Domenica 15 gennaio il Fatto Quotidiano ha pubblicato l’articolo “Tangenti Eni Nigeria – Jet, Cadillac e contanti: ecco chi ha preso il miliardo”, a firma di Stefano Feltri e Carlo Tecce. Subito dopo, Eni ha deciso di cancellare una campagna di inserzioni già pianificata per circa 20.000 euro sul Fatto Quotidiano.

L’articolo dava conto di due documenti, entrambi contenuti negli atti depositati per l’inchiesta della Procura di Milano per corruzione internazionale che i pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro hanno chiuso il 22 dicembre. L’inchiesta riguarda il pagamento di 1,092 miliardi di dollari al governo nigeriano per lo sfruttamento del giacimento Opl245 in Nigeria. Quei soldi, secondo l’accusa dei pm milanesi, hanno alimentato una corruzione internazionale. Il primo documento rivelato dal Fatto era la ricostruzione a cura di Banca d’Italia e delle autorità finanziarie di Stati Uniti e Gran Bretagna sui beneficiari ultimi del pagamento: non un solo centesimo di quel miliardo è finito al popolo nigeriano.

L’intera somma è andata a prestanome dell’allora presidente nigeriano Goodluck Jonathan e a soggetti riconducibili a un ex ministro del Petrolio, Dan Etete, che aveva assegnato la concessione del giacimento Opl245 alla società Malabu, di cui è considerato il proprietario occulto. Il secondo documento riguardava le conclusioni dell’indagine interna che Eni aveva affidato agli avvocati americani della Pepper Hamilton: da lì si scopre che fin dal 2007 l’Eni sapeva che dietro la Malabu c’era proprio Etete. L’azienda sapeva anche che il governo avrebbe versato l’intero corrispettivo per l’Opl245 alla Malabu, facendo da intermediario (in cambio di tangenti, per i pm).

Nessun giornale italiano ha ripreso le notizie pubblicate dal Fatto. Ieri, invece, l’agenzia Ansa e tutti i principali siti di informazione hanno dato immediato risalto a un comunicato stampa diffuso dall’Eni: “Eni e il governo della Nigeria rafforzano la cooperazione nel settore dell’energia”. Nel comunicato non si accenna all’inchiesta per tangenti sulle quali indaga anche una commissione di inchiesta parlamentare nigeriana sui crimini economici e finanziari.

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