Vedremo passare un po’ di grandi navi in meno nella laguna di Venezia ma l’incubo resterà per chissà quanto tempo ancora. Un’ordinanza della Capitaneria di Porto della Serenissima, che entrerà in vigore il 1° luglio, limita il passaggio dei giganti da crociera nel canale della Giudecca e nel bacino di San Marco con un algoritmo che tiene conto soprattutto dell’inquinamento dell’aria, delle acque e del paesaggio, abbandonando il limite unico della stazza che le compagnie di crociera hanno fissato a 96mila tonnellate.

Secondo gli studi della Capitaneria, le dimensioni delle navi c’entrano fino a un certo punto: considerando i quasi due milioni di turisti in arrivo in laguna, “la riduzione della capacità di trasporto delle navi – si legge nell’ordinanza – comporterebbe semplicemente un aumento del numero dei passaggi necessari al loro trasporto”, e quindi “un aumento dei consumi energetici” e “un maggior impatto visivo”. In pratica, le navi superiori alle 40 mila tonnellate – per avere un’idea, basta pensare ai panfili privati più grandi – passeranno solo se rispetteranno dei parametri di sostenibilità ambientale. E così il numero di quei condomini galleggianti di fronte al centro storico di Venezia inizierà finalmente a ridursi, anche se piano piano. Per la prossima stagione crocieristica (da luglio a settembre 2018) è previsto un calo del 3,7 per cento dei passaggi dei bestioni. Dal 2019 i limiti verranno ulteriormente ristretti e si prevede la scomparsa di quattro grandi navi alla settimana di oltre 80 mila tonnellate (oggi sono dieci), cioè quelle di almeno dieci piani, che vuol dire 128 passaggi in meno in tutta la stagione rispetto agli attuali 1280 (cioè il dieci per cento in meno del traffico delle imbarcazioni superiori alle 40 mila tonnellate; e il 40 per cento in meno se riferito soltanto ai giganti da dieci piani in su).

“Si trascura il problema più grave, quello dell’erosione dei fondali della laguna e della dispersione dei suoi sedimenti causati dal movimento delle grandi navi, lento o veloce che sia – commenta Tommaso Cacciari del comitato No grandi navi –. L’ordinanza premia le navi più green anche se di dimensioni mostruose. Nessuna grande nave dovrebbe più entrare in laguna”.

Nel 2013 la Capitaneria di porto provò a mettere uno stop a tutte le navi giganti (una cinquantina alla settimana tra giugno e settembre) ma due anni più tardi il Tar del Veneto bocciò il provvedimento. E allora ci si accontenta. In autunno verrà definita un’altra stretta per il 2020, in attesa di una rotta alternativa per le navi dalle 40 mila tonnellate in su come stabilito dal decreto “Clini-Passera”.

Nel 2012, quando la carcassa della Costa Concordia era ancora sugli scogli davanti all’isola del Giglio, l’allora ministro dei Trasporti, Corrado Passera e quello dell’Ambiente, Corrado Clini, vietarono il transito delle navi di trasporto di merci e passeggeri di quella stazza nel canale della Giudecca e di San Marco. Ma per applicare il divieto bisogna trovare un approdo alternativo di cui al momento non c’è neanche l’ombra. Lo scorso novembre il Comitatone interministeriale per Venezia ha deciso che le grandi navi dovranno entrare dalla bocca di porto di Malamocco (dove oggi transitano i container), non più da quella di Lido, e si dovranno fermare a Marghera. L’Autorità portuale di Venezia, che dovrà sviluppare il progetto del nuovo scalo, non ha ancora una tabella di marcia. Il presidente Pino Musolino ci fa sapere che aspettava questa ordinanza prima di procedere e che forse nel 2022 qualcosa sarà pronto.

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