“Ci siamo evoluti discutendo con le forze dell’ordine, di quanto la politica non faccia un ca**o”. Ecco come Geolier è riuscito sfornare il suo miglior album “Tutto è possibile” con la benedizione di Pino Daniele

Tantissime parole che abbracciano non solo il mondo del rapper (la vita personale, la famiglia, gioie e dolori del successo), ma butta anche un occhio a ciò che accade nel mondo esterno, laddove la delusione e il disincanto hanno la meglio sull'ottimismo
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Se non fosse scritto in napoletano ma in inglese, “Tutto è possibile” di Geolier sembra sbarcare dritto dritto dall’America. Super produzioni, ritmo che cattura al primo ascolto e soprattutto tante, tantissime parole che abbracciano non solo il mondo del rapper (la vita personale, la famiglia, gioie e dolori del successo), ma butta anche un occhio a ciò che accade nel mondo esterno, laddove la delusione e il disincanto hanno la meglio sull’ottimismo. Per citare il rapper “non trovi niente finché non trovi prima te stesso” (da “Un ricco e un povero”). Sgomberiamo subito il campo: questo è il disco più bello di Geolier e uno dei migliori del mondo dell’hip hop italiano, tra quelli usciti in questi anni.

La benedizione di Pino Daniele dà il via a tutto il progetto

Non è un caso che il disco si apra con la “benedizione” di Pino Daniele. Una piccola gemma che segna, in qualche modo un passaggio di consegne e la canzone tratta di un tema delicato che si riassume nella domanda amletica: “Che ne sai se domani cadi e voli?”. Nel disco ci sono anche collaborazioni importanti come con 50 Cent, il golden boy Kid Yugi, Sfera Ebbasta, Anna e Anuel AA.

Sonnambulo” parte con la carica e uno sfogo personale: “Ho voluto tutto il Sud sulla mappa. Ci siamo evoluti discutendo con le forze dell’ordine, di quanto la politica non faccia un cazzo”.

In “1h” l’artista parla di una ragazza forte e decisa, riesce a calarsi nei panni del sentimento femminile con sensibilità e maturità: “E io mi muovo sempre piano piano dentro il tuo cuore, finché vengo cacciato, finché vengo preso come il solito maschio che cerca qualcosa e poi non riesce nemmeno a farlo, non importa se cammini, io ti guardo sempre. Tu cammini ma ti porti dietro tutto il locale. Tu mi piaci come le cose che non si possono (avere), e come le cose che si vogliono. Me ne vado, però forse torno”.

“L’anima si perde perché copriamo i polsi con orologi, bracciali e manette”

Poi il tema si allarca con “Un ricco e un povero”, in cui si parla di opportunità che non sono uguali per tutti_ “Un giorno, quando vedrai il cielo esplodere e un angelo scendere, l’anima si perde perché copriamo i polsi con orologi, bracciali e manette, abbracciati restiamo in piedi col vento e tutta la vita allora passa distratta con niente, con poco, con troppo, per forza”. Poi forse la frase più importante del disco: “Ci fa pensare che in cielo ci fosse qualcosa che si poteva trovare, ma non trovi niente finché non trovi prima te stesso”.

In “Desiderio” il focus è personale: “Tutta la mia vita scritta su un giornale con gente che legge e mi giudica, senza mai pensare a quello che ho fatto per stare quassù a questa vertigine che ho provato. Ma il successo ti ruba il lato migliore di te, perché lo devi dare a chi ti ascolta. E chissà se davvero mi ascoltano oppure mi sentono solo nei momenti morti. Questa vita che passa…”.

