L’intervista

Smart working, l’intervista a Fabiana Dadone “Si può lavorare anche di sera. E i dirigenti diventano manager”

Fabiana Dadone - La ministra per la pubblica amministrazione: “Più obiettivi individuali”

4 Dicembre 2020

Ministra Dadone, pandemia e smart working anche nella Pa: come sta andando?

Dopo anni in cui si è parlato di difficoltà culturali e strumentali, questi mesi dimostrano che ci sono sia gli strumenti sia lavoratori disponibili a formarsi e a superare la paura di un modo diverso di lavorare.

Dai dati sembra che il lavoro agile sia però meno diffuso a livello locale.

La maggior parte dei comuni italiani ha meno di 5mila abitanti, pochi dipendenti e strumenti limitati. Andranno fatti investimenti anche grazie al Recovery Fund, a partire dalla Rete. Ma per i piccoli la gestione è comunque più facile. La spinta sul lavoro agile servirà soprattutto all’efficienza degli enti più grandi.

Con che percentuali?

Oggi siamo ad almeno il 50 per cento di quel personale con mansioni possibili da remoto. L’idea è di arrivare almeno al 60 e cambiare l’idea di lavoro. Se un dipendente lavora meglio di sera, potrà farlo su pratiche che possano essere evase di notte: contano i risultati su obiettivi individuali, che tengano conto della persona e del suo valore aggiunto.

E che implichino forte responsabilità dei dirigenti.

Il dirigente pubblico deve diventare sempre più un manager, rivendicare il suo ruolo. Il lavoro agile spinge poi a un maggior controllo: se non ho di fronte le persone, mi domando cosa stiano facendo e poi pretendo dei risultati concreti.

Misurare la produttività è difficile. Anche il monitoraggio ha dati discordanti.

Perché finora è stata misurata con risultati sul lungo termine. Il Piano organizzativo del lavoro agile (Pola) prevede invece anche indicatori di valutazione della performance individuale, inclusa la valutazione dell’utenza. Inoltre, vorremmo dare ai dirigenti uno strumento snello, facilmente compilabile, per report e monitoraggi frequenti.

Dai dati sembra emergere un gap di strumentazione tra nord e sud.

Credo ci sia più tra grandi e piccoli centri. Certo, al Nord in alcuni comuni ci sono società in house dell’Ict che hanno lavorato a supporto della Pa, che stiamo incoraggiando. Ma se dal punto di vista strumentale il gap si colma con gli investimenti, il lavoro agile scardina dinamiche culturali anche nel modo di pensare il lavoro.

Emerge anche scarsa interoperabilità tra gli enti: come mai?

Anni di stratificazione normativa per le autorizzazioni e governance multilivello hanno creato un clima in cui si fa fatica a cedere i dati. All’ostacolo tecnologico, mentre si attende che sia ultimata la banca dati unica, si è fatto fronte con gli accordi di fruizione. Magari i ministeri si considerano separati dall’Inps o dall’Agenzia delle entrate mentre per il cittadino non c’è differenza.

I lavoratori della Pa sono spesso accusati di essere fannulloni tutelati.

Chi muove queste accuse si dimentica che sta parlando di insegnanti, medici, vigili del fuoco, polizia. Certo, hanno un livello di solidità diversa perché costituiscono l’ossatura dello Stato e ne devono garantire il funzionamento ma chi sbaglia o non produce il giusto deve essere allontanato. Il lavoro agile può aiutare: finora ci siamo chiesti come verificare chi entrasse in ufficio ma non cosa facesse.

Serve nuova linfa?

Negli anni sono state bloccate le assunzioni l’esito è stato un’età media elevata e capitale umano limitato. Ora, tra sblocco del turn over e quota 100 faremo nuove assunzioni. Mi chiedo però: serve davvero una sostituzione uno a uno? Non che non voglia farle, ma servono di più nuovi profili con nuove competenze e soft skill. Finora magari ho assunto il più competente sul diritto amministrativo ma senza sapere quanto fosse veloce o capace di risolvere una pratica complessa.

I sindacati sono in agitazione perché denunciano decisioni calate dall’alto e insufficienti fondi per i rinnovi contrattuali.

Fatico a capirli in questa fase. Sul lavoro agile abbiamo previsto strumenti che non toccano gli istituti tipici della contrattazione. Saranno discussi ai tavoli, ma è chiaro che per parlare ad esempio del diritto alla disconnessione serve una norma che lo preveda e la faremo nel collegato alla legge di Bilancio. Se discutiamo su come la situazione attuale abbia cambiato le condizioni del lavoro, abbiamo punti di interesse comuni. Se invece si tratta solo di mettere bandiere ideologiche, non riusciremo mai a incontrarci.

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