Migranti, a Trieste ennesimo sgombero e trasferimento per un centinaio di persone. Le altre resteranno in strada

A quanto riferito da fonti informate, i trasferiti dovrebbero essere solo cento, cifra che secondo operatori e volontari delle associazioni attive in città lascia scoperte almeno altrettante persone
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Alle 7 del mattino è iniziata l’ennesima operazione di sgombero degli ex magazzini del Porto Vecchio di Trieste, edifici fatiscenti in cui trovano riparo i richiedenti asilo che non riescono ad avere accesso all’accoglienza. Da quell’ora è in corso lo screening per verificare la posizione amministrativa delle persone per inserirle “nel sistema dell’accoglienza e trasferirli in altri centri del territorio nazionale”, come riporta una nota diffusa dalla Questura, che coordina le operazioni alle quali prendono parte Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco e Polizia Locale con il supporto di contingenti di rinforzo. A quanto riferito al Fatto da fonti informate, però, i trasferiti dovrebbero essere solo cento, cifra che secondo operatori e volontari delle associazioni attive in città lascia scoperte almeno altrettante persone attualmente senza accoglienza nonostante la manifesta volontà di richiedere asilo e il diritto che immediatamente ne consegue. Un copione già visto, l’unico che la città sembra avere a disposizione.

Tanto che i volontari presenti stamattina per monitorare la situazione si domandano se la logica risponda all’esigenza di ripristinare la legalità nel rispetto dei diritti dei richiedenti o più semplicemente all’esigenza di sgomberare gli edifici più immediatamente interessati dai cantieri che la trasformazione dell’area vicina al centro cittadino. L’operazione di sgombero, hanno riferito le autorità, è stata decisa sulla base delle determinazioni assunte in sede di Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica e ha per oggetto un edificio in particolare, il n.4. Gli altri, compreso quello dove si è sentito male Sunil Tamang, il 43enne nepalese morto il 13 gennaio all’ospedale di Cattinara. Al termine delle attività, è stato annunciato che l’edificio sarà bonificato e sigillato al fine di ripristinare le condizioni di sicurezza e igienico-sanitarie, anche in considerazione delle temperature rigide invernali per ripararsi dalle quali vengono spesso accesi piccoli falò che in alcuni casi hanno causato incendi.

“Ci sono anche alcune donne sole dal Nepal e persone che dormivano nei dormitori: hanno chiamato anche loro dicendo di raggiungere l’area dello screening”, riferisce al Fatto un operatore del Consorzio Italiano di Solidarietà – Ufficio Rifugiati Onlus (Ics). “Molte persone vengono dal Nepal, altre dal Bangladesh e poi ci sono afghani e pakistani. Ci sono anche famiglie: una pakistana, una famiglia mista russo irachena”. Nel corso della giornata si saprà quante e quali persone sono riuscite a salire sui pullman e quante avranno semplicemente fatto ritorno agli edifici non sgomberati dove le condizioni igienico sanitarie sono disumane. Difficile infatti comprendere la disponibilità limitata del trasferimento per l’inserimento in accoglienza in un periodo come quello invernale dove gli sbarchi dal Mediterraneo sono al minimo. Né risulta che l’amministrazione regionale e cittadina di centrodestra abbiano mai chiesto conto di operazioni a singhiozzo che non risolvono il problema, come delle lungaggini sulle procedure d’asilo alla Questura di Trieste che di fatto impediscono l’accesso all’accoglienza anche quando i posti ci sarebbero, con persone che arrivano ad aspettare mesi per un pezzo di carta che andrebbe rilasciato in pochi giorni e si rivolgono alla Questura di Gorizia. E intanto restano all’addiaccio perché nel frattempo non si è mai voluto rendere disponibile un’accoglienza di bassa soglia mentre si attende il prossimo trasferimento disposto dal Viminale. Due le persone morte nel giro di un mese: difficile credere che a Trieste esista davvero la volontà di superare quello che la politica poi chiama “degrado”.

