Albanese alla Festa del Fatto: “Rischiamo l’israelizzazione delle nostre società. Candidarmi? Me l’hanno chiesto, non credo”

La relatrice speciale Onu per i Territori palestinesi occupati, ospite insieme alla saggista Anna Foa della Festa del Fatto, intervistata da Maddalena Oliva e Riccardo Antoniucci
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“Israele incarna quel modello di democrazia che stiamo diventando piano piano pure noi”. Alla Festa del Fatto Francesca Albanese, sul palco insieme alla storica Anna Foa, con la condirettrice del Fatto Quotidiano Maddalena Oliva e il giornalista Riccardo Antoniucci, torna sulla guerra a Gaza e in Cisgiordania e parla del rischio di una “israelizzazione delle società occidentali“. Albanese contesta la definizione di Israele come “unica democrazia del Medio Oriente” e richiama il sistema di controllo esercitato sui palestinesi nei territori occupati: “Alcuni votano, altri sono sotto il controllo dello Stato”. Da qui il parallelo con l’Europa, dove secondo la relatrice speciale Onu per i Territori palestinesi occupati avanzano militarizzazione e “cultura bellicista”. “Se non ci emancipiamo dalla cultura bellicista che l’atlantismo continua a seminare in Europa, l’israelizzazione delle nostre società diventerà una realtà dalla quale non ci libereremo più”, sostiene Albanese, invitando anche a guardare alle responsabilità individuali e collettive prima ancora di quelle di governi e Parlamenti. Alla fine arriva anche una domanda sul suo futuro politico e sull’ipotesi di un impegno diretto alle elezioni. Qualcuno ti ha chiesto di candidarti? “Sì”. Hai intenzione di candidarti? “Non credo, no”.

Ben Gvir e il ministro della Cultura attaccano i registi di Naza: “Tradimento di Stato, andatevene”

Il titolare della Sicurezza Nazionale e Miki Zohar si scagliano contro Yuval Abraham e Rachel Szor per la loro opera premiata a Venezia: "Vergogna e disonore, amici di Hamas"
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Il ministro della Cultura israeliano Miki Zohar ha minacciato di revocare la cittadinanza a Yuval Abraham e Rachel Szor, registi del documentario Naza che ha vinto il Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia. In un post su X, Zohar ha descritto il film come “vile”, affermando che “costituisce un tradimento dello Stato”.

“È proprio per questo motivo che ho guidato l’importante riforma del cinema, affinché i cittadini israeliani non debbano più pagare di tasca propria per i danni arrecati ai soldati delle Forze di Difesa Israeliane e allo Stato di Israele”, ha dichiarato Zohar riferendosi alla sua riforma dei finanziamenti governativi per l’industria cinematografica locale.

L’attacco ai due è stato concentrico. Poco prima di Zohar era stato Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza Nazionale, ad aggredirli pubblicamente: “A coloro che diffamano i nostri eroici combattenti, che rischiano la loro vita affinché possiamo vivere in pace e sicurezza, io dico: voi siete una vergogna e un disonore per l’intero popolo d’Israele. Andatevene”. In un post su X ha parlato di “danno collaterale, diretto contro il popolo d’Israele”. E ha detto ancora: “Sono sicuro che i vostri amici, i nostri nemici di Hamas a Gaza, vi accoglieranno a braccia aperte!”.

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Albanese alla Festa del Fatto: “Il genocidio dei palestinesi continua in altre forme. Ddl antisemitismo? Incostituzionale”. Foa: “In frantumi il diritto internazionale”

La relatrice Onu per i territori occupati e la storica intervistate da Maddalena Oliva e Riccardo Antoniucci alla Festa del Fatto Quotidiano in Versiliana
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“Israele è riuscito a sfondare la funzione protettiva del diritto internazionale”. Francesca Albanese, intervistata da Maddalena Oliva e Riccardo Antoniucci alla Festa del Fatto quotidiano, ha parlato del “genocidio dei palestinesi che continua in altre forme”. “Israele o viene fermato o questo cambierà il corso della storia e la capacità di difendere i civili”, ha detto dopo che in apertura sono state proiettate alcune immagini del documentario Naza dei registi israelianiYuval Abraham e Rachel Szor, accolto da 25 minuti di applausi a Venezia. Negli ultimi mesi, ha continuato la Relatrice Onu per i territori occupati palestinesiil cui rapporto è in edicola per Paper First per la prima volta tradotto in italiano -, “il volume degli articoli sui giornali è diminuito. Il numero di persone che protestano si è ridotto, ma si è allargata la base di gente consapevole. Al tempo stesso c’è stata una risposta violenta delle istituzioni”, per esempio con il decreto Sicurezza. “Fondamentale è capire che dal cessate il fuoco a oggi non è cessato niente”.