“Io sono uscito da Sanremo vincente, nonostante io abbia perso per 29 e 30 (per poco)”

Torna anche il secondo posto al Festival di Sanremo 2024 con “I p’ mè, tu p’ tè” (quell’anno vinse Angelina Mango con “La Noia”, citato in “081”: “Io sono uscito da Sanremo vincente, nonostante io abbia perso per 29 e 30 (per poco). La cosa bella non è che da casa mia si vede Capri, ma da Capri che si vede casa mia e mi è costata un bel po’ si sa, sono uscito in prima pagina sui giornali, mi hanno criticato perchè viaggio con il privato e per quanto ne prendo si è alzato, l’inquinamento a livello mondiale”.

Infine la chiusura è affidata all’intima e commovente “A Napoli non piove”, in cui Geolier si mette letteralmente a nudo: “Guardo il cielo è più nero e non mi fa dormire. Guardo mio padre che diventa sempre più vecchio. Io volevo volare, e ora non so atterrare.. Guardo il cielo più grigio e ora fa ancora più freddo, ma questo cielo è un muro che non ci fa parlare con Dio. Guardo mia madre che per me diventa sempre più bella. Io volevo volare, io volevo volare”.

E il finale da applausi: “Se potessi piangere, farebbe meno male”.

Il tour negli stadi

Da giugno Geolier porterà il nuovo album e la sua discografia in concerto con tre live già sold out (26-27-28) al Maradona, che chiuderanno il tour “Geolier Stadi 2026”, l’artista è pronto a calcare per la prima volta, tra gli altri, anche i palchi di Milano a San Siro (13) e di Roma all’Olimpico (19). Appuntamento anche in Sicilia al Franco Scoglio (23). Anteprima all’Arena del Mare di Termoli (CB) il 6 giugno.

La tracklist

1.TUTTO È POSSIBILE (feat. Pino Daniele)
2.SONNAMBULO
3.DUE GIORNI DI FILA (feat. Sfera Ebbasta e Anna)
4.FACIL FACIL
5.1H
6.UN RICCO E UN POVERO
7.OLÈ (feat. Kid Yugi)
8.DESIDERIO
9.PHANTOM (feat. 50 Cent)
10.P FORZ
11.STELLE
12.CANZONE D’AMORE
13.081
14.ARCOBALENO (feat. Anuel AA)
15.FOTOGRAFIA
16.A NAPOLI NON PIOVE

Accordo commerciale Usa-Taiwan: dazi giù al 15% e le aziende dei semiconduttori investiranno 250 miliardi in Usa

L'intesa è destinata a irritare la Cina, che considera l'isola una parte "sacra" e "indissolubile" il cui destino è la riunificazione anche con la forza
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Il Dipartimento americano del Commercio ha annunciato la firma di un accordo commerciale con il governo di Taiwan, che ridurrà i dazi imposti dall’amministrazione Trump sui prodotti taiwanesi dal 20% al 15%, allineandoli a quelli già previsti per i prodotti giapponesi ed europei.

In cambio, le aziende taiwanesi del settore dei semiconduttori si impegnano a “investire almeno 250 miliardi di dollari” negli Stati Uniti per sviluppare la produzione locale, e ulteriori 250 miliardi “per rafforzare l’ecosistema e la catena di approvvigionamento dei semiconduttori” nel Paese. Dove ha sede TSMC, il più grande produttore mondiale di chip per computer, che sta beneficiando della forte domanda globale dovuta al boom dell’intelligenza artificiale e proprio giovedì ha fatto sapere che intende aumentare la propria spesa in conto capitale di circa il 40% quest’anno, dopo aver registrato un aumento del 35% dell’utile netto nell’ultimo trimestre.

L’intesa è destinata a irritare la Cina, che considera l’isola una parte “sacra” e “indissolubile” il cui destino è la riunificazione anche con la forza, se necessario. Concetto ribadito pochi giorni fa dalla portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning, che ha mandato a dire a Donald Trump che è “puramente un affare interno della Cina, la cui risoluzione spetta al popolo cinese, non tollerando alcuna interferenza esterna”. In un’intervista al Nyt, il tycoon aveva detto che tocca al presidente Xi Jinping valutare: “Lui la considera parte della Cina e spetta a lui decidere cosa farà. Ma gli ho detto che sarei molto insoddisfatto se lo facesse, e non credo che lo farà. Spero che non lo faccia”.