Picchiato con la spalliera del letto dal compagno di stanza d’ospedale: ucciso a Rieti un 72enne ricoverato in Psichiatria

Antonio Domenico Martinelli, ex dipendente di banca, è morto per il pestaggio subito da un altro paziente, un 21enne romeno. Sulla vicenda indagano i Carabinieri
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Ucciso selvaggiamente dal suo compagno di stanza, un cittadino romeno di 26 anni, che lo ha massacrato di botte alla testa usando la spalliera del letto come spranga. È morto così Antonio Domenico Martinelli, 72enne ex dipendente di banca ricoverato da tempo nel reparto psichiatrico dell’ospedale De Lellis di Rieti.

L’aggressione è avvenuta nel pomeriggio di mercoledì 21 gennaio. I sanitari sono intervenuti immediatamente, ma per la vittima non c’è stato niente da fare. La direzione della struttura non ha rilasciato dichiarazioni in merito all’accaduto e ancora non si conoscono i particolari della vicenda, su cui stanno indagando i Carabinieri del Comando provinciale, coordinati dal magistrato di turno.

Nubifragi in Sicilia, il disastro dopo la mareggiata a Fondachello: il video dal drone

Case distrutte e strade allagate. Oggi il sopralluogo del ministro Musumeci
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Case e strade distrutte, cantine allagate. Sono ingenti i danni a Fondachello, in provincia di Catania, dopo la storica mareggiata che si è abbattuta lungo la costa. Intanto oggi è previsto il sopralluogo del ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci, accompagnato dal capo dipartimento della Protezione civile nazionale Fabio Ciciliano, proprio per verificare i danni provocati dal ciclone Harry. Alle 15.15 il ministro sarà sul lungomare di Santa Teresa Riva (Messina) e alle 16.15 sul lungomare di Ognina-Catania.

La “nuova” Striscia la Notizia debutta in prima serata: la scaletta, il Tapiro a Fiorello e Maria De Filippi che fa giustizia con Tina Cipollari e Giovannino

La prima puntata di Striscia la Notizia arriva in prima serata con un cast eccezionale e uno studio rinnovato. Tutti i dettagli
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Stasera su Canale 5, 22 gennaio, dopo “La Ruota della Fortuna” andrà in onda la prima puntata della “nuova” “Striscia la notizia – La voce della presenza”. Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti, in uno studio rivisitato per l’occasione, affiancati da sei nuove Veline e dalla band dal vivo diretta dal maestro Demo Morselli, conducono lo show. Il primo Tapiro d’oro della stagione – per l’occasione personalizzato con strass e papillon – a Rosario Fiorello, arrivato al suo 28esimo riconoscimento di Striscia.

Lo showman siciliano a “La Pennicanza” ha spiegato: “Fuori dagli studi Striscia la Notizia ci ha consegnato un tapiro. Giovedì saremo in prima serata su Canale 5 per qualcosa di molto grave che non sapevo di aver commesso… Ma non voglio spoilerare”.

Maria De Filippi, insieme a Tina Cipollari e Giovannino, si cimenta nell’inedita veste di inviata del tg satirico. La missione del terzetto è quella di consegnare l’iconica “merdina” di Striscia a chi parcheggia indebitamente l’auto nel posto riservato alle persone con disabilità.

Ospiti d’eccezione in studio il campione del mondo Alessandro Del Piero, che si propone nei panni inediti del supereroe “Capitan Alex”, e la criminologa Roberta Bruzzone che, nello speciale “Striscia Criminale”, indaga su un presunto crimine di Greggio e Iacchetti. Per l’occasione, l’inviato Jimmy Ghione prova a far luce sulla vicenda intervistando la vittima, Valerio Merola.

Dario Ballantini è in studio nei panni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Valerio Staffelli si occuperò di maltrattamenti, sempre più spesso al centro della cronaca. Nel servizio, realizzato con telecamere nascoste, l’inviato immortala le reazioni delle persone comuni che assistono alla scena in cui un ragazzo rimprovera aspramente la mamma anziana.

Luca Abete affronterà il fenomeno, diffuso nel Sud Italia, dei neomelodici che vengono invitati come beniamini dei bambini a esibirsi alle loro feste con canzoni che esaltano stili di vita criminali, inneggiano alla malavita e all’uso delle armi.

Rajae Bezzaz parla di un rifugio per cani in provincia di Como dove non sono le persone a scegliere i cani, ma i cani a scegliere le persone che si prenderanno cura di loro. Giuseppe Longinotti, per le strade e nei locali di Milano, si propone come candidato sindaco della città e approfitta del suo ruolo per ottenere svariati favori.