In collegamento anche la storica Anna Foa, autrice di numerosi saggi sulla storia degli ebrei e in libreria con il suo “Il suicidio di Israele”. “Da ebrea”, ha dichiarato, “dico che ha ragione Albanese. Questa cosa terribile che sta succedendo sarà uno spartiacque. Io mi sono meravigliata che le sinistre europee non si siano rese conto subito di cosa succedeva. Israele sta facendo in frantumi e delegittimando il diritto internazionale”. E sulle elezioni imminenti in Israele ha detto: “Io penso che Netanyahu cadrà, che non vincerà le elezioni e ci sarà un governo di centro”. I possibili vincitori “sono tutti governi che non riconoscono la nascita di uno Stato palestinese, ma penso che possano fermare i bombardamenti a Gaza e i pogrom continui nei villaggi palestinesi”.

Albanese ha anche parlato del ddl antisemitismo: “C’è un restringimento dello spazio deputato all’esercizio delle libertà fondamentali e dei diritti costituzionali. Mi fa paura il ddl sull’antisemitismo, mi fa paura che sia un prodotto del Parlamento. Non del governo. Questo è un Paese dove il Parlamento non tocca palla”, ma ha prodotto un provvedimento “incostituzionale. Se passa io continuerò a parlare così come faccio e non ho paura di ricorrere alle istituzioni per difendere il diritto”. C’è poi un tema “israelizzazione delle società”, ha detto. “Si sente ancora parlare di Israele come unica democrazia del Medioriente. A parte che non è vero. È vero che incarna quel modello di democrazia che stiamo diventando piano piano anche noi”.

Sul disegno di legge si è espressa anche Anna Foa: “Io penso che il ddl antisemitismo in realtà scatenerà l’antisemitismo”. E si è detta preoccupata “dell’indifferenza. Io credo che tutti si dovrebbero impegnare nel loro piccolo”. Un messaggio rilanciato da Albanese: “Torniamo a impegnarci”, ha detto. La condirettrice del Fatto quotidiano Maddalena Oliva ha ricordato a questo proposito le piazze per la Flotilla e l’impegno di ragazzi “che hanno messo il loro corpo a rischio per una speranza che già ci dice che siamo un po’ più avanti di quello che pensiamo”. Una riflessione condivisa da Albanese: “Io penso che la Palestina ci abbia fatto sperimentare la solidarietà. C’è una lezione anche per noi”. In chiusura, la relatrice Onu ha risposto alla domanda di Oliva sulla possibilità di candidarsi alle prossime elezioni: “Sì, me l’hanno chiesto. No, non credo che lo farò”.

Exit poll Svezia, il centrosinistra avanti con oltre il 50%: l’estrema destra nazionalista di Akesson arretra al 17%

Gli exit poll premiano i Socialdemocratici di Magdalena Andersson, al 28,4%, davanti ai Moderati del premier Ulf Kristersson, al 18,1%. Seguono Centro 9%, Verdi 7%, Sinistra 6,9%, Cristiano-democratici 6% e Liberali 5%. Nel complesso il centrodestra arriva al 47%
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La Svezia – secondo i primi exit poll – non è una nuova Sassonia-Anhalt. L’ultra destra di Jimmie Akesson viene data al 17,2% un risultato non solo inferiore alle aspettative ma anche alle precedenti politiche. E così il paese scandivano, su cui era puntati gli occhi dell’Europa dopo la scioccante affermazione di Afd in Germania – si avvia verso un possibile cambio di maggioranza. Le proiezioni diffuse alla chiusura delle urne – dove ci sono state anche file di 4 ore per votare – danno il centrosinistra guidato dalla socialdemocratica Magdalena Andersson al 51,3%, davanti al blocco di centrodestra che sostiene il premier Ulf Kristersson, fermo al 47%. Secondo le prime proiezioni di SVT/Valu, l’opposizione avrebbe 183 seggi nel nuovo Parlamento, contro i 166 del blocco di governo e dei Democratici Svedesi.

