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sabato 02/06/2018

Il governo Conte giura, ora si tratta sulle deleghe: il primo litigio è sulle Tv

Il nodo Telecomunicazioni - Chiuso il sipario della cerimonia al Colle, si riapre la caccia a vice e sottosegretari. Ed è già scontro M5S-Lega sul tema più caro a Berlusconi

Su tutte le tv i sorrisi, i selfie, le voci emozionate e le mani sul cuore. Dietro gli schermi e le passerelle, la partita che continua. Quella per le decine di poltrone che fanno rima con governo, anche se non riempiono i tg. E per le rispettive deleghe. Con quella alle Telecomunicazioni, delicatissima, che è già fonte di forte discussione tra i neo-soci Lega e Cinque Stelle. Perché il Carroccio la reclama. E invece il Movimento fa muro: perché le Tlc interessano molto a quello che è rimasto fuori, a Silvio Berlusconi. In un venerdì di caldo tropicale, i ministri giurano al Quirinale e Carroccio e M5S gustano l’aria dei Palazzi appena presi. Ma dietro le luci in decine sperano di entrare a prendersi un pezzetto di potere. E Luigi Di Maio e Matteo Salvini già cercano un centro di gravità permanente su viceministri, sottosegretari e presidenze di commissioni: filiere che si incrociano.

È così che hanno stabilito giorni fa Di Maio e Salvini, quando si sono dati criteri per non accapigliarsi. E il primo è che per ogni ministro in quota 5Stelle ci dovrà essere un vice della Lega, e viceversa. Mentre i sottosegretari verranno spartiti. Ma nel gioco del bilancino entrano anche presidenze e vicepresidenze delle commissioni. “Importantissime – assicurano – perché è lì che nascono i provvedimenti”.

Quindi si è disposta un’altra regola di massima: se, per fare un esempio, il Movimento otterrà la presidenza della commissione Bilancio alla Camera, dovrà lasciare la poltrona corrispondente in Senato alla Lega. Nel frattempo bisognerà scegliere anche viceministri e sottosegretari: una trentina, secondo le prime stime. “Ma nel dettaglio non si è ancora entrati, non ci sono numeri” giurano dal M5S. La certezza è che i viceministri saranno solo nei dicasteri più importanti. E comunque a pesare saranno le deleghe. Come quella alle Tlc, che la Lega reclama per un suo nome, che affianchi Di Maio nel superministero che nascerà dall’accorpamento dei dicasteri di Lavoro e Sviluppo Economico. Ma i 5Stelle insistono per tenerla, a ogni costo. E allontanare così sospetti su pressioni, o peggio, da parte di Berlusconi. Ufficialmente, ancora alleato di Salvini nel centrodestra. È un nodo, su cui manca l’accordo. Mentre sembra abbastanza spianata la strada per la nomina di Vito Crimi a sottosegretario a Palazzo Chigi con delega ai Servizi segreti, “un modo per compensare Salvini al Viminale” come sussurrano dai 5Stelle. Dove circolano già nomi di eventuali sottosegretari, tutti vicini a Di Maio.

Per esempio per l’Economia come vice di Giovanni Tria dovrebbe essere scelta la deputata Laura Castelli, l’unica donna al tavolo per il contratto di governo. Già in corsa per un paio di ministeri, va “risarcita”. Ma al Mef potrebbe andare anche come sottosegretario Stefano Buffagni, ex consigliere regionale in Lombardia, non a caso uno dei pontieri con la Lega. Ascoltatissimo da Di Maio, il deputato alla fine potrebbe andare con lui al superministero. Ma ci sono altri due nomi in ballo: l’economista Lorenzo Fioramonti per il Mise, e Nunzia Catalfo, prima firmataria del disegno di legge sul reddito di cittadinanza, per il Lavoro.

Per diventare invece il numero due di Enzo Moavero Milanesi alla Farnesina è in prima fila Manlio Di Stefano: responsabile Esteri del M5S, nonché il deputato che nella primavera 2016 andò a Mosca assieme ad Alessandro Di Battista per incontrare esponenti di Russia Unita, il partito di Vladimir Putin. Fautore del riconoscimento di uno Stato palestinese. Mentre alla Difesa con la tecnica dei 5Stelle Elisabetta Trenta dovrebbe andare uno tra Angelo Tofalo o Luca Frusone. Infine, circola il nome dell’avvocato torinese Mauro Anetrini, legale di Salvini, come sottosegretario del Guardasigilli Bonafede.

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Lo sberleffo

I fuori programma (versione Tg1)

Per il Tg2 è “il perfetto sconosciuto che chiede la fiducia agli italiani”. Eppure, in Viale Mazzini, il professor Conte – da ieri a capo del governo – è già diventato conosciuto, eccome. E nel servizio del telegiornale ammiraglio della tv di Stato, all’ora di pranzo, va in onda il primo servizio sul nuovo presidente del Consiglio. Che, da neofita dei palazzi, comincia la giornata “con un fuori programma”: “Appena sceso dal taxi – si ascolta nella telecronaca – invece di entrare subito alla Camera dei deputati, si dirige verso un gruppo di manifestanti di un’azienda in crisi. Conte si informa sul tavolo aperto al ministero dello Sviluppo economico, l’appello ai manifestanti è di fidarsi di tutto il Parlamento”. C’è il taxi, ma anche (la sera prima) “una pizza con i suoi collaboratori”, perché il premier del governo gialloverde è “umano” come non mai. Poi, una volta entrato a Montecitorio, “l’incontro con il presidente della Camera, Roberto Fico, tra i più attivi nel lavorio di mediazione per favorire la nascita del governo, dura un’ora”. E “all’uscita dall’incontro, Fico, a chi gli chiede ‘quanto durerà il governo?’, risponde ‘Non ho la palla di vetro’”. Che Conte abbia anche questo, di super potere?

Politica
Passaggio di consegne

La campanella (che non si trova) e le foto con Boschi&C.

Alle 17:20, un’ora dopo il giuramento, Paolo Gentiloni consegna a Giuseppe Conte la celebre campanella, rito ufficiale che testimonia il passaggio di consegne tra i presidenti del Consiglio. In prima fila, nella Sala dei Galeoni di Palazzo Chigi, ci sono Matteo Salvini e Luigi Di Maio. E al momento clou della cerimonia, Gentiloni si guarda intorno e non trova la campanella: “Manca l’oggetto…”, dice sorridendo. Poi finalmente si trova e Gentiloni la testa: “Funziona”. Poi la passa a Conte, che finalmente scampanella. Poi arrivano le strette di mano e le foto di rito con i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio, l’uscente Maria Elena Boschi e il suo successore Giancarlo Giorgetti, vestiti entrambi in blu (“Più vicini!”, chiedono i fotografi). Gentiloni ha consegnato poi a Conte un dossier di 33 pagine con le cose fatte e le priorità che si troverà ad affrontare. Poi il premier uscente stringe la mano a Di Maio e Salvini, bacia sulle guance Boschi e, accompagnato da un caloroso applauso dei dipendenti affacciati al cortile, tra la commozione dello staff, lascia Palazzo Chigi in auto, con la moglie Emanuela Mauro.

La Cattiveria

La Cattiveria del 02/06/2018

Politica

Applausi e biglietti da visita. È il nuovo potere “barbaro”

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