Cristiano Militello conduce live “Striscia il cartellone”. Rosaria Rollo presenta “I nuovi mostri”, storica rubrica sul meglio del peggio della tv. Barbascura X con un filmato tra scienza e comicità dedicato al mondo delle scimmie.

Enrico Lucci, con l’inconfondibile stile che contraddistingue le sue interviste, interferisce con le celebrazioni per i 30 anni di “Porta a Porta”. E tanto altro.

“Al telefono da Davos Lilli Gruber, a causa dell’evacuazione dello studio tv svizzero”: cos’è successo a Otto e Mezzo ieri sera

Gruber è andata in onda, dunque, con una conduzione telefonica, parecchio originale e inconsueta. “Al telefono da Davos Lilli Gruber, a causa dell’evacuazione dello studio tv svizzero”, il sottopancia
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La puntata di ieri sera di “Otto e mezzo” avrebbe dovuto essere una puntata diversa dal solito per la conduzione di Lilli Gruber da Davos, ma non è stato questo a contraddistinguere per originalità quanto andato in onda su La7. Gruber, infatti, in questi giorni si trova nella città svizzera per seguire il Forum economico mondiale che si tiene regolarmente ogni anno.

La puntata di ieri sera, mercoledì 21 gennaio, avrebbe dovuto essere la sola condotta questa settimana da Gruber, sostituita negli altri giorni da Giovanni Floris, che già in passato si è prestato a ricoprire i panni di sostituto della titolare di “Otto e mezzo”. Gruber ha svolto regolarmente l’anteprima del programma dallo studio che era stato predisposto a Davos, presentando gli ospiti in collegamento dallo studio di Roma: Lina Palmerini, Franco Bernabè e Marco Travaglio. Quando il programma è partito, dopo l’interruzione pubblicitaria che intervalla l’anteprima dalla sigla d’inizio, alla conduzione non c’era Lilli Gruber, ma Lina Palmerini chiamata a improvvisarsi in questo ruolo.

Gruber è stata infatti costretta a evacuare dallo studio elvetico perché, come ha avuto modo in seguito di spiegare lei stessa, si è sviluppato un incendio fuori dal Centro Congressi. La conduttrice di “Otto e mezzo” non ha abbandonato a lungo il timone della nave a Lina Palmerini, riprendendo, pur in collegamento telefonico, le redini del programma.

Gruber è andata in onda, dunque, con una conduzione telefonica, parecchio originale e inconsueta. “Al telefono da Davos Lilli Gruber, a causa dell’evacuazione dello studio tv svizzero” è il sottopancia che nel corso della puntata è stato inserito per spiegare la conduzione della giornalista. In chiusura di puntata poi Gruber ha dato appuntamento ai propri telespettatori a lunedì, dal momento che la conduzione di “Otto e mezzo” tornerà sotto la sua guida solo la prossima settimana, mentre la puntata di questa sera e domani saranno ancora condotte da Floris.

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“Alla stessa età di Stefano ho perso mio padre”: cordoglio e commozione di Fiorello per De Martino

Il dolore dello showman che ricorda anche un divertente aneddoto con Valentino: "Mi guardava e pensava: come si è vestito?"
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Anche Fiorello ha voluto fare le condoglianze a Stefano De Martino, che ha perso il 19 gennaio il papà Enrico. Durante “La Pennicanza”, su Rai Radio2, RaiPlay e sul canale 202 del digitale terrestre, lo showman ha detto: “Alla stessa età di Stefano ho perso mio padre, che aveva la stessa età (61 anni, ndr)”.

In gioventù ballerino professionista, Enrico De Martino ha dedicato tutta la vita alla danza, collaborando con scuole e compagnie della Campania e danzando anche al Teatro San Carlo di Napoli. Nel 2025 gli era stato conferito al Teatro Verdi di Salerno il premio alla carriera nell’ambito della XXIV edizione del Premio Salerno Danza, sotto la direzione artistica di Corona Paone, étoile del San Carlo, e Luigi Ferrone, primo ballerino del Massimo partenopeo

Fiorello poi ha anche ricordato la scomparsa di una icona della moda internazionale. Valentino: “Ricordiamolo con un grande sorriso un italiano che ha portato la moda nel mondo”, racconta Fiorello. E prosegue con un aneddoto dal Premio Via Condotti: “Mi diedero un riconoscimento e io ero seduto in prima fila: alla mia sinistra Valentino, alla mia destra Rita Levi Montalcini. Valentino mi squadrava dalla testa ai piedi, poi dai piedi alla testa. Sicuramente stava pensando: ‘ma come si è vestito questo?’”.

