JasminePaolini batte MagdaFrech al secondo turno degli AustralianOpen e si qualifica al terzo, dove affronterà la vincitrice della sfida tra Jovic e Hon. 6-2, 6-3 il finale in un’ora e 50 minuti di partita. Ma parliamo di tempoeffettivo di gioco, perché in realtà il match è durato più di treore a causa di due sospensioni per pioggia. Poi la decisione di spostarlo sulla JohnCainArena visto l’ennesimo temporale arrivato su Melbourne.
Una prova di forzafisica, tecnica e mentale non indifferente per JasminePaolini, che nonostante le varie interruzioni, un’avversaria che ha provato a crearle qualche problema con la sua aggressività e un rendimento al servizio non sufficiente, ha giocato un tennisfluido, bello da vedere e di grande intensità. Paolini ha mostrato grandissima personalità nelle pallebreak, salvandone ben 11 su 14 e passando nei momenti decisivi, sia nel primo set che nel secondo.
Il rendimento al servizio non è stato infatti dei migliori, anzi. Solo il 61% di primepalle in campo e il 66% di puntivinti, addirittura il 37 con la seconda. La numero 7 al mondo ha però giocato con carattere e grandeconcentrazione i punti decisivi.
Nel primoset l’azzurra ha annullato ben settepallebreak nei primi treturni di battuta e ha ottenuto un doppio break. Poi la lunga sospensione di circa un’ora sul 4-1, prima di tornare in campo e chiudere il primo set per 6-2.
Sul 15–40 nel primogame del secondoset è arrivata la secondasospensione: altro temporale e atlete costrette di nuovo a fermarsi. Il match è stato poi spostato sulla JohnCainArena alle 23 australiane ed è ricominciato subito con il break Frech. Paolini però non si è disunita e ha vinto quattro game consecutivi, andando sul 4-1.
L’ennesima prova di soliditàmentale dell’italiana è arrivata nel settimogame, quando – dopo aver subito il controbreak nel gioco precedente – Paolini ha strappato ancora il servizio all’avversaria, procurandosi la chance di servire per il match, chiuso poi al secondo matchpoint. Due turni superati, due vittorie convincenti, soloottogame concessi tra prima e seconda partita. Un inizio di Australian Open (e di 2026) decisamente positivo per la numerouno italiana.
Dall’autopsia è emerso la che donna è stata raggiunta da 23 coltellate, di cui 19 al volto e al collo. L’uomo avrebbe utilizzato una lama bitagliente, ma al momento l'arma non è stata ancora trovata dagli inquirenti.
È in corso la convalida del fermo di Claudio Agostino Carlomagno, alla presenza del procuratore capo di Civitavecchia Alberto Liguori. Secondo quanto apprende LaPresse, l’uomo starebbe rendendo piena confessione. Carlomagno è accusato del femminicidio della moglie Federica Torzullo e dell’occultamento del cadavere ad Anguillara Sabazia. È attualmente detenuto nel carcere di Civitavecchia. Dall’autopsia è emerso la che donna è stata raggiunta da 23 coltellate, di cui 19 al volto e al collo. L’uomo avrebbe utilizzato una lama bitagliente, ma al momento l’arma non è stata ancora trovata dagli inquirenti.
“Federica ci è stata strappata in maniera atroce, il dolore è immenso” ha detto l’uomo con il quale Federica Torzullo, aveva iniziato una relazione. L’uomo preferisce restare anonimo “per tutelare i minori coinvolti e non strumentalizzare questa perdita, nel rispetto di Federica, delle nostre famiglie e dei nostri figli”. “Sicuramente le deposizioni che abbiamo rilasciato ai carabinieri hanno dato agli investigatori una fotografia chiara di quella che è la situazione – aggiunge – e sono sicuro che in fase di processo tutte queste ombre saranno chiarite, questo lo dobbiamo ai famigliari e a Federica”.
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Fabrizio Corona ha ricevuto un’altra denuncia, dopo essere stato indagato per revenge porn da Alfonso Signorini in seguito alle dichiarazione rilasciate a “Falsissimo” sul presunto “metodo Signorini”.
Mediaset ha denunciato in Procura a Milano Fabrizio Corona per diffamazione e minacce nei confronti dei vertici dell’azienda e di conduttori di note trasmissioni tv. E ha anche chiesto alla Dda di attivarsi ai fini di ottenere una misura di prevenzione che inibisca all’ex agente fotografico l’uso dei social e di altre piattaforme telematiche e l’utilizzo del cellulare per divulgare contenuti come quelli che sta diffondendo nelle ultime settimane. La querela e l’istanza, infatti, arrivano dopo le puntate del suo format sul web “Falsissimo” in cui ha attaccato, tra gli altri, Alfonso Signorini.