Il dato più significativo riguarda i Socialdemocratici, che con il 28,4% si confermano primo partito del Paese. Alle loro spalle ci sono i Moderati del premier Kristersson, accreditati del 18,1%, mentre i Democratici Svedesi (SD) appunto si fermano al 17,2%. È un risultato inferiore a quello delle precedenti elezioni politiche, con una perdita di circa 3,3 punti percentuali, e ribalta i sondaggi della vigilia che indicavano gli SD in vantaggio sui Moderati all’interno del campo conservatore.

Il quadro, tuttavia, non ridimensiona il peso della destra nazionalista nella politica svedese. Gli SD restano una delle principali forze del Parlamento e continuano a rappresentare il nodo più delicato per qualsiasi equilibrio di governo a destra. Il loro ruolo e il rapporto con gli altri partiti conservatori sono stati al centro della campagna elettorale, mentre la leader socialdemocratica ha scelto di escludere un accordo con loro. Magdalena Andersson, che è stata ministra dell’Economia e prima donna a ricoprire l’incarico di primo ministro in Svezia, ha votato a Nacka, nell’area metropolitana di Stoccolma. Parlando con i giornalisti ha definito la campagna elettorale “veramente divertente” per gli incontri con gli elettori, ma ha contestato duramente i toni utilizzati dalla destra nazionalista. A suo giudizio è stata una campagna “sporca”, segnata da molte menzogne.

Andersson ha inoltre denunciato il linguaggio utilizzato dagli SD nei confronti degli avversari, accusati di essere “traditori della patria”. Il tema è diventato ancora più delicato dopo le minacce ricevute dal compagno di partito e sindaco di Göteborg, Jonas Attenius. Per la leader socialdemocratica, il clima creatosi attorno alla campagna elettorale rappresenta un elemento di forte preoccupazione, in un Paese nel quale la crescita del peso politico della destra nazionalista ha modificato gli equilibri tradizionali. Sul fronte opposto, Kristersson ha seguito lo scrutinio nella sede del suo partito e si è detto fiducioso. Il premier ha sostenuto che il suo partito abbia “il vento in poppa” da diverse settimane e ha affidato agli elettori la decisione finale.

Il risultato degli exit poll non chiude però la partita. Andersson punta a tornare alla guida del governo dopo la sconfitta del centrosinistra alle elezioni del 2022. La sua ipotesi è quella di una coalizione con i Verdi e il Partito di Centro, ma la leader socialdemocratica ha anche detto di essere pronta a guidare una maggioranza più ampia, dialogando con tutti i partiti tranne i Democratici Svedesi. Anche il dato degli altri partiti lascia aperti diversi scenari. Il Partito di Centro è accreditato del 9%, i Verdi del 7%, la Sinistra del 6,9%, i Cristiano Democratici del 6% e i Liberali del 5%. Saranno quindi i negoziati tra le diverse forze a determinare la composizione del prossimo governo, in un sistema nel quale la formazione di una maggioranza può richiedere settimane.

Alle urne si sono presentati milioni di svedesi. L’affluenza è stata preceduta da un consistente ricorso al voto anticipato: oltre 3,1 milioni di persone avevano già votato, su circa 8 milioni di aventi diritto. In alcune località si sono formate lunghe code: a Umeå, nel nord del Paese, alcuni elettori hanno atteso fino a quattro ore. Nel 2022 aveva votato l’84,21% degli aventi diritto. Il presidente del Parlamento dovrà ora conferire l’incarico di formare il governo a Kristersson o ad Andersson sulla base dell’esito definitivo. Prima della nascita del nuovo esecutivo si aprirà una fase di trattative che potrebbe durare diverse settimane.

