Il ministro Ben-Gvir guida centinaia di coloni sulla spianata delle moschee a Gerusalemme: “Qui gli ebrei si sentono a casa”

L'ennesima provocazione: il ministro israeliano prega nel terzo luogo sacro dell'Islam per commemorare il digiuno di Tisha B'Av
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Il ministro israeliano di estrema destra per la Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, ha guidato centinaia di ebrei nel complesso della moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme, violando lo status quo decennale del sito mentre commemorava una giornata ebraica di lutto. La visita è coincisa con Tisha B’Av, il giorno di digiuno ebraico che commemora la distruzione del Primo e del Secondo Tempio. Quest’anno viene osservato dalla notte di mercoledì a tutto giovedì, con gli ebrei che digiunano per circa 25 ore. Oltre alla distruzione dei templi, il giorno è tradizionalmente legato a una serie di calamità che si dice abbiano colpito il popolo ebraico in date simili o vicine nel corso della storia.

Filmati dell’Afp mostrano Ben Gvir e centinaia di altri fedeli nel complesso di Al-Aqsa, inclusi coloni israeliani che si erano messi in fila dalle prime ore del mattino per entrare nel sito. Molti ebrei hanno anche recitato preghiere sulla Spianata delle Moschee. “Guardate cosa sta succedendo qui, gli ebrei stanno pregando e sentono di essere i legittimi proprietari qui,” ha detto Ben Gvir in un video girato nel complesso e pubblicato sul suo canale Telegram. “Tutti capiscono che lo Stato di Israele è l’autorità sovrana. C’è ancora molto da fare, e con l’aiuto di Dio, continueremo ad andare avanti”.

Situato a Gerusalemme est, annessa unilateralmente da Israele, il complesso è venerato come il terzo sito più sacro dell’Islam e, contemporaneamente, come il luogo più sacro del Giudaismo, dove un tempo sorgevano i due antichi templi. L’accesso è regolato da un accordo di “status quo” decennale tra Israele e la Giordania, la cui fondazione religiosa amministra il sito. In base a tale accordo, gli ebrei possono visitare ma non è loro permesso pregare lì, mentre il culto musulmano dovrebbe continuare ininterrotto. Da quando è entrato nel governo del primo ministro Benjamin Netanyahu, Ben Gvir ha visitato più volte la Spianata delle Moschee, in diverse occasioni accompagnando le sue apparizioni con messaggi politici rivolti contro i palestinesi. Le sue iniziative sono state spesso considerate una provocazione in grado di alimentare tensioni soprattutto dopo l’inizio della guerra a Gaza.

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L’Emilia-Romagna approva la legge sul fine vita: è la terza Regione. L’associazione Coscioni: “Un successo a fronte della paralisi del Parlamento”

L’Assemblea ha approvato il provvedimento che disciplina le procedure sul suicidio medicalmente assistito, nel solco dei principi fissati dalla Corte costituzionale
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L’Emilia-Romagna diventa la terza Regione italiana, dopo Toscana e Sardegna, a dotarsi di una legge sul fine vita, ovvero per disciplinare le procedure sul suicidio medicalmente assistito, nel solco dei principi fissati dalla Corte costituzionale. L’Assemblea ha approvato il provvedimento con i voti di Pd, Alleanza Verdi e Sinistra, Civici e Movimento 5 Stelle, mentre Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Rete Civica hanno votato contro. Esulta l’associazione Luca Coscioni, promotrice della proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi Subito“, depositata nel 2023 con 7.300 firme e poi abbinata al testo della maggioranza durante l’esame in Commissione. Per l’associazione si tratta di un “nuovo grande successo“, ottenuto “anche a fronte della paralisi del Parlamento” sul fine vita. L’associazione Coscioni ha inoltre annunciato l’intenzione di portare la proposta “in tutte le Regioni“, con l’obiettivo di garantire “procedure il più possibile uniformi su tutto il territorio nazionale”.

La norma, presentata con primo firmatario Paolo Trande (Avs), nasce con l’obiettivo dichiarato di garantire procedure uniformi, tempi compatibili con le condizioni cliniche dei pazienti e pari accesso al percorso su tutto il territorio regionale. Per il presidente della Regione Michele de Pascale, in assenza di una legge nazionale l’Emilia-Romagna ha scelto “lo strumento più forte, più trasparente e più pubblico”, cioè una legge regionale, per assicurare un’applicazione uniforme dei principi stabiliti dalla Consulta e regole “più chiare, più trasparenti e con maggiori garanzie rispetto al passato”.

Il testo disciplina l’accesso al suicidio medicalmente assistito per le persone affette da patologie irreversibili, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, tenute in vita da trattamenti di sostegno vitale e capaci di assumere decisioni libere e consapevoli, secondo i criteri già indicati dalla Corte costituzionale. Resta inoltre l’obbligo di informare il paziente su tutte le alternative terapeutiche disponibili, comprese le cure palliative.