Intanto gli avvocati di Alfonso Signorini, i legali Daniela Missaglia e Domenico Aiello, hanno presentato un’istanza al Tribunale civile di Milano per chiedere un provvedimento cautelare d’urgenza di “inibitoria” per bloccare la messa in onda sul web della prossima puntata, prevista per il 26 gennaio, del format ‘Falsissimo’ di Fabrizio Corona, il quale nelle precedenti due puntate ha attaccato il conduttore tv e giornalista che, a suo dire, avrebbe messo in piedi un “sistema di ricatti e favori sessuali”.
Signorini ha già respinto tutto le accuse, interrogato su sua richiesta dai pm di Milano il 7 gennaio, dopo la denuncia per violenza sessuale ed estorsione da parte dell’ex concorrente del Grande Fratello Vip Antonio Medugno, che invece ha confermato già il contenuto della sua querela davanti ai magistrati.
I giudici civili dovranno, dunque, decidere sulla richiesta dei legali di Signorini di stop alla puntata, ma anche alla ripubblicazione di contenuti già mostrati, e l’udienza è fissata per il 22 gennaio.
Le parole del direttore creativo della maison: "C'è un grande dispiacere, ma anche una grande gioia nel sapere che si può essere così incredibilmente di esempio per tante persone"
“Una grande perdita, una persona straordinaria, ma anche un grande esempio di passione”. AlessandroMichele, direttore creativo di Valentino, ricorda così lo stilista, uscendo dalla camera ardente allestita al Pm23. “Io sono arrivato qui quando Valentino non c’era già più, non abbiamo avuto modo di lavorare insieme, però mi è sempre sembrato una persona delicatissima, gentile, anche ironico”, racconta. Per Michele, la scomparsa di Valentino rappresenta la perdita di “un grande uomo, una persona straordinaria per i suoi cari soprattutto, ma credo per tutti: un grande esempio di passione, di amore”. E sottolinea il peso simbolico della sua figura: “Lui è un grande padre fondatore, oramai è mitologia pura. Lo penseremo come un essere magico”. Pur non avendo lavorato direttamente con lui, Michele spiega di percepirne ogni giorno la presenza: “Non mi arrogo nessun tipo di diritto, però tocco le sue cose, a volte attraverso le stanze dove lui ha lavorato, ed è bellissimo tutto qua”. E conclude con un pensiero che unisce dolore e riconoscenza: “C’è un grande dispiacere, ma anche una grande gioia nel sapere che si può essere così incredibilmente di esempio per tante persone. In fondo lui è venuto da molto lontano e ha costruito qualcosa di immenso”
Nuova giornata di allerta meteo rossa in Sicilia per il passaggio del ciclone Harry, con danni e disagi registrati in diverse zone della parte orientale dell’isola. Allagamenti nel Messinese: a Santa Teresa di Riva il lungomare è stato devastato per circa 800 metri dalla violenta mareggiata che si è verificata nella notte e all’alba, mentre in diversi punti della città manca l’acqua a causa del danneggiamento dei tubi causato delle piogge, fa sapere il sindaco Danilo Lo Giudice. Si fa la conta dei danni a Mazzeo, area costiera di Taormina, dove il ciclone ha causato gravi danni al lungomare. Frane e smottamenti si sono verificati in provincia di Siracusa, sulla strada provinciale 23, sulla sp 10 Cassaro-Ferla e sulla strada provinciale 40 nel tratto compreso dal bivio Cassaro-Ferla fino all’ingresso della Valle dell’Anapo, mentre sulla provinciale 28 Solarino-Fusco-Sortino si è registrata la caduta di un grosso albero. Le immagini mostrano proprio la voragine che si è aperta sul lungomare di Santa Teresa di Riva.
“Non mi piace la gente che ostenta i propri gusti sessuali. È una questione di stile”. In questa frase, pronunciata da Giancarlo Giammetti e più volte ripresa in interviste negli anni, è racchiusa anche la filosofia privata di Valentino Garavani. Lo stilista, scomparso il 19 gennaio a 93 anni, ha sempre tenuto separati il lavoro, la notorietà e la sfera sentimentale, raccontando i suoi amori solo a frammenti, quasi sempre con misura e distanza. Eppure, nella sua lunga vita, le relazioni affettive sono state centrali quanto la moda: legami profondi, spesso destinati a trasformarsi, ma mai recisi.