Madre e figlia avvelenate con la ricina, risentita ancora una volta l’amica di infanzia di Gianni Di Vita

Quattro ore di audizione per la professoressa di matematica, già ascoltata più volte dalla Squadra Mobile, come persona informata sui fatti. Gli investigatori stanno verificando anche alcune incongruenze emerse nelle dichiarazioni dei testimoni. Nuove convocazioni attese nei prossimi giorni
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È tornata negli uffici della Squadra Mobile di Campobasso la professoressa di matematica dell’Istituto agrario di Riccia, amica d’infanzia di Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara Di Vita, le due donne morte in ospedale a Campobasso dopo essere state avvelenate con la ricina a Pietracatella alla fine dello scorso dicembre. La donna è stata ascoltata per circa quattro ore come persona informata sui fatti nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Larino sulla morte per avvelenamento da ricina di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita. La professoressa è entrata negli uffici di via Tiberio intorno alle 8 ed è uscita poco dopo mezzogiorno. Era già stata sentita più volte dagli investigatori: nelle ore di Ferragosto e poi ancora il 20 agosto, quando era stato effettuato anche un confronto con Gianni Di Vita. Non risulta indagata.

Gli approfondimenti avrebbero riguardato in particolare i suoi rapporti con Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, e quelli con la stessa Antonella Di Ielsi. Tra le due donne, secondo quanto emerge, i rapporti sarebbero stati difficili e da tempo non si sarebbero più parlate. L’audizione si inserisce in un nuovo giro di convocazioni disposto dagli investigatori della Squadra Mobile, impegnati a ricostruire i rapporti personali e le relazioni delle persone più vicine alla famiglia Di Vita. Sabato pomeriggio è stata ascoltata a lungo una cugina dell’ex sindaco, mentre venerdì mattina era tornata in Questura per circa tre ore anche Laura Di Vita, cugina di Gianni.

Gli investigatori starebbero inoltre approfondendo alcune versioni contrastanti fornite dai testimoni su circostanze ritenute rilevanti per l’inchiesta. Il lavoro della Squadra Mobile non si è concluso con le audizioni degli ultimi giorni: altre convocazioni sono attese nei prossimi giorni. Tra gli elementi al centro degli accertamenti c’è anche l’Istituto agrario di Riccia. Dagli accertamenti informatici sarebbe emerso che da computer della scuola sono state effettuate ricerche e richieste di informazioni sulla ricina. Per ricostruire l’origine e la riconducibilità di alcune tracce telematiche sono stati attivati anche canali di cooperazione internazionale.

Ad aprile era stata esplorata anche la possibilità che il veleno fosse stato prodotto artigianalmente. Parallelamente, l’inchiesta si è mossa sul terreno della possibile origine della sostanza. La pianta da cui deriva è infatti presente anche in Molise. Da qui gli accertamenti all’istituto agrario di Riccia, a pochi chilometri da Pietracatella e su i cui computer sarebbero state effettuate ricerche sulla ricina già nei mesi precedenti ai fatti.

Un elemento che, da solo, non prova nulla – trattandosi di un contesto didattico – ma che è entrato nel radar degli investigatori anche grazie alle dichiarazioni di oltre cinquanta testimoni ascoltati. Le verifiche si erano estese anche a negozi specializzati in prodotti agricoli, nel tentativo di capire se la tossina o sostanze riconducibili possano essere contenute o ricavabili da materiali in vendita. È un passaggio delicato, perché la ricina, pur derivando da una pianta relativamente diffusa, richiede processi complessi per essere isolata in forma tossica. L’inchiesta, coordinata dalla procuratrice di Larino Elvira Antonelli, resta a carico di ignoti ed è condotta per l’ipotesi di duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico. Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita sono morte il 28 e il 27 dicembre 2025. Gli accertamenti tossicologici eseguiti successivamente hanno individuato la ricina nei campioni biologici delle due vittime. Tre settimane fa era emerso che l’uomo e la figlia maggiore non sarebbero stati mai esposti al veleno come ritenuto dagli esperti tedeschi del Robert Koch Institute di Berlino nominati dagli inquirenti per una consulenza.

Sul fatto che madre e figlia siano morte per avvelenamento gli accertamenti scientifici hanno ormai fornito elementi molto solidi. Le analisi del Centro antiveleni di Pavia avevano individuato la ricina nel sangue delle due donne in concentrazioni compatibili con un’intossicazione acuta. La relazione sull’autopsia, contenuta in 838 pagine, aveva inoltre chiarito che la quantità di tossina assunta e la rapidità con cui si era sviluppato il quadro clinico erano tali da non lasciare, di fatto, possibilità di sopravvivenza. Non ci sarebbe stata, dunque, una diversa terapia in grado di cambiare l’esito. La ricina non ha un antidoto specifico e, nel caso di Antonella e Sara, l’elevata concentrazione della tossina e la rapidissima evoluzione dei sintomi avevano reso inutile anche un intervento medico tempestivo. Da allora gli investigatori hanno ascoltato decine di persone e raccolto reperti, ricostruendo abitudini, spostamenti e contatti delle vittime. Ma a nove mesi dai fatti ancora non c’è una iscrizione nel registro degli indagati.

