Incendio vicino a un hotel a Davos. Lilli Gruber: “Ci hanno evacuati dal Congress center, c’è un’emergenza”

"L'allarme è del tutto rientrato e l’incendio è stato completamente domato dopo aver evacuato, per precauzione, una parte del centro congressi", fanno sapere i vigili del fuoco
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Un piccolo incendio è scoppiato mercoledì sera non lontano dal centro congressi di Davos dove si tiene il Forum economico mondiale. A prendere fuoco un piccolo chalet in legno situato vicino al Turmhotel Victoria. “L’allarme è del tutto rientrato e l’incendio è stato completamente domato dopo aver evacuato, per precauzione, una parte del centro congressi”, dicono all’Ansa i vigili del fuoco locali. La giornalista Lilli Gruber è stata evacuata mentre era collegata al telefono da Davos con ‘Otto e Mezzo’ su La7 e ha raccontato in diretta quello che stava succedendo.

“Siamo fuori dal Congress Center, ci hanno fatto evacuare tutti quanti. Abbiamo lasciato tutte le nostre cose all’interno. Ci sono elicotteri che volano sopra le nostre teste, è pieno di pompieri e quindi c’è un’emergenza di evacuazione”, ha spiegato. “Per fortuna non ci sono feriti. La sicurezza è a livelli altissimi, anche perché qui ci sono i potenti della Terra. Immaginate il caos in giro nelle stradine di Davos”.

Gli incidenti scatenano il dibattito sulla crisi strutturale delle ferrovie in Spagna

Il deragliamento a Cordoba e i guasti cronici della rete Rodalies riaccendono lo scontro: ritardi record e carenze infrastrutturali mettono in discussione il modello di sviluppo della rete
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Il deragliamento di un treno nel sud della Spagna, seguito a breve distanza da un nuovo incidente sulla rete di Rodalies nell’area metropolitana di Barcellona, ha riportato al centro del dibattito pubblico una questione che va ben oltre la cronaca. Due episodi geograficamente lontani ma legati da un filo comune: la crisi strutturale del trasporto ferroviario regionale e suburbano spagnolo, schiacciato da anni tra carenze infrastrutturali, scelte politiche discutibili e un modello di investimento fortemente sbilanciato. In Andalusia, il deragliamento ha riacceso i dubbi sulla sicurezza e sulla manutenzione. In Catalogna, l’incidente su Rodalies si inserisce invece in un contesto già fortemente conflittuale. La rete che serve quotidianamente centinaia di migliaia di pendolari è da tempo sinonimo di ritardi cronici, cancellazioni improvvise, guasti al segnalamento e interruzioni di servizio che incidono direttamente sulla vita economica e sociale della regione.

I numeri sugli investimenti statali aiutano a comprendere le cause di questa situazione. Nel 2022 la società pubblica Adif, responsabile dell’infrastruttura ferroviaria, ha speso solo circa il 30% dei 2,8 miliardi di euro stanziati per migliorare la rete ferroviaria regionale in tutta la Spagna. In alcune regioni, come l’Andalusia, la percentuale è stata ancora più bassa: appena l’8,4% dei 655 milioni di euro assegnati è stato effettivamente utilizzato. Nel 2025 Adif ha destinato circa 95,6 milioni di euro all’ammodernamento del segnalamento su 130 chilometri di rete andalusa, una cifra che resta modesta rispetto alle esigenze complessive di manutenzione e rinnovo.

Questi dati riflettono un fenomeno più ampio. Gli investimenti complessivi della Spagna in infrastrutture ferroviarie oscillano oggi tra i 2,8 e i 3,9 miliardi di euro l’anno, lontani dai picchi superiori agli 8 miliardi registrati negli anni di massima espansione. Una parte rilevante delle risorse continua inoltre a concentrarsi su grandi progetti di alta velocità o corridoi merci, mentre la rete convenzionale, utilizzata quotidianamente da pendolari e servizi regionali, resta sottofinanziata.