Giancarlo Giammetti: il compagno, il socio, l’alter ego
Il rapporto più importante e documentato della vita di Valentino è quello con Giancarlo Giammetti, incontrato nel 1960 a Roma, in via Veneto, nel pieno della Dolce Vita romana. Valentino era appena rientrato da Parigi, Giammetti era uno studente di architettura: da quell’incontro casuale nacque prima una relazione sentimentale, durata circa dodici anni, e poi uno dei sodalizi professionali più longevi della moda italiana. Giammetti entrò infatti in società in un momento delicato: la maison fondata nel 1957 attraversava difficoltà economiche e gestionali. “Giancarlo arrivò quando tutto poteva finire”, hanno ricordato entrambi in più occasioni. Nel 1959 Valentino aprì l’atelier di via dei Condotti, e Giammetti fu determinante nello sviluppo del marchio, occupandosi di strategia, comunicazione e rapporti internazionali.
Sul loro rapporto sentimentale, entrambi sono sempre stati molto chiari nel rivendicare la riservatezza: “Non mi piace la gente che ostenta i propri gusti sessuali. Inorridisco a vedere due uomini baciarsi in strada. Io e Valentino non ci siamo mai neppure sfiorati una mano in pubblico. È una questione di stile”, disse Giammetti. Garavani, intervistato da Vanity Fair Usa nel 2004, spiegò così l’equilibrio tra loro: “Giancarlo e io ci capiamo completamente, ma il suo carattere è l’opposto del mio. Io vivo chiuso nel mio studio. Ci sono solo tre cose che so fare: vestiti, decorare una casa e ricevere ospiti”. E ancora, nel 2020, rispondendo al Corriere della Sera sul perché per anni non avessero parlato apertamente del loro rapporto, Giammetti spiegò: “Perché nessuno ce l’aveva mai chiesto. Se lo avessero fatto, avremmo risposto. Non ci siamo mai nascosti”. La relazione sentimentale si concluse nei primi anni Settanta, ma il legame tra loro non si interruppe mai. Al contrario, si consolidò. Sono rimasti amici, soci e alleati, costruendo insieme un impero creativo e culturale che è durato oltre mezzo secolo.
Bruce Hoeksema: il compagno degli anni maturi
Dopo la fine della relazione con Giammetti, nella vita di Valentino entra Vernon Bruce Hoeksema, ex modello americano, figura estremamente riservata. Di lui si sa poco, e questo non è casuale. Cresciuto tra Europa e Stati Uniti, Hoeksema entra nella maison Valentino nel 1984 come Executive Vice President, con un ruolo di raccordo tra creatività e gestione. Resta in azienda fino al 2001 e, secondo quanto emerso da ricostruzioni giornalistiche, partecipa anche alle prime fasi delle trattative che porteranno alla vendita del marchio nel 1998. Parallelamente, diventa il compagno di vita di Valentino negli anni successivi, senza mai esporsi pubblicamente.
Le immagini che li ritraggono insieme sono poche: eventi ufficiali a New York, il lancio della fragranza Rock’n’Rose, il gala per il documentario Valentino: The Last Emperor. Sempre in contesti formali, mai dichiarazioni dirette. Negli ultimi anni, Hoeksema è rimasto accanto allo stilista, come confermato anche dal comunicato diffuso alla sua morte, che parla di Valentino “circondato dall’affetto dei suoi cari”.
Marilù Tolo: l’amore non corrisposto
Nella vita sentimentale di Valentino c’è stato anche un amore femminile, rimasto però non ricambiato. Lo stilista lo raccontò apertamente in un’intervista a Repubblica. Si tratta di Marilù Tolo, modella e attrice, conosciuta quando lei aveva 17 anni e lui 27. “Era veramente bellissima, bruna, con questi occhi incredibili”, disse Valentino. “Le ho regalato un anello, che mi fu restituito. Ci sono rimasto molto male”. Non ci fu relazione, né matrimonio, ma quell’episodio rimase per lui significativo. Valentino stesso riconobbe che fu uno dei pochi momenti in cui l’amore lo mise davvero in difficoltà.
