2025 “l’anno più difficile”. In questa vicenda “si sono create le tifoserie e c’è una parte che ce l’ha con me”. Quindi si è definito “un colpevole desiderato”. E ha detto ancora: “C’è gente che vuole festeggiare una mia condanna”.

“Questa storia è diventata una serie tv”

“La cosa assurda è che questa storia segue due strade”, dice riferendosi al procedimento che lo riguarda. “C’è una storia giuridica abbastanza lineare. Poi c’è la parte mediatica, con tifoserie schierate. Questa storia è diventata una serie tv”, ha detto a Silvia Toffanin. “Nella vita di tutti i giorni non avverto odio. Sui social, invece, tantissimo. Quando escono notizie a me favorevoli, sui social si legge che ‘c’è sotto qualcosa, c’è un trucco’”, ha affermato.

“Chi ha ucciso Chiara Poggi? Alberto Stasi”

Ipotesi nuovi indagati? “Vedremo, è una cosa su cui non so nulla. La mia accusa è in concorso con Stasi o con altri, vedremo se spunteranno questi altri. Per ora non è entrato nessun altro. E non so se ci saranno perché è una voce che è uscita dai giornali”, ha detto ancora Sempio. Chi ha ucciso Chiara Poggi? “Io ad oggi credo Alberto Stasi. Le sentenze hanno stabilito quello e – sottolinea Sempio – io non ho le competenze per metterlo in dubbio: per me la verità è quella”.

Addio a Maurizio Odor di Sky Tg24, grande esperto di meteo e di informazione digitale

I colleghi: "La sua competenza, il garbo e l’umanità con cui si rivolgeva al mondo sono stati la cifra del suo percorso umano e professionale. Ci mancherà"
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È morto nel giorno del suo compleanno, il giornalista di Sky Tg24 Maurizio Odor, colonna della redazione romana dell’emittente. Sessantatre anni, origini istriane, Odor è stato tra i protagonisti del lancio del canale meteo di Sky, di cui era un grande esperto e per tanti anni coordinatore. Negli ultimi anni della sua carriera si è occupato anche di informazione digitale, esplorando con curiosità e professionalità i nuovi linguaggi del giornalismo.

“Gentile con tutti, competente e appassionato. All’interno della redazione web è diventato presto un punto di riferimento grazie all’esperienza e alle preziose doti umane: la parola giusta al momento giusto, il sorriso per smorzare le tensioni, l’umorismo per fare gruppo. La sua competenza, il garbo e l’umanità con cui si rivolgeva al mondo sono stati la cifra del suo percorso umano e professionale. Ci mancherà”, scrivono i colleghi di Sky Tg24 abbracciando la moglie Rossella e i figli Alessandro ed Elena.

Vigilante morto di freddo nel cantiere olimpico, i sindacati: “Lavoro ridotto alla disumanità, chiederemo giustizia”

La Filcams-Cgil dopo il decesso di Pietro Zantonini: "Tragica conseguenza della morte dei diritti". Il M5s: "Si rafforzino le tutele per i tanti lavoratori invisibili"
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I cantieri di Cortina d’Ampezzo? “Aperti con ogni condizione meteo”. Con la precarietà a “fare da sfondo”. Mentre anche la politica si muove chiedendo che “si rafforzino le tutele per i tanti lavoratori invisibili”, la morte di Pietro Zantonini, il vigilante morto di freddo nella notte dell’8 gennaio mentre faceva la guardiania in un cantiere nella sede delle Olimpiadi, mobilita i sindacati.

“Ci sono morti sul lavoro che sono la tragica conseguenza della morte dei diritti di lavoratrici e lavoratori. È la precarietà che fa da sfondo alla drammatica vicenda”, attacca la Filcams-Cgil. Il vigilante, 55 anni, era originario di Brindisi e si trovava a Cortina da settembre: aveva un contratto a termine, già prorogato, con un’azienda del settore di Milano. Era “ancora costretto a rinegoziare di volta in volta il lavoro, la sussistenza della sua famiglia”, aggiunge il sindacato.