L’incidente di Córdoba ha aperto un fronte delicato per il governo centrale. Sui social network sono emerse numerose segnalazioni di utenti che, già nelle settimane precedenti, denunciavano vibrazioni anomale e tremori lungo la linea dell’alta velocità, lamentando di non aver ricevuto riscontri adeguati. Adif ha tuttavia fatto sapere che sulla tratta erano stati effettuati controlli tecnici e che appena due mesi prima l’infrastruttura aveva superato un doppio test di sicurezza. Sul piano politico, il ministro dei Trasporti Óscar Puente si è trovato sotto forte pressione. Puente ha difeso l’operato del ministero e delle società pubbliche, richiamando la complessità del sistema ferroviario e la necessità di interventi strutturali di lungo periodo. Nonostante ciò, il caso sta offrendo spazio alle forze di destra per costruire una campagna di attacco politico, mentre le cause dell’incidente non sono ancora state chiarite formalmente.

E mentre questa polemica si intensifica, un nuovo incidente in Catalogna amplia il perimetro del problema. In questo quadro, Rodalies de Catalunya rappresenta un caso emblematico. La rete trasporta oltre 120 milioni di viaggiatori l’anno, ma mostra livelli di criticità particolarmente elevati. Tra il 2022 e il 2024 sono stati registrati 693 incidenti gravi sulle linee Rodalies e Regionales, con oltre 2,4 milioni di passeggeri coinvolti e più di 420mila minuti di ritardo accumulati. Solo nella prima metà del 2025, le incidenze hanno causato quasi 1.500 ore di ritardo e colpito oltre 1,1 milioni di utenti. Un’altra analisi segnala che tra gennaio e settembre si sono verificate 922 gravi inconvenienti, più di tre al giorno, con oltre 12.000 treni coinvolti, 3.054 cancellazioni e 3,4 milioni di persone danneggiate in nove mesi.

Non si tratta di eventi eccezionali, ma di un malfunzionamento sistemico. Ritardi superiori ai 30 minuti e cancellazioni di massa sono diventati parte della quotidianità, in un contesto demografico segnato dalla forte concentrazione urbana. In Catalogna, più della metà della popolazione vive nell’area metropolitana di Barcellona, mentre a livello nazionale si parla sempre più spesso di “España vaciada” per descrivere lo svuotamento delle aree rurali e la pressione crescente sui grandi nodi urbani. Le associazioni di utenti denunciano una situazione insostenibile, mentre le amministrazioni locali parlano apertamente di collasso del servizio.

Alla base della crisi c’è un sottofinanziamento di lungo periodo. Tra il 2015 e il 2022 in Catalogna erano previsti 6,2 miliardi di euro di investimenti ferroviari da parte di Renfe e Adif, ma solo circa 2,2 miliardi sono stati effettivamente spesi. Su un arco temporale più ampio, tra il 1990 e il 2018, solo il 17% degli investimenti totali nelle Cercanías – i servizi ferroviari suburbani attivi nelle più grandi aree metropolitane della Spagna – è stato destinato alla Catalogna, contro il 47% riservato a Madrid. Il risultato è una rete fragile, satura e poco resiliente, incapace di assorbire guasti o aumenti di domanda, accentuati anche dalla crisi abitativa nei centri urbani.

Negli ultimi anni si è registrato un parziale cambio di tendenza, con nuovi piani di investimento e interventi di rinnovo. Tuttavia, secondo molti esperti, questi sforzi non bastano ancora a colmare il ritardo accumulato. In questo contesto si inserisce l’accordo del 2023 tra il governo centrale e i partiti indipendentisti per il trasferimento progressivo della gestione di Rodalies alla Generalitat. Oggi la responsabilità politica ricade sul nuovo governo socialista catalano, che ha ereditato una situazione fortemente compromessa e ha ammesso che non esistono soluzioni rapide.

Il caso Rodalies, come i deragliamenti nel sud della Spagna, mostra un problema di scala nazionale. Il trasporto ferroviario pubblico, nonostante il suo ruolo centrale nella transizione ecologica e nella riduzione delle disuguaglianze territoriali, continua a essere trattato come una priorità secondaria. I binari su cui viaggiano milioni di pendolari raccontano così una crisi che va oltre gli incidenti: quella di un modello di sviluppo che ha privilegiato l’immagine e la velocità, trascurando la quotidianità e l’accessibilità.

