Due motorini. Fanno avanti e indietro lungo via Novara. Osservano il traffico verso lo stadio. Quando agganciano la fila dei van degli ultras del Napoli chiamano con il cellulare. Sono circa le 19 del 26 dicembre. È il segnale che il gruppo degli interisti attendeva. Poco dopo è guerriglia. In questi minuti i tifosi del Napoli, già segnalati alla polizia al casello di Melegnano, stanno per essere agganciati da una volante. Non ci sarà tempo. Gli scontri scoppiano prima, alle 19.20. Il manipolo dei cento, composto da milanesi, varesotti e francesi del Nizza, attende la chiamata nel parchetto di via Zoia. Sono lì dalle 18.30. Alcuni sono passati prima al Baretto davanti allo stadio. Qui ci sono i capi della curva Nord. Tra loro personaggi legati a movimenti neonazisti e a trafficanti dell’ex Jugoslavia. Nessuno, però, si muoverà dal Baretto. Alle 19.23 la prima chiamata alla polizia la fa un residente di via Zoia. Alle 19.27 gli scontri cessano. Venti minuti dopo arriva il reparto Mobile. Gli ultras dell’Inter, alcuni feriti, scappano a bordo delle auto lasciate al parchetto.

L’azione è premeditata. La regia però pare più in mano agli ultras francesi del Nizza. Questa un’ipotesi valutata ieri. E legata agli scontri con i napoletani del luglio 2015 fuori dall’Allianz Riviera di Nizza. Ancora prima nel 2013 fu guerriglia durante Marsiglia-Napoli di Champions. A far da collante il gemellaggio con la curva dell’Inter. Un testimone sentito dalla Digos sembra confermare. “Durante gli incidenti due persone guidavano il gruppo impartendo ordini in francese e in italiano. Uno aveva un passamontagna che lasciava scoperti gli occhi”. Un altro testimone spiega la logistica di via Zoia: “Alle 19.20 ho visto una quarantina di persone che parlavano ad alta veloce nel parchetto. Poi notavamo il gruppo che si dirigeva in via Novara, erano tutti armati di spranghe”. Gli scontri durano sette minuti. Daniele Belardinelli, il capo dei Blood & Honour del Varese, sarà travolto subito da un Suv. Un altro testimone: “Dopo qualche minuto il gruppo ripiegava in via Zoia, alcuni dirigendosi verso il parco del Fanciullo. Qui notavo che quattro persone trasportavano un individuo con i pantaloni stracciati urlando: ha le gambe rotte! Il ferito veniva caricato su un’auto che partiva a forte velocità”.

La persona è Dedè Belardinelli, che morirà poco dopo all’ospedale San Carlo. L’ultras del Varese viene investito appena il gruppo occupa via Novara. Colpito da un Suv nero che scarta di lato rispetto alla coda creata dagli scontri. Una ricostruzione confermata da un video e dalla testimonianza di uno dei nove indagati. Si tratta di Flavio B. classe 2000, legato alla curva Nord ma anche a quella dell’Hockey Milano dove di recente si sono infiltrati personaggi vicini al gruppo neofascista di Lealtà e azione. Gruppo al quale Flavio B è legato. Come lui Francesco Baj, classe ‘87, arrestato per gli scontri assieme a Simone Tira e Luca Da Ros. Baj, collocato dalla Digos all’interno del gruppo degli Irriducibili dell’Inter, viene citato in una annotazione sulla curva dell’Hockey Milano. Collegato a doppio filo a Lealtà e azione di cui è un dirigente.

Nella lista ci sono anche altri 25 nomi di interisti con la passione per l’estrema destra, che frequentano il palazzetto del ghiaccio e alcuni, in precedenza, quello dell’Armani di basket. Tra questi, secondo la polizia, i fratelli Liburdi (non coinvolti nei fatti del 26), figure di spicco di Lealtà e azione ripresi in un documentario di SkyTg24 sull’estrema destra milanese. Con loro compare Baj che gestisce la cascina Sant’Ambrogio a Rosate. Nel luglio del 2016 negli spazi di questo agriturismo si è svolta la Festa del sole, raduno neofascista organizzato da Lealtà e azione, volto “presentabile” del movimento Hammerskin. Molti di loro erano presenti anche nel gruppo dei cento che il 26 dicembre ha accesso la guerriglia contro i napoletani.

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