La Germania si muove piano. Con lentezza manda avanti il dossier “Thyssenkrupp”. A 18 mesi dalla condanna definitiva si è aperta la procedura per eseguire la condanna di almeno uno dei due manager tedeschi ritenuti responsabili della morte di sette operai per il rogo allo stabilimento di Torino tra il 5 e il 6 dicembre di dieci anni fa.

Lo scorso 14 novembre la Procura generale di Essen ha formalmente richiesto l’esecuzione della sentenza e quindi l’arresto di Harald Espenhahn, l’ex amministratore delegato della ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni, la filiale italiana, condannato a nove anni e otto mesi di carcere per omicidio colposo plurimo. Da quel momento il tribunale di Essen ha 90 giorni per “adattare” la sentenza italiana al diritto tedesco: la detenzione di Espenhahn non durerà nove anni e otto mesi, come deciso dalla Corte d’appello di Torino, perché in Germana il codice penale prevede al massimo cinque anni di carcere per l’omicidio colposo. Lo stesso vale anche per il secondo manager, Gerald Priegnitz, ex consigliere di amministrazione della Thyssen condannato a sei anni e tre mesi per la stessa ragione. Tuttavia la sua pratica è ancora ferma: i procuratori del Nordreno-Vestfalia aspettano ancora una memoria difensiva dagli avvocati del manager, ora direttore finanziario della ThyssenKrupp Global Shared Services. Senza quei documenti la richiesta di arresto non potrà partire.

Questa è la situazione che hanno potuto apprendere nei giorni scorsi le autorità diplomatiche italiane in Germania, impegnate nel pressing sui tedeschi. La Cassazione ha confermato il verdetto il 13 maggio 2016 e da allora soltanto i condannati italiani sono finiti in carcere, mentre i due manager tedeschi sono liberi e lavorano tuttora per la Thyssen.

Negli ultimi giorni, in corrispondenza del decennale dell’incendio, i familiari delle vittime, le istituzioni e i sindacati sono tornati a chiedere che la Germania rispetti gli accordi europei in materia di giustizia. Lo ha fatto anche il procuratore generale Francesco Saluzzo scrivendo una lettera alle autorità tedesche e pure il ministro della giustizia Andrea Orlando ha sollecitato il suo omologo, Heiko Maas per poi attivare l’ambasciatore a Berlino Pietro Benassi, che a novembre ha incontrato la sottosegretaria alla Giustizia Christiane Wirtz, e il consolato di Colonia che interloquisce con le autorità regionali del Nordreno Vestafalia.

D’altronde da giorni il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, all’epoca sindaco di Torino, usa parole dure parlando di “indifferenza della giustizia tedesca”: “La Germania fa sostanzialmente finta di niente e questo alla città e a tutti noi non piace”, ha detto mercoledì durante la commemorazione delle vittime. E sempre mercoledì il ministro Orlando ha ricordato che “la Germania è un Paese che condivide gli accordi europei e siamo certi che nel tempo più rapido si passerà dalle affermazioni ai fatti. Speriamo – ha concluso – che questo tempo sia rapido perché, un po’ per i tempi di trasmissione, un po’ per la complessità dell’esecuzione della sentenza, già troppo tempo è passato”.