Una famiglia scelta, oltre le relazioni sentimentali
Accanto ai compagni di vita, Valentino ha costruito nel tempo una famiglia allargata, fondata su amicizia, lealtà e continuità. Ne fanno parte Carlos Souza, conosciuto negli anni Settanta e diventato nel tempo ambasciatore della maison, la moglie Charlene Shorto de Ganay e i figli Anthony e Sean, di cui Valentino e Giammetti sono padrini. A questo nucleo si aggiungono figure storiche del suo universo personale e professionale: Naty Abascal, Rosario Nadal, Jacqueline de Ribes, le sorelle Kennedy e Radziwill, top model come Marisa Berenson, Claudia Schiffer, Elle MacPherson, fino ad attrici come Gwyneth Paltrow e Anne Hathaway, con cui Valentino ha mantenuto rapporti di lunga durata.
Amore, disciplina, rigore
Valentino Garavani non ha mai usato l’amore come elemento narrativo pubblico. Non lo ha trasformato in bandiera, né in provocazione: “La moda serve a rendere una donna più bella, non a renderla ridicola“, diceva parlando del suo lavoro. Lo stesso principio sembra aver guidato anche la sua vita privata. In questo equilibrio tra sentimento, disciplina e silenzio si trova forse una delle chiavi della sua figura pubblica: uno stilista che ha costruito tutto — lavoro e affetti — con la stessa idea di eleganza misurata, senza mai concedere troppo allo spettacolo.
Gli esami sul corpo di Annabella Martinelli eseguiti dai medici dell'Istituto di medicina legale di Padova hanno confermato l'ipotesi degli inquirenti sul suicidio. Ora atteso il nulla osta dei magistrati per i funerali
Avevano fatto discutere diversi dettagli riguardo la sua morte, ma gli investigatori non avevano mai avuto dubbi: era un suicidio. Ora l’autopsia sul corpo di Annabella Martinelli eseguita dai medici dell’Istituto di medicina legale di Padova hanno confermato l’ipotesi, chiudendo così un caso ancora discusso. La scelta della giovane è stata quindi personale e la sua morte non ha visto un coinvolgimento di terzi.
I dubbi erano legati alle duepizze e due bibite acquistate dalla giovane la sera della scomparsa, il 6 gennaio. Verosimilmente il suicidio è avvenuto nella notte tra il 6 e il 7 gennaio, nei boschi di Teolo sui Colli Euganei. Vicino la bici che la giovane aveva usato per arrivarci, pedalando da Padova per 20 km. L’ampio impiego dei soccorsi e il ritrovamento invece compiuto da un residente avevano aumentato i dubbi, così come il cerotto ritrovato sulla sua bocca. Che, quindi, la studentessa di giurisprudenza si sarebbe messa volontariamente forse a simboleggiare il silenzio. Il corpo fu ritrovato il 15 gennaio in una zona impervia dei monti. La ragazza da tempo soffriva di malesseripsichici. La famiglia della ragazza attende ora il nullaosta della magistratura per fissare la data dei funerali.
Se hai bisogno di aiuto o conosci qualcuno che potrebbe averne bisogno, ricordati che esiste Telefono amico Italia (0223272327), un servizio di ascolto attivo ogni giorno dalle 10 alle 24 da contattare in caso di solitudine, angoscia, tristezza, sconforto e rabbia. Per ricevere aiuto si può chiamare anche il 112, numero unico di emergenza. O contattare i volontari della onlus Samaritans allo 0677208977 (operativi tutti i giorni dalle ore 13 alle 22).
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“La riforma della giustizia è avversata, osteggiata con menzogne”. Lo ha detto in Aula la deputata leghista Simonetta Matone che alla Camera ha attaccato i sostenitori del no al Referendum sulla separazione delle carriere. “Cosa fa paura? Il sorteggio per essere eletti ai due Csm e all’Alta Corte disciplinare. Un sorteggio che non avviene tra passanti. Il sorteggio tocca un nervo scoperto: le correnti”, ha incalzato.
Riprendiamo il nostro viaggio nell’underground musicale italiano e finiamo in un posto dove l’aria non si respira: si mastica. Umida. Densa. Sa di gasolio, di terra bagnata, di tempo che non passa ma si accumula. I Satantango arrivano da lì. Provincia padana, Cremona e dintorni, quella pianura dove il futuro non arriva mai davvero e il presente ristagna come acqua ferma. Il loro disco d’esordio, degno di segnalazione, è 9.11. Non è solo un titolo: è una temperatura emotiva. È la data in cui il mondo ha smesso di promettere qualcosa e ha iniziato a chiedere il conto. Non un album, ma un esperimento di pressione atmosferica applicata alla provincia italiana.
