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martedì 24/05/2016

Referendum Riforme Il Pd fa il “comitatino” per avere i rimborsi

Dieci giorni fa la richiesta in Cassazione: firma il “cittadino” Chiocchetti. Così anche i dem avranno accesso ai 500 mila euro

Il 13 maggio un gruppo di 12 “cittadini” non meglio identificati (ma muniti di documenti) sono stati ricevuti presso la Cassazione per richiedere il referendum costituzionale, promuovendo “la raccolta di almeno 500.000 firme”. Il gruppetto ha eletto domicilio presso Maurizio Chiocchetti, in via Flaminia 838 a Roma. Eccola, l’unica traccia formale del Comitato per il Sì. Annunciato da Renzi settimane fa, ancora non esiste. C’è solo la richiesta di Chiocchetti e il sito, “Basta un sì”. Sabato è partita la raccolta in tutta Italia e serviva uno strumento legale. Perché secondo la legge 157 del ‘99 il comitato promotore di un referendum ha diritto “a un rimborso pari alla somma risultante dalla moltiplicazione di un euro per ogni firma valida”, se raccoglie le 500 mila firme. Dunque, 500 mila euro (per un referendum abrogativo il rimborso scatta solo se si raggiunge il quorum, per quello costituzionale è automatico). Da sottolineare che il referendum si sarebbe fatto comunque, perché ne avevano già fatto richiesta i parlamentari per il Sì e quelli per il No.

E dunque, la ricerca di un presidente si è rivelata più difficile del previsto, ma senza comitato, ai rimborsi non si poteva accedere. La responsabilità tecnica è stata data a Chiocchetti, che ha fatto praticamente tutte le battaglie referendarie per l’Ulivo, il Pds e i Ds. Poco più di un prestanome stavolta. Ma quello che sarà legalmente deputato a prendere i 500 mila euro di rimborsi. Altro che grande mobilitazione a soli scopi elettorali. Gli stessi rimborsi spettano al comitato del No. Che la richiesta di referendum l’ha presentata un mese prima, con le firme dei suoi costituzionalisti di punta, come Alessandro Pace e Massimo Villone. E ha già fatto una delibera dichiarando che i soldi non spesi per la campagna elettorale verranno restituiti. La stessa chiarezza non c’è stata nel fronte del Sì, che peraltro a differenza dei sostenitori del No, può contare sulle strutture (e i soldi) del Pd. Da sabato gli italiani firmano per una richiesta che si appoggia sulle strutture dem, ma che è emanazione del Comitato “Basta un sì” (logo apposto sulla liberatoria della privacy per avere la mail dei firmatari). Ma non sanno chi c’è.

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Politica
“Fanno le multe”

Arrivano i vigili e la sala del comizio di Raggi si svuota

“Chi ha chiamato i vigili? Stanno a fa’ le multe”. Qualcuno ha sorriso, qualche altro ha storto il naso. E c’è pure chi a questo episodio ha dato una lettura nutrendo sospetti. I fatti: mentre sabato la candidata sindaco di Roma del Movimento Cinque Stelle Virginia Raggi stava svolgendo una conferenza di presentazione del programma elettorale, a un certo punto la sala di Piana del Sole, frazione della Capitale, si è svuotata. Motivo: l’arrivo dei vigili intenti, a quanto pare, a strappare multe a raffica agli avventori che avevano parcheggiato in divieto di sosta. A testimonianza dell’episodio, un video che nella giornata di ieri è diventato virale in Rete. “Scusate, non voglio fare terrorismo psicologico – così un signore ha interrotto il relatore, che stava presentando i progetti per migliorare l’ambiente a Roma – ma hanno chiamato i vigili e stanno facendo le multe”. Subito la sala va nel panico. A Virginia Raggi scappa un sorriso, ma il relatore immediatamente fa notare che “a Piana del Sole non si vede un vigile nemmeno…”. Insomma, c’è chi grida al complotto definendo un sabotaggio l’incursione della municipale.

Lo sberleffo

Sala, rimpatriata da Eataly

Tutti da Farinetti mercoledì sera. Cena elettorale a Milano il 25 maggio, per raccogliere fondi per la campagna di Giuseppe Sala, candidato sindaco del centrosinistra. Dove? A Eataly, ristorante Alice. Costo: 500 euro a testa, ma si può dare anche di più. A fare da padrone di casa ci sarà Oscar Farinetti in persona, l’inventore di Eataly, con l’amministratore delegato della società, Andrea Guerra. Sarà una rimpatriata. Sala e Farinetti insieme, a tavola, potranno brindare ai bei tempi di Expo, quando il patron di Eataly riceveva dal commissario unico dell’evento l’affidamento diretto, senza gara, per gestire “il più grande ristorante che mente (e pancia) umana abbia mai pensato”, 8 mila metri quadrati in cui hanno funzionato per i sei mesi dell’esposizione 20 ristoranti. La Procura di Milano ha aperto un’inchiesta da cui Sala è uscito prosciolto, anche se “ha assicurato” a Farinetti “condizioni economiche particolarmente vantaggiose” e “di maggior favore” se “paragonate a quelle più rigorose” per gli altri operatori della ristorazione”. Farinetti a Expo ha fatto intermediazione: ha scelto 120 ristoratori che ha chiamato a lavorare negli spazi a lui assegnati, sotto l’insegna Eataly. Per questo ha incassato alcuni milioni di euro, lasciando a Expo il 5% degli incassi. Sarà caloroso, mercoledì sera, l’abbraccio tra Farinetti e Sala.

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