Un bisturi numero 12, quello a punta utilizzato di solito per le formazioni cavitarie. Perché qui di una caverna si tratta, e non soltanto dell’incavo fisico di un ventre che non è più quello dell’adolescente di provincia e non ancora quello della madre e scrittrice affermata. La caverna che Annie Ernaux si porta dentro, per […]

Per continuare a leggere questo articolo
Abbonati a Il Fatto Quotidiano

In offerta per il primo mese a solo 1€*

(*successivamente 17,99€ / mese)
Articolo Precedente

Parigi, il corteo sull’islamofobia ora imbarazza la gauche

prev
Articolo Successivo

Nelle estati della Rotonda sognare era ancora possibile

next