La verifica dei requisiti sarà affidata a una Commissione di valutazione multidisciplinare (CoVam), composta da diverse figure sanitarie, dal medico palliativista allo psichiatra, passando per anestesista, medico legale, psicologo e infermiere. La Commissione si avvarrà inoltre del parere, non vincolante, del Comitato regionale per l’etica clinica. La procedura sarà gratuita e, grazie agli emendamenti approvati in Commissione, è previsto che la prima visita venga effettuata nel luogo in cui si trova il paziente, che possano essere ascoltate le persone da lui indicate e che le attività connesse all’espletamento del suicidio assistito siano svolte esclusivamente da personale volontario. L’Assemblea legislativa sarà inoltre chiamata ogni anno a verificare l’applicazione della legge.

“Le 8 Asl emiliano-romagnole si aggiungono ora alle altre 11 Asl della Toscana e della Sardegna per un totale di 19 ASL in Italia che agiranno con tempi e procedure chiare, evitando le incertezze delle altre Regioni, dove le persone malate, in uno stato di sofferenza insopportabile, sono costrette ad attendere mesi, o perfino anni, una risposta dal sistema sanitario”, dicono la segretaria nazionale dell’associazione Coscioni, Filomena Gallo e il tesoriere Marco Cappato.

Caso Fakir, nuovi video mostrano l’uomo sdraiato a terra e in stato confusionale prima di essere bloccato dagli agenti

I filmati sono stati girati presumibilmente pochi minuti dopo l'arrivo della polizia in seguito alla chiamata dei residenti
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Un uomo smarrito, in stato confusionale, sdraiato a terra, senza scarpe: negli ultimi video che girano per i social Abderrahim Fakir, l’uomo morto durante un fermo di polizia a Bologna, non appare come un uomo violento, ma in grande difficoltà. In uno dei take allunga le braccia, appare uno dei due poliziotti e lo invita alla calma. In un altro arriva un residente con una moto, guarda Fakir a terra e poi si allontana. Il 42enne sembra far fatica ad alzarsi da terra, lo sguardo appare disorientato. Nell’ultimo take non appare possibile comprendere lo scambio tra Fakir e i due poliziotti che lo invitano nuovamente alla calma mentre si infilano i guanti. Questo particolare chiarisce il momento in cui sono stati girati: all’inizio di tutto, pochi minuti verosimilmente dopo la chiamata fatta dai residenti perché un uomo, Fakir, chiedeva aiuto.

Cosenza, 25enne si getta dal balcone durante un controllo dei carabinieri: è morto. La madre: “Si sentiva tormentato da uno dei militari”

Mohamed Amin Bessioud era agli arresti domiciliari: in casa sono stati trovati 100 grammi di hashish ed è stato ammanettato. Secondo una prima ricostruzione, è riuscito comunque a divincolarsi
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Un 25enne è morto dopo essersi gettato dal balcone di casa, al terzo piano di uno stabile a Cosenza, mentre era un corso un controllo da parte dei carabinieri. Il giovane si chiamava Mohamed Amin Bessioud, nato in Italia da genitori tunisini: era agli arresti domiciliari per droga e guida senza patente. Secondo una prima ricostruzione, durante il controllo i militari hanno trovato in casa 100 grammi di hashish. Hanno quindi ammanettato il giovane nella sua camera da letto, ma nonostante questo sarebbe riuscito a divincolarsi e a gettarsi dal balcone. Inutile l’intervento del 118: Bessioud è morto dopo essere stato trasportato in ospedale. Sul caso la Procura di Cosenza ha aperto un fascicolo.

“Mio figlio soffriva di depressione ed era spaventato dai controlli, si sentiva tormentato da uno dei militari”, ha raccontato ai cronisti la madre del 25enne. La donna ha annunciato l’intenzione di sporgere denuncia tramite i propri legali e di informare il Consolato. Secondo la sua ricostruzione, i militari hanno chiuso la porta della stanza prima del fatto, impedendole di entrare: “Ho sentito la pressione che gli stavano facendo e ho aperto la porta. Lui si è lanciato in quel momento, non sono riuscita a salvarlo”. La madre del giovane sostiene inoltre di essere stata trattenuta in casa subito dopo l’accaduto. “Soffro d’asma e volevo solo scendere per stare vicino a mio figlio nei suoi ultimi istanti – ha detto – ma mi hanno tenuta fermata in casa fino all’arrivo dei soccorsi, non permettendomi di avvicinarmi neanche quando è giunta l’ambulanza”.

Secondo quanto emerso finora, i carabinieri erano intervenuti nell’appartamento a Cosenza dove abitava Mohamed Amin Bessioud, per verificando il rispetto delle prescrizioni imposte dalla misura cautelare dei domiciliari e accertare se possedesse altra sostanza stupefacente. Dopo essere entrati nell’appartamento, i militari si sono recati nella camera del giovane insieme a lui e, secondo quanto riferisce l’Ansa citando fonti investigative, avrebbero trovato 100 grammi di hashish. Quindi hanno ammanettato il giovane. A quel punto il 25enne -sempre secondo questa ricostruzione – avrebbe spintonato un militare lanciandosi dalla finestra.

