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I furbetti della cassa integrazione Covid-19. Tra i beneficiari: partiti, preti e rabdomanti Pure la Lega per Salvini (che protestava)

I furbetti della cassa integrazione Covid-19. Tra i beneficiari: partiti, preti e rabdomanti Pure la Lega per Salvini (che protestava)

Effetto virus. La Lega di Salvini, che la contestava, ha usato la “Cassa” per i dipendenti, come il Pd. E così anche centinaia di enti religiosi

Per Salvini erano solo “una mancia e un’elemosina”. A fine ottobre era anche andato coi cartelli davanti all’Inps per protestare: “Pagate la cassa!”. Ma aveva poco da lamentarsi, perché tre mesi prima l’Inps l’aveva puntualmente pagata alla “Lega per Salvini Premier”: 360 ore autorizzate da Regione Lombardia, la stessa che la Lega amministra. Causale: “Emergenza sanitaria Covid-19”. Ma non c’è solo il Carroccio. Il Partito Democratico ha ottenuto indennizzi per i dipendenti di varie federazioni provinciali sparse per l’Italia. Anche Rifondazione Comunista, che è fuori dal Parlamento dal 2008, ne ha beneficiato.

Parliamo degli aiuti emergenziali alle imprese, della “cassa integrazione guadagni in deroga” (Cigd) avviata col “Cura Italia”, un ammortizzatore della crisi che non basta mai: appena rinnovata in manovra per altre 12 settimane, il governo già teme i contraccolpi al giro di boa del 31 di marzo, quando finirà lo stop ai licenziamenti con previsione di un milione di nuovi disoccupati. Incubo vero per l’economia, minaccia reale alla tenuta sociale del Paese. Per molti, ma non per tutti. Perché gli “aiuti”, tanti o pochi che fossero, nel frattempo sono andati a ruba. La “deroga”, del resto, è molto ampia.

I PARTITI BATTONO CASSA

Da marzo 2020, l’Inps ha erogato indennità di Cigd Covid a più di 100mila “aziende” che le regioni hanno via via autorizzato al beneficio. Tra i beneficiari – fatalmente affogati in migliaia di delibere ed elenchi allegati – ci sono anche alcuni partiti politici. Anche loro hanno un bilancio e dei dipendenti, certo; ma fino a prova contraria non sono imprese e la chiusura dei loro uffici, a regola, non determina cali di fatturato come per un ristorante o un negozio d’abbigliamento. In tutto questo, va precisato, non c’è nulla di illegale e i singoli importi riconosciuti sono una goccia nel mare dei 70 milioni di ore di cassa finora autorizzate. Ma che anche i partiti abbiano contribuito a svuotarlo un po’ di mal di pancia, forse, lo provoca. Lo stesso può valere per una pletora di enti religiosi o pseudo tali che, senza pagare l’Imu, hanno poi bussato alla cassa dello Stato come imprese di mercato al pari di una lavanderia, un bar o un’autofficina che rischiano di non riaprire più.DA ASSOCIAZIONI A “IMPRESE” POLITICHE
Giuridicamente i partiti sono “associazioni non riconosciute”. Alla bisogna però diventano vere e proprie aziende con tanto di codice Ateco (94.92) cui ancorare benefici di legge e ristori. Succede dal 2014: per mandar giù il taglio del finanziamento pubblico, hanno avuto lo zuccherino dell’accesso al trattamento straordinario di integrazione salariale. Nei sei anni successivi l’hanno usato per scaricare sulla collettività i costi del loro personale in eccesso, perché smettere di fronte alla calamità Covid? E infatti: non hanno smesso.L’AGO NEL PAGLIAIO
Per scoprirlo però, attenzione, tocca faticare. A quasi un anno dai primi interventi assistenziali ammessi, non esiste un elenco unico di beneficiari. L’Inps fornisce solo dati aggregati. Le regioni autorizzano le istanze con delibere periodiche che raramente riportano informazioni utili: data dell’istanza e della concessione, nome del beneficiario, numero dipendenti, durata etc. Spesso riportano dati parziali (beneficiari e durata), a volte proprio nulla. Così, scovare i partiti che si fanno passare come imprese diventa un’impresa. Tocca allora scartabellare migliaia di pagine e sperare di scovare in ciascuna la larvatica traccia di una formazione politica, l’indirizzo di una sede di partito, ad esempio. Alla fine viene anche da chiedersi se sia poi un caso, cioè se l’emergenza ha genericamente travolto ogni principio di trasparenza o se questa confusione e opacità sia in parte voluta (detto che, a richiesta, le regioni ma pure l’Inps non forniscono ulteriori dettagli).SALVINI PROTESTA, LA LEGA INCASSA
Come trovare l’ago nel pagliaio. Ed eccolo qui. Tra le 50mila imprese beneficiarie di Cigd Covid-19 in Lombardia c’è un’istanza autorizzata a nome della “Lega per Salvini premier”, lo stesso che bollava gli aiuti del governo alle imprese così: “E’ una bufala, non c’è nulla”. E andava anche davanti all’Inps coi cartelli per protestare contro i ritardi: “Pagate la cassa!”. Ma c’era abbastanza perché il 14 maggio 2020 il suo partito ottenesse dalla Regione (che amministra) l’autorizzazione a stipendiare per due mesi tramite l’Inps un dipendente con 3mila euro. E per altri 1.764 destinati alla sede provinciale di Como della Lega Nord. Va detto che Salvini si è preso a cuore l’estensione del beneficio a categorie inizialmente escluse, come i tour operator: in effetti duemila agenzie di viaggio chiuse in Lombardia non ne beneficiavano, ma la Lega sì.

