Ieri decine di rappresentanti dei pescatori del Nord della Sardegna si sono riuniti sul peschereccio “Cecilia” per protestare. Continueranno fin quando la Francia non ritirerà dal sito del suo ministero del Mare le cartine per un progetto che sembra mirare alla creazione di una Zee, una Zona Economica Esclusiva: le aree evidenziate includono zone molto pescose di mare limitrofo ai confini italiani, di fatto considerandole fuori dalla disponibilità di Roma. Zone che la Francia aveva ottenuto dal governo italiano con un accordo nel 2015, mai ratificato dal Parlamento (dunque non in vigore). E così Parigi ha cercato di prendersele con azioni unilaterali.

Di cosa si parla. L’accordo di Caen (Normandia) viene firmato il 21 marzo 2015 tra Italia e Francia, dall’allora ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e dal francese Laurent Fabius. Quattro pagine in cui si rideterminano le linee di demarcazione tra le acque territoriali italiane e francesi (entro le 12 miglia) stabilite nel 1982, ma anche le zone sotto giurisdizione nazionale oltre i confini territoriali. Su queste ultime l’Italia è particolarmente generosa con la Francia. Le assegna l’esclusiva economica sulla “fossa del cimitero” tra Ventimiglia e Mentone dove si riproducono i pregiati gamberoni rossi (venduti a 40 euro al chilo), più molte zone a Nord e Nord-Ovest della Sardegna fondamentali per il sostentamento dei pescatori sardi (in rosso nella mappa). Si stabilisce anche cosa accade in caso di giacimenti e risorse che ricadano in entrambi i lati del confine (ci si accorda). L’Italia in cambio ottiene la definizione dei confini dell’arcipelago toscano.

La ratifica. L’accordo, come detto, non è mai stato ratificato dal Parlamento italiano. A fermarlo, nella commissione Esteri presieduta da Fabrizio Cicchitto, fu un’interrogazione del deputato di Unidos, Mauro Pili, il 25 febbraio 2016. Il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova confermò i contenuti del trattato, specificando che era frutto di negoziati avviati nel 2006 e che l’obiettivo era proteggere il mare anche oltre le 12 miglia dalla costa. In quei giorni, la Guardia Costiera francese aveva bloccato (e multato) diversi pescherecci italiani accusati di aver gettato le reti nella loro zona di competenza economica. Parigi si comportava già come se l’accordo fosse stato ratificato. Dovette ammettere l’errore e scusarsi.

Oggi. Il 25 gennaio scorso, la Francia ha pubblicato sul sito ufficiale del ministero del Mare un progetto che traccia le linee strategiche per la gestione del mare francese fino al 2030 e che mira ad avviare una procedura europea per la definizione di “Zone economiche speciali”. Resterà in consultazione pubblica fino al 25 marzo. Allegate al progetto ci sono le stesse cartine geografiche che ritracciavano la delimitazione stabilita dal Trattato di Caen. Il sospetto di Pili e dei pescatori è che la Francia abbia cercato di aggirare la mancata ratifica dell’accordo e di ottenere così le zone di pesca (e, pare, di giacimenti petroliferi) nel silenzio-assenso dell’Italia. Giorgia Meloni (Fdi) ha presentato un esposto in Procura. Secondo il sottosegretario a Palazzo Chigi Sandro Gozi (Pd), è “una bufala” perché il trattato non è in vigore “e il 25 marzo parte solo la consultazione pubblica francese”. In realtà si chiude.

Cui prodest? Contattata dal Fatto la Farnesina rimanda all’intervento del direttore generale Giuseppe Buccino, ieri a Radio 3: “Non c’è motivo di preoccupazione. I confini sono immutati e anche le aree speciali. L’ambasciata di Francia ha indicato che si tratta del termine di una consultazione e ammesso che si tratta di un errore sulle cartine, che saranno corrette al più presto”. Il ministero, sostiene, se n’è accorto già un mese fa (ma non ha protestato pubblicamente). Secondo Buccino l’accordo di Caen serviva a collegare i punti cospicui esterni dell’arcipelago toscano, e questo portava “un vantaggio”. Non ha spiegato quale. Sulla Fossa del Cimitero ha ammesso: “Ci sono stati degli errori”. Resta il punto: perché firmare?

Articolo Precedente

Mail Box

prev
Articolo Successivo

L’auto che ti uccide: c’è il primo morto da guida autonoma

next