“Ero terrorizzato dai miei incubi ed ero sonnambulo. A 14 anni la polizia mi ha trovato per strada e riportato a casa. La musica mi ha aiutato tanto. Canto il sesso e l’erotismo anche per mettermi più a nudo”: così MIKA

Il disco è il più intimo dell'artista e fotografa il suo stato d'animo oggi tra sesso, riflessioni sul presente, l'approccio con la tecnologia, la sfiducia verso il tempo che stiamo vivendo
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MIKA non torna solo al suo adorato pianoforte per il nuovo album “Hyperlove”, ma si rituffa nelle atmosfere squisitamente pop che hanno segnato anche gli inizi della sua carriera. Il disco è il più intimo dell’artista e fotografa il suo stato d’animo oggi tra sesso, riflessioni sul presente, l’approccio con la tecnologia, la sfiducia verso il tempo che stiamo vivendo fino alla consapevolezza sull’amore. In “Excuses for love” MIKA si interroga: “Perché dobbiamo trovare scuse per l’amore? Continuiamo a nasconderci come se non fossimo abbastanza bravi”. Attesa per “Spinning Out Tour”, al via il 6 febbraio allo Zenith di Amiens in Francia. Le tappe italiane sono due: il 2 marzo all’Unipol Arena di Bologna e il 4 marzo all’OGR di Torino. “Ne vale la pena venirlo a vedere – ci dice sussurando – anche perché è costato un bel po’ (ride, ndr)”.

“Questo sesso è come le campane (…) Afferrami il collo, impediscimi di respirare. Non smettere di fare quello che fai”. Come mai questa svolta erotica in “Bells”?
Ma è il sesso che ci piace, no? Non è che stai accarezzando un gatto (ride, ndr) Cioè è il sesso come deve essere. Perché si può trattare la sessualità, l’erotismo, in una maniera poetica, giocando con le parole, con il ritmo, con i colori… È un esercizio delizioso. Parlo degli amori, dell’identità, di anima, in canzoni come “Bels” o “Nicotine”, per mostrare il lato un po’ più intimo, un po’ più, diciamo, meno pudico. Credo sia fondamentalmente importante.

Anche che tu hai un aspetto un po’ da bravo ragazzo, magari non è difficile collegare tutto ad un aspetto erotico?
Sono bravo ragazzo. Molto bravo, in quel contesto io sono molto buono (ride; ndr)

In questo album ci sono anche degli interludi. Uno di questi dice “La società è drag, quindi perché non ostentarla?”. È importante lanciare messaggi ancora nel 2026?
Ancora di più e di più. Siamo vivendo un momento di iper-comunicazione e non al servizio della liberazione.
Siamo iper-manipolabili, siamo iper-omologati, anche in questo momento di iper-comparazione. Tu prendi il tuo telefono, ti stai paragonando con delle cose imparagonabili.

Perché accade?
L’idea di comunità è così frammentata che non sai neanche dove si trova. È tempo di riprendere l’autonomia di spirito, una autonomia dell’anima anche con un esercizio così semplice come il vestirsi come si pare, senza pensare alle conseguenze. Tutto questo piano pino consente al proprio corpo e anche al linguaggio di gettare luce attorno a te e sul mondo. In un momento di destabilizzazione possiamo tutti gettare più luce invece che sparire e chiudersi.

Infatti in “Dreams” dici “i sogni diventano il tuo incubo, quando le tue paure non vengono mai condivise””. È un invito a non chiudersi?
Sì. Ammetto che l’apertura dell’anima è anche una cosa che mi spaventa tantissimo, perché ti lascia nudo. La stessa motivazione che ti ho dato nella prima domanda sul sesso e sull’affrontare questo tema. Ho paura di un sacco di cose,
avevo paura della morte, adesso la capisco un po’ di più. Ho riflettuto sulla morte delle persone e degli animali intorno a me e mi sto un po’ confrontando quella paura. In fondo siamo ‘programmati’ per non parlare delle nostre paure, che possono diventare mostruose se le teniamo dentro.

Di cosa hai avuto paura?
Quando ero piccolo, dall’età di 6 anni fino ai 14, facevo degli incubi molto forti. Erano per me ‘terrori di notte’, che mi portavano anche a fare delle cose molto estreme. Uscivo dal mio letto, da casa e camminavo per la strada, urlando… Ci voleva del tempo per farmi riprendere da questi incubi.