La sparata di Nordio contro “il diabolico” trojan: “Vergogna usarlo per indagare anche su modestissime mazzette”

Quale misura in tema di giustzia qualora ci fosse la vittoria del Sì al prossimo referendum sulla separazione delle carriere dei Magistrati e riforma del Consiglio Superiore della Magistratura? A rispondere a questa domanda è il Ministro della Giustizia Carlo Nordio.
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“Stiamo già lavorando per ridurre se non proprio eliminare questa vergogna”. Durante la presentazione del suo ultimo libro alla Camera dei Deputati, il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, risponde ad una domanda della giornalista Gaia Tortora che cita proprio un passaggio del libro del Guardasigilli. “Quando un Pubblico Ministero ravvisa l’ipotesi di una modestissima mazzetta può chiedere l’utilizzo” del trojan, definito “questo meccanismo diabolico. Dopo il referendum vedremo di rimediare anche a questa inciviltà”. Questa la risposta del Ministro. “Abbiamo già la possibilità di intervenire perché già siamo molto avanti nella riforma, naturalmente questo dipenderà tutto dall’esito del referendum”.

MANI LEGATE

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Decreto Pnrr, arrivano la tessera elettorale digitale e la carta di identità valida a vita per gli over 70

Le bozze del decreto prevedono anche altre semplificazioni burocratiche. Sarà direttamente l'Inps a fornire a scuole, università, comuni e altre amministrazioni pubbliche i dati Isee per prestazioni agevolate e non sarà più obbligatorio conservare le ricevute cartacee del Pos
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Le nuove carte di identità elettroniche rilasciate agli ultrasettantenni saranno valide per 50 anni – quindi a vita – e saranno utilizzabili anche ai fini dell’espatrio. E’ una delle norme, già annunciata dal ministro della P.a Paolo Zangrillo, inserite nella bozza del decreto Pnrr. Le carte di identità elettroniche rilasciate prima dell’entrata in vigore del provvedimento saranno comunque utilizzabili oltre il termine di dieci anni, ma solo sul territorio nazionale o nei rapporti con le amministrazioni pubbliche nazionali come documenti di riconoscimento.

Lo stesso provvedimento prevede inoltre il rilascio della tessera elettorale in formato digitale “sulla base dei dati integrati nell’Anagrafe nazionale della popolazione residente“. Con uno o più decreti del ministro dell’Interno, di concerto con il Dipartimento della trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio, sentiti il Garante per la protezione dei dati personali e la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, saranno poi definite le caratteristiche tecniche e le modalità di utilizzo della tessera digitale, nonché la sua eventuale confluenza nell’IT-Wallet.

Le bozze del decreto prevedono anche altre semplificazioni burocratiche. Sarà direttamente l’Inps a fornire a scuole, università, comuni e altre amministrazioni pubbliche i dati ISEE necessari alla concessione della prestazione sociale agevolata. E viene meno l’obbligo, per cittadini e imprese, di conservare le ricevute cartacee del Pos diverse dalle fatture, scontrini o ricevute fiscali. La relazione illustrativa spiega che “l’obbligo di conservazione per dieci anni delle ricevute cartacee, emesse dai terminali Pos, al momento del pagamento con moneta elettronica è un onere non sempre di agevole assolvimento per le imprese e per i cittadini a cui potrebbe essere richiesta, in tal modo, la prova di pagamenti. Le ricevute emesse dai Pos, infatti, rappresentano una mera prova di avvenuto pagamento e non costituiscono un documento contabile, necessario alla redazione del bilancio o alla dichiarazione fiscale, per cui il loro obbligo di conservazione per il periodo stabilito dall’art. 2220 del codice civile, risulta oneroso e non strettamente necessario in relazione agli scopi per cui sono emesse”.