Poi l’anticipazione di stasera, quando a “Striscia la Notizia” riceverà il Tapiro: “Fuori dagli studi Striscia la Notizia ci ha consegnato un tapiro. Giovedì saremo in prima serata su Canale5 per qualcosa di molto grave che non sapevo di aver commesso… ma non voglio spoilerare”.

Fiorello poi ha concluso: “Questa notte, intorno alle 3, musica fortissima sotto casa. Erano otto fan di Mengoni… come faccio a saperlo? Tutti in canotta. Fino alle 4.15, ‘Due vite’ cantata da Laura Pausini a tutto volume. A un certo punto ho fatto come si faceva una volta e gli ho tirato l’acqua”. Fiorello ha ascoltato un vocale di Laura Pausini, che ha annuncia una telefonata proprio per oggi 22 gennaio.

La Juventus vince e ipoteca i playoff, l’Atalanta cade in casa e spreca una chance: la situazione delle italiane in Champions League e la nuova classifica

I bianconeri battono il Benfica di Mourinho e si assicurano l'ingresso agli spareggi, mentre la Dea perde con l'Athletic e adesso non ha più il destino nelle proprie mani per l'ingresso tra le migliori otto
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Rischia e subisce per 45 minuti. Ma in questo turno di Champions League la Juventus è l’unica italiana a vincere. E grazie al 2-0 contro il Benfica si qualifica aritmeticamente (almeno) per i playoff. L’Atalanta, invece, si fa rimontare in casa dall’Athletic Club (2-3) e ora non è più padrona del proprio destino per un posto tra le migliori 8.

Juventus, effetto McKennie

Dal suo esordio con la Juventus nessun giocatore ha segnato più gol in Europa con i bianconeri rispetto a Weston McKennie. Dopo 45 minuti sofferti in cui le occasioni avversarie non mancano, Thuram apre la gara e l’americano dà la spallata decisiva. L’episodio chiave è una situazione tattica: Spalletti cambia Miretti, entra Conceição e McKennie viene spostato più al centro del campo. La Juventus vince così la terza gara consecutiva in Champions League. I bianconeri sfatano il tabù Mourinho e guadagnano un posto aritmetico ai playoff diventando sicuramente teste di serie. E ora la qualificazione diretta non è impossibile.

Atalanta, si complica il cammino per entrare tra le migliori 8

La Dea domina il primo tempo, ma non basta. Dopo il vantaggio con Scamacca, l’Athletic Club si scatena nel secondo tempo: in 16 minuti la partita viene ribaltata con i gol di Guruzueta, Serrano e Navarro. Il gol di Krstovic sul finale illude senza incidere. L’Atalanta spreca così l’occasione unica di entrare tra le migliori 8, si complica la strada da sola e viene risucchiata nel mini gruppo di squadra a quota 13 punti. Ed è proprio il successo degli spagnoli a far scivolare il Napoli fuori dalla zona playoff. Insomma, una doppia beffa per il calcio italiano.

La situazione delle italiane

Una vittoria, un pareggio e due sconfitte. In questo turno europeo il bilancio delle italiane è negativo. Ora lo scenario in vista dell’ultima gara di questa prima fase è complicato. Perché il vero rischio è di non vedere nessuna italiana tra le migliori 8.

In casa dell’Union SG, l’Atalanta – che ora non può più fare calcoli – deve solo pensare a vincere, segnare tanti gol e sperare nel passo falso di qualche squadra davanti. Una serie di combinazioni che di certo non rendono più semplice una situazione che si è complicata in modo inaspettato.

Stesso discorso per l’Inter di Chivu: il ko contro l’Arsenal pesa e non poco. Perché a Dortmund i nerazzurri, per accedere direttamente agli ottavi, dovranno vincere e sperare in una strana serie di eventi, tra cui una sconfitta del Liverpool contro il Qarabag, quella del Tottenham contro l’Eintracht e quella del Chelsea a Napoli. Per dirne tre. E anche queste potrebbero non bastare. Un pareggio invece garantirebbe ai nerazzurri il playoff di ritorno in casa, ma potrebbe accadere anche perdendo.