Ma cosa accadeva quando uscivi da casa?
Venivo preso al volo dai signori che abitavano nella zona del nostro appartamento a Parigi e venivo riconsegnato ai miei. È successo anche che io sia stato recuperato dai poliziotti e riportato a casa.

Come hai superato tutto questo?
Più lavoravo, più facevo musica più i terrori notturni scomparivano. Con la pubertà cambia anche il tuo corpo…

Hai fatto salti indietro con la memoria con questo disco?
Mentre lo scrivevo sì. Ho fatto anche dei salti nel vuoto, come si vede anche dalla copertina. Ho rivissuto alcune sensazioni come la fragilità, la paura, il desiderio, i sogni che facevo da bambino.

Quali sono stati i tuoi incubi peggiori ieri e oggi?
La guerra. Non è cambiato niente. La fine del mondo, la fine del mio mondo, delle persone che amo, di te, dei miei amici, di questa cosa qua. Come possiamo rimuovere la paura quando ci sono persone che la stanno vivendo veramente? Siamo illuminati o siamo idioti? È difficile rispondere a questa domanda? Soprattutto in un mondo dove i muri si alzano di nuovo, i conflitti aumentano probabilmente è ancora di più. In tutto questo siamo distratti, non ci accorgiamo quasi del momento che stiamo vivendo.

Tu come stai vivendo questo momento?
Faccio un resoconto di chi sono…Qualsiasi cosa accade o accadrà nella mia vita non perderò il senso della mia identità e della mia anima.

Riccardo Mirarchi, chi era il 21enne appassionato di politica morto in un incidente mentre sciava a Courmayeur

Faceva parte del Network giovani del Movimento 5 stelle. I messaggi di cordoglio di molti esponenti politici. Il ricordo di Giuseppe Conte e Roberto Fico
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È morto contro un albero davanti agli occhi della fidanzata, nell’ultima discesa della giornata sugli sci, a Courmayeur. Riccardo Mirarchi stava scendendo lungo la pista 26 del comprensorio ai piedi del Monte Bianco: è deceduto per le gravi ferite riportate, ha battuto violentemente il volto e il torace. L’incidente è avvenuto ieri verso le 15,45 di giovedì. Ventunenne romano, studente universitario della Luiss era anche impegnato in politica. Faceva parte del Network giovani del Movimento 5 stelle.

E oggi in tanto del mondo della politica lo ricordano. A partire dal leader del M5s: “Riccardo Mirarchi ci ha lasciati. Era fortemente impegnato a completare i suoi studi universitari per inseguire i suoi sogni. Ma era anche appassionato alla vita civile e politica del nostro Paese. Lo abbiamo avuto al fianco, in prima fila, nelle nostre battaglie politiche. Era molto attivo nel Network giovani del Movimento”, scrive sui social Giuseppe Conte che aggiunge: “Non si muore a 20 anni. È una crudeltà. È un dolore enorme per la nostra comunità politica. È una tragedia incommensurabile per la sua famiglia, i suoi cari, ai quali ci stringiamo forte”. “Riccardo continueremo a ricordarti, a portare avanti le battaglie in cui credevi, ad alimentare la speranza di cambiare le cose”, conclude Conte. “Esprimo il mio più sincero cordoglio alla sua famiglia, ai suoi affetti e a tutta la comunità del Network Giovani del Movimento 5 Stelle”, dichiara il presidente della Regione Campania Roberto Fico. “La sua scomparsa lascia un vuoto enorme. In momenti come questi – aggiunge l’ex presidente della Camera – le parole non bastano, resta il dolore e la vicinanza a chi gli ha voluto bene.

Diversi messi anche dagli altri partiti. “Tutta Forza Italia esprime solidarietà e vicinanza al presidente Giuseppe Conte, alla classe dirigente e a tutti i militanti del Movimento 5 Stelle, per la tragica scomparsa di Riccardo Mirarchi, giovane studente e attivista politico tra le fila del M5S. Un pensiero affettuoso alla famiglia e agli amici di Riccardo. Un dolore che colpisce tutti quanti. Possa riposare in pace”, scrive sui social il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani. “La scomparsa di Riccardo Mirarchi è una tragedia inimmaginabile. Un giovane di 20 anni sportivo, innamorato della vita e dello studio e appassionato di politica. Una perdita enorme, una incredibile ingiustizia. A nome di Italia Viva esprimo profondo cordoglio alla famiglia, e vicinanza alla comunità del Movimento 5 stelle e al presidente Conte”, dice la senatrice di Italia viva, Daniela Sbrollini. “Come coordinatore federale della giovanile del partito esprimo le mie condoglianze alla famiglia e a tutto il Movimento 5 Stelle per la tragica scomparsa dell’attivista, giovane romano, Riccardo Mirarchi. A soli 21 anni non si può morire in un modo così assurdo”, dichiara in una nota Luca Toccalini, deputato e coordinatore federale Lega Giovani. Anche il deputato di Fratelli d’Italia Fabio Roscani, presidente di Gioventù Nazionale, esprime “profondo cordoglio”: “La vita spezzata del giovane mentre sciava a Courmayer è una notizia che addolora e lascia sgomenti. La mia vicinanza va alla sua famiglia, ai suoi amici e alla comunità del Movimento 5 Stelle nella quale si era distinto per l’impegno appassionato”, conclude.