Armi all’Ucraina, alla Camera 2 leghisti votano contro: “Basta soldi a Kiev, ha ragione Vannacci”. Al Senato “strappo” di Borghi

A Montecitorio Rossano Sasso ed Edoardo Ziello, deputati del Carroccio, si sono espressi contro la risoluzione di maggioranza. Contrario anche Emanuele Pozzolo (ex Fratelli d'Italia oggi nel gruppo Misto). A Palazzo Madama l'esponente leghista non ha partecipato al voto
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Sul prosieguo del sostegno militare all’Ucraina si apre una crepa nella Lega. Nel corso delle votazioni parlamentari sulle comunicazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto, due deputati della Lega hanno votato contro la risoluzione di maggioranza che conferma l’invio di aiuti militari a Kiev, segnando uno strappo politico che si è riflesso anche al Senato.

Alla Camera dei deputati, nell’aula di Montecitorio, l’Assemblea era chiamata a esprimersi sulle risoluzioni presentate a seguito delle comunicazioni di Crosetto in vista dei prossimi impegni internazionali dell’Italia. Quella presentata dalla maggioranza ribadisce la linea del governo: continuità nell’appoggio a Kiev, in coordinamento con Nato e Unione europea. Su questo punto, Rossano Sasso ed Edoardo Ziello, deputati del Carroccio, hanno votato no. A loro si è aggiunto Emanuele Pozzolo, eletto con Fratelli d’Italia e poi passato al gruppo Misto.

Poco prima del voto, in piazza Montecitorio, una decina di attivisti dell’associazione “Mondo al Contrario – Team Vannacci Roma Caput Mundi” ha esposto uno striscione con la scritta: “Basta finanziamenti a Kiev per le armi. Le risorse per i cittadini italiani». Un’iniziativa che ha fatto da cornice simbolica alla dissidenza leghista in Aula. Interpellato dai giornalisti, Rossano Sasso ha riconosciuto una vicinanza culturale con quell’area: “Vannacci è vicesegretario della Lega, è evidente che esista un’affinità”, ha detto, senza però parlare esplicitamente di una nuova corrente interna. “Non commento il voto di altri parlamentari. Io ho sempre avuto una posizione chiara circa l’invio di armi e il sostegno economico all’Ucraina, e sono sempre stato coerente. Chi oggi ha votato contro credo lo abbia fatto per la stessa coerenza”, ha commentato lo stesso Vannacci. “La strategia di cessione di armi e denaro a Kiev che dura da 4 anni ha dato risultati tutt’altro che positivi – aggiunge l’europarlamentare leghista -. È venuta l’ora di cambiare strategia”.

La linea politica è stata ribadita dallo stesso Sasso anche sui social. In un post su Facebook, il deputato leghista ha rivendicato il voto contrario spiegando di aver detto “no all’invio di soldi e armi a Zelensky” e interrogandosi su quale sia il reale interesse nazionale italiano. Secondo Sasso, la prosecuzione degli aiuti militari non favorirebbe il processo di pace e risponderebbe più alle pressioni europee che alla volontà della maggioranza degli italiani.

Anche Ziello ha motivato la sua scelta: “Si continua a inviare armi con un modello fallimentare che non ha portato alcun risultato concreto da un punto di vista non soltanto militare, ma tanti danni invece da un punto di vista economico al nostro Paese, dal costo delle bollette alle stelle, fino al prezzo dei carburanti sempre più elevato. Per tutti questi motivi ho votato contro, anche per una questione di coscienza”.

Lo strappo si è ripetuto poche ore dopo al Senato, dove la stessa mozione è stata messa ai voti per alzata di mano. In questo caso non si sono registrati voti contrari formali, ma si è consumata una dissociazione significativa: il leghista Claudio Borghi non ha partecipato al voto, confermando una posizione critica già espressa in altre occasioni. Anche Erika Stefani, inizialmente indicata come contraria, ha poi precisato di aver votato “convintamente” a favore. Assente al momento del voto il capogruppo leghista Massimiliano Romeo, che aveva tuttavia preso parte al dibattito.

