Riccardo Pedrini è uscito dal gruppo, e se il gruppo si chiama Wu Ming la faccenda è delicata. L’addio, già comunicato sul blog Giap, prende contorni più definiti ora che Wu Ming 5 (alias Pedrini) firma insieme con la fotoreporter Francesca Tosarelli Ms Kalashnikov (Chiarelettere): l’esame di coscienza di uno scrittore alternato al racconto sul campo in angoli estremi del pianeta (Capo Verde, il confine tra Libano e Siria, il Congo), dove Tosarelli incontra donne che hanno preso le armi in pugno e combattono fuori da ogni metafora.

Pedrini, come nasce questo romanzo agli antipodi dalla poetica metastorica di Wu Ming?
È l’esito di un lungo percorso. Già un’estate fa avevo comunicato che non mi riconoscevo più nel collettivo. È seguito un conflittuale scambio di email, finché nel comunicato di Giap, non concordato con me, sono stato presentato come un vecchio compagno che se ne va per motivi personali.

E invece…
Invece, come dimostra il libro, sono uscito perché nella letteratura di Wu Ming c’è ormai poco che mi interessa, di politico come di umano. Non mi sento più nel ruolo di un intellettuale di area, il mio modo di scrivere è diventato incompatibile con i meccanismi aziendali di quello che in 15 anni è diventato un marchio di fabbrica.

Quindi Ms Kalashnikov è un punto di non ritorno.
Dopo l’Armata dei sonnambuli, che ruota proprio attorno al tema dell’identità, ho tirato le somme. Però dai miei compagni mi aspettavo una reazione diversa.

Ovvero?
Che rispettassero questa evoluzione. Invece a loro questo romanzo in prima persona non è piaciuto e hanno preferito rimuoverlo. ‘Motivi personali, sta un po’ male…’. In realtà, mai stato meglio, ora che ho voltato pagina.

Che cosa non le hanno perdonato?
Credo l’insistenza su temi personali e interiori, che ha provocato una reazione contraria. La volontà di cancellare non solo il romanzo, ma anche il percorso umano da cui è nato.

È pur vero che la sua uscita dal gruppo coincide con una nuova collaborazione. Se fossimo negli anni 70 diremmo che lei ha lasciato la comune per mettersi in coppia…
Capisco la battuta ma non è così, la questione è più profonda. Sono uscito da Wu Ming con l’idea che non avrei scritto per anni, avendo esaurito quella visione della letteratura. Non riesco più a concepire libri partendo da altri libri. Poi, grazie all’incontro con Francesca, ho visto una strada nuova, basata sulla contemporaneità e sull’esperienza diretta, immersiva.

In questo senso Ms Kalashnikov è un libro manifesto.
È una triangolazione tra la periferia di una città come Bologna e punti del pianeta in apparenza lontani, in realtà intrecciati inestricabilmente con il nostro quotidiano, considerata l’interdipendenza tra la parte di mondo che produce ricchezza e quella che viene sfruttata.

“Non c’è oggetto di consumo che non grondi sangue”, si legge.
Già. Ma questo cortocircuito non è affrontato in maniera astratta; bensì in prima persona, senza filtri e pochissime concessioni alla fiction. Secondo Wu Ming, un buon libro può essere scritto solo da un intellettuale; vogliamo dimostrare il contrario.