GRANCASSA A SINISTRA
Restando in Lombardia, il Pd ha chiesto contributi per i dipendenti delle federazioni provinciali di Mantova (1.747), Varese (4.150), Como (2.268 euro). E così in Lazio, Abruzzo e Calabria. Spostandosi in Toscana, li ha ottenuti anche per i dipendenti delle sedi di Livorno e Firenze. Nel capoluogo, ma anche a Roma, è stata autorizzata la cassa anche per Rifondazione Comunista, partito che non sta in Parlamento da 13 anni (oggi è rappresentato da Paola Nunez nel Gruppo Misto). L’argomento partito-azienda è terra-terra? E’ populista? Forse è vero, ma investe anche lo spirito e le alte sfere celesti.

PEPPONE, DON CAMILLO E IL PRANOTERAPEUTA
Tra i beneficiari della Cigd-Covid figurano, ad esempio, l’Istituto diocesano per il sostentamento del Clero di Lodi (10mila euro) , Mantova (15mila euro) e Bergamo (16mila euro), moltissime parrocchie, istituti scolastici religiosi privati ma anche strutture per il riposo spirituale che, alla bisogna, si palesano come veri e propri alberghi. In caso di crisi bussano tutti allo Stato, non al Vaticano. L’amor di sussidio accomuna dunque fedeli e pagani. Spuntano perfino cartomanti e pranoterapeuti tra i mille rivoli che hanno contribuito a prosciugare un mare di soldi destinato alle imprese. Come l’Istituto di biopsicotronica di Mario Azzoni, storico amico e già consigliere del neoassessore alla Salute di Regione Lombardia Letizia Moratti. Proprio grazie a Regione Lombardia ha messo in cassa 4 dipendenti con 10mila euro di integrazione salariale. L’oggetto sociale? “Corsi di energia bioradiante”. Manca la liquidità per finanziare i prossimi aiuti alle imprese? Ci sarà sempre in Italia un partito, un prete o un rabdomante (sussidiati) a indicare la strada.

Aggiornato il 13 gennaio 2020 alle 15:00

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