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sabato 17/12/2016

Sala disse: “I soldi ci sono”. La maxi-gara aggiustata e gli alberi come regalo

L’inchiesta Expo - Il sindaco ex Ad indagato per falso materiale e ideologico nell’appalto da 272 milioni aggiudicato alla Mantovani Spa con un ribasso del 41,8%

Beppe Sala non aveva dubbi. Il sindaco di Milano, oggi autosospeso, lo ripeteva: “In questo contesto l’unica cosa che non manca sono i soldi”. Il contesto l’Expo e il maxi-appalto da 272 milioni per la Piastra, la base dell’Esposizione universale. Commessa monstre incassata dalla Mantovani Spa nel 2012 con un ribasso del 41,8%. Il riferimento di Sala ai soldi è legato, secondo la Finanza, alle richieste di Mantovani per rientrare dei costi di un’offerta iniziale (196 milioni di euro) che “non copriva nemmeno le spese che l’appaltatore doveva sostenere per realizzare l’opera”. Sala, dunque, “fa capire che vi era disponibilità della stazione appaltante a liberare risorse in favore dell’appaltatore”.

Storia sospetta fin da subito, da quando la Finanza indaga sull’appaltificio di Infrastrutture Lombarde (Ilspa) diretto dall’ingegnere Antonio Rognoni. Ulteriore benzina arriverà nel 2014 dai pm di Venezia e dalle dichiarazioni dell’ex ad di Mantovani Piergiorgio Baita. Non basta. Almeno per la Procura che chiede e non ottiene l’archiviazione. Avoca tutto il sostituto procuratore generale Felice Isnardi, studia per un mese, quattro giorni fa iscrive Sala nella lista di sette indagati e chiede al una proroga fino al 17 giugno 2017. Reato contestato: falso materiale e ideologico commesso il 30 maggio 2012. Data che coincide con un’intercettazione nella quale l’avvocato Carmen Leo commenta l’incompatibilità di due membri della Commissione di gara per la Piastra, istituita da Sala il 15 maggio precedente. “Questi – dice il legale – si devono dimettere e sparire (…) devono dire che: o senza motivazione o per impegni lavorativi non riescono a rispettare il calendario dei lavori che si è data la commissione”. Questi sono Alessandro Molaioni e Antonio Acerbo, ex subcommissario di Expo che nel 2015 patteggia tre anni per una turbativa d’asta per le Vie d’acqua. Entrambi sono incompatibili. Acerbo, all’epoca, è legato a Expo da un contratto di Co.co.pro peraltro scaduto. “La professionista – spiega la Finanza – propendeva per istruire un atto di nomina di commissari supplenti che avrebbero di fatto sostituito i membri incompatibili senza dar conto della motivazione d’incompatibilità, ma dando atto (falsamente) delle loro dimissioni per le sopravvenute difficoltà a rispettare il cronoprogramma delle sedute”. Ancora: “Nonostante le telefonate siano state del 30 maggio, il provvedimento è datato 17 maggio 2012, giacché è palese la retrodatazione dell’atto”. Atto di Sala, all’epoca ad di Expo. Da qui l’accusa di falso.

Eppure qualcosa di più grave emerge nell’inchiesta che oltre a Sala, vede indagato per tentata turbativa Paolo Pizzarotti, rappresentante legale dell’azienda omonima. “L’Ati a guida Pizzarotti – mette a verbale Baita – era destinata a vincere la gara ed era denominata Ati Formigoni (…). Vi era già un accordo per la vittoria di Pizzarotti”. L’azienda farà un ribasso minimo del 20% e si piazzerà seconda.

Con Sala e Pizzarotti, gli altri cinque indagati per corruzione e turbativa d’asta sono gli imprenditori della Socostramo Erasmo e Ottaviano Cinque, Acerbo, Angelo Paris, ex dg di Expo e lo stesso Baita. Emerge dagli atti l’assenza di una valutazione di “congruità” del ribasso del 41,8%. Ma per legge la valutazione è obbligatoria oltre il 42%.

Nella richiesta di archiviazione della Procura più volte i protagonisti parlano di valutazione necessaria. Anche Rognoni: “Ero stato preciso nell’invocare presso Sala un verifica di congruità”. Non fu fatta, scrivono i pm, “per ragioni di urgenza” facendo così “arretrare la soglia della legittimità, una deregulation dettata dall’emergenza”. La conferma arriva dalle intercettazioni tra l’ex Rup (responsabile del procedimento) Carlo Chiesa, Angelo Paris e lo stesso Sala. Chiamata del 16 luglio 2012, pochi minuti dopo l’assegnazione provvisoria della gara. Inizia Paris: “L’offerta non è anomala dal punto di vista della legge e quindi si può assegnare”. Aggiunge Chiesa. “Con una verifica di congruità rischiamo di dilatare il procedimento”. Chiude Sala: “Dormiamo sogni tranquilli”. L’episodio non diventa però un capo d’imputazione.

Torniamo allora ai “soldi che non mancano”. Dopo l’offerta, Baita si mette pancia a terra per recuperare denaro. Spiega Rognoni: “Mantovani si relazionava con Sala dal quale riceveva rassicurazioni”. Quali? “I soldi ci sono”. Tra le varie promesse poi attuate, si legge dal report dell’Audit interno a Expo, c’è “l’improprio affidamento diretto a Mantovani della fornitura di 6.000 alberi per un importo di 4,3 milioni di euro a fronte di un costo di 1,6 milioni”.

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