Il giudice della Cassazione Amedeo Franco, relatore del processo Mediaset, trattato come fosse un confidente di polizia dagli avvocati di Berlusconi che, nel 2016, hanno scritto la prima integrazione al ricorso di Strasburgo, per ottenere il riconoscimento dell’ingiusta condanna per frode fiscale. Solo ad aprile scorso, a quasi un anno dalla morte di Franco, la difesa Berlusconi ha inviato l’audio carpito al giudice nel 2014 mentre davanti al Cavaliere si batteva il petto e accusava i suoi colleghi di aver impiantato “un plotone di esecuzione” contro l’ex premier.

Il 4 marzo 2016 , quando Franco, dunque, era ancora in vita, gli avvocati Andrea Saccucci e Bruno Nascimbene, parlano della “confessione” del giudice alla Cedu in termini singolari. Intanto, riferiscono soltanto in maniera decisamente stringata del Franco pensiero: “Che il clima in seno al collegio giudicante (della Cassazione, ndr) fosse tutt’altro che sereno – si legge – e che il Presidente della Sezione feriale (Antonio Esposito, ndr) fosse pregiudizialmente determinato a condannare il Sig. Berlusconi emerge altresì da una conversazione privata del dott. Franco. Il magistrato riferisce dei pregiudizi del dott. Esposito, ammette di vivere un forte turbamento personale e si dichiara in totale disaccordo con le statuizioni di condanna della Suprema Corte e profondamente amareggiato, a livello professionale, per essersi lasciato indurre a condividere un palese – e, a suo dire, voluto – errore giudiziario”.

I legali, inoltre, pensano forse che la Corte dei diritti dell’uomo sia un commissariato di polizia o una stazione dei Carabinieri, scrivono, che se vuole il materiale deve tenerlo nascosto per non esporre il giudice: “Considerata l’estrema sensibilità dei contenuti di tale conversazione, la scrivente difesa si riserva di acquisirne e produrne la registrazione e relativa trascrizione esclusivamente nel caso in cui codesta Ecc.ma Corte dovesse ritenerla rilevante ai fini della decisione e con le massime garanzie di confidenzialità che essa riterrà più opportuno applicare a tutela del magistrato interessato, nel rispetto dei diritti del predetto”. Che, essendo vivo, aggiungiamo noi, sarebbe finito denunciato per calunnia da Esposito, che ha sempre agito in tutte le sedi per tutelare la sua onorabilità di magistrato e, verosimilmente, anche dagli altri giudici, Ercole Aprile, Claudio D’Isa e Giuseppe De Marzo che, di fatto, sono stati chiamati in causa da Franco perchè componenti del collegio “plotone di esecuzione”.

Gli avvocati se la prendono pure con il Csm che ha assolto il giudice Esposito, finito sotto procedimento per un’intervista al Mattino, pochi giorni dopo la sentenza di condanna di Berlusconi, agosto 2013, perché – fatti alla mano – ha potuto dimostrare la manipolazione del suo pensiero. Ma per la difesa “il mancato intervento sanzionatorio è indice – oltre che dell’assenza di qualsiasi rimedio interno in grado di riparare la violazione della Cedu lamentata dal ricorrente – di un’ennesima, sebbene indiretta, prova di forza della magistratura italiana, ancora una volta incapace di rilevare e rimediare alle gravi anomalie processuali che hanno caratterizzato il procedimento penale conclusosi con la condanna del Sig. Berlusconi”.

Ora, l’avvocato storico di Berlusconi, Niccolò Ghedini dice che l’ultima integrazione, di aprile scorso, è fondata su una sentenza civile di Milano che avrebbe smontato l’accusa di frode fiscale. “Piccolo” particolare, quella sentenza non riguarda affatto il processo Mediaset diritti tv, per il quale “Mister B.” è stato condannato, ma Mediatrade, dal quale l’ex premier ne è uscito prosciolto già in udienza preliminare. A parte ciò, lo stesso Ghedini fa sapere che, già che c’era, la difesa ha rinfrescato la memoria alla Cedu: ricordati della conversazione di Franco. E, guarda caso, solo post mortem, invia il suo audio, a 6 anni da quando è stato fatto e a 4 da quando è stato “rivelato” alla Cedu. Franco non può rispondere di quello che ha detto, ma l’importante è far credere la bufala, vecchia quanto la storia giudiziaria di Berlusconi, che il Cavaliere è un perseguitato politico, non colui che si è fatto approvare leggi ad personam spinte dai suoi avvocati eletti in Parlamento.

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