L’unico interrogatorio vero, di quelli che si vedono nei film americani con l’accusa che incalza e l’indagato stretto all’angolo, Tiziano Renzi lo ha subito da Matteo Renzi.

Nel libro Di padre in figlio, pubblicato nel maggio del 2017, pubblicavamo il contenuto della telefonata tra i due del 2 marzo 2017 alla vigilia dell’interrogatorio di Tiziano a Roma. Avevamo solo una sintesi dei carabinieri del Noe. Ora – con la chiusura dell’inchiesta Consip e il deposito degli atti – si possono leggere le telefonate integrali. Si tratta di conversazione che né i carabinieri né i pm hanno pensato di valorizzare.

La prima telefonata risale quindi al primo marzo 2017, due giorni prima dell’interrogatorio di Babbo Renzi. Il figlio sembra un allenatore che lo motiva all’angolo del ring prima del match.

Matteo Renzi: L’avvocato deve prepararti all’interrogatorio e questo sono cazzi tuoi e credo che sia opportuno che tu lo faccia per bene. (…) è una cosa che riguarda te e l’avvocato e va bene, ma qui sta dicendo che tu e questo meraviglioso e straordinario personaggio che risponde al nome di Carlo Russo (…) dicono che voi due vi facevate promettere dei soldi da Romeo.

Tiziano Renzi: Se lui si è fatto promettere dei soldi perché è amico mio (…) io che c’entro (…) come faccio a saperlo?

Matteo: Non ti sto ponendo il tema di che cosa hai fatto. Ti sto dicendo che è quello che sta dicendo, secondo i più è un errore casualmente di stampa dell’Ansa che casualmente vi mette insieme, anche perché Carlo Russo lo hanno indagato per questa cosa, mentre te non c’entri un cazzo e sei su Roma per il traffico d’influenze, cioè per aver alzato quella merda di telefono e aver chiamato Marroni… cosa che sicuramente in una prossima vita non sarai.

Tiziano: Ma non è vero.

Matteo: Ma sì, questo è quello su cui ti stanno rompendo i coglioni (…) Non far nulla. Fatti fare un comunicato da Bagattini (l’avvocato difensore, ndr) (…) Poi venerdì devi stare attento perché devi dire la verità come ovvio che sia, ma l’interrogatorio è per venerdì…

Tiziano: (…) Dimmi che cosa devo fare e io lo faccio.

Matteo: (…) Lo faccio fare io a Bagattini. (…) Preparati per l’interrogatorio e basta.

Il giorno dopo, 2 marzo 2017, i toni cambiano. Matteo Renzi quella mattina legge su Repubblica che l’ex tesoriere del Pd campano, Alfredo Mazzei, va sostenendo di avere saputo dall’imprenditore Alfredo Romeo che un giorno aveva incontrato Tiziano Renzi grazie a Carlo Russo. Tiziano Renzi sostiene con il figlio di non conoscere Mazzei, cosa vera, ma Matteo non gli crede e gli strappa una mezza ammissione su un “non ricordo” relativo a un incontro al bar.

Matteo Renzi: Ma come fai a dire che Mazzei non lo conosci?

Tiziano Renzi: (…) Non lo so chi è Mazzei!

Matteo: È l’unico che conosco anch’io…(…) Io spero che tu riesca a capire la fase che stiamo vivendo (…) se tu vai in un interrogatorio (…) e pensi di poter dire non so chi sono, non so chi sono questi, ti portano via e fanno bene! (…) Ti devi ricordare chi hai incontrato, come, quando, perché e dove, e non devi pensare di mandarla in cavalleria, devi entrare nel merito di tutti i singoli punti e andare su tutte le singole questioni a ricordarti che cazzo hai fatto! Perché non è più la questione della Madonnina del Maier (…) Questa è un’altra questione (…) tu e il tuo giro di merda di Medjugorje (…) Stai distruggendo una esperienza! (…) Hai fatto una cena o no con Romeo?

Tiziano: No, mai! Io le cene me le ricordo! È i bar che non ricordo! E gli incontri al volo che non mi ricordo!

Questa incertezza sui bar e sugli “incontri al volo” potrebbe essere letta dai pm in connessione con gli accertamenti svolti. Il Nucleo Investigativo infatti ha lavorato sulle celle telefoniche agganciate dai telefoni e ha scovato un “probabile” incontro avvenuto il 16 luglio 2015 a Firenze, quando i telefoni di Romeo, Russo e Tiziano Renzi agganciano alle ore 15 celle attigue.

