Il Fatto di domani. Attentato a Mosca, Putin tira in ballo Kiev: “I terroristi scappavano in Ucraina”. L’Isis rivendica ancora: “Guerra ai nemici dell’Islam”. “Giù le mani da Bari”, tutti con Decaro: il reportage dalla piazza contro il governo

Di FQ EXTRA
23 Marzo 2024

ATTENATATO A MOSCA: OLTRE 140 MORTI, 11 ARRESTI. PUTIN ALLA NAZIONE: “I TERRORISTI SCAPPAVANO IN UCRAINA”. ISIS: “GUERRA AI NEMICI DELL’ISLAM”. Dopo la strage di Mosca firmata dall’Isis, al teatro Crocus City Hall nella periferia nord, Putin passa alle minacce: “Puniremo tutti coloro che stanno dietro ai terroristi, che hanno preparato questo crimine”, ha dichiarato lo zar nel videomessaggio alla nazione. Nel tardo pomeriggio di ieri, 5 uomini in mimetica hanno fatto irruzione sparando con mitragliatori: per ora i morti sono più di 140 ma si continua a scavare tra le macerie in cerca di altre vittime; 107 i feriti, 16 in condizioni critiche inclusi 3 bambini. Nella notte è stato domato l’incendio, causato dalle granate del commando terrorista. All’alba l’Fsb (il servizio di sicurezza russo) ha annunciato l’arresto di 11 persone: 4 sono sospettati di aver partecipato all’assalto al teatro; il quinto era già stato fermato ieri. Dopo la rivendicazione giunta nella tarda serata, oggi l’Isis ha diffuso le foto di 4 presunti attentatori, tutti “combattenti” della milizia islamista. Ancora una volta su Telegram, grazie all’agenzia di stampa Amaq, con un messaggio: l’attentato sarebbe il frutto “di una guerra furiosa tra lo Stato Islamico e i Paesi che combattono l’Islam”. Tutti gli arrestati sono stranieri, secondo il Cremlino. Due sarebbero stati fermati a bordo di un auto nella regione di Bryansk, a circa 340 chilometri a sudovest di Mosca, in fuga dopo l’attentato nella Capitale: nel veicolo – riporta l’agenzia russa Tass – sono stati trovati una pistola, un caricatore per fucili d’assalto e passaporti del Tagikistan. Già da stamattina circolavano video e foto, su Telegram, con gli interrogatori degli arrestati da parte delle forze di sicurezza: in una clip, un uomo descritto come preveniente dal Tagikistan, avrebbe confessato la partecipazione all’attentato dietro compenso di 500 mila rubli. Secondo Mosca, i terroristi in fuga cercavano salvezza nella patria di Zelensky. “Tutti e quattro gli autori diretti dell’attacco terroristico (…) si dirigevano verso l’Ucraina, dove, secondo le prime indagini, era stato predisposto un varco per attraversare i confine”: lo ha dichiarato Putin nel videomessaggio. Kiev ha smentito ogni coinvolgimento, gli Usa ribadiscono la matrice islamica, come già prospettato dall’alert del 7 marzo. Von der Leyen ha condannato l’attentato, aggiungendosi al coro di solidarietà dei leader occidentali. Sul Fatto di domani approfondiremo l’attentato di Mosca e le sue conseguenze.


