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domenica 15/05/2016

Roberto Saviano: “L’emergenza morale anche nel Pd, imbarca di tutto per vincere”

Roberto Saviano - Lo scrittore a Torino: “Ha la prassi dei partiti berlusconiani”. “Farcela a ogni costo ha un prezzo: serve un’altra selezione della classe dirigente, ma è faticosa e non dà risultati veloci”
Roberto Saviano: “L’emergenza morale anche nel Pd, imbarca di tutto per vincere”

Mentre la politica fa spallucce, le fiction Gomorra 2 e Felicia Impastato sbancano gli ascolti in prima serata. Segno che ai cittadini il tema sta molto a cuore. Al Salone del libro la circostanza è confermata dall’accoglienza riservata a Roberto Saviano, qui per la nuova edizione di Gomorra, che esce a dieci anni dalla prima: la fila per entrare al suo incontro è lunghissima.

Raccontare queste cose – secondo i politici – fa male all’immagine del Paese.

A me sembra un sofisma furbo. Il modello di lotta alla criminalità in Italia fa scuola nel mondo. Dalla Russia al Canada: quando questi Paesi affrontano le loro associazioni criminali, studiano le nostre leggi e le nostre tecniche investigative. È un incompetente chi dice che raccontare le mafie diffama l’Italia. Quel che si vuol fare, abbassando il volume sul racconto, è mettere tutto il sotto il tappeto.

Perché?

Così chi amministra, chi governa, non deve essere chiamato a risolvere il problema. Allora ecco che chi denuncia viene sospettato di avere interessi altri rispetto alla verità. Il pubblico premia perché segue altre logiche.

Come spiega i manifesti contro di lei a Napoli?

Anche una parte, sincera, di popolo è infastidita. Napoli è restia a farsi raccontare, oltre la cartolina della pizza, del sole e del mare: sono solo l’ultimo a cui capita. Penso a La pelle di Malaparte, a Il mare non bagna Napoli di Anna Maria Ortese: titoli boicottati. I napoletani hanno un’atavica distanza dalle istituzioni: l’attuale consenso di De Magistris deriva dai suoi modi da capopopolo. Tutto ciò che va male in città è colpa degli altri, quel che va bene è merito suo.

Com’è capitato che l’autore di un libro-denuncia, che ha venduto dieci milioni di copie nel mondo, da simbolo della lotta alla criminalità diventa un “mafiosetto”, come ha scritto l’Unità?

L’epiteto usato sottintende che io avessi insinuato qualcosa. Invece io ho detto chiaramente cosa pensavo della vicenda Boschi-Banca Etruria. Qual era il messaggio? Se tu attacchi questo governo, favorisci chi è contro il governo. E chi è contro il governo? I criminali. È la stessa logica del discorso del ministro Boschi su CasaPound e il referendum costituzionale. Ma possiamo dire che siccome il Duce adorava la cioccolata fondente, chi la mangia è un dittatore o come un dittatore?

Qual è il rimprovero che fa al Pd e alla maggioranza?

Che non vogliano crescere. Sul Sud, il tema che mi sta più a cuore, mi piacerebbe che non ci si limitasse a dire “va tutto bene”, “le cose stanno cambiando”. Non è vero: magari lo sarà domani, ma per ora non è così. È una bugia: c’è tanto da fare. I problemi non si risolvono con i corsi – a pagamento – della Apple. La forza di questo governo è Filippo Sensi, il portavoce del premier. La sua capacità di orientare la comunicazione, senza far sembrare che sia una velina. È stato bravo a far passare questo messaggio: ciò che fa il governo è ciò che fa bene alla Nazione. E quindi chi lo critica fa il male del Paese. Ma è molto pericoloso ridurre tutto a questo.

All’epoca delle primarie per il governatore, lei disse che Gomorra stava nelle liste che sostenevano Vincenzo De Luca. E chiese al partito di azzerare la dirigenza: la vicenda Graziano le dà ragione?

Su Graziano vedremo che dicono le indagini ed eventualmente i processi. Io la vedo così: c’è un politico che ha perso le precedenti elezioni e teme un altro flop; si rivolge ad Alessandro Zagaria, un imprenditore incensurato, per avere un pacchetto di voti. Questo è il meccanismo del voto di scambio. Se tu non hai una vera presenza sul territorio, chi vuoi che ti voti? Il sindaco di Casal di Principe, Renato Natale, è riuscito a ottenere il consenso perché da vent’anni è presente sul territorio. Lui non sarebbe mai andato da Alessandro Zagaria: sa chi è, chi frequenta, cosa fa. Anche se Graziano sarà assolto, resta un fatto ambientale, di opportunità. Dire che parlano le sentenze è un modo per non affrontare i problemi. Vincere a tutti i costi ha un prezzo.

Dopo il caso Graziano, Renzi si è presentato alla diretta su Facebook con De Luca. Non hanno mai pronunciato la parola “camorra”.

Tempo fa andò in Calabria e non parlò di ’ndrangheta. Pensano che dicendo la parola “camorra” una parte onesta degli elettori si senta offesa. Quando Renzi, in Campania, dice “questo non è solo il set di Gomorra” vuol creare una contrapposizione tra chi dà immagini positive e chi racconta altro. Ma il Bronx di New York è cambiato perché la sua storia di degrado e criminalità è stata raccontata. De Luca ha un’immagine di uomo del fare, che Renzi al Sud non ha: perciò l’ha voluto accanto. Ma l’alternativa c’era: ci sono molti giovani su cui si potrebbe puntare. Hanno storie interessanti e conoscono il territorio, ma forse non portano ciò che serve: voti.

È il motivo per cui Valeria Valente è appoggiata dai verdiniani?

Esatto. Muovono voti di cui il Pd ha bisogno. La candidata di Platì si ritira per questo, perché ha capito che il rischio sarebbe stato non governare con la maggioranza che avrebbe voluto. Il Pd ha una prassi identica ai partiti berlusconiani, pur avendo un’energia e un potenziale diversi. I Cinque stelle anche hanno diverse energie, ma non hanno sapienza sul territorio.

C’è un’emergenza morale a sinistra?

Eccome. Per fronteggiarla, bisogna selezionare la classe dirigente in maniera diversa. Costa fatica e non porta immediati risultati. Voglio dire: la corruzione la fermi quando diventa sconveniente rubare. In questo momento in Italia non lo è: la corruzione serve a velocizzare i lavori, le risposte. La politica non riesce a ritrovare autorevolezza. Prova a dire a un ragazzo “assessore”, lui ti risponderà “ladro”. L’analisi di Davigo fa male ai politici perché sanno che la percezione delle persone è quella.

Le dicono che attaccando il Pd, fa un favore alla destra di Salvini.

È il Pd che, continuando così, fa un favore a Salvini! Potrebbero cominciare considerando le persone che riflettono, che non sono d’accordo, che chiedono conto delle scelte, interlocutori e non “mafiosetti”.

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