Tre incidenti in 3 giorni: sciopero dei macchinisti in Spagna. “Abrasioni sulle ruote del treno deragliato ad Adamuz”

Rivolta dei ferrovieri che incrociano le braccia dall'8 all'11 febbraio. Intanto emergono nuovi dettagli dell'inchiesta che avvalorano l'ipotesi di un problema alle rotaie
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Tre incidenti ferroviari in appena tre giorni hanno scosso la Spagna e scatenato polemiche sulla sicurezza della rete e la rivolta dei macchinisti, che hanno proclamato tre giorni di sciopero dall’8 all’11 febbraio. Mentre dall’indagine sulla strage di Adamuz, dove un ‘Frecciarossa’ Iryo deragliato ha colpito un convoglio Avia della statale Renfe, causando almeno 43 morti accertati, vengono ufficializzati dagli nuovi inquietanti elementi che Ilfattoquotidiano.it aveva svelato nell’immediatezza dell’incidente e che sembrano confermare la dinamica ipotizzata nelle ore successive all’impatto. Già lunedì, questo sito aveva dato conto di “segni” presenti sulle ruote delle prime carrozze del treno, ora il ministro dei Trasporti Oscar Puente ha detto pubblicamente: “Abbiamo riscontrato incisioni di circa un millimetro dei primi vagoni dell’Iryo e segni analoghi anche su altri due o tre treni transitati prima sullo stesso tratto”.

Le abrasioni confermerebbero la tesi di un cedimento dei binari ad Adamuz, al chilometro 318 della linea di alta velocità Madrid-Siviglia. Come spiegato negli scorsi giorni, il lavoro degli investigatori si sta concentrando sui lavori di saldatura della rotaia. Un dettaglio nuovo emerge dal ritrovamento, da parte della Guardia Civil, di un carrello immerso parzialmente in un ruscello a circa 270 metri dalla linea ferroviaria, vicino al punto dell’incidente. La società Adif che amministra le ferrovie in Spagna lo ha confermato, senza però precisare quando fosse stato localizzato. Mentre la Commissione di indagine sugli incidenti ferroviari (Ciaf), ha richiesto i registri della circolazione dei treni ad Adamuz nei due giorni precedenti, per verificare eventuali anomalie.

Tuttavia il direttore di Traffico di Adif, Angel Garcia de la Bandera, ha assicurato che “a priori non è stato riscontrato alcun guasto” sulla linea Madrid-Siviglia che evidenzi una relazione con l’incidente”, insistendo sull’investimento di 700 milioni di euro per i lavori di ammodernamento della rete terminati nel maggio 2025. I sindacati dei macchinisti, assieme al maggioritario Semaf CcOo e Ugt, denunciano “il deterioramento del servizio ferroviario, che mette a rischio vite umane”. E chiedono garanzie di sicurezza, revisione integrale delle linee, fine dell’esternalizzazione della manutenzione e limitazioni di velocità nei tratti a rischio, fino al completamento dei controlli. Adif ha prima revocato e poi confermato il limite temporaneo di 160 km orari sulla linea ad alta velocità Madrid-Barcellona, esteso anche a un tratto di quella Madrid-Valencia, dopo le segnalazioni di anomalie e criticità dei macchinisti.

Ma con la protesta cresce anche la pressione politica: l’opposizione critica il governo per la mancata attuazione delle direttive europee sulla sicurezza ferroviaria. Il partito ultraconservatore Vox – l’unica forza politica che non ha aderito al lutto nazionale di tre giorni per le vittime della sciagura in Andalusia – accusa il premier Sanchez di essere il responsabile. Il ministro dei Trasporti ha invitato alla cautela: “Non si farà nessuna speculazione: parlare delle cause prima delle conclusioni tecniche è azzardato e poco rispettoso delle vittime e delle famiglie”. Una cerimonia di Stato in loro memoria è stata fissata il 31 gennaio a Huelva, con la partecipazione del premier e del governatore andaluso Juanma Moreno.

