Il Fatto di domani. Guerra totale: Putin fa il moderato, Macron gli fa sponda, Draghi sta con Biden?

Di Il Fatto Quotidiano
10 Maggio 2022

GUERRA TOTALE? LO ZAR FA IL MODERATO. Doveva essere l’inizio della fine, invece il 9 maggio russo di Putin è stato assai più pacato delle previsioni. Giorni fa gli inglesi avevano annunciato che lo zar avrebbe trasformato la sua “operazione speciale” in guerra, con tutto ciò che ne consegue. Invece nessun riferimento (o minaccia) alla guerra nucleare e nessuna escalation globale. Certo c’è stata la solita parata di missili ed esercito, gli attacchi agli Stati Uniti definiti il “Grande Satana” come ai tempi della Guerra Fredda, la retorica dell'”argine al nazismo”, ma in cielo non sono volati nemmeno gli aerei in formazione “Z”. Una moderazione che cozza con i toni di Usa e Gran Bretagna, sempre pronti a soffiare sul fuoco e ad allontanare il dialogo (oggi l’ambasciatore russo in Polonia, per dire, è stato aggredito con vernice rossa mentre commemorava i caduti russi a Varsavia). E mentre i due paesi in guerra si accusavano a vicenda, il conflitto sul territorio ucraino proseguiva: il presidente del Consiglio europeo Charles Michel è stato costretto a ripararsi in un rifugio antiaereo a seguito di un allarme per un raid missilistico russo durante la sua visita a sorpresa di oggi a Odessa. Sul Fatto di domani analizzeremo il discorso del presidente Putin, ma vedremo anche come viene letto in Ucraina, tramite un reportage dal posto. Leggerete anche un’analisi del generale Fabio Mini e l’intervista a Caracciolo di Limes.


Lo storico Giovanni Savino: “Putin moderato? Lo fa per alimentare la tensione”

di Michela Ag Iaccarino

Le accuse alla Nato, gli omaggi agli eroi tricolore, le belle bandiere al vento di Mosca, dove però il presidente non spara più contro le nuvole – come nel 2017 – per far sfrecciare i suoi caccia. Se i media britannici per primi si aspettavano una dichiarazione di “guerra totale” – a sostituire “l’operazione militare speciale” in corso in Ucraina– e la mobilitazione generale dei cittadini della Federazione, la vera notizia del discorso del presidente nel Giorno della Vittoria è quello che non ha detto: i suoi toni moderati, perfino timidi, se si pensa ad altri recenti interventi pubblici del capo del Cremlino. Ma pure questo è strategia: “Non è la prima volta che Putin alimenta aspettative estreme sul suo discorso pubblico del 9 maggio e finisce per deluderle” assicura lo storico Giovanni Savino, cattedratico contemporaneista ed esperto di nazionalismo russo: “Credo sia una deliberata tecnica di Putin per creare una specie di hype, una tensione montante per suscitare attese e tenere alta la pressione, non solo all’Ovest, ma anche all’intero della sua stessa Federazione”.

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ESCALATION, L’EUROPA (FINALMENTE) SCRICCHIOLA. La frase di ieri del cancelliere tedesco Olaf Scholz non lascia spazio a fraintendimenti: “Non prenderemo alcuna decisione che possa portare la Nato in guerra”. Oggi, al congresso del sindacato Dgb ha spiegato i motivi del sì all’invio di armi in Ucraina con un “Putin non ci lascia altra scelta”. Poi la videochiamata del cancelliere con il leader cinese Xi Jinping che ha esortato a “compiere ogni sforzo per evitare l’intensificarsi e l’espansione del conflitto, che ci porterebbe a una situazione ingestibile”. Mentre Draghi, l’atlantista di ferro, prepara le borse per il suo viaggio negli Usa, in Europa comincia a tirare un’aria diversa. E le parole di Macron al Parlamento Ue (Pieno zeppo a differenza di quando ha parlato SuperMario) vanno proprio in questa direzione: “Aiutiamo Kiev ma non siamo in guerra con la Russia”, ha detto. E ancora: “Domani avremo una pace da costruire e dovremo farlo con Ucraina e Russia attorno al tavolo. Ma questo non si farà né con l’esclusione reciproca, e nemmeno con l’umiliazione” di Mosca. Altro segnale arriva dalla Svezia: i socialdemocratici al governo si sono spaccati sull’adesione alla Nato (lo Stato dovrà decidere il 15 maggio proprio sull’adesione). Sul Fatto di domani leggerete un’approfondimento di Salvatore Cannavò su quello che sta succedendo in Europa.

MENTRE DRAGHI VA DA BIDEN, LETTA SI TOGLIE L’ELMETTO. All’inizio era il Movimento 5 Stelle e i partiti di sinistra (quella vera) a parlare di Pace. Poi si è accodata inaspettatamente la Lega (per altri motivi). La novità di oggi è il ripensamento del leader del Pd Enrico Letta che evidentemente inizia a respirare il vento che cambia in Europa e i malumori della base del suo partito: “I cinque grandi Paesi dell’Unione, Italia, Francia, Germania, Spagna e Polonia devono muoversi ora, uniti, per la pace. Andare prima a Kiev e poi incontrare Putin. Non dobbiamo farci guidare dagli Usa, l’Europa è adulta”. Un cambio di rotta proprio mentre il premier, pancia a terra sulle posizioni degli Stati Uniti, si appresta a volare a Washington per incontrare il presidente Biden (tra l’altro senza riferire in Parlamento in Italia). Un avvertimento? Sul giornale di domani ne parleremo con la senatrice Alessandra Riccardi dei 5 Stelle e con Luciano Canfora.

SANZIONI, UE VERSO LA FIGURACCIA MENTRE I PREZZI VOLANO. Dopo giorni e un fine settimana di incontri, le sanzioni restano ancora al palo: l’Ungheria chiede di essere completamente esentata dall’embargo petrolifero (ora l’offerta è una dilazione di due anni). Il nuovo round sarà domani e senza accordo sarà una bella figuraccia per l’Unione Europea, tanto che Ursula von der Leyen è volata a Budapest per incontrare il riottoso Orbán. Ma l’effetto collaterale della guerra sono anche gli aumenti dei prezzi dei generi alimentari: farina 00 (+6,2%), il caffè (+4%), la pasta passa da a 1,30 euro a 1,52 euro, le zucchine (+16%), solo per fare qualche esempio. Ma sul giornale di domani ci occuperemo anche dell’insolita proposta dell’Alto rappresentante per la Politica Estera della Ue, Borrell: “L’Europa dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di sequestrare le riserve valutarie russe congelate per aiutare a pagare il costo della ricostruzione dell’Ucraina dopo la guerra”. Vedremo il senso (e i rischi) di una proposta del genere.


LE ALTRE NOTIZIE CHE TROVERETE

Covid, che fine hanno fatto gli antivirali. Vi parleremo dei farmaci per combattere le forme gravi di malattia. Qui i dati dei contagi di oggi.

Il bavaglio Rai. Prosegue la polemica sui talk da “normalizzare”. Sul Fatto di domani di cosa si sta discutendo e l’intervista a Guglielmi.

I “dolori” di Proust. Il malato immaginifico. Vi raccontiamo il carteggio sul “buon uso della cattiva salute” di Proust.

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