DEMOCRAZIA DEVIATA

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Macron: “La Francia invierà mezzi terrestri, aerei e marittimi in Groenlandia”

L'annuncio del presidente francese parlando alle forze armate a Istres
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La Francia invierà ulteriori “risorse terrestri, aeree e marittime” alla Groenlandia nei “prossimi giorni”. Lo ha annunciato il presidente francese Emmanuel Macron durante il suo discorso alle forze armate a Istres

Effetto manovra, da domani aumenta il prezzo delle sigarette: fino 30 cent in più a pacchetto

A partire saranno le “bionde” del gruppo Philip Morris L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha già pubblicato la tabella con i prezzi aggiornati. Nei prossimi giorni è atteso l’adeguamento anche per le altre marche
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Dal 16 gennaio scattano i primi rincari delle sigarette previsti dalla legge di Bilancio, dopo quelli su gasolio e pedaggi autostradali. A partire saranno le “bionde” del gruppo Philip Morris (tra cui Marlboro, Chesterfield, Merit, Diana e Muratti), con aumenti fino a 30 centesimi a pacchetto. Le Marlboro, ad esempio, potrebbero arrivare a 6,80 euro. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha già pubblicato la tabella con i prezzi aggiornati, mentre nei prossimi giorni è atteso l’adeguamento anche per le altre marche.

La manovra, ricorda Assoutenti, garantirà allo Stato un maggior gettito complessivo di 1,47 miliardi di euro nel triennio 2026-2028 (213 milioni nel 2026, 465,8 milioni nel 2027 e 796,9 milioni nel 2028), che si aggiunge ai circa 15 miliardi annui già assicurati dalla tassazione sul tabacco. L’aumento deriva soprattutto dal rialzo progressivo dell’accisa minima: per le sigarette si passa da 29,50 euro per 1.000 pezzi nel 2025 a 32 euro nel 2026, 35,50 nel 2027 e 38,50 nel 2028. Salgono anche le accise su sigaretti e tabacco trinciato.

Per ora non risultano coinvolti i tabacchi riscaldati (come Terea, Glo o Ploom), segmento su cui le multinazionali stanno puntando sempre di più, mentre vengono colpite le sigarette elettroniche: aumentano i coefficienti d’accisa sia per i liquidi con nicotina (dal 18% nel 2026 al 22% dal 2028) sia per quelli senza nicotina (dal 13% nel 2026 al 17% nel 2028). La Federazione Italiana Tabaccai ha confermato che le modifiche tariffarie entreranno in vigore dal 16 gennaio 2026.

Se l’aumento effettivo è inferiore alle ipotesi iniziali, da tempo medici e associazioni chiedono rincari molto più drastici per coprire i costi sanitari e ambientali del fumo, rilanciando anche l’idea di una “sin tax” (tassa sul vizio) più ampia, estesa ad altri prodotti nocivi. Anche a livello europeo si discute di una direttiva che possa spingere verso aumenti più decisi.

Lara Comi, chat inutilizzabili: niente corruzione e condanna ridotta. “Lacrime di gioia, ho servito il mio Paese”

Dirimente la decisione della Consulta che nel 2023 ha dichiarato i messaggi WhatsApp "corrispondenza privata". La condanna è passata da 4 anni e 2 mesi a 1 anno con sospensione della pena e una multa di 500 euro
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La Corte d’Appello di Milano, nel processo sul caso chiamato Mensa dei Poveri, ha deciso di ridurre in modo significativo la condanna inflitta in primo grado all’ex europarlamentare di Forza Italia Lara Comi. La pena è passata da 4 anni e 2 mesi a 1 anno con sospensione della pena e una multa di 500 euro. La decisione è arrivata dopo l’assoluzione di Comi dall’accusa di corruzione e da uno degli episodi di truffa contestati. Dopo la lettura del dispositivo, Comi è scoppiata in lacrime: “Le mie, dopo 7 anni, sono lacrime di gioia, perché è stato stabilito oggi che ‘il fatto non sussistè. Ho sempre dimostrato fin dal primo giorno di essere innocente e continuerò anche in Cassazione (per l’unico capo d’imputazione rimasto, ndr) a dimostrare l’innocenza per quest’ultimo pezzettino. Non ho mai preso un euro, ho servito il mio Paese di cui sono orgogliosa ed è stato dimostrato che non c’è mai stata corruzione”.

