Nessun apparentamento, nessun endorsement, neppure un comunicato ufficiale. Ma neanche dichiarazioni di guerra: tutt’altro. La vigilia dei ballottaggi in Sicilia è fatta soprattutto di mezze frasi. Anche domenica, che a votare andranno solo cinque città, l’isola riuscirà a diventare laboratorio politico per sperimentare nuove intese e vecchie guerre intestine. In vista delle Europee, i riflettori sono ovviamente puntati sulla Lega e sul Movimento 5 stelle. Sarà una sorta di derby di governo incrociato: dove al ballottaggio sono andati i candidati di Luigi Di Maio, non ci sono quelli di Matteo Salvini. E viceversa.

La domanda è scontata: non è che grillini e salviniani si scambieranno i voti? Nessuno smentisce apertamente, anzi. Soprattutto a Caltanissetta, la città del caso Montante, l’ex paladino dell’Antimafia appena condannato per associazione a delinquere. Nell’unico capoluogo al voto, al primo turno la Lega ha preso il 12% correndo da sola. Tutti voti che ora tornerebbero utili all’aspirante primo cittadino dei 5 stelle, Roberto Gambino. “I nostri voti ai grillini? È inevitabile che ciò accada anche se non c’è nessun accordo o apparentamento”, dice Alessandro Pagano. Il deputato e uomo forte del Carroccio in provincia non vuole sentire parlare del candidato della destra, Michele Giarratana. “Noi ci siamo presentati da soli e abbiamo detto agli elettori che 100 motivi ci separavano da Giarratana. Dopo la campagna elettorale quei motivi sono diventati 110. Come si fa a farlo votare?”, dice sdegnato il leghista. Che era addirittura pronto a fare un comunicato ufficiale per invitare i suoi a votare per i grillini: “Ma erano i giorni del caso Siri. Ho preferito evitare”. Già berlusconiano di lungo corso, poi migrato con Angelino Alfano, Pagano è quindi saltato sul carro di Salvini. Un parabola che fa storcere il naso ai 5 stelle: in tanti lo considerano un cambiacasacca dal quale stare lontani. “Non si permettano – si arrabbia lui – Io ho lasciato Alfano quando era ministro e la Lega in Sicilia era allo 0,6%. E poi ho un ottimo rapporto con Cancelleri”.

Caltanissetta, infatti, è la capitale di Giancarlo Cancelleri, pupillo di Di Maio e storico leader del M5s sull’isola. Che nella sua città ha allestito un laboratorio nel laboratorio: i 5 stelle, infatti, erano pronti a ufficializzare l’alleanza con una lista civica, il movimento Più città. “Il post sul blog di Di Maio dopo le elezioni di Abruzzo apre chiaramente alle civiche. Noi eravamo pronti a fare tre liste, poi però quel procedimento si è bloccato”, dice il leader dei 5 stelle siculi. Nessuna apertura esplicita ai leghisti: “Io dico solo che in città c’è grande voglia di rinnovamento e quel rinnovamento è Gambino”. Ma che fine faranno i voti dei grillini nella città dove non sono andati al ballottaggio? “Noi abbiamo lasciato liberi i nostri elettori, votino per chi vogliono ma studino i programmi”.

È quello che dovranno fare a Gela, dove la Lega è arrivata al secondo turno con Giuseppe Spata, un passato da attivista di Libera. Che ci fa uno che viene dall’antimafia sociale di don Luigi Ciotti con Salvini? “Io sono cattolico, non potevo certo andare con chi ha fatto le unioni civili”, ha ripetuto più volte il diretto interessato. Dovrà vedersela con Lucio Greco, candidato del Pd e di un pezzo di Forza Italia: praticamente un Nazareno con vista sul Petrolchimico. La Lega spera di incassare i voti dei 5 stelle anche a Mazara, la città più araba d’Italia, dove Giorgio Randazzo sfida il civico di Salvatore Quinci. A Castelvetrano, invece, sono i 5 stelle che potrebbero conquistare il municipio con Enzo Aiello. Quello in provincia di Trapani, è l’unico comune dove il Pd ha presentato il simbolo, con tanto di comizio di Nicola Zingaretti. Risultato: fuori al primo turno il candidato Pasquale Calamia. Adesso molti dem sembrano preferire il candidato grillino a quello della destra Calogero Martire. Per i 5stelle sarebbe una vittoria ad alto valore simbolico: Castelvetrano è pur sempre la città di Matteo Messina Denaro.

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