Il Parlamento Ue sospende la ratifica dell’accordo sui dazi firmato con gli Usa la scorsa estate

Con le nuove minacce di dazi - ritirate mercoledì sera dopo aver ottenuto dal segretario generale della Nato Mark Rutte l'ok a un accordo quadro sulla Groenlandia - "Donald Trump ha rotto" il patto firmato a luglio in Scozia, ha sottolineato il presidente della commissione commercio internazionale dell’Eurocamera, Bernd Lange
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Il Parlamento europeo ha deciso di congelare la ratifica dell’accordo commerciale siglato la scorsa estate con gli Stati Uniti, rinviando il suo via libera. Il presidente della commissione commercio internazionale dell’Eurocamera, Bernd Lange, ha ufficializzato la decisione preannunciata martedì dal presidente del gruppo del Ppe, Manfred Weber, in accordo con Socialisti e Liberali. Con le nuove minacce di dazi – ritirate mercoledì sera dopo aver ottenuto dal segretario generale della Nato Mark Rutte l’ok a un accordo quadro sulla Groenlandia – “Donald Trump ha rotto” il patto firmato a luglio in Scozia, ha sottolineato Lange. Trump “sta usando i dazi per esercitare una pressione politica su di noi affinché vendiamo la Groenlandia. Per questo siamo stati molto chiari: la procedura resterà sospesa finché non ci sarà chiarezza sulla Groenlandia e su queste minacce”, ha evidenziato il socialista tedesco. La minaccia di Washington, ha aggiunto, rappresenta “un vero e proprio attacco alla sovranità economica e alla sovranità territoriale e all’integrità dell’Ue”.

A titolo personale, Lange ha indicato inoltre di ritenere necessari “ulteriori passi” come l’applicazione dei dazi sulle liste di prodotti Usa congelati a seguito dell’accordo di luglio, nonché “l’attuazione dello strumento anti-coercizione“, il bazooka Ue creato per rispondere a un Paese terzo quando utilizza dazi o investimenti come strumenti di pressione politica. Il Parlamento europeo ne discuterà lunedì prossimo. Lo strumento prevede una procedura graduale che parte da un’indagine e da una fase di dialogo, prima di arrivare – se necessario – a un paniere di contromisure come dazi, restrizioni commerciali, esclusioni delle aziende dagli appalti pubblici o dal mercato europeo. Da vedere cosa deciderà l’Eurocamera ora che la Casa Bianca ha ritirato la minaccia di dazi aggiuntivi per i Paesi che hanno inviato truppe in Groenlandia.

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Pd spaccato sull’antisemitismo: il disegno di legge di Giorgis non troverà unanimità nel gruppo

Tra i dissidenti Graziano Delrio, che ha presentato a dicembre un proprio testo, sconfessato dal Nazareno, ma che lo stesso senatore si è rifiutato di ritirare. I malumori della minoranza dem: "Non siamo stati consultati"
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Giovedì mattina alle 9.30 il gruppo del Pd in Senato si riunirà per certificare quello che è ormai evidente da settimane: la spaccatura sull’antisemitismo. Andrea Giorgis presenterà il disegno di legge per contrastare ogni forma di odio, con particolare accentuazione dell’antisemitismo. E parte del gruppo si prepara a non firmarlo. A partire da Graziano Delrio, che ha presentato a dicembre un proprio testo, sconfessato dal Nazareno, ma che lo stesso senatore si è rifiutato di ritirare. Nel testo di Giorgis, che sarebbe dovuto arrivare settimane fa, si adotta la definizione di Gerusalemme, secondo la quale “l’antisemitismo è discriminazione, pregiudizio, ostilità o violenza contro gli ebrei in quanto ebrei (o contro istituzioni ebraiche in quanto ebraiche)”.