Situazione simile anche in casa bianconera. Ma umore del tutto differente. Dopo una partenza negativa, Spalletti ha raddrizzato risultato e qualificazione. Ottavi impossibili? Sulla carta no, anche se molto difficili. In caso di successo a Montecarlo, i bianconeri dovranno attendere i verdetti di chi sta davanti. E dovranno sperare anche in un passo falso di Atalanta e Inter.

La squadra più in difficoltà, invece, è sicuramente il Napoli. Il pareggio in Danimarca cambia tutti i piani. La squadra di Conte deve necessariamente vincere contro il Chelsea. Una sconfitta condannerebbe gli azzurri a una deludente eliminazione. Con un pareggio bisognerebbe sperare in una serie di incastri.

Champions League, la classifica completa a una giornata dal termine della League Phase

A 90 minuti dal termine della League Phase, Arsenal e Bayern Monaco sono le uniche due squadre certe al 100% di essere tra le migliori 8. Quasi fatta anche per Liverpool e Real Madrid, mancano solo l’aritmetica e un’ultima vittoria. Già certe di essere fuori dalla competizione Eintracht, Slavia Praga, Villarreal e Kairat.

    1. Arsenal 21 punti
    2. Bayern Monaco 18 punti
    3. Real Madrid 15 punti
    4. Liverpool 15 punti
    5. Tottenham 14 punti
    6. PSG 13 punti
    7. Newcastle 13 punti
    8. Chelsea 13 punti
    9. Barcellona 13 punti
    10. Sporting 13 punti
    11. Man City 13 punti
    12. Atletico Madrid 13 punti
    13. ATALANTA 13 punti
    14. INTER 12 punti
    15. JUVENTUS 12 punti
    16. Borussia Dortmund 11 punti
    17. Galatasaray 10 punti
    18. Qarabag 10 punti
    19. Marsiglia 9 punti
    20. Bayer Leverkusen 9 punti
    21. Monaco 9 punti
    22. PSV 8 punti
    23. Athletic Club 8 punti
    24. Olympiacos 8 punti
    25. NAPOLI 8 punti
    26. Copenhagen 8 punti
    27. Club Brugge 7 punti
    28. Bodo/Glimt 6 punti
    29. Benfica 6 punti
    30. Pafos 6 punti
    31. Union SG 6 punti
    32. Ajax 6 punti
    33. Eintracht Francoforte 4 punti
    34. Slavia Praga 3 punti
    35. Villareal 1 punto
    36. Kairat 1 punto

Il pensiero circolare applicato alla sicurezza: inasprire le pene può produrre un effetto contrario a quello desiderato

Quando si mette in atto una strategia per la sicurezza occorrerebbe utilizzare il pensiero circolare: la deterrenza di una pena “adeguata” per un reato deve rimanere, ma non è l’unico strumento utile
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Il pensiero lineare, quello per intenderci per il quale ad una azione corrisponde una e una sola conseguenza, domina la vita politica e pare prevalere nelle decisioni esecutive dei governi. Noi psicologi da oltre mezzo secolo affermiamo che al contrario, soprattutto nelle relazioni fra individui, gruppi organizzati e nazioni, sarebbe opportuno applicare il pensiero circolare. Questo tipo di approccio prevede la comprensione che ad una azione corrisponde una controreazione che innescherà una serie di ulteriori reazioni. Questo fenomeno potrà prolungarsi fino ad una riduzione delle azioni e controreazioni.

Ad esempio succede se agito una bacinella d’acqua provocando un’onda che infrangendosi contro i bordi provoca un’onda al contrario per poi gradualmente esaurirsi. In certe situazioni, viceversa, può accadere che azioni e controreazioni provochino un inasprimento del fenomeno portando all’aumento delle ulteriori azioni e controreazioni. Questa modalità definita “escalation” ad esempio è tipica di certi rapporti conflittuali coniugali per cui il marito, per reagire ad una aggressione verbale della moglie, la apostroferà ancora più brutalmente per poi, di fronte alle sue rimostranze sempre più frequenti e pressanti, passare ad atti aggressivi.