“Il giornalismo d’inchiesta ha ancora mercato, ma va tutelato”: il dibattito con Thomas Mackinson, Caterina Malavenda, Alberto Nerazzini, Antonio Massari e Giuseppe Pipitone

Il dibattito sullo stato del giornalismo e della libertà di informazione sul palco della Versiliana
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L’inchiesta giornalista oggi ha ancora un mercato? “Penso di sì, penso ci sia ancora tantissima gente che vuole essere informata, solo che oggi alcuni giornali passano il tempo a fare le pulci ai colleghi, mentre il potente resta sullo sfondo”, ha detto sul palco della festa del Fatto alla Versiliana Caterina Malavenda, tra i più esperti avvocati nella difesa dei cronisti accusati di diffamazione. Intervistata da Antonio Massari e Giuseppe Pipitone all’interno del panel “Giornalismo d’inchiesta sotto inchiesta”, Malavenda ha definito come “comatoso” lo stato del giornalismo d’inchiesta in Italia. Ci sono, però, delle eccezioni. “Per questo motivo credo che i giornalisti investigativi vadano tutelati. come i panda”, ha aggiunto l’avvocato.

“C’è un rapporto malato tra politica e informazione. In questi 20 anni il Parlamento e il governo hanno sempre trovato il tempo per mettere paletti al giornalismo di inchiesta, ma non hanno mai avuto il tempo per toglierli”, è la riflessione di Thomas MacKinson, autore d’inchieste su Vittorio Sgarbi, Daniela Santanchè e la grazia a Nicole Minetti. “Quando io ho un’inchiesta, chiamo Il Fatto“, ha detto Alberto Nerazzini, che con lo scoop sul caso della Bisteccheria d’Italia ha portato alle dimissioni di Andrea Delmastro da sottosegretario alla Giustizia. “Una storia incredibile – l’ha definita – ma se la destra avesse vinto il referendum sulla separazione delle carriere, Delmastro si sarebbe dimesso lo stesso? Domanda retorica”.

“Chi vota per le armi non può stare nel centrosinistra”. Le voci della base Pd alla festa nazionale dell’Unità (in sintonia con l’annuncio di Conte)

Dopo le parole del leader M5s alla festa del Fatto Quotidiano, anche la base dem mostra la sua insofferenza verso l'invio delle armi in Ucraina: "Se vogliamo avere un governo unitario, la posizione sull'Ucraina, che è divisiva, va risolta prima”
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“Se vogliamo avere un governo unitario, la posizione sull’Ucraina, che è divisiva, va risolta prima”. Parola di uno dei tanti militanti dem che questo pomeriggio è arrivato alla festa nazionale dell’unità di Reggio Emilia per il comizio conclusivo della segretaria Pd Elly Schlein. Tra la base Dem c’è insofferenza nei confronti dell’invio di armi all’Ucraina: “Armi no, servono negoziazione e ricerca della pace ad ogni costo e livello” racconta un militante. “Gli ucraini vanno aiutati ma non con le armi, con medicinali e sanità” prosegue un altro. “armi non ne darei a nessuno” aggiunge una militante con la bandiera dalla pace. Poche ore prima, dal palco della festa del Fatto alla Versiliana, il leader M5s Giuseppe Conte aveva detto:“Non sottoscriveremo un programma con chi vorrà continuare a dare armi a gogò all’Ucraina”.

Giovane donna investita da un treno dell’Alta velocita alla stazione di Milano Lambrate

Per consentire le operazioni dei soccorritori e gli interventi necessari dopo l’investimento, la circolazione ferroviaria è stata interrotta nell’area compresa tra i binari 9 e 12
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Una giovane donna è stata investita da un treno dell’Alta velocità Italo alla stazione di Milano Lambrate. L’incidente è avvenuto al binario 10. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco del Comando di via Messina, con due mezzi, insieme al personale del 118 e alla Polfer. Gli agenti della Polizia ferroviaria sono impegnati negli accertamenti per ricostruire la dinamica dell’accaduto.

