Clienti da trovare, affari da chiudere, fatture da inviare per ricerche di mercato, in certi casi copiate dall’inizio alla fine. In uno, addirittura, presa dalla Casaleggio Associati. Lara Comi, ex parlamentare europea di Forza Italia, durante il suo mandato a Bruxelles più che di politica pare essersi occupata di affari e guadagni. Questo emerge da alcuni verbali di testimoni depositati dalla Procura di Milano dopo la chiusura indagini sul nuovo tangentificio Lombardia e notificata agli avvocati il 30 settembre. Gli elementi emersi al momento non hanno un rilievo penale. Nel fascicolo in mano all’antimafia Comi è indagata per corruzione, truffa e finanziamento illecito per un pagamento fatto dal capo di Confindustria Lombardia Marco Bonometti, anche lui indagato.

Torniamo ai verbali di sommarie informazioni. Il 14 maggio viene sentito Angelo Fusi che si occupa di pianificazione pubblicitaria attraverso la sua Adt srl: “Ho conosciuto la Comi nel 2014 (…), a distanza di tre anni le ho dato due incarichi per ricerche di marketing (…). Non avevo in mente cosa potesse offrirmi (…), ma intendevo conferirle un incarico sulla fiducia”. Fusi spiega poi di non aver avuto idea del contenuto dell’incarico e che fu la Comi stessa a inviargli l’importo per la consulenza. “È stata la prima e ultima volta che ho pagato qualcuno per le ricerche di marketing, in quanto questo è stato da sempre il mio business”. Fusi paga così due consulenze per un totale di 17.000 euro. Una delle due ricerche, quella sull’E Commerce, fatturata da Comi attraverso la sua Premium consulting, secondo la Procura, “è interamente copiata (…) ed è scaricabile dal sito della Casaleggio Associati con il titolo E Commerce in Italia 2018”. In totale, rileva la Procura, i costi che Fusi sostiene per la Comi sono circa il 30% del fatturato 2018. Sul fatto lo stesso Fusi non saprà dare una spiegazione. Nemmeno saprà motivare la velocità con cui la consulenza sull’E Commerce del valore di 7.500 euro sia stata pagata in tre giorni dall’invio della ricevuta. La fattura, a detta di Fusi, non risulta registrata. Cosa che il titolare dell’Adt farà solo dopo gli arresti del 7 maggio scorso. Anche Alessandro Maggioni si occupa di spazi pubblicitari. Fino a febbraio ha lavorato per la Mediaxchange che nel dicembre 2017 inizia una trattativa per pubblicizzare l’Agenzia per il turismo di Livigno. “Il presidente Luca Moretti ci fu presentato da Lara Comi”. L’allora europarlamentare era già in contatto con Paolo Piccardo titolare della Wide, altra società di pubblicità.

Maggioni: “Piccardo mi disse che la Comi era una persona interessante perché poteva, attraverso il suo network, portarci nuovi clienti”. Un politico o un procacciatore d’affari? Chiedono i pm a Maggioni: “Le pare normale che un parlamentare europeo facesse questo tipo di attività?”. Risposta: “Normale no”. Del resto la Comi si presenta a Maggioni non come politico ma “come esperta di marketing e comunicazione”. Il rapporto tra Comi e Mediaxchange si qualifica, secondo Maggioni, nel 10% sul fatturato prodotto dai nuovi clienti portati dal politico. Durante l’interrogatorio, la Procura mostra a Maggioni diverse fatture emesse dalla Comi a favore della Mediaxchange. In molti casi la risposta è: “Non ricordo con precisione”. Quindi aggiunge: “La sua (della Comi) iniziale volontà di collaborare è stata superata dal suo obiettivo di massimizzare i guadagni (…). La cosa che mi ha colpito è stata la sua attenzione per il denaro”. In una mail inviata a Maggioni, Comi scrive: “Livigno è stato un lavoro impegnativo e costante da parte mia, quindi mi pare giusto il 15%, arrotondando possiamo fare 20k (20 mila euro)”. Enrica Montanari, fino al maggio scorso, ha lavorato presso la società Publicom come digital marketing consultant. Ceo di Publicom è Giannipio Gravina, il quale divide l’ufficio con Massimiliano Cicu figlio di Salvatore Cicu, ex parlamentare europeo di Fi. Publicom si è occupata della campagna elettorale della Comi. Dice la Montanari: “La Publicom ha fornito ulteriori servizi alla Comi, consistenti nel formare le sue assistenti sulla gestione dei social network. Publicom non ha mai fatturato queste prestazioni alla Comi (…). Ogni volta che veniva nominato una assistente locale, cosa che accadeva spesso perché la Comi le cambiava frequentemente, noi impiegate della Publicom dovevamo collaborare e aiutarle nella formazione”.

Paolo Piccardo è l’amministratore della Wide. “Ho conosciuto Lara Comi a casa di Clemente Mastella, a Ceppaloni, durante la festa per i suoi 70 anni. Era il 2017”. Piccardo così firma con la Comi un contratto nel quale al politico sarà corrisposto il 20% sul fatturato generato dai nuovi clienti. “Nel contratto – dice Piccardo – si parla di piani di marketing, in realtà si trattava di procacciamento di clienti”. Un politico che fa il procacciatore di affari. A Piccardo la cosa risulta strana. Dice: “Ne ho parlato con lei. Comi mi ha risposto che gli europarlamentari stranieri hanno un altro lavoro”.

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