Intanto la procura di Aosta è in attesa della relazione della polizia di stato. Appena gli atti sulla dinamica dell’incidente saranno pronti, la procura firmerà il nullaosta per i funerali del giovane. I genitori di Riccardo sono arrivati a Courmayeur nella notte.

“Campania, il consigliere Zannini fece allontanare un direttore sanitario sgradito. Ordine avallato da De Luca”

L'ex governatore non è indagato. Secondo la richiesta di arresto della procura di Santa Maria Capua Vetere, il consigliere regionale di Forza Italia (ex De Luca presidente) chiese e ottenne la testa del direttore sanitario dell'Asl di Caserta Antonio Iodice
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Rischia l’arresto anche per concussione Giovanni Zannini, il consigliere regionale di Forza Italia che fino a pochi mesi fa militava in ‘De Luca presidente’ ed era organico alla maggioranza dell’ex presidente della Regione Campania. Secondo le accuse della procura di Santa Maria Capua Vetere, Zannini avrebbe costretto il direttore sanitario dell’Asl di Caserta Antonio Iodice a dimettersi e ad accettare un altro incarico a Benevento perché gli metteva i bastoni tra le ruote, negava promozioni a persone di sua fiducia e diceva no alle istanze dei dipendenti che erano soliti farsi accompagnare all’Asl dal politico di Marcianise.

E’ coindagato – senza richiesta di misura cautelare – anche il Dg della sanità regionale Antonio Postiglione, e ci sono alcune intercettazioni che tirano in ballo De Luca (estraneo alle indagini). Sono avvenute tra il 19 e il 20.9.23, conversazioni tra il manager dell’Asl di Caserta, Amedeo Blasotti, l’unica figura istituzionale deputata a nominare Iodice, e il cugino Antonio Capasso, che il pm definisce “amico personale di De Luca”.

Avvengono nei giorni in cui Iodice incontra Postiglione e forse capisce che il suo destino è segnato. Del resto Blasotti al telefono la spiega così a Capasso: “Gli hanno detto (a Iodice, ndr) ci sta questa cosa ed al Presidente (De Luca, ndr) farebbe piacere che tu vai la, e quindi gli hanno fatto capire te ne devi andare da Caserta, è semplice”. Ed il giorno dopo, sempre a Capasso, Blasotti dice questo: “No, no Antò il presidente (De Luca Vincenzo, ndr) è stato preciso, ha chiamato a Nino (Postiglione, ndr) e ha detto questo si deve spostare da la’ (da Direttore Sanitario dell’ASL di Caserta, ndr), punto…Antò”.

La procura guidata da Pierpaolo Bruni la riassume così: “Dalla telefonata emergeva in modo chiaro che Blasotti fosse a conoscenza che l’“ordine” di allontanamento fosse venuto dal Presidente della Regione, Vincenzo De Luca e “Nino” ovvero Postiglione Antonio, dirigente della Giunta Regionale della Campania, in quanto Direttore Generale della “Tutela della Salute e Coordinamento del SSR”, il quale non avrebbe mai potuto prendere un’iniziativa del genere senza il parere favorevole di De Luca”.

Blasotti, si legge nelle carte, non era a conoscenza dell’intenzione dei vertici regionali di accontentare Zannini ed allontanare Iodice. Appare come “contrariato” per questa iniziativa, della quale voleva capire le reali ragioni. Telefonate importanti, secondo la prospettazione inquirente. “Le parole di Blasotti – scrivono i pm Gerardina Cozzolino e Giacomo Urbano nella richiesta di arresto – sono chiare anche ai fini della successiva ricostruzione in termini di diritto, sulla esistenza o meno della minaccia di cui all’art. 317 c.p e di cui alle propalazioni difensive di Zannini”, che ha depositato una memoria. “Iodice è stato costretto a lasciare l’incarico perché Zannini lo ha imposto, ad di là dei sofismi sulle modalità con le quali gli è stata posta l’alternativa”.