Per consentire le operazioni dei soccorritori e gli interventi necessari dopo l’investimento, la circolazione ferroviaria è stata interrotta nell’area compresa tra i binari 9 e 12. Sono in corso le operazioni dei Vigili del fuoco e gli accertamenti della Polfer.

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“Censure democratiche”: Elena Basile, Pietrangelo Buttafuoco e Carlo Rovelli conversano con Antonello Caporale e Lorenzo Giarelli

Il dibattito sul palco della Festa del Fatto Quotidiano alla Versiliana
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“Censure democratiche”: rivedi l’incontro con Elena Basile, Pietrangelo Buttafuoco, Carlo Rovelli, e i giornalisti Antonello Caporale e Lorenzo Giarelli

Il programma completo della Festa del Fatto Quotidiano

Trump: “Chi vince nell’IA, vince tutto”. E boccia l’idea di rallentare lo sviluppo che propongono Anthropic, OpenAi e anche Musk

Il presidente americano: "Siamo in vantaggio rispetto alla Cina, voglio che resti così". Parole che arrivano mentre dai vertici dei grandi laboratori Usa cresce il dibattito sui rischi di un'intelligenza artificiale che potrebbe auto migliorarsi
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Donald Trump non vuole rallentare la corsa americana all’intelligenza artificiale come chiesto ormai a gran voce dalle stesse società che sono all’avanguardia nel suo sviluppo. Anzi, considera il primato degli Stati Uniti nel settore una partita decisiva nella competizione con la Cina e respinge gli appelli a frenare lo sviluppo dei nuovi sistemi per timore che possano sfuggire al controllo umano del ceo di Anthropic, Dario Amodei, a cui si sono uniti concordando Elon Musk e Sam Altman (OpenAI).

“Siamo in vantaggio rispetto alla Cina nell’IA, siamo il Paese più avanzato al mondo. E francamente, voglio che resti così, perché chi vince la sfida dell’IA, vince tutto”, ha detto il presidente americano a margine dell’Irish Open di golf. Trump ha poi rivendicato la paternità della formula: “È un’espressione che ho coniato io ed è vera”. Il presidente Usa ha liquidato anche le richieste di introdurre misure più stringenti o di rallentare lo sviluppo dei modelli. “Possiamo introdurre delle misure di salvaguardia, possiamo fare questo e quello, ma credo che ci siano molte forze negative a sollevare la questione, tirando in ballo cose che non accadranno”, ha osservato.

Il dibattito e l’allarme

Le parole di Trump arrivano mentre negli Stati Uniti si è riaperto con forza il confronto sulla velocità con cui procede lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. A sollevare l’allarme, questa volta, è stato anche Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, una delle principali società mondiali del settore. In un lungo intervento pubblicato su X, Amodei ha sostenuto che il ritmo con cui vengono potenziate le capacità dei modelli dovrebbe essere ridotto, indicando tra le principali ragioni di preoccupazione la possibilità che i sistemi diventino progressivamente più difficili da comprendere e governare. Uno dei fenomeni osservati dai ricercatori è il cosiddetto “recursive self-improvement“, l’auto-miglioramento ricorsivo: i modelli vengono impiegati sempre più nello sviluppo e nell’addestramento delle generazioni successive di sistemi di intelligenza artificiale. Secondo Amodei, questo processo avrebbe accelerato sensibilmente dall’estate scorsa. Il timore è che, con sistemi sempre più capaci, la velocità dello sviluppo possa superare quella con cui i laboratori riescono a valutarne i comportamenti e a predisporre adeguate misure di sicurezza.

Gli incidenti con gli agenti Ai

A preoccupare sono anche alcuni episodi emersi durante i test. Amodei ha citato il caso di uno sciame di agenti collegati a OpenAI che, nel corso di un esperimento, avrebbe perseguito il proprio obiettivo fino a colpire obiettivi informatici estranei al compito assegnato e a tentare di aggirare il sistema incaricato di valutarne le prestazioni. L’episodio ha coinvolto Hugging Face, ma non ha provocato danni significativi. OpenAI ha inoltre confermato che a maggio, durante un test, alcuni suoi modelli sono stati coinvolti in un’operazione non autorizzata contro RubyGems, piattaforma utilizzata dagli sviluppatori. Il sito ha definito l’attività una campagna di pubblicazione di spam e ha sospeso temporaneamente la creazione di nuovi account. Sono state avviate verifiche per ricostruire la dinamica dell’accaduto. Anche Anthropic ha riferito di tre episodi nei quali, durante test, i propri modelli avrebbero ottenuto accesso non autorizzato a organizzazioni esterne. A questi casi si sono aggiunte accuse relative ad attività attribuite ad agenti di OpenAI contro DSEwiki, un sito tedesco utilizzato dagli sviluppatori, sulle quali sono state avviate verifiche.