Decisiva per l’assoluzione dall’accusa di corruzione è la sopraggiunta inutilizzabilità delle chat WhatsApp utilizzate in primo grado. Si trattava di messaggi scambiati nel dicembre 2018 tra Comi e l’avvocata Maria Teresa Bergamaschi, sua collaboratrice, estratti dal telefono di quest’ultima con il suo consenso mentre veniva ascoltata come testimone. Messaggi considerati documenti e quindi utili a ricostruire, secondo l’accusa, un presunto accordo corruttivo per l’assegnazione di consulenze da parte di Afol Metropolitana (Agenzia per la Formazione, Orientamento e Lavoro), allora diretta da Giuseppe Zingale, in un contesto di rapporti politici che coinvolgevano anche Nino Caianiello, l’allora ras di Forza Italia a Varese e in Lombardia. Nel 2023, però, questo tipo di messaggi sono stati classificati come “corrispondenza privata” dalla Corte Costituzionale (caso Open-Renzi). Significa che per i parlamentari serve l’autorizzazione dell’assemblea di appartenenza. E siccome nel caso di Comi l’autorizzazione dell’Europarlamento non era stata richiesta, la Corte d’Appello ha dichiarato le chat inutilizzabili e decaduta l’accusa di corruzione.

La Corte ha escluso la responsabilità di Lara Comi per la presunta truffa ai danni del Parlamento europeo relativa all’incarico affidato al giornalista Daniele Aliverti. I giudici hanno inoltre riconosciuto all’ex parlamentare una circostanza attenuante, cioè un elemento che riduce la pena legato al risarcimento economico effettuato da Comi al Parlamento europeo (500 mila euro), considerato equivalente alle aggravanti. La sentenza ha comportato anche l’annullamento delle confische disposte in primo grado, cioè il sequestro di somme o beni, che riguardavano Comi, Aliverti e Carmine Gorrasi, ex segretario provinciale di Forza Italia. È stata invece confermata la responsabilità per un altro contratto stipulato con un diverso collaboratore nel periodo tra il 2016 e il 2017. Gli avvocati di Comi, Antonio Bana e Gianluca Varraso, hanno commentato che la sentenza ha di fatto cancellato quasi tutte le condanne di primo grado, ridimensionando ulteriormente un’indagine che sarebbe già stata in parte ridotta dal Tribunale. I legali hanno anche sottolineato che la Corte d’Appello ha respinto tutti i ricorsi presentati dalla Procura contro le assoluzioni pronunciate due anni e mezzo fa.

Il verdetto ha riguardato in tutto 14 imputati. Confermata l’assoluzione dell’ex vice coordinatore lombardo di Forza Italia, Pietro Tatarella ed è stato assolto l’ex parlamentare Diego Sozzani. Sono state confermate anche le assoluzioni di Paolo Orrigoni, patron del gruppo Tigros, e di Mauro De Cillis, ex responsabile di Amsa. In secondo grado è stata assolta anche l’avvocata Bergamaschi, che in primo grado era stata condannata a 6 mesi. Ridotte le condanne di alcuni imputati: l’imprenditore Daniele D’Alfonso ha visto la pena scendere da 6 anni e mezzo a 5 anni e 2 mesi, mentre per Zingale, ex direttore generale di Afol, la condanna è passata da 2 anni a 1 anno e 6 mesi. È stato infine assolto anche Gorrasi che in primo grado era stato condannato a 2 anni. In una nota congiunta, il vicesegretario nazionale di FI Stefano Benigni e il segretario regionale Alessandro Sorte hanno espresso soddisfazione per le assoluzioni di Tatarella e Sozzani. “Rimane l’amarezza per una vicenda che ha causato in questi anni una sofferenza profonda sul piano umano e personale alle persone coinvolte e alle loro famiglie: oggi hanno avuto finalmente giustizia”. Ancora: “Siamo fiduciosi che anche Lara Comi, in Cassazione, potrà dimostrare la sua innocenza, considerando il sostanzioso ridimensionamento dell’impianto accusatorio che esclude la corruzione”.