LA VERITÀ NEGATA

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Crans-Montana, la 15enne di Biella ricoverata a Zurigo è stata risvegliata. Attesa a Milano per le dimissioni di alcuni giovani feriti

La paziente ha riconosciuto la mamma e il papà. L'adolescente - che ha ustioni sul 60% del corpo - è stata già sottoposta a due delicatissimi interventi chirurgici. Dall’ospedale Niguarda arrivano notizie incoraggianti per i ragazzi ustionati: il quadro clinico migliora anche se il percorso di cure resta lungo e delicato
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Arrivano i primi segnali incoraggianti dall’ospedale Niguarda di Milano per alcuni dei giovani rimasti gravemente feriti nella strage di Capodanno a Crans-Montana e un’ottima notizia dalla Svizzera. La quindicenne di Biella, ricoverata da 22 giorni in un ospedale di Zurigo, è stata risvegliata. La paziente, come scrive La Repubblica, ha riconosciuto la mamma e il papà. L’adolescente – che ha ustioni sul 60% del corpo – è stata già sottoposta a due delicatissimi interventi chirurgici; le sue condizioni restano critiche e la prognosi è riservata. “La lotta è appena iniziata” dice il padre.

Intanto in Lombardia dopo settimane di cure intensive e sofferenza, per alcuni ragazzi potrebbe essere quasi il momento di lasciare l’ospedale. Sono dieci i pazienti ancora ricoverati al Niguarda, per lo più adolescenti tra i 15 e i 16 anni, colpiti da gravi ustioni nell’incendio scoppiato nel locale Le Constellation. Secondo quanto spiegato dall’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Guido Bertolaso, alcune dimissioni potrebbero avvenire già nei prossimi giorni, se il quadro clinico continuerà a migliorare. “Fin dal primo minuto il nostro impegno è stato quotidiano e costante – ha sottolineato – li stiamo seguendo e curando come se fossero nostri figli o, per quanto mi riguarda, nipoti”.

Il percorso resta comunque delicato. Quattro pazienti si trovano ancora in Terapia Intensiva, mentre sei sono seguiti dal Centro Ustioni. Le cure saranno lunghe e articolate, con controlli e fasi di prevenzione che proseguiranno per settimane. Nonostante questo, le risposte cliniche vengono definite “straordinarie” e confermano, secondo Bertolaso, la qualità e l’umanità del sistema ospedaliero lombardo. L’obiettivo resta quello di poter dichiarare tutti definitivamente fuori pericolo, anche se al momento non è ancora possibile farlo. Nel frattempo alcuni pazienti sono stati trasferiti per avvicinarli alle famiglie o per ricevere cure più specifiche. Eleonora Palmieri, veterinaria 29enne originaria del Riminese, è stata spostata all’ospedale di Cesena, mentre un altro ferito è stato trasferito al Policlinico di Milano per affrontare le conseguenze dell’insufficienza respiratoria causata dai fumi tossici.

Migliora anche la situazione di due 16enni del liceo Virgilio di Milano, ora risvegliati dalla sedazione profonda e in grado di comunicare tramite computer, scambiando messaggi e video con amici e familiari. Al Niguarda sono ricoverate anche due 16enni dello stesso liceo. Il gruppo si trovava in vacanza a Capodanno nella casa dei genitori di Francesca. Tra i primi a rientrare in Italia era stato un ragazzino milanese, trasportato in elicottero dalla Svizzera: non è più intubato e le sue condizioni sono in miglioramento. Restano invece necessari nuovi interventi per altri ragazzi, il 16enne romano, che sarà sottoposto a un’ulteriore operazione nei prossimi giorni.

La tragedia di Crans-Montana ha acceso un forte dibattito sul tema della sicurezza nei locali pubblici. Il caso è stato al centro del consiglio direttivo di Fipe-Confcommercio, che ha ribadito l’importanza della sicurezza come valore fondamentale dell’attività imprenditoriale. In una nota, la Federazione ha invitato gli operatori a evitare l’utilizzo delle candele pirotecniche all’interno dei locali e ha chiesto ufficialmente al governo di valutare un divieto normativo esplicito.