Il nome viene da Satantango, il romanzo di László Krasznahorkai e soprattutto dal film-monolite di Béla Tarr: sette ore di fango, immobilità, bianco e nero, disperazione lucida. Un manuale di sopravvivenza per chi è cresciuto in posti dove non succede niente, e proprio per questo può succedere di tutto.
Shoegaze senza passaporto britannico, rallentato dalla nebbia, con inflessione padana. Chitarre che non brillano, ma appannano. Riverberi che sembrano arrivare da un’altra stanza, o da un’altra vita. Registrato con mezzi poveri – un Mac del 2009 e una scheda audio di fortuna – 9.11 sceglie l’imperfezione come atto morale: qui l’errore non si corregge, si espone. Ne parlo con Valentina Ottoboni e Gianmarco Soldi, cercando di capire come si vive quando il mondo va avanti e tu resti fermo a guardarlo passare.
Il nome è una dichiarazione d’intenti: Satantango. Come ci siete arrivati? Ce l’ha suggerito un amico. Poi abbiamo visto il film e ci siamo riconosciuti subito, quasi con fastidio. I luoghi, le atmosfere, perfino una cascina identica a quella dietro casa nostra, lungo la ciclabile. Stavamo già scrivendo dei pezzi e a un certo punto i puntini si sono allineati. Quel bianco e nero è la nostra provincia in una giornata di novembre. Decadenza, malinconia, nostalgia. È stato come rivedere il nostro mondo, senza filtri.
Satantango racconta una provincia immobile, fangosa, che non cambia mai. Avete mai avuto paura che vi inghiottisse? È esattamente il motivo per cui abbiamo scritto questo disco. Vivere in pianura, in provincia, significa stare sempre in mezzo a due forze opposte: la voglia di scappare e il richiamo fortissimo delle radici. Noi raccontiamo quello che abbiamo vissuto. Non c’è stato bisogno di forzare nulla. Quei luoghi ci stanno addosso. Parlarne è stato naturale, quasi inevitabile.
9.11: una data che sembra uno spartiacque planetario. Per voi cos’è? È la prima canzone del disco, e volevamo che funzionasse come un’ouverture. Segna il passaggio da un “prima” a un “dopo”: la perdita della sicurezza, dell’innocenza, anche dell’infanzia per la nostra generazione. Il mondo dopo è diventato più connesso, più globale, ma anche più spaventoso. Si è persa un’idea di casa. Per i temi che affrontiamo, era la data perfetta.
Nei testi c’è un’educazione sentimentale fatta di padri distanti, treni, date, manifestazioni inutili. È memoria o accusa? È una presa di coscienza. Non puntiamo il dito, non offriamo soluzioni. Descriviamo le cose per come le sentiamo. Forse sotto c’è una miccia, ma non siamo noi ad accenderla. C’è una forma di accettazione, anche se non pacifica. Una tensione che resta lì.
Fuga e immobilità si inseguono per tutto il disco. La nostalgia è un rifugio o una dipendenza? Viviamo in un’epoca completamente nostalgica. C’è nostalgia anche per epoche mai vissute: anni 60, ’70, ’80. È un rifugio, ma anche un modo di leggere il presente con gli occhi del passato. Lo vediamo ogni giorno: ragazzi di vent’anni che parlano come se ne avessero settanta. È il segno del tempo che stiamo vivendo.
La vostra musica sembra pensata in termini cinematografici. Qual è il film che vi ha insegnato che la lentezza può essere un’arma? Sicuramente Satantango. La prima scena dura quindici minuti. Ci piacciono i film che chiedono fiducia allo spettatore, che gli chiedono di aspettare. Lo stesso vale per la musica. In questo disco lo facciamo attraverso l’attesa, le atmosfere. In Villa Alluvioni o Outro succede proprio questo: descrivere prima che accada qualcosa, chiedere all’ascoltatore di restare.
Avete registrato con mezzi minimi. Scelta estetica o politica? Entrambe. Cercavamo un suono sporco, fangoso, ruvido ma avvolgente. Ed era anche quello che avevamo. Abbiamo imparato a produrre mentre registravamo. Eravamo stanchi delle produzioni patinate. Volevamo qualcosa di autentico, anche imperfetto, purché non freddo e asettico.
