Il momento peggiore è la mattina dopo, quando si riaprono gli occhi. Napoli si sveglia e si ricorda che è successo davvero: Diego è morto. La città è la navata di un’immensa chiesa a cielo aperto. Necrologi sui muri, sciarpe e bandiere alle finestre, striscioni, scritte, fiori e candele votive: le pareti della città sono […]

Per continuare a leggere questo articolo
Abbonati a Il Fatto Quotidiano

Abbonati a soli 14,99€ / mese per il primo anno

Articolo Precedente

Strage di Bologna, i pm: “Così Gelli finanziò i Nar e gli altri eversivi neri”

prev
Articolo Successivo

“La droga è un Pac-Man che ti mangia la famiglia”

next