Sindacati

Congresso Cgil, alle prese con la sinistra che non c’è

Due documenti alternativi - La maggioranza: “Torniamo alla centralità del lavoro attraverso cinque azioni prioritarie”. Ma l'opposizione interna attacca: “Non ci siamo contrapposti al governo in modo efficace”

11 Luglio 2022

Non ci sarà la suspense del nuovo segretario, perché Maurizio Landini si appresta a essere riconfermato ampiamente, ma il congresso che la Cgil ha appena aperto licenziando i due documenti alternativi risente della difficile situazione sociale, della guerra e della crisi apparentemente irreversibile della sinistra.

Il più grande sindacato italiano non intende certamente sostituirsi a una sinistra che non c’è, ma il problema se lo pone e si pone anche il problema della propria efficacia. “Non nascondiamoci che, insieme ai risultati raggiunti e alle tante esperienze positive di cui siamo protagonisti, permangono evidenti difficoltà” si legge nel documento di maggioranza. “Vi è una crisi della politica che ha messo in discussione la fiducia, l’identità e lo stesso significato delle parole, che va affrontata in tutta la sua profondità. Ad esempio, la parola sinistra non sta più ad indicare la centralità del lavoro”.

Il problema è enorme perché socialmente i sindacati non sembrano riuscire a imporre i propri temi, quando lo hanno fatto in passato è stato grazie a una sinistra parlamentare che ha giocato il ruolo di sponda. Oggi questa dialettica non sembra più esistere. La Cgil descrive la situazione così: “È nostra convinzione che, proprio sulla grande questione del lavoro, si sia realizzata la maggior rottura tra la rappresentanza sociale e la rappresentanza politica tutta. La crisi del lavoro è la crisi della sinistra”.

Il problema non si risolverà facilmente. La Cgil non si propone un ruolo di supplenza ma in ogni caso si dà come compito quello di riunificare il mondo del lavoro, di rappresentarlo al meglio anche nelle diverse forme in cui oggi si manifesta. Lo fa con l’ipotesi di un programma complessivo in cui è previsto anche la contrarietà “a ogni forma di guerra” sposando l’appello di papa Francesco che invita a “trovare i mezzi pacifici per la soluzione di tutte le controversie” e dichiarandosi “contro le politiche di riarmo”.

Ma il cuore del documento è il programma di lavoro per la Cgil in grado di “avviare una nuova fase di unità del mondo del lavoro e sindacale e una nuova capacità di contrattazione”. Qui si compiono alcune innovazioni, già presenti nei fatti, ma ribadite più formalmente. Come l’obiettivo della contrattazione di “conquistare spazi di codeterminazione, fondati sul diritto all’informazione preventiva e al diritto di proposta, sul diritto alla conoscenza e alla formazione”, una “partecipazione negoziata” alla vita delle imprese. Si avverte che questo non significa abbandonare l’idea di un “sindacato conflittuale” in luogo di uno “partecipativo”, “perché questi due momenti sono sempre necessariamente intrecciati e l’uno rinvia all’altro”. Sul campo, però, dipenderà dai rapporti di forza e dalle propensioni dei vari gruppi dirigenti. In ogni caso, sul piano complessivo dei rapporti con il governo, la concertazione, che rimane un metodo importante, non ha oggi le condizioni per essere applicata in un patto sociale. Occorre piuttosto “proseguire la mobilitazione unitaria a sostegno delle piattaforme costruite insieme a Cisl e Uil per realizzare accordi con il governo e con le controparti”.

Il piano di lavoro prevede che si sviluppino “5 azioni prioritarie” rappresentate dall’aumento dei salari e la riforma del fisco, lo stop alla precarietà e la riduzione degli orari di lavoro, la legalità e la sicurezza sul lavoro, un nuovo stato sociale e “politiche di sviluppo e nuovo intervento pubblico”. Da realizzare con maggiore democrazia interna, maggior coinvolgimento dei delegati e delle delegate, un impegno convinto, almeno nel documento, a favorire politiche di genere all’interno del sindacato e una proposta di sindacato unitario, non unico, a Cisl e Uil tramite le elezioni delle Rsu e la contrattazione territoriale unitaria.

A contestare una linea giudicata ancora troppo incerta e spesso moderata è la nuova opposizione interna che si raccoglie attorno al documento “Le radici del sindacato” secondo cui la Cgil negli ultimi anni “non si è contrapposta al governo in modo efficace e a una opposizione radicale ha preferito l’unità con i vertici di Cisl e Uil”. E, quando ha tentato di mobilitare il mondo del lavoro, “è sembrata poco convinta, timorosa di mettere in discussione le compatibilità di sistema, intenzionata a ricostruire le condizioni per gestire la crisi insieme a padronato e governo”.

Una sinistra interna che riunifica diverse componenti e che si affida a vertenze esemplari come quella della Gkn di Firenze. La sintesi, abbastanza cruda, è che oggi “la Cgil, nel confronto pubblico e nell’azione sindacale, è più moderata di prima di fronte a una Confindustria che è invece più agguerrita che mai”.

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