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lunedì 05/12/2016

I guai per lo spoglio delle schede estere e la psicosi da matita: cronache dai seggi

Caos e denunce - Scrutinio lento a Castelnuovo di Porto e gomme per cancellare in cabina

I rappresentanti di lista del comitato del No rimasti fuori per due ore, 500 scrutatori in meno e irrituali procedure di certificazione del voto: è il quadro di ieri al Centro Polifunzionale della Protezione civile, 43 mila metri quadri a Castelnuovo di Porto (Roma), dove si è svolto lo spoglio del voto degli italiani all’estero. I problemi sono iniziati subito, con decine di rappresentanti di lista delle forze politiche a sostegno del No rimasti fuori in attesa perché i loro nomi erano stati registrati negli elenchi del comitato del Sì.

Le operazioni, in diversi casi sono partite in ritardo perché almeno 500 scrutatori non si sono presentati. Così, verso le 19, una ventina dei 1.483 seggi ancora non poteva operare. Il seggio 710 di Lugano (1272 schede), per esempio, risultava completamente vuoto, con i sacchi dei plichi e i libroni ancora intonsi. La grande maggioranza dei seggi era operativo, ma quasi nessuno con tutti i 6 scrutatori previsti. La legge prevede, poi, che all’apertura del plico, prima di inserire la scheda nell’urna, il voto vada certificato facendo corrispondere il numero sul tagliando elettorale a quello sugli elenchi degli elettori, libroni azzurri che variano di numero a seconda dei luoghi. “A seguire la prassi è all’incirca solo il 20 per cento”, spiega Saverio D’Auria, rappresentante di lista del comitato del No. Girando per gli hangar, infatti, non si vedono molti seggi dove i libroni vengono consultati. E qualche voto multiplo c’è stato. “Dentro le schede è stato trovato di tutto – raccontano – : uno scontrino, una lettera per una banca, un passaporto e persino un assegno da 7mila sterline”. Fino a un certificato di morte con una rimostranza: “Questo elettore è deceduto, smettetela di cercarlo per votare”.

Sul fronte del voto nazionale è stato invece il “caso matita” a movimentare la giornata: alle 13, il cantante Piero Pelù pubblica sulla sua pagina Facebook le foto del verbale di una protesta formale che ha lasciato al seggio. Sostiene che la matita che gli hanno dato per votare non sia indelebile, come invece è previsto per legge. Da quel momento, è psicosi su vasta scala. Da ogni parte d’Italia, le segnalazioni di chi va al seggio munito di gomma per cancellare si moltiplicano.

Il comitato Basta un Sì di Roma segnala che rappresentanti di lista ed elettori entrerebbero nella cabina elettorale con gomme da cancellare e telefoni cellulari. In un seggio romano un’elettrice, uscendo dalla cabina, avrebbe provato a più riprese a cancellare il proprio voto sulla scheda. E ancora decine e decine di casi: Napoli, Salerno, Genova. Qui, Beppe Grillo va a votare in serata e scherza proprio sulla matita succhiandone la punta. “Non posso parlare, c’è il silenzio elettorale. La matita comunque era buona”, dice ai cronisti Massimo D’Alema a Roma. A Isernia, arriva pure la Digos per verificare la segnalazione di una insegnante che ha provato a cancellare il suo voto con una gomma, insospettita dal fatto che le matite le sembravano “più sottili del solito”. Alla fine, sono state sequestrate e sostituite, il seggio è rimasto chiuso per 15 minuti fino all’intervento dei funzionari della Prefettura e dei rappresentanti di Sel. E poi Catania, Agrigento. Il caso matita diventa così virale dentro e fuori dal web (non manca chi suggerisce di andare a votare con la penna) che arrivano presto anche gli obbligatori chiarimenti.

Prima le prefetture, alla fine il Viminale: “Le matite copiative sono indelebili e destinate esclusivamente al voto sulla scheda elettorale, sono quelle prodotte da Faber-Castell da almeno 5 anni. Quest’anno, il Viminale ne ha acquistate 130 mila”. E la precisazione: le prefetture possono utilizzare anche matite rimaste in deposito dagli anni precedenti. In serata, dopo una giornata di hashtag ironici su Twitter, il caso matita si placa ma non rientra. “Ci sono arrivate decine di segnalazioni – spiega al Fatto Carlo Rienzi del Codacons – Presenteremo esposti in 204 procure”.

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