La madre del giovane, tuttavia, pur confermando la volontarietà del gesto del figlio, dopo il fatto, parlando con i cronisti, ha detto che Mohamed aveva paura dei carabinieri. “Lo torturavano – ha aggiunto la donna – gli dicevano ‘se tu ti comporti così…’ e ‘se fai in questo modo…’, erano come minacce. Venivano a tutte le ore. Lo volevo denunciare ma poi mi sono detta come faccio a denunciare uno con la divisa”. I militari, secondo il suo racconto, avrebbero chiuso la porta della stanza prima del fatto, impedendole di entrare. “Ho sentito la pressione che gli stavano facendo e ho aperto la porta. Lui si è lanciato in quel momento. L’ho visto lanciarsi dal balcone: non sono riuscita a salvarlo. È volato, non ce l’ha fatta“.

La madre ha anche raccontato che il figlio aveva già provato a gettarsi nel vuoto. Una volta era stata una vicina ad avvertirla del fatto che sentiva urlare e lei era riuscita a fermarlo. “Da ragazzo – ha raccontato ancora – giocava a calcio, ha giocato anche col Paris Sanint Germain in Francia. È anche andato all’Università della Calabria. Da quando ha perso il padre era depresso. Questi controlli sono una esagerazione, anche quando c’era la sorellina. Io ho fiducia dello Stato però vedi cosa ci ha regalato. Non torna più mio figlio con me”, ha concluso.

Clostridium difficile, cos’è il batterio sospettato per la morte di un bimbo a Catanzaro: come si trasmette, i sintomi e le cure

Dalla trasmissione per via oro-fecale ai fattori di rischio, fino alle terapie: il focus degli esperti Humanitas sul microrganismo al centro degli accertamenti.
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Il Clostridium difficile è il batterio al centro degli accertamenti avviati dopo la morte di un bambino di 18 mesi all’ospedale di Catanzaro e il ricovero di quattro suoi compagni di un asilo nido. Al momento si tratta di un’ipotesi che dovrà essere confermata dagli esami in corso. Ma che cos’è questo batterio, come si trasmette e quali sono i sintomi dell’infezione?

Secondo un focus pubblicato dall’Irccs Humanitas, il Clostridium difficile è un batterio anaerobio Gram-positivo presente fisiologicamente nella flora batterica dell’intestino e della vagina. Poiché è rintracciabile nelle feci, il contagio avviene principalmente per via oro-fecale: ci si può infettare toccando con le mani bocca, naso o occhi dopo aver manipolato oggetti o superfici contaminate.

Il batterio è inoltre in grado di sopravvivere a lungo nell’ambiente. Per questo, le principali misure di prevenzione consistono nel lavarsi accuratamente le mani dopo aver utilizzato i servizi igienici e prima di mangiare, oltre ad assicurarsi che i bagni siano adeguatamente puliti, soprattutto se utilizzati da persone con diarrea. L’infezione può manifestarsi con diarrea acquosa, almeno tre scariche al giorno per due o più giorni consecutivi, febbre, perdita di appetito, nausea e dolori addominali. Nei casi più seri può evolvere in colite o in colite pseudomembranosa, una forma infiammatoria del colon che può insorgere durante o dopo una terapia antibiotica.

Come spiegano gli specialisti Humanitas, secondo Adnkronos – alcuni ceppi del batterio producono una tossina necrotizzante capace di danneggiare la mucosa intestinale. Il rischio aumenta quando il Clostridium difficile riesce a moltiplicarsi in grandi quantità, una condizione favorita dall’alterazione della flora batterica intestinale, spesso conseguente a trattamenti antibiotici prolungati. Per questo motivo, tra le persone più esposte figurano proprio i pazienti sottoposti a un uso prolungato di antibiotici.

Per quanto riguarda la terapia, Humanitas ricorda che il trattamento si basa su antibiotici specifici. Nei casi di prima infezione possono essere impiegati metronidazolo, nelle forme lievi, oppure vancomicina o fidaxomicina. La terapia viene somministrata per via orale e deve essere proseguita per almeno dieci giorni. Quando possibile, viene inoltre raccomandata la sospensione di eventuali altri antibiotici in corso. Gli esperti sottolineano infine che l’infezione può ripresentarsi in circa un paziente su cinque, rendendo necessario un attento monitoraggio anche dopo la guarigione.

“Uno in meno”: il commento di un carabiniere sotto un post di consigliere di Bologna sulla morte di Fakir

La denuncia di Detjon Begaj, che siede in consiglio nelle file di Coalizione Civica: "È Walter Lombardi, in servizio qui". L'Arma avvia "accertamenti rigorosi"
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Una dozzina di commenti, tra i quali “Uno in meno”, sotto un post di un consigliere comunale relativo sulla morte di Abderrahim Fakir. L’autore? Un carabiniere effettivo di Bologna. La denuncia arriva da Detjon Begaj, che siede in consiglio nelle file di Coalizione Civica. E ora l’Arma fa sapere di star svolgendo “gli opportuni accertamenti” e assicura che “valuterà il comportamento del militare con il massimo rigore”.