“I drammatici fatti svizzeri impongono una riflessione seria”, ha dichiarato il presidente Lino Enrico Stoppani, auspicando l’apertura di un confronto strutturato tra istituzioni, associazioni di categoria e operatori del settore per rafforzare la cultura della prevenzione, della formazione e dei controlli. Un percorso che metta al centro la tutela dell’incolumità delle persone e la responsabilità condivisa, affinché tragedie come quella di Crans-Montana non si ripetano.

“Mi sono rotto sei costole e perforato i polmoni, ho visto mio padre tra le nuvole e piangevo a dirotto”: un altro grave incidente per Gascoigne

L'ex Lazio, oggi 58enne, ha parlato di quanto accaduto in un’intervista rilasciata a Clutch 9
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Paul Gascoigne, leggenda della Lazio e icona del calcio inglese, ha raccontato di essere stato portato d’urgenza in ospedale dopo un grave incidente domestico che lo ha lasciato in condizioni critiche e in forte stato di agitazione. L’ex fantasista, oggi 58enne, ha parlato di quanto accaduto in un’intervista rilasciata a Clutch 9 per un documentario di prossima uscita, spiegando di aver temuto seriamente per la propria vita.

Gascoigne ha ricostruito l’episodio avvenuto durante il periodo delle feste, senza però specificare esattamente quando: “Stavo appendendo qualcosa e sono caduto all’indietro. Mi sono rotto sei costole e mi sono perforato i polmoni”. Le conseguenze dell’impatto sono state immediate e molto dolorose. “Vado in ospedale e ovviamente sto soffrendo molto, e mi danno un antidolorifico. Ho solo sentito il collo ingrossarsi. Ho chiamato subito il chirurgo perché ero nel panico”, racconta Gascoigne nel video.

L’ex calciatore ha riferito di aver avuto una visione del padre John, morto anni fa: “Ho visto mio padre tra le nuvole ed ero davvero in preda al panico“. Gascoigne ha sottolineato come, nonostante una lunga storia clinica complessa, questa volta la situazione sia stata particolarmente difficile da gestire: “Ho subito 38 operazioni, quindi di solito non mi dà fastidio, ma questa volta mi sono trovato davvero male”. E ancora: “Dicevo: ‘Per favore, chiamate il chirurgo’. Piangevo a dirotto!“.

A luglio Gascoigne era già stato ricoverato d’urgenza per un altro problema di salute. In quell’occasione, il campione di Tottenham, Newcastle, Rangers e della nazionale inglese era stato trovato semi-incosciente da un amico nella camera da letto della sua casa di Poole, nel Dorset.

Tajani: “Sulla Groenlandia legittime le preoccupazioni di Trump, ma non siamo d’accordo che si risolva con un’invasione”

Il ministro degli Esteri del governo Meloni: "Il destino della Groenlandia è nelle mani del popolo della Groenlandia e in qualche modo della Danimarca”
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Il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, durante il ‘Question Time’ al Senato sulla Groenlandia ha parlato di “legittime preoccupazioni americane” sull’area artica. Lasciando Palazzo Madama proviamo a chiedere se sia davvero così o se, invece, ci sia una mira statunitense sulle materie prime rare. Il ministro non gradisce il contraddittorio: “Qua non è che dobbiamo parlare, io ti sto facendo un discorso rispondendo a quello che ho detto io in Aula che è quello che dicevo nel 2012”. Dunque ascoltiamo senza replicare oltre. Tajani spiega che nel 2012 da vicepresidente della Commissione Europea è “andato in Groenlandia a fare un accordo sulle materie prime sostenendo la stessa preoccupazione che oggi sostengono gli americani perché c’era una forte presenza cinese”. Quindi oggi ha ragione Trump? Domanda non accolta bene. Ma arriva al punto. “Le cose che ha detto Trump erano giuste (il timore sulla presenza russa e cinese al largo della Groenlandia, ndr), lasciamo perdere la questione dei problemi che esistono, sul resto della questione abbiamo preso una posizione molto chiara – continua – Il destino della Groenlandia è nelle mani del popolo della Groenlandia e in qualche modo della Danimarca visto che c’è l’unità della Corona”. “Il tema sulle materie prime e sulla sicurezza internazionale che ha posto Trump non è sbagliato, non siamo d’accordo sul fatto che si debba risolvere con un’invasione“, conclude infine il vicepresidente.