“Alla precarietà – dice ancora la Filcams – si sommano poi le condizioni in cui il lavoro viene svolto, all’insegna del mancato rispetto delle più elementari norme per la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”. Il posto di lavoro del vigilante era il palazzo del ghiaccio del complesso in allestimento per ospitare i Giochi olimpici invernali: quando il termometro ha iniziato a scendere sotto lo zero, fino ai -16 gradi di questi giorni, Zantonini ha continuato a trascorrere le notti in un gabbiotto e a compiere i giri di sorveglianza previsti dal contratto, all’addiaccio. Si era lamentato delle difficoltà che affrontava ormai ogni notte, a quanto pare senza riposi da due settimane e con turni da dodici ore.

“Non è concepibile che nel 2026, in un Paese civile, una persona debba morire di freddo sul posto di lavoro – ha commentato il segretario generale Fabrizio Russo – la logica del profitto ad ogni costo ha ridotto i rapporti di lavoro alla più completa disumanità: licenziamenti indiscriminati, nessun interesse per le condizioni di lavoro e nessuna tutela della la salute e della sicurezza di lavoratrici e lavoratori. Chiediamo giustizia per Pietro, esigiamo che quanto è successo a lui non debba più accadere”. Nei prossimi giorni, dopo la denuncia della moglie ai carabinieri, verrà eseguita l’autopsia sul suo corpo. Al vaglio degli investigatori anche le chat con la moglie e la “bacheca online” dei turni.

“Questo è il Paese reale, con cui dobbiamo fare i conti”, ha commentato il presidente del M5s Giuseppe Conte su X. “Faremo di tutto – ha aggiunto – per pretendere che sull’accaduto sia fatta subito chiarezza. Bisogna aumentare l’impegno e gli sforzi affinché si rafforzino le tutele per i tanti lavoratori invisibili che in Italia lavorano in condizioni difficili, spesso sottopagati e in un mare di precarietà, a tutte le età”.

Il presidente iraniano Pezeshkian contro Usa e Israele: “Cercano di intensificare le tensioni, non lasciatevi ingannare”

Il messaggio alla tv di Stato: "Vi chiediamo di non lasciarvi ingannare da questi agitatori e terroristi"
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In un’intervista alla Tv di Stato, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha accusato gli Stati Uniti e Israele, “gli stessi che hanno colpito questo Paese”, di “cercare di aggravare questi disordini in relazione alla discussione economica” e di “cercare di intensificare le tensioni”. Poi si è rivolto ai giovani: “Vi chiediamo di non lasciarvi ingannare da questi agitatori e terroristi, sulla base delle analisi che avete elaborato nella vostra mente, giuste o sbagliate che siano. Purtroppo per alcune famiglie si sono verificati fatti deplorevoli, e a tutte queste famiglie porgo le mie condoglianze. Stiamo cercando di risolvere la situazione il piu’ rapidamente possibile”.

Conte per il No al referendum giustizia: “È la fine del principio che la legge è uguale per tutti”

L'intervento del leader del M5s all'iniziativa promossa dal comitato del No al referendum giustizia
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“Dovremo far capire che i cittadini diventeranno tutti di serie B rispetto invece ai ‘privilegiati’ della giustizia, che sono politici, colletti bianchi e imprenditori amici. Per noi vale il principio ‘la legge è uguale per tutti’“. Sono le parole pronunciate dal leader del M5s Giuseppe Conte, intervenendo all’iniziativa del comitato per il No al referendum sulla giustizia. Un attacco frontale alla riforma Nordio, che Conte definisce un passaggio decisivo di un disegno politico più ampio, capace di mettere in discussione l’equilibrio costituzionale tra i poteri dello Stato.

Conte chiarisce subito di parlare non a titolo personale, ma come rappresentante del M5s, una forza politica che “sin dall’inizio si batte anche in Parlamento” contro quella che considera una riforma pericolosa. Nel mirino c’è “una politica di destra che è vecchia”, accusata di voler “restituire il primato alla politica”, scardinando il sistema costituzionale e il principio dei contrappesi. “Se hai un’investitura popolare, non puoi fare quello che ti aggrada – afferma, rivolgendosi a Giorgia Meloni e rivendicando il rispetto dei fondamenti dello Stato di diritto – Anche io che sono stato presidente del Consiglio devo rispettare la legge. La legge è uguale per tutti”.