Begaj aveva spiegato di aver “notato qualcuno che mi ha commentato una dozzina di volte invocando il ‘Duce’, ‘bum bum bum’, ‘uno in meno’, persino quella che potrebbe sembrare una minaccia o quanto meno un messaggio ambiguo ad una donna alla quale ha scritto ‘Sono accompagnato ma se mi incontri attenta non si sa mai’”. Vista la frequenza dei commenti, il consigliere si è incuriosito e ha aperto il profilo pubblico dell’uomo: “Ho scoperto essere del Brigadiere, Ufficiale e Cavaliere dei Carabinieri di Bologna Walter Lombardi” che “tra le varie cose il 25 dicembre del 2025 ha ospitato nella sua pattuglia il monsignor Zuppi per fargli fare alla radio gli auguri di Natale”.

Il consigliere comunale si chiede poi “come sia possibile che evidentemente abbia ritenuto normale o comunque legittimo che una figura così esperta e pluridecorata commenti più volte in questo modo un post (nient’affatto violento o particolarmente estremo) di un consigliere comunale della stessa città in cui svolge servizio. Ma anche se fosse un commento ad un cittadino qualunque varrebbe lo stesso naturalmente, non fraintendetemi”.

Il punto, chiarisce Begaj, è un altro: “Mi chiedo se sia compatibile con l’onore, il prestigio e i valori dell’Arma”. Il consigliere comunale conclude il post scrivendo che le persone comuni quando hanno bisogno di aiuto, “di solito chiamano proprio la Polizia o i Carabinieri” che “si auspicherebbe non fossero guidati dall’ideologia fascista, dal razzismo, dalla violenza ma dal senso di protezione di tutti gli esseri umani, senza distinzioni di razza, genere, nazionalità e senza metterli in pericolo. Né in strada, né su Facebook”.

LA VERITÀ NEGATA

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Il governo cambia la giustizia minorile, rafforzata l’imputabilità tra 14 e 18 anni. Meloni: “Chi sbaglia, pagherà”. Schlein: “Propaganda mentre la benzina è a 2 euro”

La maggioranza sostiene che la valutazione della maturità del minore resterà possibile, ma non sarà più il punto di partenza dell'accertamento. Nordio: "Non abbiamo abbassato l'età di imputabilità, abbiamo invertito l'onere della prova". Schlein: "Basta propaganda, la benzina costa di nuovo 2 euro", Bonelli: "Deriva autoritaria"
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“Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne. Oggi il Governo ha approvato un disegno di legge che cambia le regole sull’imputabilità dei minori”. È in questa affermazione della premier Giorgia Meloni – diffusa in un video messaggio sui social – che si racchiude la nuova norma del governo che cambia la giustizia minorile, rafforzando di fatto l’imputabilità per gli under 18. Un provvedimento che ha innescato la protesta delle opposizioni che bollano l’iniziativa dell’esecutivo definendolo “un meccanismo perverso”. “Basta con la propaganda, la benzina è tornata a costare 2 euro” dichiara la segretaria del Pd, Elly Schlein.

“Si prevede che il minore che abbia compiuto quattordici anni e non abbia ancora compiuto diciotto anni sia, di regola, imputabile, salvo che risulti privo della capacità di intendere o di volere al momento del fatto” recita quindi il principio contenuto nel disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri che interviene sull’articolo 98 del codice penale. La riforma non abbassa l’età della responsabilità penale, che resta fissata a 14 anni, ma cambia il meccanismo di accertamento. Oggi, per un ragazzo tra i 14 e i 18 anni, il giudice deve verificare caso per caso la capacità di intendere e di volere al momento del reato. Con la nuova norma viene introdotta una presunzione relativa di imputabilità: il minore sarà considerato, in via generale, capace di comprendere il significato delle proprie azioni, salvo che venga dimostrato il contrario.

L’intervento della premier

“Oggi il governo ha approvato un provvedimento che cambia le regole sull’imputabilità dei minori”, una norma che “colpisce soprattutto chi crede di essere intoccabile, sfrutta i minori come manovalanza per i proprio affari ma serve anche a punire quei ragazzi che pensano di poter fare come vogliono perché sanno che tanto non accadrà loro nulla” dichiara la presidente del Consiglio. “Comincio da un principio che stiamo cercando di affermare in ogni ambito”, spiega la premier: “Chi aggredisce, chi rapina chi devasta deve pagare sempre, anche se ha 15 o 16 anni, per questo abbiamo agito e continuiamo ad agire, arresto per i minorenni sorpresi con un’arma, norme severe contro la diffusione dei coltelli pene più dure per i danneggiamenti di gruppo. Oggi un passo ulteriore. Il nostro ordinamento prevede attualmente che un minore tra i 14 e i 18 anni risponda del reato solo se un giudice accerta che fosse capace di intendere e di volere. Con questo provvedimento quella capacità si presume sempre. Significa che si potrà ancora dimostrare il contrario davanti a un giudice, ma il punto di partenza cambia, prima si presumeva l’incapacità oggi si presume la responsabilità”.