I ricercatori preoccupati

È in questo clima che ha assunto particolare rilievo anche la scelta di Jacob Coxon, ricercatore di Anthropic che ha lasciato l’azienda dopo aver espresso forti preoccupazioni sulla direzione presa dal settore. Coxon, che si occupava dell’addestramento dei modelli e aveva lavorato in precedenza per OpenAI, ha accusato i grandi laboratori di “giocare d’azzardo” con sistemi che potrebbero arrivare a migliorarsi autonomamente e ha prospettato scenari estremi per il futuro dell’umanità. A condividere almeno in parte quelle preoccupazioni è stato Evan Hubinger, uno dei principali ricercatori di Anthropic e responsabile dell’area alignment, cioè dell’allineamento dei sistemi agli obiettivi e ai valori umani. Hubinger ha indicato una probabilità superiore al 10 per cento per uno scenario nel quale l’intelligenza artificiale possa provocare l’uccisione di tutti gli esseri umani entro il prossimo decennio, richiamando anche valutazioni contenute in un rapporto della stessa Anthropic.

Un’altra voce critica è arrivata dall’interno di OpenAI. Julie Steele, membro del team di sicurezza della società, ha dichiarato a titolo personale di ritenere necessario ridurre il ritmo dello sviluppo. Amodei ha intanto indicato una possibile strada per aumentare i controlli: Anthropic si è impegnata a garantire a valutatori esterni un accesso permanente ai propri sistemi, così da consentire verifiche sulle misure di sicurezza, segnalazioni di incidenti e valutazioni sull’allineamento dei modelli durante l’addestramento.

Nel dibattito è entrato anche Geoffrey Hinton, premio Nobel per la fisica e una delle figure centrali nella storia dell’intelligenza artificiale, che ha giudicato non irragionevole la possibilità di attribuire una probabilità superiore al 10 per cento a uno scenario di estinzione provocata dall’IA. Ma accanto alla questione della sicurezza resta quella degli enormi interessi economici in gioco. Gli allarmi provenienti dai laboratori si inseriscono infatti in una fase di fortissima crescita delle valutazioni delle società che sviluppano i modelli di IA. Anthropic, in particolare, si prepara a una possibile quotazione in Borsa di dimensioni record, con un’Ipo che potrebbe arrivare già tra ottobre e novembre. È anche questo uno degli elementi che alimentano il dibattito sulla natura degli allarmi: quanto rappresentino una valutazione tecnica dei rischi e quanto possano inserirsi nella competizione tra aziende, nella ricerca di capitali e nella costruzione della narrativa pubblica attorno alla nuova generazione di sistemi di IA.

Intanto Sam Altman, in un’intervista a Fortune ha dichiarato che OpenAi non sarà quotata nel 2026, “abbiamo molto lavoro da fare. Considerando tutto ciò che sta accadendo sul fronte della sicurezza, questo non sarebbe il momento opportuno per quotarsi in Borsa, e non avvertiamo alcuna pressione in tal senso. Abbiamo tutti un’enorme responsabilità e non possiamo permettere che ego, incentivi al profitto o qualsiasi altra cosa ci ostacolino“. E conclude: “Non abbiamo fretta di entrare nell’ipo” e in questo momento sarebbe “poco saggio e non sentiamo la pressione. Abbiamo detto per lungo tempo che avremmo fatto l’operazione quando saremmo stati pronti”.

Trump, intanto, sembra avere scelto una direzione opposta a quella di chi chiede di rallentare. Per il presidente americano la priorità resta mantenere il vantaggio sugli altri Paesi, a partire dalla Cina. E nella sua visione la partita sull’intelligenza artificiale non è soltanto tecnologica: è una sfida per la supremazia globale.

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