» Il Fatto Economico
mercoledì 29/11/2017

Flat tax, come funziona la ricetta di politica economica che unisce Forza Italia e Lega

La sinistra la critica, l'istituto Bruno Leoni ne propone una versione che prevede anche un “minimo vitale" garantito per i più poveri. Del resto l'Ufficio valutazione impatto del Senato mostra che già oggi la progressività è solo sulla carta

L’ultimo a parlare di flat tax è stato Silvio Berlusconi domenica scorsa a Che tempo che fa (Rai1). Mercoledì poi se ne è discusso in un convegno alla Camera dei deputati. La tassa ad aliquota unica che sia Forza Italia sia la Lega vorrebbero introdurre sarà un tema della campagna elettorale, l’unica ricetta di politica economica che unisce le due anime della destra.

L’idea dell’imposta “piatta” affonda le radici nei lavori degli economisti di Stanford, Robert Hall e Alvin Rabushka agli inizi degli anni Ottanta, il decennio in cui i Paesi anglosassoni hanno sperimentato massicci tagli delle tasse a beneficio delle classi più ricche. Berlusconi ha lanciato l’idea di una flat tax per persone (con reddito sopra i 12 mila euro) e imprese che adotti lo schema del Negative income tax (al di sotto di una certa soglia di reddito, l’imposta si trasforma in un sussidio) ma senza mai dettagliarla. Matteo Salvini punta a un’aliquota al 15% per la stessa platea di contribuenti (con fascia esente a 3 mila euro) come propone il suo consigliere economico Armando Siri. Entrambe le proposte non hanno coperture finanziarie. O meglio: si coprirebbero da sole grazie all’aumento del gettito dovuto al taglio fiscale, molti contribuenti che oggi evadono saranno spinti a pagare. Un evento che non si è mai verificato in nessuno dei Paesi che ha sperimentato modelli di flat tax studiati dal Fondo monetario internazionale. La realtà è che si aprirebbe una voragine nei conti pubblici.

Per questo l’Istituto Bruno Leoni, un think tank di impostazione liberista, il 25 giugno scorso ha lanciato una proposta organica (“#25pertutti”), a cura dell’economista Nicola Rossi, che da settimane è oggetto di dibattito: una flat tax al 25% che verrebbe estesa all’Ires e all’Iva con soglia di esenzione a 7mila euro (a salire in base a composizione e tipologia del nucleo familiare). La proposta modifica tutta la struttura del sistema fiscale: via l’Imu, l’Irap e la Tasi; arriverebbe l’Imposta per i Servizi Urbani (Isu). La proposta introduce anche un “minimo vitale”, una sorta di reddito garantito che colmerebbe il divario tra i redditi più poveri e una soglia minima calcolata in base alla Regione di residenza e al nucleo familiare. Una misura universale di lotta alla povertà che sostituirebbe i 60 miliardi spesi oggi per le prestazioni socio-assistenziali che verrebbero tagliati per finanziare la riforma. Per l’Ibl la proposta aprirebbe infatti un buco di 90 miliardi: il saldo negativo di 30 miliardi verrebbe colmato da tagli alla spesa pubblica.

La proposta ha ricevuto diverse adesioni e molte critiche, soprattutto a sinistra, ma è indubbio che la flat tax sarà il primo punto delle proposte fiscali della destra, e può fare breccia in un elettorato bipartisan anche grazie alla crisi dell’Irpef. Secondo un rapporto dell’Ufficio valutazione impatto del Senato, oggi la flat tax in parte già esiste: oltre i 28mila euro di reddito, l’aliquota marginale totale per le persone fisiche, grazie ad addizionali, bonus, assegni e detrazioni, smette di crescere, con buona pace della progressività imposta dalla Costituzione.

Anche Matteo Renzi pare stia lavorando per proporre una riforma dell’imposta sul reddito. Alla fine degli anni ‘90 l’economista Tony Atkinson (tra i massimi esperti nello studio delle disuguaglianze) ha mostrato alla sinistra che l’imposta unica non va demonizzata per principio. Per questo abbiamo chiesto a due tra i massimi esperti fiscali in Italia – Dario Stevanato (che ha contribuito alla proposta dell’Ibl) e l’ex ministro Vincenzo Visco – di confrontarsi sul tema.

Entra ne Il Fatto Social Club

In offerta per il primo mese a solo 1€

Abbonati ora
© 2009-2018 RIPRODUZIONE RISERVATA - Il Fatto Quotidiano - Ti preghiamo di usare i bottoni di condivisione, e di non condividere questo articolo via mail o postarlo su internet, il giornalismo indipendente ha un costo, che può essere sostenuto grazie alla collaborazione dei nostri lettori.
Il Fatto Economico

Quei liberisti che difendono le rendite

Il Fatto Economico

Flat tax, Vincenzo Visco: “Lotta di classe fiscale. Poveri e ricchi contro tutta la classe media”

Auto, tutte le incognite della rivoluzione elettrica
Il Fatto Economico
Il futuro

Auto, tutte le incognite della rivoluzione elettrica

di
Unipol, i dolori della holding fanno tremare le cooperative
Il Fatto Economico
Rapporto incestuoso

Unipol, i dolori della holding fanno tremare le cooperative

di

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione

Per offrirti il miglior servizio possibile questo sito utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy

×