Senato

Renzi, Bin Salman e gli 80mila euro? La presidente del Senato dice no alle interrogazioni al governo

18 Marzo 2021

Al Senato è vietato parlare del Renzi d’Arabia: Maria Elisabetta Alberti Casellati non vuole. E così rischia di finire nel cestino un’interrogazione urgente del vice capogruppo del M5S a Palazzo Madama nonché responsabile dell’Area internazionale, Gianluca Ferrara. Che si è permesso di chiedere lumi sulla discussa intervista al principe Mohammed bin Salman del leader di Italia Viva. E soprattutto sulla partecipazione al board della Future Investment Initiative Institute (FII) che gli frutta 80mila euro all’anno. Motivo? “Dall’ufficio sindacato ispettivo a cui mi sono subito rivolto per avere chiarimenti, mi hanno riferito che la Presidenza ha sospeso la pubblicazione per via dell’argomento trattato nell’interrogazione” spiega Ferrara. Che a quel punto ha alzato ancora il telefono per parlare direttamente con la Casellati, ma senza successo. “Dai piani alti di Palazzo mi hanno detto che sarei stato ricontattato da lei in persona o dal suo segretario. Ma sto ancora aspettando. Spero che vorrà chiarire questa vicenda, anche perché alla Camera interrogazioni di contenuto analogo sono state ammesse senza alcun problema”. Ma cosa c’è scritto di tanto scabroso nell’interrogazione su cui pare calata la mannaia presidenziale? Ferrara ha rimarcato i rapporti tra Renzi e Riyad risalenti all’epoca in cui guidava il governo che “autorizzava una fornitura per 19.675 bombe aeree Mk 80 – prodotte in Sardegna dalla Rwm Italia – dal valore di 411 milioni di euro proprio all’Arabia Saudita, dopo che le Nazioni Unite avevano condannato i bombardamenti indiscriminati della Royal Saudi Air Force su obiettivi civili in Yemen”. E quindi ha chiesto al neo inquilino Mario Draghi se intenda intraprendere iniziative, anche normative “per assicurare l’indipendenza dei Parlamentari e dei membri del governo e prevenire futuri casi di interferenza straniera o conflitti d’interessi con Paesi esteri”. Come ha del resto fatto anche Giuseppe Auddino, altro pentastellato che si è visto respingere un’interrogazione sempre su Renzi che è membro della commissione Difesa del Senato, leader di un partito che “esprime ministri e sottosegretari, i quali contribuiscono a decidere l’indirizzo politico del governo italiano” e allo stesso tempo “nel Comitato consultivo di un fondo sovrano di un altro Stato che promuove gli interessi internazionali di quello stesso Stato con cospicuo compenso e altri benefit”. Ma il bavaglio è toccato anche a Elio Lannutti, che qualche giorno fa si era visto depennare un’interrogazione sulla consulenza affidata dal Mef al colosso americano McKinsey per la stesura del Recovery, poi riammessa solo dopo che l’ex 5Stelle ha fatto il diavolo a quattro. Ma è una lotta quotidiana al bavaglio dopo la direttiva della Casellati del 2018. Con cui Sua Presidenza ha imposto il nuovo corso che le consente di cestinare a più non posso: non possono essere più presentate interrogazioni e interpellanze al governo che riguardino organi costituzionali coperti da guarentigie, Autorità indipendenti, organi sovranazionali, ma anche partiti politici e molto altro. Ai senatori non resta che chiedere conto del meteo. Forse.

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