SALVINI, IL “LEADER DIMEZZATO” SI AGGRAPPA ALL’ULTRADESTRA EUROPEA E ACCUSA MACRON: “UN GUERRAFONDAIO PERICOLOSO”. Matteo Salvini prova ad esorcizzare il suo declino (e quello della Lega) radunando a Roma l’ultradestra europea, riunita nel gruppo Identità e democrazia del Parlamento europeo. Ma le defezioni sono tante, a marcare la distanza dal Capitano in bilico. Negli studios televisivi di via Tiburtina (gli ex De Paolis) per la convention dal titolo Winds of change, mancano i big del partito (tranne Giorgetti) e gli alleati di peso in Europa: assenti i governatori Zaia e Fedriga, il presidente della Camera Lorenzo Fontana, il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio, il capogruppo a Palazzo Madama Massimiliano Romeo. Del resto, la fronda nordista da tempo critica Salvini su un punto: la spostamento del partito verso l’estrema destra, inseguendo Meloni per diventarne la copia sbiadita, con il tradimento dell’antica missione federalista (o secessionista). Anche Marine Le Pen, leader francese del Rassemblement national, ha disertato l’appuntamento limitandosi ad un videointervento. Per Salvini le grane si moltiplicano: come abbiamo scritto sul Fatto di oggi, una mozione di sfiducia firmata dalle opposizioni (tranne Italia Viva) pende sulla testa del leader del Carroccio. Il centrosinistra ha messo sotto accusa il vicepremier per le dichiarazioni filo-putin degli anni passati e per l’intesa “mai interrotta” con il partito dello zar Russia unita. Meloni è d’accordo nel rinviare l’esame della mozione, in Aula (in teoria) già lunedì prossimo. Ma non avrà apprezzato la sparata di Salvini contro Macron, durante l’intervento alla convention: “Un guerrafondaio, un pericolo per il nostro Paese e per questo continente. Non voglio lasciare ai miei figli un continente pronto a entrare nella terza guerra mondiale”. Ieri, a margine del Consiglio Ue, Meloni ha incontrato il presidente francese annunciando affinità politiche sull’Ucraina. Oltre ai dissidi con la premier, Salvini è nel mirino anche dei colleghi di partito. Dopo l’infuocato consiglio federale di giovedì scorso, il segretario ha concesso i congressi regionali in estate e quello nazionale in autunno. Nel frattempo, sarà affiancato da un direttorio per definire la linea politica in vista delle elezioni europee del 9 giugno. Sul Fatto di domani, vi racconteremo il Salvini dimezzato e il raduno dell’ultradestra a Roma.


“GIÙ LE MANI DA BARI”, LA CITTÀ IN PIAZZA PER DIFENDERE DECARO. IL SINDACO: “NON SI CALPESTA UNA CITTÀ PER CALCOLO ELETTORALE”. I commissari spediti dal governo, per verificare eventuali infiltrazioni mafiose, hanno sollevato un moto d’indignazione nel capoluogo pugliese. Oggi in migliaia sono scesi in piazza, per gridare No al commissariamento per mafia e stringersi attorno al sindaco dem Antonio Decaro, sotto scorta da 9 anni per le minacce dei clan. Con le elezioni del 9 giugno in vista, il primo cittadino ha accusato Meloni e Piantedosi (senza nominarli) di voler truccare il voto con lo sgambetto della commissione d’accesso: “Non si calpesta una città solo per un calcolo elettorale per vincere una partita a tavolino”. Per il vicepremier Tajani, la commissione d’accesso per valutare lo scioglimento per mafia è una scelta di trasparenza. Il pressing su Piantedosi dei big pugliesi del centrodestra (Mauro D’Attis, Paolo Sisto, Maurizio Gemmato) di certo ha pesato. La decisione del Viminale – con metodi e tempi irrituali – è giunta pochi giorni dopo i 130 arresti del 26 febbraio, ordinati dal giudice per le indagini preliminari di Bari. L’inchiesta della procura tocca i legami tra il clan Parisi-Palermiti e l’amministrazione comunale, con la società dei trasporti pubblici già commissariata. Sono indagati, per voto di scambio politico-mafioso, due pezzi da 90 della politica barese: Maria Carmen Lorusso (eletta in Consiglio comunale con il centrodestra prima di passare nella maggioranza di Decaro) e il marito Giacomo Olivieri (ex consigliere regionale con Forza Italia e con l’Idv di Antonio Di Pietro). Nella centralissima Piazza Ferrarese, si sono radunati esponenti della Cgil Puglia, militanti e dirigenti del Pd locale, oltre a una folla di cittadini. Il rischio, per il centrodestra, è l’effetto boomerang: l’onta delle scioglimento per mafia, paventato dal governo, potrebbe mobilitare gli elettori di sinistra. Invece di uno sgambetto, la decisione di Piantedosi potrebbe rivelarsi un assist. Le primarie del Pd, dopo polemiche a non finire, si svolgeranno il 7 aprile: i candidati in corsa sono Vito Leccese e Michele Laforgia. Sul Fatto di domani, leggerete il reportage di Antonello Caporale dalle vie di Bari.