L’ex premier collega il tema della giustizia a un quadro internazionale che definisce allarmante. A suo giudizio, il governo guidato da Giorgia Meloni contribuisce a “distruggere il principio di legalità internazionale”. Conte cita il caso Almasri, definito “emblematico” per il modo in cui l’Italia affronta il diritto internazionale, accusando l’esecutivo di aver sottratto un criminale di guerra a un mandato di arresto con “giustificazioni risibili e contraddittorie”. Sul genocidio a Gaza, il leader M5s denuncia un atteggiamento di silenzio e ambiguità che frantuma ulteriormente le regole comuni. E richiama anche il blitz della Delta Force americana in Venezuela, giudicato legittimo dal governo italiano: un esempio di “rovesciamento del diritto internazionale”, che finisce per coincidere con la legge del più forte.
In questo contesto Conte inserisce la riforma Nordio sulla separazione delle carriere, coerente con una volontà definita pretestuosa: i passaggi di carriera, ricorda l’ex premier, sono circa lo 0,3% del totale. “Non serve ai cittadini per migliorare il servizio giustizia”, sostiene, elencando ciò che davvero manca per i cittadini: investimenti, personale, dotazioni informatiche, processi più rapidi.

L’obiettivo reale, secondo Conte, emerge dalle parole della stessa presidente del Consiglio, quando afferma che governo e giudici devono lavorare “nella stessa direzione”. Un’affermazione che, per il leader M5s, equivale a negare il ruolo di contropotere della magistratura, chiamata invece a tutelare i diritti fondamentali. “Così volete il potere sottomesso al potere”, accusa, ricordando un post di Meloni dell’ottobre scorso in cui la riforma viene presentata come risposta alle presunte ingerenze della magistratura nella politica.
Conte allarga poi l’analisi ad altre scelte dell’esecutivo: il Decreto Sicurezza, che inasprisce le pene e colpisce proteste e dissenso; la cancellazione del reato di abuso d’ufficio; il ridimensionamento del traffico di influenze; il depotenziamento delle intercettazioni. Tutti strumenti che, a suo dire, “danno fastidio ai politici e ai colletti bianchi”. Anche la custodia cautelare diventa un bersaglio: una misura che “rompe il giocattolo” perché impedisce di guadagnare tempo tra gradi di giudizio e prescrizione.

Infine, l’allarme sul nuovo assetto del Csm e sull’allontanamento dei pubblici ministeri, che rischiano di finire in un limbo risolto poi dal potere politico, destinato ad avere un’egemonia nelle nomine. Il quadro che Conte dipinge è quello del “ritorno della casta dei politici” e degli “intoccabili”, decisi ad avere le mani libere e a non rispondere a nessun contropotere, dalla magistratura alla Corte dei Conti, fino alle autorità indipendenti.
La conclusione è un appello alla mobilitazione per il No al referendum e contro l’intero impianto della riforma. L’alternativa, avverte Conte, è una giustizia a doppio binario, in cui i cittadini comuni pagano e i potenti si salvano. Un esito che, per il M5s, resta inaccettabile perché in contrasto con un principio che considera non negoziabile: “la legge è uguale per tutti”.

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Scatena una valanga mentre scia, campionessa di mountain bike salva per un soffio: “Ecco cos’è la trappola euristica”

Il rischio zero, redarguisce la sportiva sui social, "non esiste"
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“Oggi ho innescato una valanga”. Comincia così il lungo messaggio con cui Ares Masip, campionessa catalana di mountain bike, ha accompagnato un video che la riprende mentre, durante una discesa con gli sci, viene travolta dalla neve. La sportiva si trovava in zona Cim de l’Hortell a circa 2400 metri di altitudine, ad Andorra, quando, mentre era in pista, con un rischio di slavina 1-2, quindi non troppo alto, si è trovata in mezzo a una valanga. Masip racconta di aver fatto più volte quel tragitto negli ultimi giorni, tre volte solo nella stessa giornata. Proprio questo, spiega, l’ha portata a sottovalutare il pericolo.

