Secondo molti, lo scenario migliore – o anche solo il meno disastroso – è un governo M5S più Pd. Di Maio sogna l’appoggio esterno, forse sopravvalutando il masochismo del Pd (che non si capisce cosa ci guadagnerebbe da una situazione simile). Peter Gomez ha giustamente ricordato che se il Pd tira troppo la corda è costretto a tornare al voto. E a quel punto il passaggio dal 19 al 10 sarebbe certo. C’è poi un’improvvisa stima trasversale nei confronti di Mattarella, che fino a ieri era per quasi tutti una sorta di sfinge letargica e adesso di colpo viene tratteggiato come Goldrake, dotato di una “moral suasion” taumaturgica e divinatoria. Questo paese è davvero strano. Così strano che, adesso, son quasi tutti grillini. Anche quelli che, fino a domenica, ritenevano il M5S una derivazione della Gioventù Hitleriana. Già: i grillini. Sono la prima forza, ma non possono governare da soli. Un po’ come vincere l’Oscar e non poterlo ritirare, per citare Antonio Padellaro (cito sempre grandi firme del Fatto affinché Travaglio non mi spedisca al Foglio per rappresaglia). Qual è lo scenario ideale per i 5 Stelle? Bella domanda. E difficilissima risposta.

Ammesso che M5S & Pd siano la coppia ideale per il paese, e la cosa è tutta da dimostrare anche considerando la congiuntura economica più favorevole di quella del 2013, Di Maio & soci hanno tutto da perdere legandosi al Pd. La tattica di Renzi è chiara: indurli a schiantarsi dopo il mandato esplorativo, come Bersani nel 2013. E poi dire: “Visto? Non sanno governare”. Una tattica stupida, infatti è di Renzi. Se i 5 Stelle non hanno i numeri è per via di una legge elettorale criminale, voluta dal Pd proprio per creare lo stallo attuale. Non è certo colpa loro. Qualcuno, però, ci crederebbe. Renzi ormai è più bollito di Berlusconi, e anche in questo gli somiglia in peggio, ma essendo unicamente interessato al suo potere e non al paese non gliene frega niente dello scenario migliore: lui, quando perde, porta via il pallone. Muoia Sansone con tutti i filistei, e buon Giglio Fradicio a tutti. Già solo questo arrocco di Renzi rende il governo M5S-Pd pressoché impossibile. Molti analisti dicono che tra due mesi lo scenario muterà grazie a Super Mattarella: è possibile, ma i parlamentari resteranno sempre quelli. Un Emiliano non fa primavera. Nel Pd sono quasi tutti renziani e a Di Maio mancano troppi parlamentari. Avrebbe bisogno di tutto il Pd o quasi: ve lo immaginate Andrea Romano, o la Boschi, oppure Orfini, che appoggiano i grillini? Dai, su.

Se anche lo facessero, godrebbero come ricci ad accoltellarli al primo inciampo come tanti Bertinotti venuti male. C’è poi un problema insormontabile: quello “emozionale”. I parlamentari M5S odiano quelli Pd (quasi tutti) e viceversa (quasi tutti). Gli elettori M5S odiano quelli Pd (quasi tutti) e viceversa (quasi tutti). Come lo spiegherebbe al suo elettorato, Di Maio, l’appoggio di Genny Migliore o un dicastero alla Morani? Quanto ci metterebbero a prendersi a testate Sibilia e la Madia? Sono mondi ontologicamente inconciliabili, come Cruciani e lo shampoo. Molto più del Pd, i 5 Stelle avrebbero tutto da perdere: nel momento in cui si mischiano con il Pd, perdono milioni di consensi. E questo Di Maio lo sa.

Il leader 5 Stelle cercherà di tentare (e dunque dividere) centrosinistra e centrodestra, ma non può essere così stupido da fidarsi del Pd. Cosa devono fare, allora? Dare la sensazione di far di tutto per poter governare, fugando l’accusa di immobilismo, per poi però non cadere mai nei tranelli dei volponi della politica. I 5 Stelle hanno le solite due strade. Quella cinica è “sperare” in un Renzusconi a trazione salviniana, per fare poi opposizione e prendere il 40 abbondante al prossimo giro. Oppure, e meglio, tornare in fretta al voto, sempre ammesso che i loro nuovi eletti ne abbiano voglia, sospendere il vincolo dei due mandati tenendo conto della brevità della legislatura e chiedere agli italiani una volta per tutte – possibilmente con una legge elettorale meno putrida di questa – chi diavolo vogliano tra Di Maio e Salvini.