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domenica 24/07/2016

Rai, ecco i super stipendi dell’era renziana: 650mila euro l’anno a Campo Dall’Orto

Il Fatto Quotidiano è in grado di anticipare i compensi d'oro di Viale Mazzini: si parte con quello del dg, si prosegue con quello a Marano, numero uno della Pubblicità (392.000) e si arriva a quello di Leone (360.000 euro), da oltre vent’anni in azienda

Oggi è domenica, un giorno di festa d’estate, ma il palazzo di Viale Mazzini è aperto per una conferenza stampa col direttore generale Antonio Campo Dall’Orto e il presidente Monica Maggioni. Oggi è domenica, di solito pure i corridoi del servizio pubblico tacciono, ma per affrontare una settimana di polemiche e proteste, l’azienda vara l’operazione “casa di vetro” (titolo un po’ abusato, però azzeccato). Perché domani, incastonato fra seriose tabelle, sarà caricato sul portale “Rai.it” l’atteso e temuto “piano per la trasparenza e la comunicazione aziendale”, un obbligo introdotto dalla riforma della televisione: bilanci, appalti e, soprattutto, gli stipendi dei dirigenti che superano i 200.000 euro e dei consulenti che sforano gli 80.000 euro.

Smaltito il lungo periodo di rodaggio e in attesa di valutare i programmi forgiati dai collaboratori di Campo Dall’Orto (in sigla Cdo), il capitolo ingaggi è senz’altro il passaggio più delicato per l’azienda. O meglio, il momento è delicato: in queste settimane gli abbonati pagano il canone nella bolletta elettrica. Perché ne parliamo? Perché Il Fatto Quotidiano è in grado di anticipare gli stipendi più onerosi di Viale Mazzini.

Una premessa. La stagione della sobrietà in Italia – nell’immaginario collettivo sfoggiata da Mario Monti con il loden – ha colpito per un attimo anche i dirigenti pubblici con l’avvento del tetto di 240.000 euro ai compensi dei dirigenti delle società controllate dallo Stato. L’ex direttore generale Luigi Gubitosi ha costruito il tetto in Viale Mazzini, ma è durato il tempo, esiguo, di emettere un titolo di debito (bond in inglese) per raggirare la norma: il tetto non vale, infatti, per le quotate e per chi emette sul mercato titoli di debito. Viale Mazzini ha importato l’astuto espediente sfruttato da numerose aziende pubbliche. E ora le cifre.

Campo Dall’Orto ha seguito l’esempio di Gubitosi, il mandato è triennale e dunque il contratto è triennale (criterio che ha imposto agli esterni di recente assunti): la retribuzione di Cdo è 650.000 euro l’anno. Il secondo stipendio di Viale Mazzini non è del presidente Monica Maggioni (270.000 euro da giornalista più circa 66.000 euro come indennità di consigliere), ma di Antonio Marano (392.000), scaltro dirigente, ex responsabile dei palinsesti, appena rientrato a Milano per guidare Rai Pubblicità. In questa classifica, Marano stacca di molto l’amministratore delegato della stessa Rai Pubblicità Fabrizio Piscopo (322.000). Dopo Marano c’è Giancarlo Leone (360.000 euro), da oltre vent’anni in Viale Mazzini, già capo di Rai Cinema e dell’ammiraglia Rai1. Nell’elenco non figura Andrea Fabiano, successore di Leone a Rai1, perché il giovane direttore non raggiunge i 200.000 euro.

Nelle prossime settimane Campo Dall’Orto dovrà cambiare i direttori dei telegiornali. Per adesso, le nomine più discusse riguardano le reti: Ilaria Dallatana (Rai2, ex Magnolia) e Daria Bignardi (Rai3, ex conduttrice) percepiscono lo stesso compenso, 300.000 euro per tre anni, 20.000 in meno dei predecessori Andrea Vianello e Angelo Teodoli. Per l’esattezza, lo stipendio di Teodoli (Rai4) è di 326.000 euro.

Cdo per svecchiare l’offerta informativa e il racconto sportivo ha chiamato in Viale Mazzini due professionisti che hanno scatenato una furente reazione politica: Gabriele Romagnoli (230.00), direttore di Rai Sport; Carlo Verdelli (320.000), direttore dell’informazione. Il principale assisente di Cdo (il capo dello staff), Guido Rossi, è sotto la soglia dei 200.000, a differenza dell’ex Carlo Nardello (302.000) che ha lasciato l’azienda.

Stipendi quasi uniformi per i direttori dei telegiornali: Mario Orfeo (Tg1, 320.000), Marcello Masi (Tg2, 280.000), Bianca Berlinguer (280.000). Campo Dall’Orto, però, ha sforbiciato il compenso del direttore della comunicazione di 60.000 euro: a Giovanni Parapini vanno 260.000 euro l’anno.

Spesso è inserita nella lista di partenza, ma Tinni Andreatta è saldamente al vertice di Rai Fiction con un accordo a tempo indeterminato di 272.000 euro. Carriera, numeri, percorsi, relazioni, selezioni, un anno del manager renziano in Viale Mazzini in poche righe. Oggi è domenica, ma per Cdo è un altro esordio.

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Effetto finanziamento

La Lega col buco: il bilancio 2015 ha 3 milioni di passivo

Il Carroccio col buco. E pure uno bello grande, pari a circa tre milioni di euro: a raccontarlo per primo, ieri, un articolo pubblicato su Repubblica.it. I tagli e i risparmi non sarebbero bastati a risanare il passivo di 8,4 milioni del 2014. “Sebbene la Lega abbia già attuato un forte contenimento dei costi, questi ultimi sono ancora superiori ai proventi” si legge nel bilancio approvato pochi giorni fa e pubblicato sul sito del partito. Senza finanziamenti pubblici, sopravvivere diventa molto difficile. Se nel bilancio del 2015 i contributi sono stati di 1,2 milioni, nel 2016 saranno 600mila euro. Nulli nel 2017 zero. Le disponibilità liquide sono passate da 5,1 milioni a 1,5 milioni.

E la voce relativa alle entrate cosa dice?
Nulla di inaspettato: il presidente del Veneto Luca Zaia ha versato 15mila euro per il suo partito; Matteo Salvini 36mila. E lo stesso il vicesegretario Giancarlo Giorgett. Il totale fa 1,8 milioni di euro di contributi a cui bisogna sommare le entrate derivanti dal 2 per mille, pari a 138.941 contribuenti.

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La polemica

Di Maio al premier: basta accusare Chiara e Virginia

Il Presidente del Consiglio non perde occasione di attaccare in maniera insensata Chiara Appendino ad ogni direzione Pd, anziché affrontare il problema della disoccupazione e delle imprese in Italia. A giudicare dagli attacchi del Pd, sembra che loro siano all’opposizione del Paese e noi al governo. Caro premier, purtroppo sei tu al governo, invece di passare il tempo a parlare di noi, torna a lavoro oppure lascia il posto a chi ha le mani libere”. Lo scrive in un post su Facebook Luigi Di Maio, membro del direttorio 5 Stelle.

Renzi, nel suo intervento durante la direzione Pd, ieri mattina, lo aveva accusato di frequentare i lobbisti di nascosto. Mentre, senza citare il sindaco di Torino, ma riferendosi alla Appendino, aveva sottolineato: “Mentre qualcuno sostiene che il wifi faccia male noi facciamo accordi con Amazon, Apple, Cisco”.

Di Maio punta il dito anche contro i “i giornalisti che ogni giorno incolpano Virginia Raggi di non aver già risolto in un mese, i problemi di 20 anni di magna magna romani”.

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