In Permafrost tutto ruota intorno a quel “come se”. Parla di incomunicabilità. Del fermarsi prima, del trattenere qualcosa, del non dire mai davvero tutto. È la difficoltà di lasciarsi andare fino in fondo.
“Non ci sentiamo a casa da nessuna parte”. L’arte può diventare una casa? Sì. L’arte e la musica sono luoghi in cui ci si può sentire a casa. Hanno la capacità di riportarti in un momento preciso della vita, come fanno certi odori. Per molti è anche un modo per trovare appartenenza.
Le vostre canzoni parlano di chi resta ai margini. Temete di essere capiti solo dagli esclusi? No. Siamo stati sinceri nel raccontare quello che ci riguarda. Se altri si riconoscono, tanto meglio. Alcuni temi sono universali: il desiderio di sparire, di staccare, di chiudere il mondo fuori. Non tutte le canzoni devono parlare a tutti. Quando si parla a tutti, spesso non si parla a nessuno.
Se la vostra provincia sparisse nella nebbia, cosa vi mancherebbe davvero? Tutto. Il ritmo della vita, la calma, i punti di riferimento. Sarebbe come perdere casa, ma su una scala più grande.
Il disco è nato camminando nei campi… Camminare ci ha dato spazio, respiro. È una natura controllata dall’uomo, ma sufficiente per fermarsi, osservare, pensare. Anche l’immagine finale del disco nasce da lì.
Villa Alluvioni: luogo reale o simbolo? Entrambi. È una cascina diroccata vicino a Cremona, ma rappresenta anche la decadenza. È uno dei luoghi-simbolo del disco, parte della sua geografia emotiva.
Che cosa vi augurate per 9.11? Che venga capito. Non solo come un disco malinconico, ma come una presa di posizione: l’esistenza di una realtà spesso invisibile, che chiede attenzione.
Il numero 2 contro il numero 88 del mondo. Il vincitore degli ultimi dueAustralianOpen contro chi ha massimo raggiunto il secondoturno in uno Slam. Sinner-Duckworth – match di secondo turno nel Major australiano dopo la vittoria al primo dell’azzurro contro Gaston – è una partita sulla carta a senso unico. Ma il tennista australiano può vantarsi di due particolari “record“: fa parte della cerchia di pochissimi tennisti che hanno sconfitto Sinner negli ultimi quattro anni e soprattutto è stato l’unico a fargliperdere la pazienza durante una partita.
È successo nel 2021, quando durante il Masters1000 in Canada, al secondoturno, Sinner è uscito sconfitto dal torneo in due set proprio contro Duckworth con un netto 6-3, 6-4. Nel secondoset – con il punteggio fermo sul 4-3 e 40-40 (Duckworth già in vantaggio di un set) – Sinner arrivascarico su un diritto dal centro e lo mette a rete. L’avversario urla “come on!” per caricarsi (era già successo più volte nel corso del match) e Sinner si spazientisce: “Ma che caz*o urli?“, dice a voce alta il campione italiano. Un episodio curioso, se pensiamo che Sinner non perde mai la pazienza e in campo mantiene sempre un atteggiamentopacato ed equilibrato.
L’azzurro è comunque in vantaggio per 2-1 nei precedenti, avendolo battuto nel 2020 a Cologne2 e nel 2021 ai quarti di finale di Sofia. Tutti i precedenti sono su cemento, due indoor (Sofia e Cologne 2), uno outdoor, proprio quello in Canada. Sinner avrà il vantaggio di aver sprecato pochissimeenergie, avendo giocato solo per poco più di un’ora a causa del ritiro di Gaston con l’italiano a condurre per due set a zero, mentre Duckworth arriva da una maratona di quattroore e mezza contro DinoPrizmic.
Nonostante ciò, l’australiano ci crede: “Sarà dura, sta giocando molto bene ed è molto forte qui in Australia. Ma se scendo in campo e gioco in modo aggressivo, penso di potergli creare qualche problema”. Nel corso del primo turno per Duckworth non sono mancati crampi e problemifisici di diversa natura: “Il corpo è un po’ rigido, farò massaggi e fisioterapia“.
Dove vedere Sinner-Duckworth in tv e streaming
L’Australian Open è un’esclusiva di WarnerBros. La sfida tra Jannik Sinner e James Duckworth – prevista per giovedì 22 gennaio alle 9 italiane – così come tutto l’AustralianOpen sarà visibile su discovery+ e HBOMax. I canali Eurosport, dove si vedono tutte le principali partite, sono disponibili su Dazn e TimVision.
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