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giovedì 08/06/2017

“Depistaggio pro Consip”. Indagato colonnello Noe. L’sms: “È stata una cazzata dirlo al capo attuale”

Sessa, vicecomandante, sospettato di aver avvisato i vertici tacendolo ai pm
“Depistaggio pro Consip”. Indagato colonnello Noe. L’sms: “È stata una cazzata dirlo al capo attuale”

“È stata una cazzata dirlo al capo attuale”. Quando la Procura di Roma estrapola questo messaggino del 9 agosto 2016 diretto al colonnello Alessandro Sessa (tra gli altri) sul cellulare sequestrato a Gianpaolo Scafarto, durante il primo interrogatorio, ipotizza che qualcosa non torni nella ricostruzione di Sessa.

Quando il vicecomandante del Noe è stato sentito a maggio scorso come teste aveva detto di aver riferito delle intercettazioni sulla Consip al suo capo Sergio Pascali, comandante del Noe, dopo il 6 novembre 2016. Le intercettazioni erano attive da mesi ma solo quando La Verità pubblica un articolo sull’inchiesta che coinvolgeva a Napoli Tiziano Renzi, Sessa si trova “costretto” a raccontare tutto al suo comandante. Fino a quel momento, come ha detto anche il capitano Scafarto ai pm romani, Pascali era stato tenuto all’oscuro perché amico del collega generale Emanuele Saltalamacchia, comandante della Toscana, vicino ai Renzi e a Luigi Marroni, numero uno di Consip.

Il punto è: chi è “il capo” a cui fa riferimento il messaggino whatsapp? Per la Procura di Roma potrebbe essere Pascali, ergo Sessa potrebbe essere un depistatore. Nel precedente interrogatorio – questa è l’ipotesi dei pm – Sessa avrebbe omesso di avere detto a Pascali dell’intercettazione su Consip. Questa omissione avrebbe impedito ai pm di contestare la circostanza a Pascali, notoriamente amico di Saltalamacchia, accusato di rivelazione di segreto e favoreggiamento per la soffiata su Consip.

Questa pista imboccata con decisione dai pm romani non è stata confermata ieri dal colonnello. L’avvocato di Sessa, Luca Petrucci, appena ha visto il messaggio whatsapp ha chiesto di acquisire formalmente tutta la chat mediante un’apposita perizia.

Entro 60 giorni sarà depositata e Sessa potrebbe dire chi è “il capo”. La parola “capo” però, fanno notare fonti vicine ai due imputati di questa storia (Sessa per depistaggio e Scafarto per falso aggravato, per i due errori nell’informativa su Renzi e sui Servizi segreti) non è detto che sia Pascali. Il capitano Scafarto, interrogato ieri sul punto, è stato vago. Ci sarebbe un altro “capo” possibile: il generale Gaetano Maruccia che è il capo di Stato maggiore dei carabinieri dal luglio 2016, ovviamente non indagato né mai sentito.

Queste fonti fanno notare che, se Scafarto e Sessa avessero avvertito Maruccia, non ci sarebbe nulla di male e aggiungono che l’accusa di depistaggio per Sessa cadrebbe.

Le date e i ruoli sono importanti. Dal 2015 Alfredo Romeo è indagato dalla Procura di Napoli ma è nell’estate del 2016 che l’inchiesta entra nel vivo. I pm Henry John Woodcock e Celeste Carrano mettono sotto intercettazione i manager e gli uffici della Consip. Poi la svolta: il 3 agosto nell’ufficio di Romeo vicino al Pantheon entra per la prima volta l’amico di Tiziano Renzi, Carlo Russo. Sei giorni dopo quell’ingresso in scena, Scafarto scrive il messaggio a Sessa: “È stata una cazzata dirlo al capo attuale”.

In quel periodo ci sono le presunte fughe di notizie istituzionali. L’amministratore di Consip Luigi Marroni dice ai carabinieri: “Ho fatto effettuare la bonifica del mio ufficio in quanto ho appreso in quattro differenti occasioni da Filippo Vannoni, dal Gen. Emanuele Saltalamacchia, dal Presidente di Consip Luigi Ferrara e da Luca Lotti di essere intercettato; (…) Luigi Ferrara mi ha notiziato di essere intercettato lui stesso e che anche la mia utenza era sotto controllo per averlo appreso direttamente dal Comandante Generale dei Carabinieri Tullio Del Sette; questa notizia l’ho appresa dal Ferrara non ricordo con precisione ma la notizia la colloco tra luglio e settembre 2016 e comunque non ad agosto in quanto ero in ferie”.

Al Fatto il generale Maruccia risponde: “Non ho gli elementi su cui interloquire, non so neanche qual è l’antefatto né quali sono questi whatsapps e quale sia l’oggetto di discussione”. Quando gli chiediamo: “Ad agosto Sessa le ha detto che c’era l’indagine o no?”, il generale replica: “Non ho nulla da dire, non conosco di cosa si sta parlando. Quando poi ci saranno, se ci saranno, idee chiare sarò ben felice di dare tutte le delucidazioni del caso”. Ai pm risponderebbe diversamente.

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