Mentre nel testo Delrio si adotta quella dell’Ihra, secondo la quale “l’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto”. Una definizione che impedisce anche la critica al governo israeliano e a Netanyahu. Dunque, giovedì mattina i senatori dem si confronteranno soprattutto su questo punto. Delrio ufficialmente non si esprime, ma ai colleghi di partito sta dicendo che non firmerà. Perché non condivide la scelta della definizione di Gerusalemme. E perché quella di Giorgis è un’operazione tardiva. Da scommettere che come lui faranno altri tra quelli che avevano sottoscritto il suo testo. A partire da Filippo Sensi e Simona Malpezzi. Alessandro Alfieri e Alfredo Bazoli, invece, potrebbero sottoscriverlo. Nella minoranza dem cresce il malumore, anche perché “non siamo stati consultati”, dicono.

Comunque vada, la cosa non avrà alcun effetto sul testo finale che uscirà da Palazzo Madama. È stata rinviata al 27 gennaio, ‘Giorno della memoria”, l’adozione di un testo base in commissione Affari costituzionali al Senato. In attesa di quello Pd sono al momento 7 i testi all’esame della commissione: ai quattro già depositati di Massimiliano Romeo (Lega), Maurizio Gasparri (FI), Ivan Scalfarotto (Iv) e Delrio (Pd) si sono aggiunti oggi quelli di FdI, M5s e Noi moderati. Il presidente della commissione Alberto Balboni (FdI) ha messo ai voti le due opzioni possibili per andare avanti con i lavori, se procedere, cioè, con l’adozione di un testo base o se dare vita a un Comitato ristretto per l’elaborazione di un testo unificato. Approvata la prima opzione con i voti favorevoli del centrodestra e di Iv e quelli contrari di Pd, M5s e Avs. Si partirà dal ddl Romeo (praticamente identico a quello Scalfarotto).

Meloni: “Sul Board of Peace serve tempo, ci sono incompatibilità con la Costituzione. Con Trump abbasso i toni ma non sono remissiva”

Durante la puntata per i 30 anni di Porta a porta su Rai 1 la premier ha confermato che per ora l'Italia non può aderire. Il seggio a Putin? "In qualsiasi organismo multilaterale ci si siede al tavolo con persone che sono distanti da noi". Sulla Groenlandia "bisogna cercare soluzioni, è competenza Nato"
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L’Italia non può aderire al Board of Peace per Gaza, cioè l’organizzazione internazionale a guida statunitense – di fatto alternativa all’Onu – istituita dal presidente degli Stati Uniti con l’obiettivo di ricostruire la Striscia di Gaza. Almeno per ora. Giorgia Meloni l’ha ufficializzato durante la puntata per i 30 anni di Porta a porta su Rai 1, confermando i dubbi emersi nelle scorse ore. “C’è per noi un problema costituzionale di compatibilità perché dalla lettura dello statuto è emerso che ci sono alcuni elementi di incompatibilità con la nostra Costituzione. Questo non ci consente di firmare sicuramente domani. Ci serve più tempo, c’è un lavoro che va fatto, ma la mia posizione rimane di apertura“. Il nodo è “soprattutto in rapporto all’articolo 11″ della Costituzione“, ha spiegato la premier, “quello per cui noi possiamo cedere pezzi della nostra sovranità in condizioni di parità tra gli Stati. E questo può essere incompatibile con alcuni articoli dello statuto”.

Quanto alla presenza di Vladimir Putin nell’organismo, Meloni l’ha definita una “questione politica”, ricordando però che il multilateralismo implica il confronto anche con interlocutori distanti. “La Russia siede alle Nazioni Unite, nel Consiglio di sicurezza e al G20. In qualsiasi organismo multilaterale ci si siede al tavolo con persone che sono distanti da noi. Il sistema multilaterale nasce per questo. La questione si può valutare politicamente, ma non è niente di nuovo e niente di strano”.