“Si sono sommati dei fattori che mi hanno portato a pensare che fosse sicuro scendere. Ed è qui che entra in gioco quella che viene definita trappola euristica“, spiega ancora Masip che fa riferimento a un pregiudizio mentale che ti porta a “semplificare la realtà” e sopravvalutare la sicurezza anche quando “in realtà il rischio c’è”. “Luogo conosciuto, rischio presunto, ripetizione recente – spiega elencando i fattori che l’hanno portata a sottovalutare il pericolo – Non è che le condizioni fossero sicure, è che sembravano sicure”.

Il rischio zero, redarguisce quindi, “non esiste”. Insieme a lei c’era anche il suo cane che, a giudicare dalle immagini, sembra esserne uscito illeso.

Rubina Aminian è la prima vittima nota nelle proteste in Iran: la 23enne curda “colpita alla testa da un proiettile sparato alle spalle”

Secondo la ong "Iran Human Rights" la giovane amante della moda è stata ammazzata la sera di giovedì 8 gennaio, dopo aver lasciato il college e aver partecipato a una manifestazione
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Tra le oltre 192 vittime citate dalle Ong nelle proteste in Iran è stata identificata Rubina Aminian, 23 anni, studentessa di design tessile e di moda allo Shariati College di Teheran. Lo riporta l’ong Iran Human Rights, riferendo di aver avuto dettagli sull’uccisione di questa giovane studentessa. Sui social network intanto il nome di Rubina Aminian è già diventato un hashtag: sono tantissime le foto e i video che in queste ore ritraggono lei e la sua passione per la moda.

Secondo l’ong, la 23enne è stata uccisa la sera di giovedì 8 gennaio, dopo aver lasciato il college e aver partecipato a manifestazioni di protesta. Fonti vicine alla famiglia di Rubina hanno riferito a Iran Human Rights che la giovane donna curda di Marivan è stata colpita alle spalle a distanza ravvicinata, con il proiettile che le ha colpito la testa.

Dopo aver appreso della sua morte, i membri della famiglia di Rubina Aminian si sono recati da Kermanshah, dove vivono, a Teheran per identificare il suo corpo. Fonti vicine alla famiglia Aminian hanno riferito a Iran Human Rights che “la famiglia è stata portata in un luogo vicino all’università dove hanno trovato i corpi di centinaia di giovani uccisi durante le proteste. La maggior parte delle vittime erano giovani tra i 18 e i 22 anni, uccisi a distanza ravvicinata con colpi alla testa e al collo dalle forze governative. Inizialmente alla famiglia non è stato permesso di identificare il corpo di Rubina e in seguito non è stato permesso loro di portarlo via”.

Secondo quanto riportato, le fonti segnalano che alla fine “la famiglia di Rubina è riuscita a recuperare il suo corpo e a tornare a Kermanshah”, ma al loro arrivo “hanno scoperto che le forze dell’intelligence avevano circondato la loro casa e che non era stato loro permesso di seppellirla“.

Heated Rivalry, arriva anche in Italia la serie tv sulla storia di sesso e amore nel mondo dell’hockey: preparate i popcorn e mandate a letto i bambini!

La serie tv che racconta l’amore tra due capitani di squadre rivali sta riscuotendo un successo strepitoso oltreoceano grazie al passaparola social
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Una storia d’amore impossibile tra i capitani di due squadre di hockey su ghiaccio, nata nella rivalità sportiva in un ambiente maschilista e con i riflettori puntati addosso. Sono questi gli ingredienti di Heated Rivalry, una nuova serie tv Lgbt distribuita dalla piattaforma canadese Crave che sta riscuotendo un successo strepitoso grazie al passaparola social: solo nei primi giorni di programmazione, il canale tv a pagamento ha registrato un aumento degli abbonamenti del 400% e la serie è stata confermata per almeno altre due stagioni.

Protagonisti della serie tv sono Shane Hollander, capitano della squadra di Montreal Metros, e Ilya Rozanov, stella russa in forza ai Boston Raiders. I due debuttano nello stesso anno e, parallelamente ai primi successi, cominciano una relazione fatta soprattutto di incontri intimi e piccantissimi che lasciano davvero poco spazio all’immaginazione.

