L’ex Ministro dello Sport Luca Lotti sarà ascoltato giovedì pomeriggio a Messina come testimone, per spiegare la mail ricevuta da Denis Verdini in cui si suggeriva la nomina al Consiglio di Stato (mai concretizzata) dell’ex giudice amministrativo Giuseppe Mineo.

È uno dei filoni del processo denominato “Sistema Siracusa”, in cui Mineo è imputato per corruzione in atti giudiziari e Verdini per finanziamento illecito ai partiti. Secondo l’accusa l’ex parlamentare avrebbe ricevuto circa 300 mila euro di finanziamenti dal legale Piero Amara – avvocato finito in un’inchiesta su un giro si sentenze “taroccate” – come finanziamento al gruppo politico “Ala”.

Al centro dell’indagine però ci sono anche altri 115 mila euro che partono da un’altra società di Amara e finiscono in un conto maltese dell’imprenditore Alessandro Ferraro, denaro che secondo le accuse serviva per pagare le cure mediche dell’ex presidente della Regione Sicilia Giuseppe Drago, scomparso nel dicembre 2016.

Lotti in questo processo non è mai stato indagato, è stato però sentito come persona informata sui fatti. Ed è in questa veste che ha consegnato ai magistrati messinesi la successione delle mail ricevute da Verdini, al quale aveva scritto proprio Drago per chiedere una raccomandazione per Mineo. Tuttavia l’ex sottosegretario renziano invitato a deporre come testimone non si è presentato.

Nel corso dell’ultima udienza, lo scorso 28 maggio, infatti, il giudice Mario Samperi era pronto a disporre “l’accompagnamento coatto” per Lotti, “a causa delle sue ingiustificate assenze”.

Il deputato renziano via mail ha spiegato al giudice che in quella stessa data si trovava a Roma per assistere all’udienza preliminare Consip, davanti al gup Clementina Forleo. Si tratta dell’indagine in cui è imputato per favoreggiamento. Secondo le accuse dei pm romani, avrebbe informato Luigi Marroni, ex amministratore delegato di Consip, dell’esistenza di un’indagine della procura di Napoli sulla stazione appaltante.

Ma torniamo a Messina. Qui a Lotti verrà chiesto anche di spiegare perché la nomina di Mineo non si concretizzò. Su questo a marzo scorso in aula è stato già sentito proprio Amara. “Era pendente un procedimento disciplinare nei confronti del professore Mineo – ha raccontato l’avvocato –, per ritardi credo nel deposito di sentenze di cui si era occupato dinanzi al Cga, e per questa ragione poi questa nomina non andò in porto”.

Mineo quindi sarebbe stato “agganciato” da Amara e dal suo collega Giuseppe Calafiore perché giudice amministrativo a Palermo, dove gli avvocati erano interessati ai risarcimenti danni dell’Open Land e della AM Group, i due gruppi riconducibili alla compagna di Calafiore, che avevano dei contenziosi con il Comune di Siracusa.

La coppia Amara-Calafiore sperava quindi di poter ottenere dal giudice una “sovra-qualifica” del danno e in cambio avrebbe caldeggiato la nomina di Mineo al Consiglio di Stato, oltre ad aver contribuito economicamente a un’operazione chirurgica in Malesia per Drago, amico del giudice.

Ma in aula Amara racconta anche i suoi rapporti con Verdini e parla pure di Lotti. “All’epoca avevo dei rapporti abbastanza consolidati sia con l’onorevole Verdini e indirettamente con Luca Lotti, che era sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Mi rivolsi a Verdini, con cui avevo un rapporto di amicizia nonché di natura economica e gli chiesi questa cortesia e lui indicò a suo dire il nome di Mineo al dottor Lotti il quale lo presentò alla presidenza del Consiglio e venne proposta la nomina”. Che però non si è mai concretizzata.

Questa la versione dell’avvocato Piero Amara. Adesso la parola passa a Lotti, giovedì in aula.

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