IL SANTO

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Produzione industriale in recupero a novembre: +1,5%. Bene farmaceutica e chimica

Ancora in flessione i beni di consumo durevoli. Intanto il surplus commerciale cresce a novembre a 5,078 miliardi di euro, dai 3,38 miliardi di euro del novembre 2024
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A novembre torna a crescere la produzione industriale. L’Istat registra un incremento dell’1,5% su base mensile e dell’1,4% su base annua dopo il calo di ottobre. L’aumento su base mensile coinvolge in particolare l’energia (+3,9%), i beni strumentali (+2,1%) e i beni di consumo (+1,1%). Su base annua, invece, si registrano variazioni positive per i beni strumentali (+3,3%), l’energia (+2,0%) e i beni intermedi.

Mese su mese l’aumento è trainato dalla farmaceutica (+7,5%), da un rimbalzo delle Industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (+3,1). Gli incrementi tendenziali – cioè anno su anno – maggiori si registrano per prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+8,7%), la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (+5,8%) e la fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (+5,1%). Male invece l’automotive, stando ai dati comunicati da Gianmarco Giorda, direttore generale dell’Anfia: l’indice della produzione è calato del 5%, quello della fabbricazione di autoveicoli del 7,6% complice il calo registrato dalla produzione di autovetture, -27,9%.

Il recupero complessivo è stato “assai più marcato del previsto” secondo Paolo Mameli, economista del Research department di Intesa Sanpaolo. “La variazione annua segna un massimo da quasi tre anni. La crescita congiunturale è diffusa a tutti i raggruppamenti principali di industrie con l’eccezione dei beni intermedi, sostanzialmente fermi, e dei beni di consumo durevoli (categoria che comprende apparecchi per uso domestico, mobili, motocicli ecc, ndr). Proprio l’ampia flessione dei durevoli lascia i beni di consumo in calo su base annua, a differenza degli altri gruppi”. “Non si vede ancora alcuna luce in fondo al tunnel nel quale le nostre industrie sono entrate nel febbraio del 2023”, dice invece il presidente dell’Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona.

Aggiornamenti arrivano anche sul fronte del commercio estero. Il surplus commerciale cresce a novembre a 5,078 miliardi di euro, in deciso rialzo rispetto ai 3,38 miliardi di euro del novembre 2024. Il risultato arriva sfruttando un aumento dell’export pari allo 0,4% su mese e un calo dell’import pari al 3,2%, in un contesto di riduzione del deficit energetico e dell’aumento del surplus relativo allo scambio di beni non energetici. L’aumento dell’export è relativo sia all’Ue (+0,5%) che a quella extra-Ue (+0,4%). Su base annua, invece, l’export è di fatto stazionario (-0,1%), mentre l’import registra un calo del 3,5%.

A livello di destinazioni la Turchia (-40,5%) è il paese che fornisce il contributo negativo maggiore all’export nazionale, mentre diminuiscono anche le esportazioni verso Regno Unito (-16,2%), area Asean (-21,5%), Stati Uniti (-2,9%) e Paesi Bassi (-9,7%). In crescita invece quelle verso paesi Opec (+18,9%), Svizzera (+12,2%), Belgio (+9,4%), Spagna (+4,9%) e Austria (+12,1%).