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Nordio: “Non abbiamo abbassato l’età di imputabilità”

“È il tassello finale di un percorso iniziato con il decreto Caivano”, ha spiegato il ministro della Giustizia Carlo Nordio al termine del Consiglio dei ministri. “Non abbiamo abbassato l’età di imputabilità, abbiamo invertito l’onere della prova, per facilitare le indagini partendo dal presupposto che una persona di sedici anni sia in grado di intendere e di volere”.

Nella relazione illustrativa del provvedimento viene chiarito che l’intervento riguarda esclusivamente la regola probatoria sull’imputabilità e non modifica il trattamento previsto per i minorenni che commettono reati. “Resta ferma la diminuzione della pena stabilita dall’articolo 98 del codice penale”, si legge nel testo, sottolineando che la riforma punta ad aggiornare la disciplina “all’evoluzione della realtà sociale”, mantenendo comunque le garanzie proprie dell’ordinamento penale minorile.

Secondo il governo, la modifica nasce dall’esigenza di dare una risposta ai cambiamenti della società e ai fenomeni di criminalità minorile, evitando che l’età anagrafica costituisca automaticamente un elemento di esclusione della responsabilità. La maggioranza sostiene che la valutazione della maturità del minore resterà possibile, ma non sarà più il punto di partenza dell’accertamento.

Su questa impostazione si è aperto lo scontro politico. Le opposizioni contestano l’introduzione di una presunzione generale di imputabilità e accusano il governo di indebolire la funzione educativa della giustizia minorile.

La protesta dell’opposizione

“Hanno fatto un Cdm senza affrontare, per l’ennesima volta, il problema della benzina che è tornata a costare più di 2 euro. Questi sono i problemi concreti che gli italiani si aspettano che un governo affronti. Basta con la propaganda”, ha dichiarato a margine della Festa dell’Unità di Bagno a Ripoli Schlein rilanciando la proposta del Pd di reintrodurre il meccanismo delle accise mobili “per restituire ai cittadini l’extragettito Iva derivante dall’aumento dei prezzi dei carburanti”, sottolineando che il rincaro pesa su lavoratori e famiglie in partenza per le vacanze. Infine, la leader dem ha criticato il governo anche sul piano della politica estera: “Ci vorrebbe un governo che si ricordi che la Costituzione, all’articolo 11, dice che l’Italia ripudia la guerra e che faccia qualcosa per porre fine a questi conflitti, ma che anzitutto si preoccupi dei problemi concreti degli italiani”.

Durissimo anche il commento di Angelo Bonelli, parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde: “Le parole di Carlo Nordio sono gravissime. Dopo sei decreti sicurezza e il decreto Caivano, il governo ammette che la criminalità minorile è aumentata. È la prova del fallimento delle politiche della destra: più propaganda, più repressione, meno sicurezza.
Invece di investire nella scuola, negli educatori, nei servizi sociali, nella salute mentale, nei centri culturali e sportivi delle periferie – abbandonate al degrado, all’emarginazione e alla povertà educativa a causa di tagli del governo ai finanzianti per i servizi sociali , culturali e sportivi – Meloni e Nordio scelgono di rispondere al disagio giovanile con il carcere e con una deriva autoritaria che sostituisce la prevenzione con il sospetto e le politiche sociali con il diritto penale. “La sicurezza si costruisce offrendo opportunità, non riempiendo le carceri di ragazzi. Senza una grande politica per l’istruzione, la cultura, lo sport e l’inclusione sociale, il carcere rischia di trasformarsi in una scuola di criminalità, dove si preparano i boss di domani invece di recuperare i cittadini di domani. La destra trasforma i giovani nel capro espiatorio del proprio fallimento”, conclude Bonelli.

“Trasformare l’attuale sistema dell’imputabilità dei minori tra i 14 e i 18 anni introducendo una presunzione generale di responsabilità penale sarebbe una scelta sbagliata, che rischia di indebolire la specificità della giustizia minorile”, ha dichiarato Michela Di Biase, capogruppo del Partito democratico nella commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza. Secondo l’esponente dem, “il minore non può essere considerato un adulto in miniatura” e la responsabilità penale deve continuare a tenere conto “del percorso di crescita, della maturità e della concreta capacità di comprendere il significato delle proprie azioni”. Per Di Biase, gli automatismi rischiano di sostituire alla valutazione della persona “una risposta solo repressiva”: “Di fronte ai fenomeni di disagio minorile servono più prevenzione, servizi, educazione e sostegno alle famiglie”.