Col tempo i due diventeranno i principali nomi dell’hockey su ghiaccio, una rivalità sportiva alimentata dal clima cameratesco degli spogliatoi e dalla pressione del tifo da stadio: nessuno sospetta che dietro l’apparente odio si nasconda in realtà una storia di passione bollente, che lentamente sfocerà in qualcosa di più. Il rapporto avrà i suoi momenti di stanca: Ilya dovrà affrontare le difficoltà col padre e con le rigidità dell’educazione russa, mentre Shane inizierà una storia d’amore con una famosa attrice che gli confonderà le idee sul proprio orientamento sessuale. Ad aiutarli inconsapevolmente nel processo sarà la vicenda di Scott Hunter, capitano degli Admirals di New York: l’incontro con un cameriere sarà capace di fargli mettere in discussione anni di silenzi sulla propria vita privata.

Questa prima stagione è il risultato dell’adattamento per il piccolo schermo dei primi due romanzi della serie ‘Game Changers’ scritta da Rachel Reid, ed è trasmessa per gli Stati Uniti sul canale di pay tv Hbo Max, che debutterà in Italia il prossimo 13 gennaio: dunque a breve Heated Rivalry dovrebbe essere visibile anche da noi. Preparate i popcorn e mandate a letto i bambini!

“Ho trovato una cassaforte nell’Oceano. Non avevo il coraggio di aprirla, puzzava… Alla fine l’ho fatto e dentro c’era una confezione della carne secca ‘più piccante del mondo'”: la storia di Quoin Sellenger

Il ritrovamento è avvenuto a largo di Shark Bay, nella ragione di Gascoyne, in Australia Occidentale. L'uomo ha reso pubblica la scoperta con un post su una pagina Facebook locale il 3 gennaio" Se qualcuno ha perso una cassaforte, l’ho trovata tra Denham ed Eagle Bluff. Per il ritiro sono richiesti documento d’identità e descrizione del contenuto"
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Trovare una cassaforte nel bel mezzo dell’Oceano Indiano sembra un’ipotesi fantastica, di quelle sognate da bambini. E invece è la storia di Quoin Sellenger e la racconta l’Australian Broadcasting Corporation (ABC). Il ritrovamento è avvenuto a largo di Shark Bay, nella ragione di Gascoyne, in Australia Occidentale. A notare la cassaforte è stato un suo amico: “C’è una piccola barriera corallina tra Denham ed Eagle Bluff. Lui stava facendo immersioni lì con la famiglia e la barca stava andando alla deriva, così mi ha chiamato”. A quel punto, Sellenger ha deciso di coinvolgere la figlia 13enne: insieme hanno preso la moto d’acqua e sono andati a vedere dove fosse il misterioso tesoro.

Sellenger ha reso pubblica la scoperta con un post su una pagina Facebook locale il 3 gennaio” Se qualcuno ha perso una cassaforte, l’ho trovata tra Denham ed Eagle Bluff. Per il ritiro sono richiesti documento d’identità e descrizione del contenuto”. Ora, non è proprio semplicissimo “perdere una cassaforte”, e infatti nessuno l’ha reclamata. Ecco quindi che l’uomo e il suo amico Brad hanno deciso di aprire il forziere che peraltro “emanava un forte odore, puzzava” e hanno usato una smerigliatrice per fare un foro sul retro: “Il mio amico non voleva nemmeno prenderla in mano e io ero piuttosto nervoso. Non volevo proprio trovarmi da solo ad aprire una cassaforte recuperata dall’oceano“, le parole alla ABC.

Ma cosa c’era all’interno? Un paio di cerniere e una confezione da 30 grammi di cibo etichettato come la carne secca più piccante del mondo, scaduta da quattro anni: “C’erano delle confezioni maleodoranti di beef jerky. Speravo ci fosse magari l’anello di matrimonio di qualcuno, o il gioiello dell’oceano di Rose in Titanic”. La cassaforte è stata consegnata alla Polizia dell’Australia Occidentale (WA) ma, secondo Sellenger, potrebbe trattarsi di “uno scherzo che qualcuno ha fatto a un amico, sapendo che la cassaforte sarebbe stata trovata“.