SANTANCHÈ INDAGATA PER TRUFFA, TUTTI I GUAI DELLA MINISTRA IN ODORE DI DIMISSIONI. LOLLOBRIGIDA: “IN CASO DI RINVIO A GIUDIZIO, AGIREBBE DI CONSEGUENZA”. Dopo la conclusione delle indagini per truffa aggravata sulla cassa integrazione Covid, la poltrona di Daniela Santanchè è sempre più traballante. In caso di rinvio a giudizio, il suo destino appare segnato. Al congresso romano di FdI, il ministro Francesco Lollobrigida ha intonato quasi un de profundis: “Mi sembra abbia già chiarito come in caso di rinvio a giudizio, ne prenderebbe atto e agirebbe di conseguenza: si tratta di aspettare quel passaggio”. Già nella serata di ieri, con una nota, la ministra del Turismo aveva paventato le dimissioni, se fosse stata rinviata a giudizio. Del resto, è la posizione della premier, sin dallo scoppio dello scandalo Visibilia: non si resta in sella in caso di processo. Il Fatto ha seguito la vicenda sin dall’inizio. La vicenda riguarda i contributi Inps versati a 7 dipendenti di Visibilia Editore e ad altri 6 di Visibilia concessionaria, durante la pandemia (da maggio 2020 a febbraio 2022). Ufficialmente, i lavoratori erano in cassa integrazione a zero ore, dunque il gruppo incassava i sussidi previsti dalla legge: secondo la procura di Milano, invece, lavoravano in smart working. Ecco perché la ministra rischia il rinvio a giudizio per truffa aggravata. Gli inquirenti contestano 20.117 ore di cassa integrazione e 126.468 euro incassati “indebitamente” dall’Inps. Il caso fu portato a galla da Federica Bottiglione, ex manager del gruppo Visibilia. Nel question time del 5 luglio 2023 al Senato, Bottiglione si sentì dare pubblicamente della bugiarda da parte di Santanchè. Ma non c’è solo l’ipotesi della truffa sulla Cassa Covid. La ministra è già indagata per falso in bilancio e bancarotta. Sul Fatto di domani vi racconteremo tutti i guai dell’esponente di Fratelli d’Italia.


LE ALTRE NOTIZIE CHE TROVERETE

Test psicoattitudinali ai magistrati, lunedì la norma in Cdm. Il governo vuole andare fino in fondo con una norma sgraditissima alle toghe. I futuri aspiranti giudici e pm dovranno sottoporsi a una verifica della loro salute mentale, secondo criteri stabiliti (anche) dal governo. L’Anm: “Sconcerto, disegno contrario alla Costituzione”.

Fdi, al congresso romano si ritira il candidato di Rampelli: tregua con Meloni. L’assise capitolina di Fratelli d’Italia è iniziata stamattina al centro convegni dell’Eur, ma la suspence è già finita: il coordinatore del partito a Roma sarà il deputato Marco Perissa, uomo di fiducia di Giorgia e Arianna Meloni. Si è ritirato dalla corsa Massimo Milani, l’unico sfidante, vicino al vicepresidente della Camera Fabio Rampelli.

Secondo Tempo, intervista alla figlia di Sandra Milo. A poco più di un mese dalla morte della celebre attrice, il 29 gennaio scorso, vi racconteremo aneddoti e storie segrete della musa di Federico Fellini, svelati dalla primogenita Deborah Ergas.


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C’è ancora domani. I defunti rivivono grazie al computer

di Federico Pontiggia

“Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto/ Chi ha dato, ha dato, ha dato/ Scurdámmoce ‘o ppassato”, si vuole a Napoli e, forse, ovunque. Ma se il computo non fosse ferale, se il destino beffardo si potesse contenere, se l’elaborazione del lutto si dilazionasse, dunque, se avessimo facoltà di un’altra fine? Piero Messina ci crede, e tra mélo e distopia perfeziona un altro modo, se non mondo, possibile, là dove la società Aeterna impianta i ricordi dei defunti in esseri umani locatori, affinché i congiunti s’avvicinino per gradi alla perdita: nomen omen, Another End.

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