I lettori del Fatto sono stati messi a conoscenza da tempo della curiosa abitudine della Banca d’Italia di reagire ai crac bancari e ai legittimi interrogativi sull’efficacia della vigilanza bancaria con una supercazzola a scelta tra “quei delinquenti ce l’hanno fatta sotto il naso” e “non avevamo poteri sufficienti”. Ma ieri il governatore Ignazio Visco ha battuto ogni record affidando a una solenne intervista al direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana una raffica di affermazioni contrarie al vero, quelle che la libera stampa definita “volgare” a Palazzo Koch definisce balle.

La più clamorosa è questa: “La scelta dei componenti degli organi sociali è di esclusiva responsabilità dell’azienda (…) La vigilanza può ricorrere alla moral suasion, e nel caso della Popolare di Bari ha espresso chiaramente al presidente del consiglio di amministrazione le proprie perplessità sull’opportunità del rientro dell’ingegner De Bustis tre anni dopo che aveva lasciato la banca”. Visco omette di ricordare, e l’intervistatore omette di ricordargli, che Bankitalia ha dal 2015 il potere di disporre il removal (volgarmente la cacciata) di amministratori che possono causare pregiudizio alla sana e prudente gestione delle banche (art. 53 Testo Unico Bancario, comma 1, lettera e). Solo che per la Popolare di Bari, come per altre banche, non lo ha usato. Visco vive sempre in attesa di qualcosa: ora delle “norme attuative da parte del ministero dell’Economia e delle Finanze” che farebbero entrare in vigore la severa direttiva europea sui requisiti di onorabilità e competenza dei banchieri.

La direttiva è stata recepita nel 2015, e da quattro anni e mezzo i vari ministri dell’Economia succedutisi (Pier Carlo Padoan, Giovanni Tria e Roberto Gualtieri) si sono ben guardati dallo scrivere il decreto così scomodo per numerosi potenti banchieri che (essendo sanzionati dalla vigilanza, indagati o addirittura imputati) dovrebbero andare a casa seduta stante. Visco non solo non ha mai protestato pubblicamente contro questo ritardo scandaloso della politica, ma due anni fa fece dire al capo della vigilanza Carmelo Barbagallo, sotto giuramento davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta, che Bankitalia applicava di fatto i nuovi criteri restrittivi e i banchieri esaminati li avevano superati. Colpisce un altro dettaglio. Visco avrebbe detto di non far rientrare De Bustis al presidente della Popolare Marco Jacobini, al quale due anni prima aveva ingiunto di andarsene dopo quasi 40 anni di presidenza. Non ha rimosso Jacobini per le ragioni per le quali gli chiedeva con lettera di dimettersi. E non ha rimosso De Bustis.

Quel che è peggio è che, oggi, cioè a babbo morto, il governatore racconta questa storia: “All’inizio del 2019 emergono forti conflittualità tra presidente dell’organo amministrativo e le componenti a lui riconducibili, da un lato, e l’amministratore delegato, i componenti del Comitato di Controllo Interno e Rischi, il presidente del Collegio sindacale, dall’altro. Si determina un vero e proprio stallo gestionale”. Cioè: appena De Bustis si insedia contro il volere di Visco, inizia a litigare di brutto con Jacobini che per Visco doveva essersene andato da due anni, il governatore sa tutto e che cosa fa? Non li rimuove come sarebbe suo dovere perché, dice, non ne ha il potere.

Che la Popolare di Bari fosse messa male la Banca d’Italia lo sapeva dal 2010, quando l’ispezione si concluse con un giudizio “parzialmente sfavorevole”, espressione che nella filosofia occidentale post-aristotelica ha come unico precedente di assurdità il noto assioma “la ragazza è un po’ incinta”. Anche le ispezioni del 2013 e del 2016 hanno dato esito “parzialmente sfavorevole”, ma sul sito della Banca d’Italia, in una nota beffardamente intitolata “L’intensità dell’azione di vigilanza sulla Banca Popolare di Bari”, sull’esito del 2013 si sorvola. E certo, perché subito dopo quell’ispezione Bankitalia toglie alla Popolare di Bari il divieto di fare acquisizioni per consentirle di acquisire la Tercas.

Non solo tutti i muri della Popolare di Bari, ma anche le colonne di Palazzo Koch sanno che fu la Banca d’Italia a imporre a Jacobini e De Bustis l’acquisizione di Tercas. Oggi Visco riesce a raccontarci che a fine ottobre 2013 “venne considerata la manifestazione di interesse dei vertici della Popolare di Bari, che poi decisero di realizzare l’operazione in base a una autonoma valutazione”.

Visco argomenta che “decisioni come quella di realizzare un’acquisizione sono di esclusiva competenza e responsabilità del vertice delle banche”. Un’affermazione che ieri ha fatto sobbalzare anche numerosi dirigenti della Banca d’Italia, sempre più insofferenti per lo stile suicida della comunicazione del governatore. Qui c’è un punto di fatto e quindi l’ennesima balla di Visco: le acquisizioni sono costantemente vagliate dalla Banca d’Italia che deve poi concedere o negare l’autorizzazione. Specie nel caso Tercas il ruolo della Banca non è stato neutro. Esisteva un divieto di espansione per la Popolare di Bari, che è stato rimosso proprio per consentire l’acquisizione di Tercas.

D’altra parte il governatore argomenta che “la vigilanza non può intervenire nella conduzione della Banca”, dichiarazione falsa in quanto illogica: se la vigilanza non ha poteri d’intervento, che ci sta a fare? Per fare analisi che restano poi lettera morta? Le risposte alla prossima Commissione parlamentare d’inchiesta

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