Dura anche la reazione di Alleanza Verdi e Sinistra. Devis Dori, capogruppo di Avs in commissione Giustizia alla Camera, ha parlato di un “meccanismo perverso” che renderebbe i ragazzi “imputabili sempre e comunque, a prescindere dalle valutazioni del giudice sulla personalità e sulla maturità del minorenne”. Secondo Dori, la riforma rischierebbe di introdurre automatismi incompatibili con i principi del diritto penale: “Nel diritto penale, come è noto, gli automatismi non devono operare“. L’esponente di Avs ha inoltre criticato la posizione di Forza Italia, accusando il partito di seguire “una politica di criminalizzazione permanente dei giovani”.

Il provvedimento si inserisce nel solco degli interventi sulla sicurezza e sulla criminalità giovanile avviati dal governo, dopo il decreto Caivano. Al centro del confronto resta il nodo principale: se una maggiore responsabilizzazione dei minorenni possa rappresentare uno strumento efficace di prevenzione dei reati o se rischi invece di trasformare la giustizia minorile in un sistema prevalentemente punitivo, sacrificando la funzione di recupero e reinserimento.

Gli altri provvedimenti decisi nel Cdm

Il Consiglio dei ministri ha approvato anche una serie di altri provvedimenti. Tra questi, il nuovo regolamento per il sistema dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam), che completa il percorso di riforma del settore avviato oltre 25 anni fa. Il testo introduce una disciplina organica per la programmazione, lo sviluppo e la valutazione di conservatori, accademie e istituti superiori per le industrie artistiche (Isia), con l’istituzione e il finanziamento dei dottorati di ricerca e il successivo passaggio dei diplomi a lauree. Viene inoltre istituito un Fondo unico di finanziamento, con una quota premiale legata ai risultati della ricerca e della qualità dell’offerta formativa, mentre l’Anvur sarà chiamata a valutare periodicamente le istituzioni. Il regolamento apre anche alla nascita di nuove sedi, comprese quelle all’estero, e alla costituzione dei Politecnici delle arti.

Via libera anche alla riforma della rete di distribuzione dei carburanti, inserita nel disegno di legge annuale sulla Concorrenza. Il provvedimento punta alla razionalizzazione degli impianti, favorendo la chiusura o la riconversione di quelli obsoleti verso biocarburanti, ricarica elettrica e idrogeno. Dal 2028 i nuovi distributori dovranno offrire almeno una forma di alimentazione alternativa ai combustibili fossili. Per accompagnare la transizione è previsto un Fondo da 120 milioni di euro nel triennio 2028-2030 destinato alla riconversione degli impianti e agli indennizzi per i gestori che cessano l’attività. La riforma introduce inoltre maggiori garanzie contrattuali per i gestori e controlli più stringenti.

Nel testo definitivo del ddl Concorrenza non compare invece il cosiddetto “diritto alla doggy bag”, inizialmente previsto nelle bozze. Secondo fonti del Mimit, la norma è stata stralciata per consentire un ulteriore confronto con le categorie interessate e potrebbe essere reintrodotta durante l’esame parlamentare. Analogo percorso potrebbe riguardare le misure contro il telemarketing aggressivo nei servizi di telefonia. Infine, il Consiglio dei ministri ha approvato la sospensione dei termini dei procedimenti giudiziari del Tribunale di Bolzano, dopo i gravi danni che hanno reso temporaneamente inagibile il palazzo di giustizia. Il provvedimento consentirà di gestire l’interruzione dell’attività fino al ripristino della piena operatività dell’ufficio giudiziario.

Indagine Movimprese: nel secondo trimestre 83.169 nuove aziende in Italia e 50.460 cessazioni. Il saldo è positivo per 32.709 unità

Nel complesso, è il commento di Infocamere e Unioncamere, il secondo trimestre conferma un sistema imprenditoriale che si mantiene su un percorso di espansione in linea con lo scorso anno, ma lo fa con una crescita sostenuta soprattutto dai servizi e dalle costruzioni, mentre i comparti tradizionali continuano a rallentare
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Tra aprile e giugno del 2026 il saldo tra nuove aperture e chiusure di imprese in Italia è positivo per 32.709 unità, grazie a 83.169 iscrizioni e 50.460 cessazioni (al netto delle cancellazioni d’ufficio). Il tasso di crescita si mantiene al +0,56%, lo stesso registrato nello stesso periodo del 2025, portando a 5.823.863 il numero complessivo delle imprese registrate alla Camera di commercio. Nel corso del trimestre, le imprese artigiane in particolare hanno fatto registrare 21.542 iscrizioni e 16.341 cessazioni, con un saldo netto di +5.201 unità e un tasso di crescita del +0,43%, portando lo stock totale a 1.226.925 imprese.

