“E sono me stessa”. Quattro parole per raccontare che, se anche ci vengono le rughe, mettiamo su qualche chilo e qualche buco di cellulite, i capelli diventano bianchi e ci chiamano “signora”, non significa per forza che la patina seppiata del tempo debba modificare pure ciò che siamo e ciò che vogliamo essere. Sessualità compresa, perché dopo i 50 anni e la menopausa il sesso può assumere un carattere ludico maggiore, dovuto all’acquisizione della consapevolezza di sé e al cessato timore di una gravidanza indesiderata.

Cosa c’è che non torna, allora, dietro questo ragionamento? Perché il corpo di una donna adulta e il suo desiderio sessuale rappresentano ancora un’immagine da non mostrare? “Perché probabilmente non siamo pronte, e parlo proprio di noi donne. Gli uomini fanno battute, le donne criticano. Siamo immersi in una cultura mediatica che ignora la fascia d’età delle over 50: prima sono solo belle ragazze, dopo sono solo nonne. Il commento più comune che riceviamo è ‘c’era proprio bisogno di vedere una donna con la cellulite stesa sul letto con addosso solo la biancheria intima?’. Sì, ce n’era bisogno, altrimenti continueremmo a ignorarla”. Michela Marabini è la marketing manager italiana di TENA, l’azienda che poche settimane fa ha lanciato uno spot che non è passato inosservato.

E non per il sapiente contributo di Yorgos Lanthimos, regista del film La Favorita, che ha ottenuto dieci candidature all’Oscar 2019 e il Gran Premio della Giuria al Festival di Venezia. Ma per la pioggia di critiche. “Lavoro in questa azienda svedese da 12 anni – prosegue Marabini –, l’obiettivo di questa campagna non è quello di vendere assorbenti contro l’incontinenza femminile, ma di far ragionare, aprire una discussione. La pubblicità può piacere o no, ma vorrei che le persone fossero libere di parlarne”. La campagna si chiama #SenzaEtà, “e non perché l’età non conta e dobbiamo ambire a rimanere giovani, ma perché dovremmo imparare a essere noi stesse, lontane dagli stereotipi e dai pregiudizi. Nessuna di noi è obbligata a vestirsi o a comportarsi come la società vorrebbe”.

Nel video – lanciato a metà ottobre sulle reti nazionali – si vedono donne, più o meno avanti con l’età, che si spogliano, che si guardano, si sfiorano, si piacciono e auspicano di fare sesso, perché “mi sento ancora sexy” e “farlo mi ricarica”. E chi se ne frega se mi scappano le “gocce della risata” o “gocce dello starnuto” (perché, gli uomini non sentono i rumori in garage?).

Eppure la Rete non le ha perdonate: “E’ offensiva”, “invade la mia intimità”, “di cattivo gusto”, “da denuncia”. E, ancora peggio: “Questa pubblicità mi ha scioccato, ha messo a nudo tutti quei disagi che le donne ritengono i più intimi, più fastidiosi, e nessuna vorrebbe sbandierarli in questo modo così osceno e poi, perché si parla solo delle donne? Gli uomini non portano i pannoloni, non se la fanno addosso?”.

TENA ha realizzato un’interessante ricerca sulla disparità di percezione dell’invecchiamento, dell’intimità e dell’incontinenza tra le giovani donne (18-34): oltre quattromila intervistate in Germania, Francia, Italia e Regno Unito, “e le risposte sono state molto simili, se non per il Regno Unito, in cui c’è una maggiore apertura rispetto alla sessualità in età adulta”, spiega ancora Marabini.

Ebbene, il 52% delle ragazze crede che le perdite urinarie avranno effetti negativi sulla vita sessuale, mentre soltanto il 14% delle over 50 con incontinenza afferma che quest’ultima ha realmente inciso sulla propria sessualità. Ma ci sono numeri ancora più confortanti: il 37% di queste ultime ha dichiarato di sentirsi meglio ora: più felice (30%), avventurosa (41%), sexy (12%) di quanto non fosse da giovane. E questo, come dicevamo, grazie alle esperienze maturate, alla sicurezza nell’esprimere le proprie idee e a una diffusa sensazione di maggiore saggezza. Oltre la metà delle donne intervistate che soffrono di incontinenza ritiene essenziale modificarne la rappresentazione attraverso i media, visto che – appunto – non c’è nulla di cui vergognarsi. Altro che rumori in garage.

“Eppure persino i broadcaster (le emittenti, ndr) ci hanno messo i bastoni tra le ruote – conclude Marabini –, volevano mandarla in onda non prima delle 23, come se fosse una comunicazione offensiva. Si appellavano alle fasce protette, perché c’è un esplicito riferimento al sesso, ma la fascia protetta in Italia termina alle 19. Alla fine ci hanno mandato in onda alle 22,40. E pensare che si vedono donne nude a qualsiasi ora… Ma forse quelle donne rappresentano il cliché della bellezza, e questo non infastidisce nessuno. Anzi, è desiderabile”.

“È troppo?”, chiede una delle magnifiche protagoniste dello spot. “Beh, non riguarda voi, riguarda me”. Vogliamo rimanere ottimiste: verrà il giorno in cui non sarà troppo e quel me si trasformerà in noi e allora nessuno si scandalizzerà più e pubblicità come questa non serviranno nemmeno.

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