Altri cronisti chiedono del ‘Board of Peace’ ed il titolare della Farnesina conferma la linea tracciata ieri dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulle problematiche “in materia costituzionale legate all’articolo 9 e all’articolo 11 della Costituzione”. E sull’assenza nel ‘Board’ dei maggiori paesi europei Tajani polemizza: “Prima vediamo cosa succede nel Consiglio Europeo, se aderiscono cinque invece di quattro, tre, quali. I periodi ipotetici non servono, vediamo cosa discutono i Paesi europei”. Ma Trump è un partner affidabile visto che cambia spesso idea? “È il presidente degli Stati Uniti d’America poi ognuno dà il giudizio che vuole”, conclude il Ministro.

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Selfie con “l’amico di Hamas”: anche Gasparri e Salvini immortalati con il Pro-Pal indagato per terrorismo

Cortocircuito a destra: dopo aver attaccato la sinistra per le foto con l'attivista pro-Palestina, emergono i selfie dei leader di maggioranza con l'attivista Sulaiman Hijazi
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Ed eccoli lì, sprezzanti d’ogni pericolo. Matteo Salvini e Maurizio Gasparri sorridenti accanto al “pericoloso” Sulaiman Hijazi, l’attivista palestinese finito nell’inchiesta della Procura di Genova sui fondi di Hannoun e da mesi usato da giornali e politici di destra come clava per accreditare l’affiliazione degli avversari a una presunta “rete islamista” a sostegno di Hamas. Una campagna denigratoria senza sosta: ancora oggi Il Giornale regala nuove perle, con l’ennesimo affondo contro “Giuseppe Conte l’islamista”. Che puntualmente Gasparri ha rilanciato sui suoi social, come si vede dall’immagine successiva.

La regola del gioco è semplice, ripetuta fino allo sfinimento: se compari in una foto con Hijazi, sei “amico di Hamas”. Se partecipi a un evento dove lui è presente, entri nella “rete italiana dei filo Hamas”. Se scatta un selfie, diventi una delle “quinte colonne”. Se non prendi le distanze, “non puoi non sapere”.

Con questa logica, prima di Conte, sono finiti nel tritacarne Stefania Ascari e Alessandro Di Battista, Angelo Bonelli, ma anche esponenti del Pd: tutti colpevoli di essersi fatti una foto o di aver partecipato a eventi pubblici con lui. È bastato un selfie alla Camera per trasformare Francesca Albanese in una complice politica. Titoli senza appello: “zona grigia”, “rete islamista”. Il perno narrativo è sempre lo stesso.

sulaiman hijazi

Hijazi viene descritto come vicino a Hannoun e, nelle ricostruzioni giornalistiche, si cita un’intercettazione in cui ammetterebbe che parte dei fondi raccolti finiscono ad Hamas. Da lì in poi il salto logico è automatico: contiguità visiva uguale contiguità politica. Nessuna distinzione tra incontro occasionale e rapporto strutturato. Nessuna differenza tra evento pubblico e relazione personale. La fotografia diventa prova e sentenza. Alla faccia della destra “garantista”, la stessa presenza in foto, video o convegni trasforma tutti in fiancheggiatori del terrorismo.

La campagna ha prodotto anche effetti istituzionali. Il deputato di Fratelli d’Italia Federico Mollicone ha presentato un’interrogazione per fare luce sulle “frequentazioni” del leader M5S e dei suoi parlamentari, rei di essere stati visti più volte al fianco di Hijazi. Tutti, secondo Mollicone, avrebbero “il dovere di dare spiegazioni immediate a tutti gli italiani”.

Ora però quell’interrogazione andrebbe aggiornata. Perché, applicando lo stesso metro, la lista dei presunti fiancheggiatori si allunga. Il Fatto ha scoperto altri due nomi, stavolta davvero insospettabili: Maurizio Gasparri e Matteo Salvini. Proprio due tra i più assidui animatori della campagna denigratoria. I due sono immortalati accanto a Hijazi in diverse foto e selfie del 2021, 2022 e 2023. Estate, inverno. Sempre sorridenti. Del tutto incuranti del rischio di posare con quel “pericoloso terrorista coccolato dalla sinistra” che, a leggere certi titoli, sembrerebbe andare in giro con una cintura esplosiva sotto la t-shirt.

A rendere il cortocircuito ancora più evidente è la ricostruzione fornita dall’avvocato di Hijazi, Luca Bauccio, a cui abbiamo chiesto conto di quelle immagini. Nessun incontro riservato, nessun rapporto personale, nessun appuntamento: “Solo incroci casuali in luoghi pubblici”, identici per dinamica e contesto a quelli usati come prova d’accusa contro gli avversari politici.