Putin contro Trump: “C’è chi usa il diritto della forza con azioni unilaterali e pericolose”. Su Italia e Paesi Ue: “Relazioni deteriorate”

Il capo del Cremlino critica le azioni americane in paesi storicamente vicini a Mosca. E assicura: "Continueremo a fornire assistenza a Cuba"
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Mentre Donald Trump gioca la sua partita a Risiko su più fronti, dal Venezuela all’Iran, fino alla Groenlandia, colui che negli ultimi mesi sembrava essere tornato un interlocutore importante per Washington accusa, senza nominarli, gli Stati Uniti di portare avanti una politica aggressiva che allontana la pace. La situazione a livello internazionale si sta sempre più degradando e la diplomazia viene sempre più sostituita da “azioni unilaterali e molto pericolose – ha detto durante la cerimonia per la presentazione delle credenziali di 34 ambasciatori – Invece di un dialogo tra Stati, sentiamo il monologo da parte di coloro che, con il diritto della forza, considerano accettabile dettare agli altri la loro volontà, insegnare agli altri come vivere e dare ordini”.

I rapporti tra Putin e Trump, che hanno vissuto momenti di apparente feeling durante le contrattazioni per arrivare a una pace mediata in Ucraina, sembrano essersi raffreddati. L’ultimo sforzo del tycoon, con il piano di pace sul quale, sostengono le parti, c’è “un accordo sul 90% del testo”, non ha ancora portato a risultati concreti e il presidente Usa sembra aver terminato la pazienza per la strategia del leader di Mosca. Inoltre, l’apertura di nuovi fronti ha relegato, almeno per quanto riguarda le dichiarazioni e gli incontri pubblici, la questione in secondo piano.

Così, mentre Trump si infila negli affari di Paesi storicamente vicini alla Russia, dal Venezuela all’Iran, fino alle minacce a Cuba, Putin decide di intervenire per far capire che non tutto è concesso: “La Russia fornirà assistenza agli amici cubani”, ha detto dopo che The Donald ha previsto che “probabilmente” il regime dell’Avana cadrà perché non riceve più aiuto dal Venezuela. “Abbiamo sempre fornito e continuiamo a fornire assistenza ai nostri amici cubani e siamo solidali con la loro determinazione a difendere la loro sovranità e indipendenza con tutte le loro forze”, ha precisato il capo del Cremlino. Che poi è tornato a fare una delle cose che in questi anni gli è riuscita meglio, ossia attaccare l’Europa: “Le nostre relazioni con ciascuno dei Paesi europei rappresentati qui, Francia, Repubblica Ceca, Portogallo, Norvegia, Svezia, Austria, Svizzera e Italia, hanno radici storiche profonde e sono ricche di esempi di una collaborazione mutualmente benefica. Il dialogo e i contatti, e non per nostra colpa, sono stati ridotti al minimo e l’interazione su questioni chiave internazionali e regionali è stata congelata”. La Russia, ha tuttavia concluso il capo del Cremlino, “è stata e rimane impegnata” a migliorare le relazioni con questi Paesi ed “è pronta a ripristinare il livello di relazioni di cui abbiamo bisogno”.

Se si sta alle dichiarazioni del presidente francese, Emmanuel Macron, si tratta però di una possibilità ancora remota. Il capo dell’Eliseo è infatti tornato a invocare il riarmo dell’Europa, affermando che “per rimanere liberi, bisogna essere temuti e per essere temuti bisogna essere potenti. E per essere potenti in questo mondo così brutale, bisogna fare più in fretta e più forte”. In fretta col riarmo, si intende: “Noi siamo a portata di tiro della Russia. Se vogliamo restare credibili – ha sottolineato il presidente citando il missile ipersonico russo Oreshnik – dobbiamo, noi europei, e in particolare noi francesi, dotarci di queste nuove armi che cambieranno la situazione a breve termine”.

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