Nel corso della trasmissione la premier è tornata anche sulle dichiarazioni di Donald Trump riguardo alla Groenlandia, minimizzando l’ipotesi di un’azione militare statunitense. “Non sono rimasta stupita da quel che ha detto. Dico da più di un anno che non è realistico che gli Stati Uniti invadano militarmente la Groenlandia. Chiaramente tutti capiamo quali sarebbero le conseguenze di una scelta del genere, no? Sono contenta che lo abbia ribadito che l’abbia messo nero su bianco, dopodiché però bisogna cercare delle soluzioni”. Quali? “Secondo me è una materia che, come ho detto molte volte, va trattata nell’ambito delle dell’Alleanza atlantica. Questa è una competenza della Nato. La Groenlandia è da considerarsi territorio di responsabilità della Nato”.

“Le due nazioni che stanno discutendo sono due alleati dell’Alleanza atlantica e la questione che gli americani pongono è una questione di sicurezza su un territorio strategico – ha aggiunto -. Questo è un tema corretto, è un tema che riguarda anche noi. Tutto l’Artico, la Groenlandia, anche per quello che accade con i cambiamenti climatici, diventano zone che hanno una particolare strategicità e sicuramente c’è il rischio che, ad esempio per le materie prime di cui quei territori sono molto ricchi che fanno gola molte potenze straniere, non ci sia sufficiente presenza e sufficiente controllo: è un tema reale. È il tema che pongono gli americani”.

Poi la premier ha ribadito di essere “preoccupata” perché “credo che non convenga a nessuno una divaricazione tra Europa e Stati Uniti, certamente non conviene all’Italia”. “Io vengo contestata per essere una persona che cerca di abbassare la tensione, risolvere il problema, trovare degli accordi e mi si dice che sono troppo accondiscendente“, ha poi lamentato, sostenendo di cercare “di fare quello che è nell’interesse nazionale italiano”. “Quando mi si dice che bisogna che noi reagiamo con forza, siccome noi stiamo parlando di politica estera e non stiamo discutendo in una comitiva, mi si deve anche dire qual è la proposta che si fa. Cioè, noi vogliamo rompere le nostre alleanze con i nostri alleati storici? Vogliamo chiudere le basi americane in Italia? Vogliamo uscire dalla Nato? Perché in politica estera le scelte hanno delle conseguenze. Io mi occupo di politica estera e rispetto a chi a volte, anche tra i colleghi, preferisce dei toni da escalation, sono convinta che i toni vadano abbassati e che si debbano cercare delle soluzioni. Ma questo non vuole dire che il mio è un atteggiamento remissivo“, ha aggiunto. “Quando c’è stata la questione dei dazi, in Europa credo che nessuno si sia battuto con Donald Trump come si è abbattuta la sottoscritta. Solo che io lavoravo per trovare un accordo e altri preferivano un escalation”.

DEMOCRAZIA DEVIATA

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Come un test in una galleria del vento, così è stato scovato un farmaco per il trattamento della sclerosi multipla progressiva

Lo studio, pubblicato su Science Translational Medicine, mostra per la prima volta che questa molecola è in grado di agire su due dei meccanismi più devastanti della malattia: la degenerazione delle fibre nervose e il fallimento della rimielinizzazione.
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Immaginare la scoperta di un farmaco come un test in una galleria del vento aiuta a capire la portata dell’innovazione che arriva dalla ricerca sulla sclerosi multipla progressiva. In questo caso, al posto di ali e fusoliere, scorrono molecole; al posto dell’aria, flussi di dati, modelli biologici e algoritmi di intelligenza artificiale. Solo quelle che resistono alle sollecitazioni più complesse arrivano fino al traguardo. È esattamente ciò che ha fatto il network internazionale di scienziati coordinato dall’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, che ha individuato bavisant – un farmaco già studiato in passato per disturbi del sonno e della veglia – come nuovo potenziale candidato terapeutico per la sclerosi multipla progressiva. Lo studio, pubblicato su Science Translational Medicine, mostra per la prima volta che questa molecola è in grado di agire su due dei meccanismi più devastanti della malattia: la degenerazione delle fibre nervose e il fallimento della rimielinizzazione.