I dati sono di Movimprese, l’analisi statistica condotta da Unioncamere e InfoCamere sulla base del Registro delle Imprese delle Camere di commercio. Nel complesso, è il commento, il secondo trimestre conferma un sistema imprenditoriale che si mantiene su un percorso di espansione in linea con lo scorso anno, ma lo fa con una crescita sostenuta soprattutto dai servizi e dalle costruzioni, mentre i comparti tradizionali continuano a rallentare. Da una parte crescono le imprese più strutturate, i servizi ad alta intensità professionale, quelli alla persona e le costruzioni; dall’altra – pur mantenendo un saldo positivo – continuano a mostrare segnali di debolezza alcuni comparti tradizionali come l’agricoltura e l’industria manifatturiera.

Tra i servizi, spiccano le attività finanziarie e assicurative (+1,91% pari a 2.868 unità in più) seguite dalle attività professionali, scientifiche e tecniche (+1,59% e +4.059 unità) e dalle attività amministrative e servizi di supporto (+1,13% e 2.577 unità in più). In termini assoluti, dopo le costruzioni (+5.369 imprese nel periodo), spiccano i servizi di alloggio e ristorazione (+4.851 unità, +1,07%) e le attività immobiliari (+3.191 unità, +0,96%). Sull’altro versante, le attività manifatturiere crescono appena dello 0,10% (483 imprese in più) e l’agricoltura, silvicoltura e pesca si ferma a +0,23% (+1.549 unità).

“Questo dualismo tra comparti innovativi/servizi e attività tradizionali trova una corrispondenza ancora più netta all’interno del comparto artigiano”, si legge in una nota che spiega come la crescita dell’artigianato è quasi interamente sorretta dalle costruzioni e dalle altre attività di servizi (riparazioni, manutenzione e fornitura di servizi alla persona). Quasi una nuova impresa artigiana su due rientra nel perimetro dell’edilizia (+2.660 imprese), mentre 1.473 imprese artigiane operano nei servizi alla persona oggi più richiesti: dalle riparazioni e manutenzione di beni personali e per la casa ai servizi per il benessere e quelli per la cura degli anziani. Sul fronte opposto, la manifattura continua a perdere terreno (-289 unità).

Quanto ai territori, la crescita coinvolge tutte le macroaree del Paese, ma con intensità diverse. In termini assoluti, il Sud e le Isole guidano la graduatoria con un incremento di 11.129 imprese, seguiti da Nord-Ovest (+8.121) e Centro (+7.730). Se si guarda invece al tasso di crescita trimestrale, l’area geografica più dinamica risulta il Centro (+0,64%), trainata dalla performance migliore del Lazio (+0,73%) e della Toscana (+0,60%). A seguire si posizionano il Mezzogiorno (+0,56%), il Nord-Est (+0,53%) e il Nord-Ovest (+0,53%). Tra le singole regioni, i tassi di crescita più elevati spettano a Valle d’Aosta (+0,86%), Lazio (+0,73%), Abruzzo (+0,71%) e Campania (+0,71%).

Per quanto riguarda infine le forme giuridiche delle aziende, si conferma una tendenza ormai consolidata: le società di capitali restano la componente più dinamica del tessuto imprenditoriale del Paese. Con un saldo positivo di 19.861 unità (frutto di 30.189 iscrizioni e sole 10.328 cessazioni) mettono a segno un tasso di crescita dell’1%. Le imprese individuali crescono di 13.120 unità (+0,46%), mentre prosegue la flessione delle società di persone, che chiudono il trimestre in territorio negativo, con un saldo di -611 attività (-0,08%): è l’unica forma giuridica in contrazione.

Porsche, altre migliaia di tagli: “Fino a 6.000 posti a rischio entro il 2035”

La casa aveva già annunciato l'eliminazione di circa 1.900 posti di lavoro nell'area di Stoccarda. Tra le aree maggiormente coinvolte amministrativa e ricerca e sviluppo
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Un nuovo pesante taglio lineare degli occupati potrebbe colpire Porsche AG, ampliando la crisi dell’auotomotive tedesca. Da mesi sono in corso trattative per la riduzione dei costi, ora il Consiglio di sorveglianza ha espresso il proprio sostegno allo stato delle trattative sul “Pacchetto per il futuro”, che potrebbe comportare il taglio di altre migliaia di occupati. Secondo la Bild dai 5.000 ai 6.000 posti potrebbero scomparire entro il 2035. Il produttore di auto sportive, tuttavia, non ha confermato, ma piuttosto ha segnalato che sono in corso trattative con il consiglio di fabbrica ed il sindacato.

La direzione, guidata da Michael Leiters, e i rappresentanti dei lavoratori stanno negoziando intensamente già da primavera, quando Leiters aveva già indicato l’intenzione di snellire significativamente la struttura di Porsche che a oggi conta circa 23.000 dipendenti. Secondo alcune indiscrezioni, l’azienda avrebbe offerto in cambio al Consiglio di fabbrica la proroga dell’accordo interno sulla sicurezza del lavoro, che esclude licenziamenti forzati fino alla metà del 2030.

