C’è l’inviato speciale dell’Oms, Ranieri Guerra, in conflitto con la direzione europea della stessa Organizzazione mondiale della sanità, che lo allontanerebbe da Roma se non fosse che il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus lo difende. E il segretario generale, il numero uno della struttura amministrativa del ministero, Giuseppe Ruocco, ai ferri corti con il viceministro M5S Pierpaolo Sileri, che ne ha chiesto le dimissioni perché è “sempre assente” al Comitato tecnico scientifico e perché è uno dei dirigenti a cui si deve, insieme agli ex ministri, la mancata revisione del piano pandemico antinfluenzale che risale al 2006, per quanto il sito del ministero lo dia per “aggiornato il 15 dicembre 2016”.

Era a capo della Prevenzione nel 2013, quando il Parlamento europeo ha dato disposizioni vincolanti e l’Oms ha modificato le linee guida. Nel 2014 arrivò Guerra, che a settembre 2017 lasciò scritto alla ministra Beatrice Lorenzin di rifare il piano, secondo le linee guida ulteriormente modificate dell’Oms, prima di trasferirsi proprio all’Oms quale assistente del direttore generale. Toccò poi a Claudio D’Amario, che nel 2018 istituì il gruppo di lavoro d’intesa con la nuova ministra Giulia Grillo del M5S, ricevette nuovo impulso da Speranza nell’autunno 2019 e lasciò una bozza a maggio, quando è andato a dirigere la Sanità dell’Abruzzo. Anni e anni non sono bastati per rifare il piano, anni di tagli fino alla tragedia sanitaria nazionale che, secondo la Procura di Bergamo, potrebbe essere stata favorita dalla parziale applicazione del vecchio piano e dei piani regionali, in primis quello lombardo: ritardi nella sorveglianza epidemiologica, negli approvvigionamenti e nei controlli su ospedali e laboratori, previsti fin dalla fase d’allerta nel piano del 2006. Questa, secondo alcuni, sarebbe cominciata il 5 gennaio con l’annuncio Oms di polmoniti sconosciute in Cina, seguito però – ricordano al ministero – da comunicazioni rassicuranti della stessa Oms. La definizione di “caso sospetto”, pure prevista dal piano, è stata indicata dal ministero fin dal 22 gennaio. Secondo fonti della Salute solo la dichiarazione d’emergenza dell’Oms, il 30 gennaio, obbligava a misure preventive, come il blocco dei voli dalla Cina (deciso sempre il 30) e lo stato d’emergenza (il 31). Le verifiche sui posti letto però sono state avviate solo il 12 febbraio dal Cts e gli interventi sugli ospedali a fine mese, quando c’erano mille positivi e 29 morti. Speranza e altri saranno ascoltati dai pm, come testimoni, a gennaio.

Chi ha parlato con Ruocco assicura che “non pensa a dimettersi”, che la sua assenza al Cts è “concordata con il ministro” e non ha niente da dire sui piani pandemici. Anche Guerra resta in Italia dopo lo scandalo sul ritiro del dossier del centro Oms di Venezia che criticava moderatamente la prima risposta italiana al Covid-19, pubblicato a maggio per poche ore con prefazione del direttore dell’Oms Europa Hans Kluge, nel quale proprio Guerra pretendeva fosse indicato l’aggiornamento del piano pandemico antinfluenzale nel 2016: il testo dice solo “riconfermato”. Guerra ne ha attribuito la frettolosa approvazione “condizionata” alla centrale europea di Copenaghen. Le email rese note da Report e dal Fatto raccontano di tensioni con il governo italiano, che però secondo l’Oms Europa non ha avuto alcun ruolo nel ritiro. Copenaghen assicura che, su richiesta, trasmetterà il rapporto ai media: una ripubblicazione che non farà piacere né a Guerra né a Ginevra. Kluge è in buoni rapporti con Speranza, farebbe a meno di Guerra a Roma, ma la missione dipende da Ginevra, non da lui. Speranza farebbe a meno di queste grane.

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