“Saranno i Giochi dell’autonomia”, esultavano i governatori leghisti Luca Zaia e Attilio Fontana. “Lo Stato non dovrà metterci un euro”, ammoniva il ministro Luigi Di Maio. “Il governo è stato chiaro”, tranquillizzava tutti il sottosegretario Giancarlo Giorgetti: niente soldi pubblici. Era il settembre 2018, quando Milano e Cortina fecero fuori Torino e il partito dei Cinque Cerchi capeggiato da Giovanni Malagò riuscì a trovare il compromesso politico per far ingoiare il rospo al Movimento 5 Stelle.

All’epoca fu un profluvio di slogan, promesse, rassicurazioni, di chi voleva far credere che non ci sarebbero state spese per il pubblico, o così si augurava. Il governo lo mise persino nero su bianco in un comunicato ufficiale del Consiglio dei ministri: “I servizi di competenza statale saranno prestati senza oneri a carico dello Stato”.

Era tutto un bluff: sono arrivate le garanzie, gli investimenti sulle infrastrutture e adesso pure i soldi per gli impianti sportivi. Nella manovra ci sono altri 145 milioni di euro per Milano-Cortina 2026.

Il regalo olimpico, l’ennesimo, è il frutto di un emendamento che autorizza una spesa di 45 milioni per il 2021, 50 per il 2022 e 50 per il 2023. La firma ovviamente è della Lega che manda soldi alle Regioni che governa, ma almeno su questo Matteo Salvini era stato di parola: “Se non bastano i fondi privati, faremo noi l’ultimo sforzo”, aveva detto in tempi non sospetti. In fondo, quello di Lombardia e Veneto è stato solo un investimento redditizio, in un momento in cui il governo gialloverde era bloccato dai veti interni. Certo, quell’impegno esponeva le Regioni per centinaia di milioni, cifre da far impallidire governatori accorti se non avessero avuto le spalle coperte. “Andate avanti voi, tanto poi i soldi arrivano”, era ciò che un po’ tutti ripetevano nell’ambiente. Quello che nemmeno i più ottimisti immaginavano era che ci sarebbe voluto così poco.

Le Regioni erano state già ampiamente ricompensate un anno fa: proprio di questi tempi, sempre nella finanziaria, avevano ricevuto un miliardo di euro per rifare strade, svincoli, gallerie, stazioni e aeroporti, tutto ciò che serve per una splendida edizione dei Giochi, e anche di più.

Nelle ultime settimane la ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli ha firmato il decreto che distribuisce le risorse, e permetterà per giunta di spenderle in deroga ai normali processi autorizzativi. Soldi e cemento, come nelle migliori delle tradizioni.

I 145 milioni di oggi paiono spiccioli al cospetto di quel miliardo. Ma c’è una differenza che li rende ancora più preziosi. Stavolta i fondi non sono per opere infrastrutturali, varie ed eventuali, che s’infilano sempre in questo genere di manifestazioni, a volte col disappunto degli stessi organizzatori impegnati a limare il budget. Questi soldi sono proprio per gli impianti sportivi, quelli che dovevano essere specifico onere delle Regioni. A detta del dossier, fra i contributi promessi dal Cio e quelli recuperati dai privati, degli 1,3 miliardi totali circa 350 milioni avrebbero dovuto ricadere sugli enti locali. Era quello l’unico, vero impegno chiesto alle Regioni per i “Giochi dell’autonomia”. Invece al posto loro ci penserà lo Stato: i contributi (non si sa per quali impianti, la lista non c’è) vengono assegnati alla presidenza del Consiglio, così anche il ministro Spadafora entra con un suo “portafoglio” nella partita olimpica.

Non è finita. Al momento della firma del contratto, il premier Conte si era impegnato a farsi carico pure delle spese per la sicurezza: niente cifre ufficiali, uno studio commissionato all’Università La Sapienza, sulla base delle stime del Viminale, le ha quantificate in altri 400 milioni. Anche qui, ci sarebbe un protocollo che obbligherebbe gli enti locali a rifondere l’eventuale saldo negativo fra le maggiori entrate erariali portate dalla manifestazione e i costi sostenuti dallo Stato. Ma di questo passo chi vuoi che se ne ricordi nel 2026. Ricapitoliamo: 400 milioni, più un miliardo, più altri 145 milioni. Totale: oltre un miliardo e mezzo di euro. E alla cerimonia di apertura mancano ancora sei anni. Non male per delle Olimpiadi “a costo zero”.

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