Con Salvini l’incontro avviene per caso a Roma nel 2021, in pieno periodo Covid, davanti al ristorante Giolitti. Hijazi si presenta con nome e cognome e pone una domanda politica: il riconoscimento dello Stato di Palestina. Salvini risponde: “Sono per due popoli, due Stati”. Fine dell’interazione. Con Gasparri l’incontro avviene davanti al Senato, sempre in modo occasionale. Alla stessa domanda, la risposta è: “Ci stiamo impegnando”. Nessun seguito, nessun contatto, nessun rapporto.

La stessa dinamica vale per Giuseppe Conte. “Nessun appuntamento, nessun incontro privato”, ha spiegato Hijazi al suo legale. Conte viene incrociato per caso davanti al Palazzo della Regione Lombardia, a Milano, mentre sta uscendo da un evento pubblico. Una stretta di mano, una foto. Come accade quotidianamente a chiunque faccia politica. Anche se ti chiami Salvini o Gasparri.

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Accoglienza studenti palestinesi, Valditara presenta il piano da 1 milione e mezzo di euro dopo le accuse di “schedatura”

Per i 460 studenti di origine palestinese presenti nelle nostre scuole saranno messe in campo cinque azioni: dal potenziamento della lingua italiana al supporto psicologico
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Un milione e cinquecento mila euro per gli studenti palestinesi in Italia. Nella mattina del 22 gennaio, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha presentato il progetto accoglienza che aveva annunciato nei giorni scorsi per spegnere la polemica nata per la rilevazione dei ragazzi palestinesi messa in atto dagli uffici di viale Trastevere.

Il sindacato di Base e altri avevano accusato il ministero di aver fatto “un atto inaccettabile, una vera e propria schedatura su base etnica e nazionale all’interno della scuola pubblica statale”. Anche la Flc Cgil aveva parlato di un “fatto gravissimo”: “E’ del tutto inaccettabile – aveva spiegato in un comunicato la segretaria Gianna Fracassi – che la rilevazione non contenga nessuna motivazione alla base della richiesta di dati che peraltro dovrebbero essere in possesso del Mim e quand’anche lo scopo fosse il monitoraggio delle azioni di inserimento, non può essere questa la modalità che assume caratteri evidentemente discriminatori”. Alle contestazioni Valditara aveva risposto attraverso la capo dipartimento Carmela Palumbo spiegando che “la rilevazione è stata fatta con le stesse finalità e il medesimo format utilizzati dal precedente governo relativamente agli studenti ucraini. Sarebbe davvero inappropriato che un’iniziativa, volta ad assicurare la migliore accoglienza e integrazione nel percorso scolastico degli studenti palestinesi, venga ingiustamente strumentalizzata per finalità di propaganda”.

Una settimana dopo il caos politico nato per la circolare inviata ai dirigenti, stamattina, il ministro con una conferenza stampa in lingua italiana e araba (grazie a una traduttrice), alla presenza di numerose famiglie e studenti palestinesi che ha voluto incontrare, ha presentato il piano accoglienza e fornito i numeri raccolti proprio nei giorni scorsi. Per i 460 studenti di origine palestinese presenti nelle nostre scuole saranno messe in campo cinque azioni: il potenziamento della lingua italiana; la personalizzazione della didattica; la presenza di mediatori culturali; il supporto psicologico e dei progetti in Rete d’intesa con gli enti locali italiani. A seguito della conferenza stampa, il ministro ha anche voluto incontrare subito docenti e dirigenti delle scuole individuate. “Abbiamo voluto – ha dichiarato il ministro – proporre alcune misure per l’accoglienza e l’inclusione degli studenti palestinesi coinvolgendo le famiglie palestinesi, la personalizzazione degli apprendimenti e il potenziamento linguistico”.

Mattarella: “Senza regole condivise il mondo torna alla barbarie. Azione dell’Italia inscindibile da Ue”

Il presidente della Repubblica incontra i giovani ambasciatori: "Si tratta di evitare che questo percorso di regole condivise prenda una repentina strada verso la barbarie"
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“Non si cancellino le regole condivise”, altrimenti il mondo torna alla “barbarie“. È l’allerta lanciata da Sergio Mattarella durante il discorso tenuto davanti ai vincitori del concorso per Segretari di Legazione – Corso “Boris Biancheri Chiappori”. Dopo l’intervento del ministro degli Esteri Antonio Tajani, il presidente della Repubblica ha rivolto un saluto ai presenti. “Si tratta di evitare che questo percorso di regole condivise prenda una repentina strada verso la barbarie“, ha detto ai giovani diplomatici, ricordando di avere sempre come orientamento “la Costituzione“.