Porsche aveva già annunciato, un anno e mezzo fa, l’eliminazione di circa 1.900 posti di lavoro nell’area di Stoccarda – dove ha sede il centro di sviluppo di Weissach – entro il 2029 attraverso misure socialmente responsabili, oltre alla scadenza dei contratti di circa 2.000 lavoratori interinali e altre riduzioni di organico anche presso lo stabilimento di Lipsia. Tra le aree maggiormente coinvolte ci sarebbero quella amministrativa e della ricerca e sviluppo, oltre a un taglio importante tra i manager.

La crisi di Porsche – che si aggiunge ai tagli draconiani annunciati da Volkswagen – si scontra solo apparentemente con il dato delle nuove immatricolazioni di auto in Germania, cresciute a giugno secondo i dati diffusi dall’Autorità federale per i trasporti (KBA) del 15,7% rispetto allo stesso mese del 2025: 296.378 nuove vetture; un aumento significativo anche rispetto allo stesso maggio 2026, in cui erano state 239.448. Le vetture sportive hanno, infatti, solo una nicchia di mercato e nella classifica delle marche più vendute Porsche in giugno era il fanalino di coda, al venticinquesimo posto con 2.594 auto. Gli aumenti dei prezzi del carburante e gli incentivi alle auto elettriche hanno determinato un forte aumento di questa motorizzazione tra le nuove immatricolazioni. Un campo nel quale Porsche ha deciso di ritardare o rinviare diversi progetti legati all’elettrico, come un suv di segmento E e la Panamera.

“A questo mister e a tutto il calcio giovanile: non scendete così in basso, è deprimente”: Ighli Vannucchi denuncia lo scippo dei baby calciatori. “Situazioni scandalose”

L'ex trequartista, che oggi lavora in una scuola calcio, in un video legge il messaggio di un allenatore e poi racconta il mercimonio che rovina la passione per il pallone: "Servono nuovi messaggi, nuove figure"
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Da giorni ai vertici del calcio italiano si discute sul nome del prossimo ct della Nazionale. Si sogna il nome di Pep Guardiola, si valutano le eventuali alternative. Poi però, nel frattempo, ci sono i veri problemi alla base. Quelli che stanno distruggendo il pallone, lo sport più amato e praticato in Italia. L’ultima denuncia arriva da Ighli Vannucchi, ex trequartista che ha legato la sua carriera soprattutto alla maglia dell’Empoli e che ha vinto un oro europeo con la Nazionale Under 21. Oggi è il direttore tecnico dello Sporting Lucca ‘86: lavora nella scuola calcio, toccando con mano i problemi che stroncano la crescita di nuovi talenti. Uno di questi è il mercimonio e lo scippo dei baby calciatori: società e allenatori che fanno di tutto per accaparrarsi giovani talenti in erba, pur di vincere a livello giovanile. “Situazioni che sono scandalose, sono veramente deprimenti“, si sfoga Vannucchi.

La sua denuncia è contenuta in un video pubblicato su Facebook. E parte da una situazione reale: il messaggio inviato dal mister di un’altra squadra, “vicina di paese“, che prova a convincere un giovane calciatore dello Sporting Lucca a cambiare maglia. “Ho avuto conferma ieri che lo Sporting Lucca 86 non farà la squadra. La mia proposta rimane concreta. Se vuoi passare con mamma o papà per una chiacchierata” è il testo del messaggio letto da Vannucchi. Che innanzitutto nega questa circostanza, spiegando che il club sta lavorando alla prossima stagione: “Stiamo facendo tranquillamente tutte le squadre e la cosa bella è che le stiamo facendo anche molto competitive“. Il discorso dell’ex centrocampista però poi si allarga e diventa un monito per tutto il mondo del calcio giovanile in Italia.

Vannucchi si rivolge “al mister che ha mandato questo messaggio” ma anche a “tutto il mondo calcistico giovanile”. E dice: “Non scendete così in basso per ottenere un ragazzo, per ottenere un vantaggio, non ha senso”. Ancora: “È deprimente, è una cosa deprimente. Io non so come fate, ma è deprimente“. Un concetto ribadito più volte, sottolineando come invece l’obiettivo delle scuole calcio dovrebbe essere la “crescita dei ragazzi” e come le società vicine dovrebbero essere “amiche”. Al contrario, oggi “le squadre locali parlano male di altre” e “sicuramente succederà anche in altre parti d’Italia“.

È un problema generale. Per questo la denuncia di Vannucchi è allo stesso tempo anche un appello: “Sono qui per condividere con voi questo messaggio perché penso che il calcio italiano abbia bisogno di nuovi messaggi, nuove figure. Sono contentissimo per Paolo Maldini, è una figura sana, bella”. Poi l’ex calciatore aggiunge: “I nostri bambini, come avete visto, ricevono messaggi e sono sotto assedio“. La ricetta di Vannucchi però è chiara: “Ragazzi divertiamoci, divertiamoci perché il calcio è bellissimo se fatto con vera passione“.