Matteo Renzi: Possibile che non ti ricordi uno come Romeo, se l’hai incontrato? Mi pigli per il culo?

Tiziano: Non lo ricordo!

Matteo: (…) Io non ti credo, ma ti immagini un magistrato! Io non credo che tu possa (…) dimenticarti di aver incontrato uno come Romeo, che era noto a tutti (…) Romeo è stato uno su tutti i giornali, nel 2008, 2009, era uno legato a Rutelli, era uno legato a Bocchino, era uno legato a mezzo mondo!

Tiziano: (…) L’unica cosa è quando abbiamo fatto, quando lui ha fatto il ricevimento al Four Seasons, c’era una serie di imprenditori, c’era anche la mamma, ma siamo venuti via subito noi.

Il four Seasons – dove tra l’altro Tiziano, come dirà ai pm, va “per il battesimo del figlio di Carlo Russo” – non è stato oggetto di domande, né durante i due interrogatori di Matteo né al padre. Certo l’ex premier non vuole che sia tirata in ballo la mamma.

Matteo: C’era anche la mamma (…) non c’entra che tu lo dica (…) perché è la volta buona che interrogano anche lei, per cui almeno la mamma evita di dirlo (…) siccome non c’entra un cazzo (…) Evitiamo di mettere in mezzo anche lei (…) Lo hai incontrato Romeo in un altro momento sì o no?

Tiziano: Non ho memoria di aver incontrato Romeo!

Matteo: Allora vai a processo (…) e avremo tre anni con te a processo. Io lascio le primarie e non è un problema (…) Pensa di poter raccontare questo ai magistrati, tu vai a dire che non ricordi di aver incontrato un signore che ha 30, 50, 100 milioni di fatturato.

Tiziano: Non me lo ricordo.

Matteo: (…) E Carlo Russo e tu sei andato da Marroni, così, per simpatia, per la Madonnina, Carlo Russo è un padrino di battesimo, va tutto bene! E io sono biondo, magro e con un cazzo di 30 centimetri (…)

L’aspetto divertente di questa storia è che poi Tiziano Renzi ha detto proprio queste cose ai pm. Che non gli hanno creduto (ma hanno comunque chiesto l’archiviazione). Come non gli ha creduto Matteo, il quale al di là del vittimismo, non ha dovuto lasciare per questo nessun incarico o corsa elettorale. Se ha perso è stato merito suo.

Matteo: Babbo, vai, piglia per il culo (…) Tu devi dire le cose che sai, devi ricordartele! Cazzo! Devi dire la verità! E la verità tu non l’hai detta a Luca in passato, quindi ti prego di iniziare a dirla (…) e non mi far dire altro. (…) Devi ricordarti quando hai incontrato Romeo, se lo hai incontrato una o più volte. Devi dire tutto quello che lui ti ha detto (…) perché non puoi dire bugie!

A poche ore dall’interrogatorio del papà, i due si sentono. È il 3 marzo 2017. L’ex premier ricorda al padre il peso della vicenda: “Si sta giocando un pezzo di potere che non è semplicemente il mio culo, ma si stanno giocando pezzi di potere tra servizi segreti, magistratura e mezzo mondo (…) Si sta giocando una partita molto complicata. Questa partita dovrà il sottoscritto andare oggi all’attacco, mentre tu sarai interrogato, (…) io andrò dalla Gruber. Quindi io farò una roba di controattacco”. Poi consiglia: “Stai tranquillo che fai la tua parte, devi portare a casa il culo, (…) non devi avere atteggiamenti provocatori e polemici nei confronti di questo qui. (…) Io faccio la mia parte, se mi vogliono ammazzare m’ammazzano in campo e non m’ammazzano, che tu lo sappia”.

Le domande che già abbiamo posto quando avevamo a disposizione solo il brogliaccio, ora possono essere precisate meglio: Caro Matteo Renzi ci spieghi cosa si sono detti tuo padre e Luca Lotti, se è lui quel Luca? E ci dici finalmente qual è questa verità che Tiziano non ha detto a Luca? E ancora: credi che tuo padre sia un bugiardo quando nega l’incontro con Romeo e Russo almeno una volta, a Firenze il 16 luglio, o ti sei convinto di essere biondo, magro e superdotato?

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