È tornato a Palazzo con tutti gli onori: Renato Farina, l’agente Betulla al servizio dei Servizi, è stato “assunto” al ministero della Pubblica amministrazione dall’amico Renato Brunetta. Che pende dalle sue labbra da sempre. Quando era capogruppo dei berluscones alla Camera, per dire, lo volle come consulente per la comunicazione, nonostante gli inciampi, ché Farina aveva alle spalle già un curriculum niente male: ai bei tempi andati, si era messo al servizio del Sismi di Nicolò Pollari e Pio Pompa, per diffondere veline dei servizi (come la notizia di un denigratorio – e inesistente – video sulla morte in Iraq del giornalista Enzo Baldoni) e per tentare (invano) di spiare i magistrati di Milano Armando Spataro e Ferdinando Pomarici che indagavano sul sequestro Cia dell’imam Abu Omar. Praticava quell’arte convinto di essere in missione per conto di Dio, ma anche in cambio di denaro, visto che Spataro e Pomarici trovarono tracce di un pagamento di 30 mila euro. Farina ammette: “Era un rimborso spese forfettario”.

Per favoreggiamento dei rapitori di Abu Omar, ha patteggiato una condanna a sei mesi, poi convertita in una pena pecuniaria. Un cursus honorum iniziato nel 1999 quando aveva avviato la sua collaborazione con i servizi segreti in occasione della guerra in Serbia, che da allora non si era più fermata, come del resto pure la carriera di giornalista.

Una volta scoperto il suo rapporto di amorosi sensi con i servizi, era stato messo sotto procedimento e poi sospeso dall’Ordine dei giornalisti per “comportamento incompatibile con tutte le norme deontologiche della professione e per aver provocato un gravissimo discredito alla categoria”. In vista della possibile radiazione, nel 2007 si era cancellato di sua iniziativa, salvo poi chiedere di ritornare alla professione che peraltro non ha mai lasciato. Nel 2014 gli è stato ridato il tesserino dopo aver fatto (parziale) ammenda: “Alcuni erano atti che ritenevo doverosi per la mia coscienza, compiuti con la presunzione di andare in soccorso del mondo, altri erano compiuti sulla base di un’ideologia, atti sbagliati perché ho trascurato le regole di comportamento della comunità dei giornalisti”.

Punto e a capo, tutto è perdonato. E con gli interessi: dopo il fattaccio di Abu Omar e la sospensione dall’Ordine era stato premiato con un seggio alla Camera da Berlusconi, ché il motto di Farina rimane sempre lo stesso: “Signore non sono degno, ma di’ una parola e sarò guarito”. E così oggi che c’è da dare una sterzata alla macchina dell’amministrazione (ce lo chiede l’Europa), il “maestro” è stato richiamato in servizio da Brunetta: si accontenterà di un compenso da 18 mila euro come recitano le austere tabelle della presidenza del Consiglio che lo classificano dirigente con funzioni di consigliere giuridico del ministro. Sul sito del ministero risulta invece consigliere per la comunicazione istituzionale delle pubbliche amministrazioni. Ai tornelli di Palazzo Vidoni sì cari a Brunetta, chissà.

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