Basta con la moderazione, alla fine hanno convinto anche me. Noi, le anime belle che predicano lo stupido buonismo, la finta integrazione e il dialogo codardo con l’Islam. Mentre loro sgozzano i nostri preti, profanano le nostre chiese, fanno strage nelle nostre città, massacrano i nostri amici, sparano ai nostri figli e quando non ci ammazzano ci rendono ogni giorno la vita impossibile. Sì, basta subire e porgere l’altra guancia, occorrono le maniere forti.

Del resto, i nostri governanti non fanno che ripeterlo: siamo in guerra. Una lunga guerra che potremo vincere se sapremo essere determinati e spietati, feroci come tigri e scaltri come serpenti. In attesa di arruolarmi in un gruppo di autodifesa dei cittadini e d’indossare la mimetica mi sono documentato sulle strategie più efficaci per tagliare la testa al mostro islamista.

Innanzitutto, impedire che con i suoi velenosi tentacoli la bestia varchi i nostri confini colabrodo attraverso l’immigrazione clandestina, causa di ogni nequizia (e pure se in Francia, Belgio e Germania quasi tutti gli assassini sono cittadini nati in quei paesi, non importa). Qui ci soccorrono le lucide e audaci proposte di Donald Trump che se eletto presidente degli Stati Uniti procederà subito alla costruzione di un muro per sigillare i confini con il Messico. Una barriera che dovrebbe correre lungo i circa tremila chilometri di frontiera con un costo previsto di 8 miliardi (anche se i soliti disfattisti parlano di una cifra tre volte superiore). Una bazzecola.

Niente paura, ha spiegato Donald, “perché sarà al cento per cento a carico del Messico”, e se lo scomodo vicino non pago di esportare negli Usa “criminali, terroristi, trafficanti di droga e stupratori” dovesse non essere d’accordo il presidente miliardario procederebbe al taglio dei fondi inviati in Messico dagli immigrati attraverso i bonifici. Tiè.

Anche se va dato atto a Matteo Salvini di avere in qualche modo anticipato l’uomo dalla zazzera arancione con la richiesta di chiudere a chiave le nostre frontiere onde impedire l’infiltrazione terroristica. E se dopo gli eventuali tagliagole travestiti da rifugiati ce li ritroveremmo tutti dentro casa, pazienza.

Quanto ai clandestini venuti dal mare il leader leghista ha già da tempo proposto, sul modello australiano, di requisire un’isola dove concentrare i richiedenti asilo, e ivi selezionare chi ne ha diritto e chi no.

Su quale isola c’è solo l’imbarazzo della scelta. Lampedusa o Pantelleria sono più a portata di mano (e di manette) ma si potrebbe anche pensare all’arcipelago delle Eolie o delle Pontine: comunque tutti luoghi adattissimi alle deportazioni di massa, soprattutto nella stagione estiva.

Se passiamo alle maniere forti l’esempio viene dalla Francia dove si va svolgendo una gara muscolare tra il partito di Sarkozy e il fronte lepenista.

Sintesi efficace è l’idea di una Guantanamo alla francese, la creazione cioè di campi speciali per i sospettati di terrorismo, dal numero indefinibile poiché si vorrebbe procedere a schedature più rigide attraverso un’applicazione meno garantista della presunzione d’innocenza. Reintroduzione del reato di tortura e retate a tutto campo. Al confronto Erdogan fa la figura di una colombella. Naturalmente, limitarsi a presidiare la promenade di Nizza con qualche poliziotto in più o evitare che un pregiudicato Isis provvisto di braccialetto elettronico possa accoltellare chi gli pare sembrano misure troppo complesse. Infine, la guerra di religione non prevede alcuna neutralità e quindi stop alla costruzione di nuove moschee (come quella di Milano, avversata da tutta la destra e non solo), e poco importa se sono i luoghi di culto clandestini e privi di controlli l’habitat ideale per la radicalizzazione.

Nella vasta letteratura che denuncia la sottomissione e il multiculturalismo come brodo di coltura dell’estremismo stragista, assume un rilievo sempre più negativo la figura di Papa Francesco. A cui non si perdonano gli inviti a essere ospitali e caritatevoli con chi predica il Corano e la richiesta alle parrocchie di accogliere i profughi. Il tutto “mentre gli islamisti irrompono nelle nostre chiese per toglierci la vita” (Il Tempo). Anche il Pontefice, par di capire, si meriterebbe una vacanza a Guantanamo.

Mi domando infine se queste menti eccelse abbiano consapevolezza delle castronerie che vanno dicendo. Deluso ripongo la mimetica. Va a finire che ritorno buonista.