Una piattaforma come un tunnel sperimentale

La “galleria del vento” della ricerca si chiama piattaforma di screening BRAVEinMS. Un sistema innovativo che combina analisi computazionale avanzata, intelligenza artificiale, modelli cellulari derivati da staminali dei pazienti e modelli animali umanizzati. Qui oltre 1.500 farmaci già noti sono stati fatti passare attraverso una serie di test sempre più selettivi, rapidi e precisi, fino a individuare quelli con le migliori caratteristiche neuroprotettive. Il primo filtro è stato digitale: un sofisticato knowledge graph ha integrato dati biologici, clinici e farmacologici, riducendo migliaia di composti a poche centinaia promettenti. Poi è arrivata la prova “in galleria”: test fenotipici su cellule umane e modelli sperimentali capaci di riprodurre i danni tipici della sclerosi multipla progressiva. Solo le molecole in grado di proteggere i neuroni e stimolare la riparazione della mielina hanno superato l’esame. Bavisant è emerso come il profilo più solido, pronto ora ad affrontare l’ultimo tratto verso lo sviluppo clinico.

Una risposta a un bisogno

La sclerosi multipla progressiva rappresenta oggi una delle sfide più difficili della neurologia. Colpisce oltre un milione di persone nel mondo e fino a 20mila in Italia. A differenza delle forme recidivanti, procede senza tregua, con una perdita continua di mielina e una degenerazione irreversibile delle fibre nervose, che porta a disabilità motorie, visive e cognitive. Le terapie disponibili non riescono a fermare questo processo. Da qui la domanda che nel 2017 ha dato origine al progetto BRAVEinMS: è possibile riutilizzare farmaci già approvati per altre indicazioni, accelerando così l’arrivo di nuove cure? La risposta, oggi, comincia a prendere forma.

Oltre un singolo farmaco

Il valore della scoperta non si esaurisce in bavisant. La stessa “galleria del vento” ha permesso di individuare altri 30 potenziali candidati terapeutici e, soprattutto, di costruire una piattaforma validata e replicabile. Uno strumento che potrà essere utilizzato per testare qualsiasi molecola con potenziale neuroprotettivo, trasformando più rapidamente la conoscenza scientifica in terapie concrete. Un risultato reso possibile dalla collaborazione tra alcuni dei migliori centri di ricerca al mondo – dal Paris Brain Institute alla University of California San Francisco, fino all’università di Münster – e dal sostegno della International Progressive MS Alliance, di cui Aism e Fism sono membri fondatori. Come in ogni buona galleria del vento, il vero successo non è solo il prototipo che funziona, ma il metodo che permette di progettare quelli futuri. E per chi convive con la sclerosi multipla progressiva, questo metodo potrebbe finalmente cambiare la direzione del viaggio.

Corte suprema “scettica” sulla rimozione della governatrice Fed Lisa Cook. Trump attacca Powell anche da Davos

Il presidente americano da mesi vuole "licenziare" Cook in seguito a presunte frodi per ottenere un mutuo. All’udienza davanti ai saggi era presente anche il numero uno della banca centrale, colpito a sua volta da un’indagine del dipartimento di giustizia per i lavori di ristrutturazione da 2,5 miliardi di dollari della sede dell'istituto
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La governatrice della Fed Lisa Cook sembra al sicuro dal licenziamento da parte di Donald Trump. In un caso che ha profonde implicazioni sull’indipendenza della banca centrale, la Corte Suprema è infatti apparsa “scettica”, secondo i media americani, sulla sua rimozione, che il presidente americano chiede da mesi in seguito a presunte frodi per ottenere un mutuo. All’udienza davanti ai saggi era presente Jerome Powell, colpito a sua volta da un’indagine del dipartimento di giustizia per i lavori di ristrutturazione da 2,5 miliardi di dollari della sede della banca centrale. Il presidente della Fed è oggetto da tempo di critiche ripetute da parte di Trump che, anche sul palco di Davos, lo ha attaccato: “È sempre in ritardo” nel tagliare i tassi, ha detto annunciando che a breve sarà nominato un nuovo presidente. “Il problema è che una volta ottenuto l’incarico le persone cambiano”, ha ammesso Trump che nella lealtà vede la dote principale nei candidati che sceglie nelle varie posizioni.

