L’immagine è abusata, ma rende l’idea: quella delle nomine dentro la maggioranza gialloverde è una di quelle sessioni di scacchi in cui si gioca su più tavoli. Schierano i pezzi Lega e 5 Stelle l’un contro l’altro armati, certo, ma pure giocando insieme (con significative defezioni a Palazzo Chigi tra premier e sottosegretari) contro Banca d’Italia, il Quirinale e un pezzo di establishment finanziario.

Accantonato per ora il rinnovo del vicedirettore generale di via Nazionale, Luigi Federico Signorini, all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri di ieri c’erano due questioni spinose e teoricamente non rinviabili: una non ha trovato soluzione (la nomina di un commissario per l’Inps, visto che il mandato di Tito Boeri è scaduto proprio ieri) e una sì, cioè la reintegrazione del Consiglio dell’Ivass, l’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni che da oggi non sarebbe stato più operativo.

Partiamo da quest’ultimo, il cui blocco decisionale rischiava di causare discreti danni al settore assicurativo e attorno al quale il governo si è esercitato in una fantasiosa innovazione procedurale che è anche l’ennesimo capitolo della guerra a bassa intensità tra gialloverdi e Bankitalia. L’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni, da qualche anno emanazione di Palazzo Koch, ha un consiglio di tre membri: il presidente è per legge il direttore generale di Banca d’Italia (Salvatore Rossi fino a maggio) e gli altri due sono proposti da via Nazionale e nominati dal governo. A fine novembre, come da prassi, Ignazio Visco ha fatto sapere al ministero competente, lo Sviluppo economico di Luigi Di Maio, di voler confermare i due consiglieri uscenti Riccardo Cesari e Alberto Corinti.

Problema: pur senza le drammatiche defaillance di quella bancaria, anche la vigilanza sul settore delle assicurazioni non è parsa troppo agguerrita e il profilo di Cesari e Corinti non risponde certo agli standard che si richiedono – per così dire – alla moglie di Cesare (il primo è stato consulente Unipol, il secondo ai vertici dell’associazione Ue delle compagnie assicuratrici).

Risultato: il rinnovo dei due è stato bloccato per mesi, tanto che oggi sarebbe scaduta anche la proroga di 45 giorni scattata il 1° gennaio. Problema: il Consiglio Ivass non può funzionare con un solo membro e la cosa può costare soldi alle imprese e denunce ai responsabili dello stallo. Il governo ha così deciso di rinnovare un solo consigliere su due: così l’Istituto può lavorare, ma si chiede un segnale di “rinnovamento” sul secondo nome a Banca d’Italia (assai irritata come l’Ania, la confindustria delle assicurazioni). Non si sa se è stato estratto a sorte, ma la scelta è caduta sui Corinti. E tanti saluti a Cesari, dunque.

Più ingarbugliata, se possibile, la situazione all’Inps: Tito Boeri si è congedato ieri dall’ente previdenziale (con un’intervista di beatificazione su Repubblica), ma non c’è ancora il suo sostituto ovvero il commissario che dovrebbe fare le veci del presidente monocratico in attesa dell’applicazione della riorma della governance di Inps e Inail prevista nel decreto su reddito di cittadinanza e quota 100 in discussione alle Camere (è previsto il ritorno di un cda di cinque membri e, forse, anche della figura di un vicepresidente, così i due partiti di maggioranza potranno marcarsi a vicenda scambiandosi le poltrone).

Come che sia, il nome del sostituto di Boeri non si trova. L’ala dura dei 5 Stelle insiste sull’economista e consulente di Luigi Di Maio al ministero del Lavoro, Pasquale Tridico, che però non piace alla Lega e neanche alla fazione “governista” del Movimento incarnata, a torto o a ragione, dal sottosegretario Buffagni. Questo lato dei gialloverdi punta – sfumata, pare, la preferita leghista Marina Calderone, numero 1 dei consulenti del lavoro italiani – su Mauro Nori, già direttore generale ai tempi di Mastrapasqua e uno dei pochi nemici di Boeri in questi anni (il che, ovviamente, non guasta).

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