Mi veniva in mente questo problema nel leggere le proposte del decreto Sicurezza. Sappiamo per esperienza di altri paesi che aumentare le pene e consentire a ogni individuo di armarsi per difendersi non porta ipso facto a una diminuzione dei reati. Gli Usa lasciano la possibilità al cittadino di comperare e tenere in casa un’arma senza troppe formalità, la polizia ha la libertà di usare le armi e di bloccare con le cattive i cittadini, nelle scuole pubbliche all’ingresso ci sono i metal detector e le pene sono molto drastiche. Eppure proprio in questo paese gli omicidi sono molto elevati, i carcerati sono il triplo – percentualmente rispetto agli abitanti – rispetto a moltissimi paesi europei e la sensazione di insicurezza è elevata.

Il pensiero circolare ci spiega che se i cittadini avessero la pistola in casa i ladri, consci del rischio, invece di entrare senza armi, come quasi sempre succede nel nostro paese, si doterebbero di pistole o fucili atti a fronteggiare la reazione del proprietario. Se inoltre le pene sono draconiane il malvivente farà di tutto per cercare di evitarle e sarà disposto anche ad aggravare la sua azione riprovevole con ulteriori violenze. Viceversa se, come succede ad esempio nel nostro paese, le pene carcerarie sono più miti e tengono conto di svariate possibili attenuanti, il malvivente non arriverà all’escalation dei suoi atti criminosi. Sapere che ci saranno pene relativamente lievi eviterà che il ladro, entrato per rubare, prenda in ostaggio il padrone di casa o addirittura lo uccida.

Insomma quando si mette in atto una strategia per la sicurezza del cittadino occorrerebbe utilizzare il pensiero circolare. Se infatti per un semplice furto inasprisco la pena fino a dieci o venti anni devo sapere che il ladro giammai accetterà il rischio di essere preso e incarcerato e piuttosto sarà disposto a usare un’arma per cercare di fuggire e zittire eventuali testimoni. La deterrenza di una pena “adeguata” per un reato deve rimanere, ma l’esperienza di molti paesi dimostra che non è l’unico strumento utile. In questi frangenti si citano a sproposito le dittature, ove i reati paiono essere di minore frequenza ed entità e dove vigono pene molto elevate. I dati degli omicidi e dei furti in questi paesi sono da prendere con le pinze in quanto, proprio perché sono paesi totalitari, l’informazione non è libera ma asservita al potere. Inoltre non credo sia utile, per avere più sicurezza rispetto ai furti o agli omicidi, pensare di lasciare che un dittatore ci imponga come vivere e attui l’eliminazione (di solito nascosta) degli oppositori politici.

Il pensiero lineare afferma: “per avere più sicurezza occorre aumentare le pene e i controlli”. Il pensiero circolare ci spiega che ci troviamo di fronte alla classica curva di Gauss. La curva di Gauss descrive molti fenomeni naturali e a mio avviso può essere applicata anche al sistema naturale “tendenza a delinquere”: in questo modo, credo che aumentando le restrizioni la sicurezza aumenti fino ad un certo livello, per poi tendere inesorabilmente a calare. Rischiamo di arrivare ad un punto in cui saranno le forze di polizia a farci più paura dei ladri (come a volte succede negli Usa).

DEMOCRAZIA DEVIATA

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Cosa potevamo aspettarci da un paese con un dna come quello americano?

In questi giorni, molta più gente ha capito quale sia il vero nemico. Molta più gente si sta rendendo conto che lo Zio Sam ci ha scaricato addosso una guerra provocata e voluta da Lui
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di Maurizio Contigiani

Ho l’impressione che i nodi costituiti dalle contraddizioni, dalle ipocrisie, dalle incongruenze di un’Europa Unita siano ormai, non solo venuti al pettine ma che venendo al pettine si abbia soprattutto la sensazione di trovarsi di fronte, in termini marinari, ad un nodo di drizza, impossibile da sciogliere, piuttosto che ad una gassa d’amante che si apre con un piccolo gesto delle dita. Il vero dramma di questo nuovo ordine mondiale riguarda soprattutto le sorti del povero Vecchio Continente la cui serenità è durata ottant’anni, dopo millenni di scontri che oggi potremmo definire fratricidi ma che di fratricida non avevano nemmeno l’ombra, come dimostra l’ultimo esempio della Seconda guerra mondiale.