Powell – nominato da Trump – è da mesi sotto il fuoco di fila incrociato degli attacchi presidenziali. A non risparmiargli critiche è anche il segretario al Tesoro Scott Bessent, che ha definito la presenza di Powell all’udienza davanti alla Corte Suprema un “errore”: sta “politicizzando la Fed” e sta cercando di influenzare i saggi, ha detto.

A prescindere dalla presenza di Powell, l’Alta Corte è apparsa compatta nel mostrare scetticismo contro il tentativo di Trump di licenziare Cook e quindi sui poteri presidenziali sulla Fed. Il giudice Brett Kavanaugh, di nomina trumpiana, ha incalzato i legali dell’amministrazione sull’indipendenza della banca centrale, osservando come la posizione di Trump su Cook rischia di “indebolire se non mandare in frantumi l’indipendenza” della banca centrale. Kavanaugh ha anche osservato che appoggiare la rimozione della governatrice vorrebbe dire creare un precedente che le prossime amministrazioni potrebbero usare. Pur precisando di non essere pronta a sposare la causa di Cook, la giudice Amy Coney Barrett ha messo in evidenza i rischi sui mercati finanziari, e si è chiesta come mai il governo non abbia semplicemente tenuto un’udienza pubblica per spiegare la sua tesi contro Cook.

In un comunicato diffuso al termine dell’udienza, la governatrice della Fed ha spiegato che il suo caso riguarda, andando avanti, come la Fed deciderà sui tassi, “se basandosi su prove concrete oppure se soccomberà alle pressioni politiche“. Un nodo evidenziato anche da Powell quando è finito sotto indagine e al quale gli investitori di tutto il mondo guardando convinti che una Fed indipendente sia cruciale per il corretto funzionamento dei mercati.

Si ribalta il carico di mais: camionista muore seppellito in un’azienda di Dovera

L'autotrasportatore aveva 30 anni: l'incidente sul lavoro in un'azienda del Cremonese. Inutile il trasporto in eliambulanza al Papa Giovanni di Bergamo
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È stato seppellito dal carico di mais che doveva consegnare, forse a causa di un guasto nel sistema di apertura del rimorchio. Un camionista di origini straniere, 30 anni, è morto così in una azienda della provincia di Cremona, la Santa Rita di Dovera, che si occupa di lavorazione ed essiccazione di cereali.

All’immediato intervento degli operai della ditta, che si sono subito resi conto della gravità dell’infortunio, ha fatto seguito l’intervento del 118. L’uomo è stato trasportato in elicottero all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, dove è morto poco dopo a causa dei traumi multipli riportati.

Sulla dinamica dell’ennesimo incidente sul lavoro e le sue cause sono al lavoro i carabinieri e degli ispettori dell’Agenzia tutela della salute Val Padana.

Mattarella riceve gli atleti paralimpici al Quirinale: “Col vostro esempio contribuite alla crescita civile dell’Italia”

Il Presidente della Repubblica ha incontrato i campioni mondiali paralimpici
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L’impegno degli atleti paralimpici è “un elemento di civiltà che induce molti ragazzi a impegnarsi nello sport paralimpico, una esortazione a fare come voi. Per tutti gli atleti, di qualunque genere, c’è il continuo sforzo a superarsi, a fare meglio, questo spinge a una competizione con se stessi, la più importante che si possa svolgere”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricevendo al Quirinale gli atleti paralimpici vincitori dei mondiali. “Il vostro esempio spinge molti a impegnarsi negli sport paralimpici, un grande contributo al Paese e alla crescita civile“, ha sottolineato il capo dello Stato. “Vi sono accanto per questo messaggio che lanciate, esortando a impegnarsi in uno sport paralimpico. Un grande progetto che va sviluppato sempre di più e io vi assicuro la piena vicinanza della presidenza della Repubblica”, ha concluso Mattarella.