In un momento di alta tensione geopolitica, il capo dello Stato ha lanciato un messaggio in relazione al ruolo del nostro Paese. “L’Unione europea deve assumere un ruolo centrale per quanto riguarda la vostra attività diplomatica” perchè “l’azione dell’Italia è inscindibile da quella dell’Unione. Tutelarne coesione e prestigio è in realtà un’altra forma del nostro protagonismo, del nostro interesse nazionale”, è il pensiero di Mattarella. “La diplomazia – ha aggiunto – deve anche avere coraggio, il coraggio di difendere posizioni di civiltà che il nostro Paese interpreta, anche contro ostinazioni e posizioni difformi, il coraggio di affermare i principi del diritto internazionale quando vengono disattesi o violati”. Quindi si è rivolto ai giovani diplomatici: “Avete scelto un compito esigente e anche di grande responsabilità perché essere in diplomazia significa essere al servizio della Costituzione, dei suoi valori: la pace, la cooperazione tra i popoli, il rispetto della dignità umana, la tutela dei diritti fondamentali di ciascuno. Sono criteri non astratti ma concreti, da sviluppare, tutelare e assumere continuamente come orientamento per le vostre azioni”.

Trump chiede 5 miliardi di dollari di danni a JpMorgan. E fa (di nuovo) causa al New York Times per i sondaggi

Il presidente USA attacca la banca per "averlo privato dei servizi bancari per motivi politici" e denuncia il quotidiano per sondaggi "falsi"
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Il format “Donald Trump vs.” si arricchisce di altri due capitoli. Il primo, in continuità con la guerra del presidente americano ai cosiddetti media mainstream è l’annuncio di una nuova querela contro il New York Times. Con un post su Truth, Trump ha infatti annunciato di avere “aggiunto” l’ultimo sondaggio del quotidiano, particolarmente negativo nei suoi confronti, alla causa già intentata contro il principale quotidiano americano: “Il sondaggio del Times, che è sempre estremamente negativo nei miei confronti, soprattutto poco prima delle elezioni del 2024, in cui ho vinto con una vittoria schiacciante, verrà aggiunto alla mia causa contro il New York Times, un giornale in declino. I nostri avvocati hanno chiesto che conservino tutti i documenti e le modalità con cui hanno ‘calcolato’ questi risultati falsi, non solo il fatto che fossero fortemente distorti a favore dei Democratici. Saranno ritenuti pienamente responsabili di tutte le loro menzogne e malefatte di estrema sinistra!”, ha scritto il presidente sul social di sua stessa proprietà.

Nell’ultima rilevazione New York Times/Siena, diffusa dopo la conclusione del primo anno del nuovo mandato presidenziale, il 49% degli intervistati aveva risposto di ritenere “peggiorato” lo stato del Paese, e solo il 32% di considerarlo “migliore”, con un 19% che non ha rilevato particolari cambiamenti. I “sondaggi falsi” dovrebbero essere considerati come degli “atti criminali”, ha commentato Trump.

Se non bastasse, il presidente americano ha deciso di sfidare in punta di fioretto anche il colosso bancario Jp Morgan, annunciando una causa da 5 miliardi di dollari “per averlo privato dei servizi bancari per motivi politici”. L’azione legale è stata presentata a Miami e la banca e il suo amministratore delegato vengono accusati di diffamazione commerciale e violazione del patto implicito di buona fede e correttezza. Secondo quanto riporta Fox News, l’avvocato del presidente, Alejandro Brito, ha presentato la causa stamani presso il tribunale statale della Florida a Miami, a nome del presidente e di diverse sue società del settore alberghiero. Brito cita il codice di condotta di JPMorgan, che afferma che la banca opera “con il massimo livello di integrità e condotta etica”. Un portavoce di JPMorgan Chase ha dichiarato a Fox News Digital: “Pur rammaricandoci che il presidente Trump ci abbia fatto causa, riteniamo che la causa sia priva di fondamento. Rispettiamo il diritto del Presidente di farci causa e il nostro diritto di difenderci: a questo servono i tribunali”.