“Sì. Mi presento alle elezioni. A 104 anni”. La voce del grande scrittore sloveno-triestino Boris Pahor arriva energica come sempre. Allora è vero: sarà candidato alle Regionali del Friuli-Venezia Giulia. Forse un record mondiale: se fosse eletto, finirebbe il mandato a 109 anni. A Trieste deve esserci un elisir di lunga vita, perché qui era nato anche l’ultracentenario Gillo Dorfles. Ma non è soltanto l’anagrafe: Pahor, nato quando qui c’erano ancora gli Asburgo, è l’uomo che, per le sue idee antifasciste, fu deportato nei campi nazisti.

Pahor sopravvisse ai nazisti. E al ritorno scrisse libri straordinari come Necropoli. Con quei passaggi folgoranti: “Della morte e dell’amore si può parlare soltanto con se stessi o con la persona amata, con la quale formiamo una cosa sola. Né la morte, né l’amore tollerano la presenza di estranei”.

Ecco Pahor. Oggi corre per le elezioni regionali: “Mi candido per l’Unione Slovena del Friuli Venezia Giulia. Non ho potuto dire di no, mi sono sempre battuto per i diritti delle minoranze. È più di mezzo secolo che mi batto per questo. L’Italia riconosce dodici lingue, ma oggi sembra che manchino i soldi per pagare i professori che le insegnino ai bambini. Forse il mio nome sulla scheda serve a questo, a riportare un po’ di attenzione su chi non ha voce”. Ma se vincesse? Pahor sorride. “Se si desse il caso che… tanta gente scegliesse il mio nome sulla scheda… bè, lascerei subito il posto a chi viene dopo di me. Non voglio fare politica adesso”. Ma dalla sua villetta a Barcola, a Trieste, Pahor continua a guardare al mondo: “L’Europa sta schiacciando i catalani”. E l’Italia? “Mi viene in mente Carlo Cattaneo, gli Stati Uniti d’Italia. Forse quella sarebbe stata la soluzione giusta”.

Sempre Pahor che come ricetta per la vita parla di una colazione a base di caffelatte, pane, burro e marmellata. Che dice di non pensare mai alla vecchiaia e raccomanda “di coltivare sempre i propri interessi”.

Pahor che ha sofferto e vissuto tanto: “L’ultima donna a 85 anni”, ha raccontato poco tempo fa al Corriere della Sera. E l’ultima – chissà – candidatura a 104. E non ha nessuna intenzione di ritirarsi: “Ho qualche ora al giorno in cui lavoro. Se mi chiamate, se mi venite a prendere vengo dovunque a parlare… sono stato centinaia di volte in giro a parlare di quello che ho vissuto. Sono un missionario… della memoria”.