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Nessuno escluso, nel libro di Sandra Rizza la borghesia “grigia” che flirta con la mafia

Nessuno escluso - Il romanzo della “nostra” Rizza su una finta indagine di corruzione (che sembra verissima)

11 Giugno 2022

Esiste in Italia una “borghesia mafiosa”? È faccenda lontana, dal Regno in poi alla nostra borghesia non è mai piaciuto scontrarsi con i poteri criminali, né poi con il fascismo. Se sfiliamo il tema dalla sua interessante prospettiva storica, che ce lo fa sentire superato, e lo concentriamo tutto sull’oggi abbiamo di che riflettere.

Si è mossa in questo senso Sandra Rizza, nota cronista di giudiziaria, cresciuta a L’Ora e poi firma del Fatto. La giornalista, con il suo primo romanzo, Nessuno escluso (ed. Ianieri), descrive la borghesia mafiosa: persone stimate che non disdegnano legami diretti con Cosa Nostra. È un tema maledettamente importante, sarebbe ora che il dibattito pubblico ragionasse su quel pezzo di società “rispettabile” che si colloca fuori dal sodalizio mafioso ma dentro un sistema di relazioni e di affari che implica il metodo mafioso e la consapevolezza di porsi in contiguità ai boss. Non chiedetevi dove si svolge la trama del racconto: l’autrice è palermitana, potremmo provare a identificare questo o quel personaggio, ma sarebbe un gioco ozioso. E bene ha fatto l’autrice a scrivere senza inflessioni dialettali: l’isola non è centrale. Stiamo parlando del nostro Paese. La storia del primario che si inebria all’idea del potere e si getta nelle braccia di un soggetto politico che lo porta lungo sentieri oscuri può svolgersi in ogni nostra città; nessuno si illuda, non c’è una vocazione territoriale che possa contenerla: sarebbe rassicurante, vero?

Una questione rimossa dal discorso pubblico, diciamocelo, nella quale invece entra Sandra Rizza, raccontandoci una storia senza spogliarsi dei suoi panni di cronista. Abbiamo una indagine con tutto il suo contorno: familiari dell’indagato, il dramma, la procura, l’avvocato, gli amici, l’amante, il partito. La trama narrativa si dipana in un crescendo di tensione ma il cuore della faccenda è che tutti sono disposti a fare un po’ di sconto al primario bello, capace, di successo ma accusato di aver aiutato la mafia. Sì, c’è anche dolore in quelle pieghe ma davvero vogliamo dire che l’inconsapevolezza sia priva di dolo? Non sarà piuttosto che la buona borghesia si crogiola in quella “zona di mezzo”, alla fine consapevole ma niente affatto disposta a rinunciare ai propri privilegi? Infine: avete mai immaginato per un momento che le contorsioni della politica si facciano tanto contorte al punto da formare una maggioranza favorevole alla abolizione del reato di concorso esterno in associazione mafiosa? Rizza si pone il problema e fa bene, presentandoci uno scenario che non è affatto fantasioso. Le spinte per rivedere la norma che punisce la zona grigia vicina a Cosa Nostra sono molteplici. Basta con la “giustizia amorale”, basta con i piani indiziari del “concorso esterno”, figlio di una logica emergenziale: c’è già il reato di favoreggiamento, che altro volete! Come se tutto fosse rinviabile al modo di agire dell’individuo: come se il primario inventato da Rizza fosse solo vittima di un comportamento sbagliato, censurabile ma che volete che sia? Sì, ha flirtato con i mafiosi ma lui non è mafioso. Poi chiudi il libro, ti guardi intorno e ti sfiora un pensiero: speriamo che l’autrice non abbia vocazione da Cassandra.

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