Ci sono persone ancora vive che ricordano Mussolini dichiarare guerra a Francia e Inghilterra, Hitler davanti alla Torre Eiffel.
Ma questo oggi viene rimosso come se non ci riguardasse, come se la nostra storia fossero solo questi ultimi anni e non il romanzo criminale che ha sempre definito le peggiori efferatezze del “Vecchio Continente” compresa la peggiore: la creazione del Nuovo Continente.

Lo Zio Sam, nato dalla selezione dei peggiori elementi fuoriusciti dall’Europa per cercare ricchezza attraverso prepotenza, efferatezza, attraverso la legge del più forte che prima stermina i nativi e poi porta gli schiavi africani.

Cosa ci saremmo potuti aspettare da una creatura del genere, da un dna del genere? Adesso lo sappiamo. Quel mostro, oggi, si sta muovendo per porre fine anche alle inutili ipocrisie che ci davano alleati e non sudditi della nostra creatura d’oltreoceano. E’ arrivato il momento giusto per agire, per finire quella rana priva di reazioni, bollita dentro un idromassaggio di acqua tiepida nel cui ammollo insisteva un popolo di vecchi con sempre meno forze e di giovani resi inconsapevoli dal benessere.

In questi giorni, molta più gente ha capito quale sia il vero nemico. Molta più gente è consapevole di trovarsi davanti ad un dittatore al pari di quell’altro che però ci vendeva energia ad un quarto del prezzo impostoci oggi, molta più gente si sta rendendo conto che lo Zio Sam ci ha scaricato addosso una guerra provocata e voluta da Lui, sempre contro quell’altro dittatore che ha reagito ma non si è mai sognato minimamente di invaderci.

Ormai è tardi per cambiare nemico o per averne due. E’ tardi per occuparci solo di etichette per i salami, di tappi che non si staccano dalla bottiglia, di farci rottamare auto nuove perché inquinano, di spezzare le reni alla Grecia e progettare l’Ucraina in Ue. E’ tardi per tutto.

Non so come andrà a finire ma sono contento di essere vecchio e di aver vissuto i miei settant’anni all’interno di questi ottanta, irripetibili anni. Settant’anni vissuti nel posto migliore e nel periodo migliore per vivere una vita da cittadino europeo.

Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de ilfattoquotidiano.it, sottoscrivendo l’offerta Sostenitore e diventando così parte attiva della nostra community. Tra i post inviati, Peter Gomez e la redazione selezioneranno e pubblicheranno quelli più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. Diventare Sostenitore significa anche metterci la faccia, la firma o l’impegno: aderisci alle nostre campagne, pensate perché tu abbia un ruolo attivo! Se vuoi partecipare, al prezzo di “un cappuccino alla settimana” potrai anche seguire in diretta streaming la riunione di redazione del giovedì – mandandoci in tempo reale suggerimenti, notizie e idee – e accedere al Forum riservato dove discutere e interagire con la redazione. Scopri tutti i vantaggi!

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Nubifragi in Sicilia, onda gigante invade il centro a Scaletta Zanclea: il video della fuga delle persone

Lungomari distrutti, case allagate e ferrovie interrotte: il ciclone Harry ha devastato le coste ioniche con mareggiate violente
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Il ciclone Harry ha colpito duramente il Sud Italia con violente mareggiate e forte vento che hanno imperversato su Sicilia, Calabria e Sardegna devastando soprattutto le zone costiere. Gli scenari nelle zone marinare della costa Ionica sono devastanti: lungomari distrutti, muri di abitazioni abbattuti, negozi, case e scantinati allagati. E nel giorno in cui il fenomeno dà segni di attenuazione comincia la conta dei danni. Tra le coste maggiormente martoriate quella Ionica della Sicilia: lungomari crollati, casa e negozi invasi da acqua e detriti, spiagge spazzate via. La tratta ferroviaria Messina-Siracusa ferma: il terrapieno su cui poggiano i binari a Scaletta Zanclea è stato letteralmente distrutto. Il video mostra le conseguenze della mareggiata proprio a Scaletta Zanclea, con le persone che fuggono nel tardo pomeriggio di martedì 20 gennaio.

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